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La Felicità Liquida

di Lorenzo Ait 1 anno fa


La Felicità Liquida

Leggi un estratto da "Il business liquido non è una scelta" di Lorenzo Ait e scopri come crescere e prosperare nella società moderna

Siamo nel 1999 e gli apocalittici sono pressoché concordi nell'attribuire al millennium bug il compito di cancellare finalmente la civiltà fino ad allora conosciuta. Per colpa di un errore nella programmazione, legato al riconoscimento della sequenza di zeri, ogni computer, cellulare, server e tostapane smetterà istantaneamente di funzionare per fare... qualcos'altro.

In effetti qualcosa di sconvolgente accadde: nulla.

L'impatto devastante del millennium bug fu quello di non aver provocato assolutamente alcun effetto: la corsa ha proseguito senza arrestarsi, o meglio, per certi versi accelerando. E così, agli apocalittici speranzosi non restò che continuare a dormire, sognando incubi popolati da terre piatte, scie chimiche, vaccini dannosi e complotti rettiliani. In attesa della prossima apocalisse annunciata.

Stai leggendo un estratto da

Il business liquido non è una scelta

Come crescere e prosperare nella società liquida

Lorenzo Ait

Come creare un business partendo da zero nella società liquida di oggi? I consigli e segreti per farcela partendo dalle storie di chi già c'è riuscito. In una società liquida e in continua evoluzione come quella di oggi, per poter nascere ed...

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Indice dei contenuti:

Nelle puntate precedenti

Quando, negli anni Settanta, Jacques Berque ammoniva: «La domanda non è più "che fare" ma "chi essere"» non aveva idea che la rivoluzione delle coscienze sarebbe avvenuta non tramite la conoscenza, bensì tramite la tecnologia.

E siccome l'occasione fa l'uomo ladro, ecco apparire sulla scena individui in grado di rendere la filosofia, le neuroscienze e la psicologia un prodotto vendibile e predigerito per le masse. Come dire: il coaching magari non ti salverà, ma ti farà camminare sui carboni ardenti senza scottarti.

Fin qui nulla di male - solo un poco di mortificazione del sapere, del resto totalmente in linea con l'esigenza di trasversalità, velocità, superficialità che la contemporanea società liquida richiede. Abili dialettici ed esperti comunicatori, invece di studiare le scienze (sociali), ne inventano di nuove e di più semplici, tanto da insegnare quanto da padroneggiare.

All'eroe moderno si sostituisce il leader contemporaneo, con i suoi ideali religiosi e cavallereschi venduti come universali, invece che situati in un preciso periodo storico, con una loro funzione specifica: fare cassa.

Il marketing diverrà il linguaggio che sostituirà logica e dialettica. Ai sofismi si sostituisce il viaggio dell'eroe. Al giudizio morale il recinto elettrificato. Alle masse, la nicchia. Al significato, il brand.

Il meccanismo è sempre lo stesso e il suo uso non dimostra più la propria efficacia in una piazza medievale, o come nei ruggenti anni Ottanta in televisione, bensì sui social, generando cifre dal milione di euro in su.

Il guru promette il successo alla portata di tutti, non in virtù del fatto di essere speciale - l'umiltà innanzitutto - ma grazie al suo metodo, la sua formula sviluppata in virtù di narrabilissime sofferenze e conseguenti epifanie. E se qualcuno dovesse vacillare, ecco testimonianze, garanzie, appoggio di altri guru o maestri illustri.

Ma laddove l'eroe classico è consapevole della propria vulnerabilità, il leader contemporaneo si mostra vulnerabile solo quando la vulnerabilità «vende». Non è la vulnerabilità di Achille che piange la morte di Patroclo: è la vulnerabilità di Omero che mostra Achille che piange la morte di Patroclo per spiegarci il concetto di vulnerabilità.

Solo che il leader non educa: veicola messaggi a scopo commerciale. Sostituisce la vendita alla maieutica divenendo lui stesso il prodotto: il suo metodo, il suo sistema, la sua persona assurgono a trinità indistinguibile nella religione del marketing.

La differenza tra il sacrificarsi dell'eroe classico e l'«assumersi dei rischi» o il «prendersi la responsabilità» del leader moderno è sottile, ma evidente: in entrambi i casi l'eroe può dare mostra di sé, ma nel secondo caso il livello di rischio può essere stabilito a priori, gestito e contenuto entro certi limiti e, se necessario, è possibile svignarsela con nonchalance.

Il leader è se stesso. Sinceramente se stesso. Dice la verità della sua pancia. Essere se stessi, per il leader moderno, per l'uomo consumatore della società liquida, equivale a essere felici.

Abbiamo dimenticato tanto i testi filosofici di Sartre che i fumetti di Schulz.

Per il primo, la condanna dell'uomo è essere libero di scegliere chi essere: un albero non può essere altro che albero, mentre l'uomo ha infinite possibilità di essere chiunque. O fingere di esserlo, nel peggiore dei casi illudendosi, nel migliore giocando, ma restando ineluttabilmente una versione perfettibile dei modelli perfetti che ha nella sua mente: la condanna di Snoopy. E quando quei modelli irraggiungibili ci sono imposti da altri, la condanna è completa.

Nella società liquida si è incoraggiati a essere se stessi ricercando la sincerità. E il comandamento male interpretato e mai approfondito dell'occultista Aleister Crowley: quel «fa' ciò che vuoi» che, lungi dall'essere ricerca della propria identità, diviene l'unico comandamento della chiesa dell'uomo.

Sincerità vs Integrità

Bauman aveva le idee chiare in fatto di felicità: sosteneva che consistesse non tanto nel non avere problemi, quanto nel riuscire a risolverli. Se probabilmente avrebbe guardato con diffidenza al business liquido considerandola una deriva apocrifa rispetto alla sua lettura della società, ritengo che al contrario su questo saremmo stati d'accordo perché un imprenditore è pagato per crearsi problemi che altri non vogliono affrontare, e risolverli.

Per trovare un'idea nuova, del resto, hai due opzioni: migliorare una soluzione che già esiste oppure trovare una soluzione a un problema mai risolto. Entrambi sono modi di risolvere problemi ed entrambe le strade, almeno a leggere Bauman, dovrebbero portare alla felicità.

Ma cos'è la felicità? Nella società liquida, in continuo mutamento, significa banalmente riuscire a essere se stessi. Per essere felice devi decidere chi essere.

Attenzione, non sto usando l'espressione «essere se stessi» come la userebbe il giudice di un talent show: parlo di un approccio «filosofico» alla felicità. Il segreto della felicità nella società liquida è rendersi conto che Babbo Natale esiste, e anche che non è reale.

Mi spiego. Da piccolo, pensavi che Babbo Natale esistesse. Poi, per un lungo periodo, hai pensato che non esistesse. Poi hai iniziato a raccontare la storia di Babbo Natale a un bambino, che l'ha creduta vera. A quel punto, guardando i suoi occhi, la sua felicità la mattina di Natale, hai compreso: Babbo Natale esiste, solo che non è vero. Ma è vera la reazione, l'emozione che genera, è vero l'effetto che fa.

Più tardi, ti servirai di questo insight per distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è: gli eventi sono «veri» mentre la storia che ti racconti su quegli eventi, il significato che gli dai, quello non è «reale». E allora capisci che la maggior parte delle cose che pensi del mondo, della tua realtà, ciò che pensi di te, delle tue capacità e di cosa ti piace, sono tutte cose che derivano dai significati che hai associato a traumi - pardon, «esperienze» - fatte quando, nella maggior parte dei casi, avevi meno di sei anni e non sapevi neppure allacciarti le scarpe.

Duole ammetterlo, ma gli scienziati hanno dimostrato ciò che coach, formatori e consulenti del management predicano da anni nelle proprie aule: ciò che pensiamo di noi stessi, delle nostre capacità e di quanto siamo portati o intelligenti ha più a che vedere con convinzioni consolidate che con capacità oggettive.

Solitamente questa cosa viene spiegata con una metafora tanto semplicistica quanto efficace, quella del tavolo: le convinzioni sono il piano del tavolino, che è retto dalle esperienze - reali, immaginate, vissute in prima persona oppure riportate - che ci appartengono. Sono quattro, proprio come le gambe di un classico tavolo. Ma, così come possono esistere tavoli con un'unica, solida gamba centrale, esistono anche convinzioni sorrette da un'unica, solida, impattante esperienza stratificata nella memoria che, in assenza di nomi migliori, chiameremo «trauma».

La maggior parte della terapia, dell'analisi, del coaching e in generale del lavoro su se stessi, tenterà di farti «ristrutturare» quel trauma convincendoti a guardarlo da una prospettiva differente. Se si tratta di un lavoro superficiale, ti spingerà semplicemente a modificarlo. Se invece si tratta di «buona» terapia, ti guiderà a capire che Babbo Natale esiste, solo che non è reale.

E adesso? Come la uso questa informazione?

Nella società liquida l'uomo è confuso e ha perso i suoi riferimenti: politica, morale, leggi sono piegate all'utilitarismo. L'uomo è consumatore e tutto quanto intorno a sé è alimentato da un'economia consumistica. Per ritrovare il suo centro deve reimparare come essere se stesso.

Le strade sono due: una porta all'insoddisfazione e consiste nell'assecondare la sincerità dei suoi impulsi. L'altra porta alla riscoperta di se stessi che, secondo l'opinione di chi scrive, è l'unico presupposto praticabile oggi in una società liquida: forgiare la propria morale scegliendo quei principi verso i quali essere coerente e allenando giorno per giorno la propria integrità. La scelta è semplice: integrità oppure sincerità.

Conclusioni

Se scegli la sincerità, sei in balia di chi, facendo leva sulla soddisfazione dei tuoi impulsi del momento, cerca di venderti un prodotto. Sarai continuamente su un'altalena emotiva. Come Homo dolor, perderai e ritroverai continuamente te stesso nella sincerità, intrappolato in una specie di mito di Sisifo attualizzato.

Al contrario, allenandoti a ritrovare se stesso nell'integrità, puoi uscirne. Assecondare la sincerità, nella società liquida, significa condannarsi all'infelicità. Assecondare l'integrità è l'unico modo per ritrovare un proprio centro all'interno del quale essere felici.

Ma fino a qui, abbiamo fatto solo filosofia. Se vuoi cambiare il mondo, fai l'imprenditore.

Morale del capitolo

La società liquida esalta la sincerità a discapito dell'integrità. L'Homo dolor è intrappolato nel mito di Sisifo del consumismo. Solo allenandosi a ritrovare se stesso nell'integrità può uscirne.

Il business liquido non è una scelta

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Lorenzo Ait

Lorenzo Ait (Roma, 1980) è un formatore sui generis. Laureato in Scienze della Comunicazione e Master in Programmazione Neurolinguistica, si è infiltrato in sette esoteriche e gruppi di pensiero per studiare il controllo mentale e la coercizione. È conferenziere e personal life coach di alcuni...
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