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La ferita primaria: la separazione

di Francesca Ollin Vannini, Stefania Gyan Salila Marinelli 11 mesi fa


La ferita primaria: la separazione

Leggi un estratto dal libro "L'Atomo dell'Amore" di Francesca Ollin Vannini e Stefania Gyan Salila Marinelli

Tutto incomincia con la ferita più profonda dell’umano; quella da separazione. Tutte le altre vengono da questa ferita e si costruiscono sopra per creare altra esperienza.

Ci sono molti falsi miti intorno al come e al perché ci siamo separati. Dico falsi, non perché io sappia la verità ultima di nulla, ma perché esiste un MISTERO di cui siamo attori e che va accolto e rispettato per ciò che è: non c’è dato sapere tutto.

Ma da che cosa ci siamo separati? E com’è possibile che se siamo sempre apparentemente con noi stessi, ci siamo separati?

Stai leggendo un estratto da questo libro:

L'Atomo dell'Amore

Alla scoperta della Fiamma Gemella

Francesca Ollin Vannini, Stefania Gyan Salila Marinelli

Questo libro nasce da un’urgenza: le autrici sono da sempre ricercatrici olistiche professioniste e da sempre si occupano di diffondere il senso di unità interiore e d’integrazione, vincendo la dualità per scegliere la complementarietà. La Via...

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Viaggiamo su corde invisibili e per questo molto delicate perché qui sul Piano in cui abitiamo, siamo composti di diverse strutture che vanno conosciute per comprendere come sentiamo interiormente. Su questo sentire si sono create ulteriori distorsioni che sembrano portare a un allargamento delle ferite o a un suo rifiuto, invece della guarigione.

Per questo noi umani siamo tutti in balia di noi stessi, non ci ritroviamo più, abbiamo perso la connessione con i nostri valori più profondi e il Mondo lo abbiamo fondato sul potere deformato da miti, credenze e modelli che non ci fanno bene, che non ci corrispondono più. Ecco il risultato di ciò che stiamo vivendo nella nostra epoca, delle malattie sempre più diffuse spesso mortali, incomprese e rifiutate, delle metodologie di vita che non valorizzano l’Essere e non informano sul vero funzionamento, quello che permette all’umano di sfruttare tutto il suo potenziale.

Riconnetterci con ciò che abbiamo dentro dovrebbe essere l’insegnamento principale quando entriamo in una scuola, quando ci formiamo per diventare adulti. Sarebbe tutto molto più semplice se fin dall’inizio sapessimo come funzioniamo e accedessimo a strumenti di crescita interiore che ci permettono di esser persone migliori, con noi stessi e con gli altri. Ma non è cosi.

E allora s’inizia a guardare fuori, perché sembra che dentro non sia poi cosi importante. Si dà per scontato che sappiamo chi siamo e come funzioniamo forse perché abitiamo con noi stessi tutto il tempo, dentro il corpo fisico, ma purtroppo non è cosi, anzi. Anche se siamo in nostra compagnia per tutta la vita, non abbiamo idea della complessità che il nostro interiore contiene e anche delle splendide capacità, doni e talenti che si nascondo dietro alle ferite emotive, alle difficoltà o quegli irrisolti che ereditiamo o che conserviamo dentro naturalmente.

Per questa ignoranza verso noi stessi, iniziamo a cercare, attraverso le proiezioni, quello che non sappiamo di avere dentro. La nostra vita intera è basata sul cercare fuori, sul conoscere fuori, sul chiedere fuori, sul riempire da fuori e proprio perché siamo separati, vediamo che l’altro/a ha delle cose che non abbiamo e che desideriamo e vogliamo ed entriamo nell’inquieta ricerca spasmodica di tutto ciò di cui sentiamo il bisogno. Solo che non ci basta mai. Avete sicuramente notato che tappiamo un buco e se ne crea un altro, oppure riusciamo a colmarlo per un periodo breve ma si torna sempre al buco vuoto, al bisogno di colmare qualcosa.

Poi, quello che non vediamo dentro di noi, lo proiettiamo fuori, il bello e il brutto, stando sempre con l’attenzione puntata sugli altri. Quante volte nelle mie sessioni o incontri ho sentito persone che mi dicevano che volevano essere come me Ed io replicavo che non avrebbero mai potuto essere come me, ma era loro dovere scoprire la loro bellezza e valorizzarla, come ho sempre cercato di fare su di me.

Questo è l’unico modo per iniziare a guardarsi e riconoscersi. E per farlo abbiamo il fuori, infatti, tutto ciò che richiama la nostra attenzione fuori ci sta parlando di noi, nel bello o nel brutto.

Ricordiamoci che siamo fatti per l’80% da inconscio, la tanto citata ombra che nasconde molta informazione e che la rivela pian piano nel tempo attraverso incontri, eventi, emozioni e stimoli e che parla attraverso simboli, sensazioni ed emotività. L’ombra di cui tanto ho parlato e ho scritto, anche seguendo i più grandi esponenti di questo tema e le loro ricerche come quelle di C.G. Jung grazie al quale abbiamo ricevuto molte informazioni su come funziona il nostro inconscio; la nostra cassa del tesoro che contiene tutto di noi, dei nostri antenati, delle nostre memorie su tutti i piani di coscienza in cui viviamo o a cui siamo connessi dal piccolo al grande, dalla nostra famiglia all’Universo intero.

L’inconscio parla per proiezioni e ci da la possibilità, se siamo disponibili, di scoprirci cosi immensi e cosi pieni di ricchezza dentro che, se sapessimo il suo funzionamento e come integrarlo, il fuori diventerebbe solo un perfetto surrogato, uno strumento per accedere al nostro potenziale, invece che un palliativo anestetizzante.

Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino. C. G.Jung

Allora possiamo entrare in noi in un modo completamente diverso, usando le situazioni e gli incontri per guarire invece che per farci ulteriore male e tutto sarebbe più semplice. Comprenderemo anche che la separazione che sentiamo tutti cosi forte la continuiamo a nutrire con questi comportamenti di proiezione continua. Ci sentiremo sempre più lontani da noi stessi e, quindi, dagli altri, attivando le altre ferite emotive: non a caso il disagio maggiore nel Mondo è la solitudine e se ci pensiamo razionalmente è assurdo che otto miliardi di persone si sentano prevalentemente sole!

Non sono quello che mi è successo, sono quello che ho scelto di essere. C. G.Jung

L’Anima nel suo pacchetto d’informazioni che tiene nascoste nell’ombra/inconscio, contiene così tanto di noi che non ci immaginiamo nemmeno.

Quando nasciamo, l’energia da cui tutti deriviamo che è libera di essere nella propria essenza, senza confini, senza dogmi, senza regole, senza limiti, sceglie un contenitore come il corpo per manifestarsi e seleziona, venendone attratta, la situazione perfetta per attivare ciò che ha dentro.

Il bambino, ancora completamente fuso con la Fonte (l’energia espansa da cui proveniamo) non si rende conto di esser nato e di avere dei confini. Il bambino si fonde con ciò che trova, il suo primo amore; la madre. Con lei può trovare una dimensione di sicurezza e di protezione. Può continuare a sentirsi fuso, com’era prima in quel magma energetico chiamato, spesso. Fonte e anche com’era nella sua pancia, dentro il liquido amniotico che lo accoglieva. Poi incomincia il processo detto d’individuazione.

Il bambino si inizia ad accorgere dei suoi confini e che quei confini non sono gratuiti, nel senso che non può più essere ciò che lo mantiene connesso alla Fonte, ma può essere solo secondo delle modalità giuste o sbagliate, secondo la famiglia dove nasce. Queste creano la personalità, quelle strategie che da adulti mettiamo in atto per difenderci sono le stesse del bambino e finché non diventano disfunzionali per la nostra vita e per il nostro benessere e salute, saranno automatiche in noi e ci faranno vivere sempre in difesa.

La ferita da separazione si attiva in questi anni quando il bambino si deve staccare dalla sua essenza attraverso il processo di individuazione. Qui si perde quella fusione che tanto protegge e accoglie e lo fa sentire avvolto e caldo. Questo processo permette l’entrata nel corpo fisico, ci fa radicare in esso e ci fa sentire un individuo. Spesso si pensa che il corpo fisico sia una gabbia che ci limita, perché la sensazione è che lo spirito che non ha forma ed è libero di essere, acquisisce una forma limitata.

In realtà anche questa è un’illusione. Il nostro corpo sottile, quello invisibile, energetico, esce dal corpo fisico, si espande, non ha i limiti materiali e questo è una qualità naturale di tutti. Il corpo è la coppa che cammina sulla Terra. È il contenitore grazie al quale lo Spirito crea e si manifesta continuamente. Grazie al corpo che è come un laboratorio alchemico, chimico, trasformativo, lo Spirito crea la materia dall’energia.

Non è meraviglioso?

L'Atomo dell'Amore

Alla scoperta della Fiamma Gemella

Francesca Ollin Vannini, Stefania Gyan Salila Marinelli

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Francesca Ollin Vannini

Francesca Ollin Vannini è Biologa Marina e Ricercatrice spirituale da sempre dedita alle pratiche alternative che la hanno affascinato fin da piccola, soprattutto quelle relative al Mondo Invisibile. Ha vissuto molti anni in Messico, inizialmente per seguire le tartarughe marine con cui ha...
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Stefania Gyan Salila Marinelli

Stefania Gyan Salila Marinelli si è sempre interessata allo studio di discipline olistiche che le permettessero di comprendere il funzionamento delle leggi della Terra e del Cielo, tra cui l'astrologia. È diplomata alla Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori e ha esercitato il...
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