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La filosofia e i principi della creazione di sequenze

di Mark Stephens 1 mese fa


La filosofia e i principi della creazione di sequenze

Leggi un estratto dal libro "Yoga: le Sequenze" di Mark Stephens

Una grande avventura sta per cominciare
Winnie the Pooh

Ci sono tanti approcci alla pianificazione e alla costruzione di sequenze di yoga quanti sono i suoi stili, le sue tradizioni e i suoi marchi. A questi si aggiungono i singoli insegnanti che creano le loro pratiche in base al loro estro personale.

Perciò, nel vasto panorama dell'Hatha Yoga, o yoga fisico contemporaneo, ci troviamo di fronte a una gamma vertiginosa di modalità di strutturare le lezioni.

Poiché lo yoga continua a espandersi a livello globale, è facile immaginare che questo modo di concepire la pratica tenderà a evolversi ulteriormente, mantenendo in certi casi un contatto consapevole con la tradizione, e in altri casi ignorandola. Ciò fa parte della sublime bellezza dello yoga: è qualcosa di vivo e si evolve ogni volta che qualcuno mette piede sul suo tappetino, spiega una tecnica o guida gli studenti in una lezione.

Benché alcune tradizioni di yoga pretendano di rappresentare lo yoga autentico, originario, migliore, più efficace o in qualche modo ideale, non esistono sequenze corrette o scorrette in senso assoluto (anche se, come vedremo, ce ne sono alcune decisamente pericolose o in contrasto con i più elementari principi di costruzione).

Sarebbe meglio dire che sequenze diverse si adattano in modo differente a persone differenti, a seconda delle loro condizioni e delle varie situazioni della vita, a seconda di ciò che viene sottolineato in una tradizione o in uno stile, o in rapporto alle intenzioni del singolo allievo o dell'insegnante.

Perciò, gli insegnanti hanno oggi una grandissima libertà, una libertà che però comporta la responsabilità di creare sequenze adatte a chi le pratica. Nell'ideare sequenze che diano struttura, coerenza, significato e potere trasformativo alle vostre lezioni, potete attingere a tutto il vostro bagaglio di conoscenze di yoga e applicarle: dall'anatomia alla filosofia, dalle asana al pranayama, dall'accettazione di sé alla realizzazione di sé.

La maggior parte delle lezioni non è pianificata: spesso (e questo è un problema) si basano sull'estro del momento. Questo approccio può essere un'eccezionale fonte di scoperte; si arriva sul tappetino e si seguono i propri sensi, e da questa creazione spontanea a volte esce le sequenza perfetta.

Molti, quando praticano a casa da soli, scelgono questa modalità, senza attenersi alle prescrizioni di uno stile o un sistema, ma seguendo l'intuizione che li guida da dentro. Si tratta di un modo bellissimo di approcciarsi alla pratica personale. Ma quando si costruiscono delle sequenze destinate ad altri questo approccio libero rischia di confondere gli allievi, di metterli in difficoltà o addirittura esporli al rischio di infortuni.

Anche per quanto riguarda la pratica personale, le sequenze libere o puramente intuitive possono rendere difficoltoso sviluppare la stabilità e l'agio desiderati. La transizione da una posizione all'altra potrebbe sembrarci sensata da punto di vista dell'efficacia e o sembrarci fluida e senza cesure, ma alla lunga potrebbe far emergere ostacoli potenzialmente rischiosi e non necessari, creare squilibri energetici o causare tensione o infortuni.

In alcuni stili e tradizioni, ad esempio nell'Ashtanga Vinyasa e nel Bikram Yoga, l'ordine delle posizioni è già codificato. Il beneficio che si ricava da questo tipo di pratica è che le asana, e in alcuni stili anche le azioni specifiche di transizione tra le posizioni, sono come uno specchio su cui ci si può riflettere, dato che l'unica cosa che cambia da una lezione all'altra è il praticante. In questo modo viene dato più risalto alla persona che esegue la sequenza piuttosto che alla sequenza in sé.

Quali sono le differenze che si avvertono da una lezione all'altra? Secondo questo approccio basato sulle sequenze prestabilite, la differenza principale la fa il praticante non la sequenza, e ciò consente di maturare una conoscenza profonda del processo di risveglio personale, di evoluzione e di trasformazione di sé che è lo yoga.

Eseguendo una sequenza prestabilita, si sa già dove si è diretti. Alcuni ritengono che ciò porti a preoccuparsi eccessivamente di ciò che si deve ancora fare, e distolga dall'esperienza della piena attenzione al momento presente, in cui si connettono il respiro, il corpo e la mente. Altri ritengono invece che sapere cosa accadrà dopo determina una concentrazione più profonda su ciò che accade ora.

Queste due tendenze, che tendono a manifestarsi in qualunque stile di pratica, sono di solito maggiormente evidenti quando si eseguono sequenze prestabilite.

Il problema maggiore legato a questo tipo di sequenze è il rischio potenziale di lesioni dovute all'esecuzione ripetuta degli stessi movimenti.

Ad esempio, nelle prime serie dell'Ashtanga Yoga, la sequenza richiede di eseguire la transizione in chaturanga dandasana più di cinquanta volte. Anche se si è ben allineati e si applicano le giuste azioni energetiche, la sequenza può risultare davvero impegnativa, e se ripetuta con una certa frequenza, può dare problemi alle spalle e ai polsi, ma anche alla zona lombare, alle ginocchia, alle anche, ai gomiti e al collo. Se ci si accosta a questa sequenza con la chiara intenzione di applicare i principi di sthira e sukha - stabilità e agio, ovvero le qualità complementari ed essenziali della pratica delle asana secondo Patanjali - lo stress ripetuto può essere ridotto o eliminato.

Ciò nonostante, la natura ripetitiva della totalità delle sequenze prestabilite (specialmente di quelle prive di controposizioni volte a eliminare sistematicamente la tensione che si accumula nel corso della pratica) può causare problemi fisici, affaticamento mentale e squilibri energetici.

Tra i due estremi dell'estro creativo casuale e delle sequenze prestabilite troviamo una pletora di tipi di lezioni liberamente ispirate a modelli tratti dai libri, dai manuali di formazione insegnanti, dai siti online o ispirate al lavoro di altri insegnanti.

Benché questi modelli possano rivelarsi utili per cominciare a ideare lezioni originali e ben costruite, la tendenza è quella di applicarli in modo schematico, proponendoli a persone o in contesti diversi da quelli per cui erano stati concepiti.

Un'altra tendenza è quella di apportare cambiamenti arbitrari alle sequenze, compromettendone gli effetti sulla biomeccanica del movimento o la flessibilità, sugli aspetti energetici delle sequenze o altri aspetti significativi della pratica.

La creatività è bellissima, ma il modo migliore di esprimerla è attenendosi ai principi fondamentali di creazione delle sequenze, principi che rendono lo yoga fisico benefico e sostenibile.

Yoga: le Sequenze

Ideare e praticare lezioni di yoga che trasformano

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Mark Stephens

Mark Stephens è uno stimato insegnante di yoga, che ha formato nel corso degli anni più di settecento insegnanti. Conduce lezioni, seminari, corsi di formazione e ritiri in tutto il mondo. Pratica yoga dal 1991 e lo insegna dal 1996.
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