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La Genesi

di Enrico Baccarini 1 mese fa


La Genesi

Leggi un estratto dal libro "India - La Civiltà Perduta" di Enrico Baccarini

Vittime di una visione stereotipata, troppo comune all’Occidente, abbiamo spesso considerato l’India come una terra patria di sognatori e di mistici, versata unicamente alla trascendenza e al divino.

Tale visione non risulta però del tutto adeguata e conforme ai sublimi trionfi architettonici, ingegneristici, tecnologici e scientifici, raggiunti soprattutto nel passato da questo popolo.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

India - La Civiltà Perduta

Un viaggio in Oriente tra India, Pakistan, Sri Lanka e Maldive alla scoperta di una storia dimenticata

Enrico Baccarini

La storia indiana è carica di fascino e leggende millenarie, tradizioni e storie che affondano all’alba stessa della civiltà umana. Tra tutte, una in particolare richiama la nostra attenzione ovvero il mito del Pralaya, un antichissimo cataclisma...

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Se il lato spirituale di questa civiltà costituisce la sua faccia più profonda e nota, l’anima stessa di questo paese, le opere sopravvissute fino ai giorni nostri dal suo remoto passato, si presentano come testimonianze silenziose che hanno sfidato le ingiurie del tempo, retaggio di una civiltà che raggiunse - anche nel campo della tecnica e della scienza - vette ineguagliate.

Tali conquiste presuppongono tuttavia una raffinata quanto incessante ricerca scientifica, tecnologica e sperimentale che, solo in rari casi, è però riemersa dal silenzio in cui era caduta.

Le transizioni tra la religiosità vedica e quella induista, la nascita del buddismo e la proliferazione del giainismo, le invasioni islamiche e il colonialismo britannico, hanno in parte cancellato questo patrimonio o, quantomeno, lo hanno costretto a una clandestinità forzata. Attraverso la Sruti, la conoscenza tramandata oralmente, questa sapienza si è preservata fino ai nostri giorni riemergendo nella sua grandezza e profondità solo grazie alla consapevole accortezza dei suoi custodi.

L’India è considerata da sempre messaggera e apportatrice di una cultura eterna definita Sanatana dharma, una dottrina preservatasi dalle contaminazioni, codificata e messa in forma scritta solo in tempi moderni.

Tali opere possiedono una collocazione storica del tutto anomala, una datazione che ci viene fornita dagli stessi resoconti induisti, epici o sacri, in cui furono descritte accuratamente le disposizioni degli astri in corrispondenza degli specifici eventi narrati. La ricerca archeo-astronomica compiuta su tali opere ha, infatti, fornito risultati sbalorditivi laddove vennero descritte con estrema precisione eclissi, fenomeni astronomici o disposizioni di costellazioni osservabili unicamente in epoche come l’8.000 a.C.

Come è possibile conciliare queste date con una storia ufficiale in cui si afferma che l’uomo avesse appena imparato i rudimenti dell’agricoltura e della tecnica e vivesse ancora nell’età della pietra? I dati forniti sono talmente accurati da aver richiesto per la loro formulazione strumenti indubbiamente precisi ma, ufficialmente, del tutto inesistenti in tali epoche, e in molte di quelle successive. La trasmissione sapienziale indiana avvenne per svariati millenni solo per via orale, come nel caso a noi più vicino dei druidi celtici. Solo in tempi storici molto più recenti questa conoscenza fu trasferita su supporti scritti. C’è infine da aggiungere che, storicamente, la civiltà indiana è indubbiamente anteriore al 3.000 a.C. in quanto i siti di Harappa e Mohenjo.

Darò testimoniano la fioritura finale di una civiltà molto più antica, iniziata almeno con gli insediamenti di Mehrgarh, tra il 7.500 e l’8.000 a.C.

La nascita dell'agricoltura

In una lacuna estremamente ampia e ancora oggi persistente di dati, sappiamo dagli studi compiuti fin dalla più tenera età come dopo il Paleolitico, ovvero l’età della pietra caratterizzata dal nomadismo e da gruppi di cacciatori e raccoglitori, si fosse sviluppato il cosiddetto periodo Neolitico con la nascita dell’agricoltura e dell’allevamento, ciò in funzione dello stanziamento sedentario di popoli precedentemente ritenuti nomadi.

Una consecutio logica che non sembra fare una piega, ma domande ancor più banali sembrano ancora oggi non aver trovato una risposta. Come è possibile che agricoltura e allevamento si siano sviluppate dal nulla? Come è possibile che questi eventi si siano verificati nello stesso periodo storico e quasi in contemporanea in tutto il pianeta?

Dall’estremo Oriente alle regioni più estreme del Sud America si assiste allo sviluppo di “arti” che avrebbero cambiato il corso stesso della storia e dell’evoluzione umana. Gli studiosi sono quasi tutti concordi nell’affermare che 12.500 anni fa si sviluppò prima l’agricoltura e solo in un secondo momento l’allevamento. Altrettanto sicuri sono sul fatto che entrambe provengano dal Vicino Oriente e che quasi in maniera concomitante si svilupparono in Europa e in India. Il dato incredibile è che la domesticazione di piante e animali indigeni sarebbe avvenuta spontaneamente e quasi contemporaneamente. Come ci ricorda J. Diamond nella sua opera Armi, acciaio e malattie:

«In breve, l’agricoltura e l'allevamento comparvero in modo spontaneo in poche aree del pianeta, con tempi assai diversi, e si diffusero da questi nuclei originari in due modi: tramite l’apprendimento delle tecniche da parte dei popoli confinanti, o con l’invasione da parte dei primi agricoltori. [...] In alcune aree in cui le condizioni climatiche erano favorevoli, tuttavia, l’agricoltura non nacque mai spontaneamente, né fu portata in tempi preistorici, e l’uomo vi continuò a vivere per millenni come cacciatore e raccoglitore fino a quando non venne in collisione con il mondo moderno. Possiamo ben vedere che, senza un qualche intervento, l’uomo avrebbe comunque continuato a praticare le sue attività di caccia e raccoglimento. Quindi: cosa o chi ha permesso all’uomo in alcune zone del globo di “evolversi” e iniziare così a praticare agricoltura e allevamento? Questo è un problema che rimane ancora oggi aperto nello studio della preistoria».

Non esiste una risposta ma sicuramente possiamo proporre delle ipotesi avvalendoci degli strumenti e dei dati a nostra disposizione. Anzitutto il vero nome di quella che abbiamo definito con il termine di rivoluzione agricola è in realtà la rivoluzione neolitica. Si tratta della prima delle rivoluzioni agricole, note, che si siano succedute nella storia dell’umanità.

Ebbe luogo in periodi diversi della storia recente umana e in varie aree del mondo e portò alla transizione da un’economia di sussistenza, basata sulla caccia e la raccolta, all’addomesticazione di animali e alla coltivazione di piante.

Le più antiche evidenze archeologiche di questa transizione sono riscontrabili nel Vicino Oriente (nell’area della Mezzaluna Fertile) e risalgono al X millennio a.C. circa.

La definizione fu introdotta negli anni ’20 del XX secolo da Vere Gordon Childe ma, la prima vera teorizzazione è possibile farla risalire al botanico e genetista russo Nikolaj Ivanovic Vavilov (1887-1943). Antesignano degli studi sulla biodiversità, come obiettivo principale di tutta la sua ricerca ebbe l’individuazione delle zone di origine delle principali piante alimentari coltivate e delle specie primitive dalle quali derivarono.

Ebbe modo di effettuare una lunga serie di spedizioni in Medio ed Estremo Oriente, in America Settentrionale e nel Centro e Sud America durante le quali raccolse un enorme quantitativo di sementi, pari a 50.000 piante da coltivazione. Dagli studi che negli anni successivi effettuò sul materiale raccolto ebbe modo di classificare i luoghi di origine e la diversificazione delle specie coltivate, identificando quelli che ancora oggi portano il suo nome: i Centri di Vavilov.

India - La Civiltà Perduta

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Enrico Baccarini

Enrico Baccarini

ENRICO BACCARINI è un giornalista, scrittore ed editore. Ha una laurea in Psicologia e ha conseguito successivamente un Bachelor in Antropologia e un Bachelor in Studi Asiatici. E’ docente di orientalistica, come professore associato, presso l’Università Popolare...
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