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La felicità - Estratto da "Il Coraggio di essere Idiota"

di Igor Sibaldi 2 mesi fa


La felicità - Estratto da "Il Coraggio di essere Idiota"

Leggi in anteprima le prime pagine del libro di Igor Sibaldi e scopri qual è la felicità per uno dei più grandi autori della letteratura russa

Di chi si tratta? Si tratta di te.

In questo libro l'argomento sarai sempre tu: Dostoevskij ci servirà come esperto di tue faccende anche molto personali. A Dostoevskij avrebbe fatto piacere: sapeva che la grandezza di un autore dipende proprio da quanto ti narra di te e dei tuoi parenti e conoscenti. Tentava di farlo in ogni sua pagina, spesso si accorgeva di riuscirci, e sicuramente sperava che anche tu, oggi, te ne accorgessi.

Poco importa che fosse un autore russo (e che si vantasse di esserlo): anche quella che Dostoevskij chiama "Russia" è più che altro una tua dimensione interiore, e non ci vorrà molto per scoprirti "russa" o "russo" nel senso che intendeva lui.

Neppure il fatto che sia nato circa due secoli fa costituisce un problema, nei rapporti tra te e Dostoevskij: sarà anzi interessante notare come certe cose importanti siano cambiate ben poco da allora. Per esempio, la sua epoca gli andava stretta, come a te la tua, e il futuro a cui aspirava è futuro ancor oggi, in attesa che qualcuno, magari tu, lo realizzi.

Indice dei contenuti:

Gli scrittori

Il problema è, semmai, nell'idea che si ha della narrativa. Idea talmente debole, che per indicare i narratori si tende a adoperare tuttora la parola scrittori - come dire: persone che scrivono.

Scrivere significa soltanto tracciare lettere dell'alfabeto, ed è una cosa di cui tutti sono capaci. Un narratore fa qualcosa di più, ma la parola scrittore non ti dice e non ti permette di dire che cosa. Non è perché lo si sappia benissimo, e quindi non ci sia bisogno di precisarlo.

Al contrario, è perché si ha un po' paura di saperlo: se infatti si provasse a precisarlo, ne verrebbe un dubbio più grande di quelli che siamo stati abituati ad affrontare. È il dubbio che quel che uno scrittore ti dà non sia contenibile in quella che normalmente si chiama letteratura.

La letteratura, si sa, è un ambito meno autorevole della scienza, delle leggi dello Stato, dei notiziari, dei prezzi, o dei segnali stradali, tutte cose di cui la gente deve tenere conto, perché danno indicazioni su come comportarsi nel mondo reale.

Gli scrittori invece ti offrono opere d'immaginazione. La conseguenza è in qualche modo paradossale: nell'opinione comune, uno scrittore è meno autorevole proprio perché è un autore - cioè "uno che aggiunge" (tale è il significato del latino auctor) qualcosa a ciò che esiste già.

Per la stragrande maggioranza delle persone ciò che esiste già vale più di quello che si può immaginare, e perciò ai loro occhi un autore è soltanto uno scrittore, ovvero uno che passa il tempo a scrivere, invece di fare qualcos'altro.

Tu, giustamente, a volte ne hai dubitato.

Leggendo le pagine di qualche grande autore, hai avuto la netta sensazione che stesse veramente aggiungendo al mondo le sue storie immaginate, per dimostrare al mondo intero che il mondo non è tutto.

A quel punto, ti sei magari accorto che in fondo non c'è niente di più importante della sensazione che il mondo non sia tutto. Ma poi hai scosso il capo, rassegnandoti a pensare che la letteratura è soltanto letteratura - e che nel mondo così com'è bisogna essere come si è, in mezzo a gente che è soltanto quello che è, e che è quello che la scienza, le leggi dello Stato, i notiziari, i prezzi, i segnali stradali stabiliscono che sia.

Quindi Dostoevskij è soltanto uno scrittore, così come tu sei soltanto tu. Sul bel dubbio che così sia si gioca tutta la tua felicità, che è il tema principale di ogni autore memorabile.

I grandi lettori

La felicità è l'idea fissa dei grandi autori, cioè degli autori che non temono di occuparsi di qualcosa di abbastanza grande da riguardare chiunque. I grandi autori sono tutti specialisti del bisogno che si può avere della felicità, e dello sgomento nel constatare quanto la felicità sia lontana da ciò che hai intorno, da ciò che fai e perfino da ciò che riesci a volere. È di questo che ogni grande autore narra.

E ne narra non perché sappia cosa sia la felicità (nessuno lo sa di preciso), ma perché non si accontenta di non saperlo. La cerca, e non trovandola in ciò che esiste già, immagina storie che non sono ancora esistite, e che sono tutte ricerche di felicità.

Crea queste storie, le manda nel mondo e sta a vedere chi sarà più forte: le sue storie, o il mondo che esiste già. Di solito è il mondo, e il grande autore si ritrova così a essere un grande sconfitto. In compenso, ha la soddisfazione di sapersi diverso dal mondo che l'ha battuto; e finché c'è qualcuno di diverso, quel mondo non ha ancora vinto del tutto - come risultò dalla principale storia della letteratura occidentale, il Vangelo. Altro che soltanto letteratura.

E appunto qui entri in scena tu, dato che da te, come dicevo, dipende in gran parte la grandezza del grande autore. Il grande autore vuole portarti con sé nel suo immaginare, perché solo tu puoi conferirgli quell'autorità che il mondo così com'è gli nega.

Se tu lo leggi, è perché merita di essere letto, anche se tutti pensano che la scienza, le leggi dello Stato, i notiziari, i prezzi, i segnali stradali meritino la tua attenzione più di ogni altra cosa. E spera che tu arrivi ad amarlo - perché l'amore è più dell'attenzione. Proprio per farsi leggere e amare da te, ha dedicato gran parte della sua vita a immaginare chi sei, come sei davvero, come vivi e come vorresti vivere, che cosa sogni.

Un grosso rischio a cui va incontro in ogni sua pagina è che tu non te la senta di essere, come lui, diverso dal mondo che c'è già.

Che la felicità non ti interessi, perché hai deciso che ti basta desiderare un po' di benessere nel mondo.

Il grande autore fa di tutto perché tu non ti rassegni così, e voglia essere grande - più grande del mondo - com'è lui. Almeno per un po'. Almeno nel tuo tempo libero. Cioè quando non vivi da servo di qualcuno o di qualcosa.

Felicità e realtà

Nelle epoche di quel particolare ottimismo che da qualche tempo si chiama "pensiero positivo" - epoche come quella dell'Italia fascista, o della Germania nazista, o della Russia sovietica, o come anche l'epoca attuale, che spero stia giungendo alla fine - ciò che sto dicendo dei grandi autori e dei grandi lettori può facilmente venire screditato: in epoche simili, infatti, si mira a far coincidere la felicità e la realtà.

Si ritiene cioè che non ci voglia molto a essere felici nel mondo stabilito dalla scienza, dalle leggi dello Stato, dai notiziari, dai prezzi e dai segnali stradali: basta adeguarsi alle condizioni che vengono imposte, e accontentarsi.

Chi la pensa così è immune da quell'amore che i grandi autori tentano di suscitare. Non ama né i grandi autori gentili, né quelli bruschi - e altre categorie di grandi autori non ce ne sono.

I grandi autori gentili - un loro maestoso esponente, all'epoca di Dostoevskij, era Lev Tolstoj - sono quelli che ti fanno scorgere ciò che in te c'è di meglio. Ti narrano principalmente destini belli, travagliati magari, ma con finali felici o commoventi: e tu ti ci riconosci volentieri, perché te ne senti nobilitato. In compenso hai la sensazione che un Tolstoj proverebbe simpatia per te, solo a condizione che tu migliorassi nella direzione che lui ti indica.

I grandi autori bruschi - come Dostoevskij - fanno il contrario. Ti fabbricano specchi dei tuoi impulsi peggiori, e tu sorridi in un modo strano mentre li scopri. Poi, per un po', hai fasi di cattivo umore. Ma intanto senti che a questa seconda categoria di autori sei simpatico così come sei. Vorrebbero solo che ammettessi di nascondere tante cose di te.

A chi pensa positivo sia gli uni sia gli altri danno fastidio, appunto perché ti esortano a fare la fatica (sempre grande!) di accorgerti che il mondo di cui ti accontenti non basta al tuo bisogno di felicità. Chi pensa positivo rifiuta questa prospettiva in base al seguente ragionamento:

Il mondo così com'è è la realtà e volere qualcosa di più è infelicità;

l'infelicità è la mancanza di qualcosa,

ma se è qualcosa che non si trova nel mondo così com'è l'infelicità è solo mancanza di realismo;

felicità è invece non sentire alcuna mancanza; dunque essere felici è ammettere che il mondo è la realtà

e, dato che noi vogliamo essere felici,

noi siamo realisti e non ci interessano le irrealtà che vanno cercando gli scrittori.

Il che contribuisce a spiegare perché nelle epoche di pensiero positivo i grandi autori sono pochi, mentre la scienza, le leggi dello Stato, i notiziari, i prezzi e i segnali stradali bastano a rispondere agli interrogativi e a placare i dubbi della maggior parte delle persone.

Come ci si lascia scappare la realtà

Molti grandi autori disprezzano questo punto di vista, e lo ignorano. A Dostoevskij invece piace prenderlo di petto; scrive:

La realtà noi continuiamo a farcela scappare di sotto al naso. Chi ha la forza, chi ha gli occhi per vedere? Eh sì, perché non solo per creare opere d'arte, ma anche semplicemente per accorgersi di un fatto occorre, in un certo senso, un artista. Prendete un qualsiasi fatto della vita quotidiana, anche di quelli che lì per lì non ti balzano agli occhi, e a guardar bene ci troverete una profondità che non ha uguali nemmeno in Shakespeare.

Shakespeare era il suo scrittore prediletto.

E perché ci sono pochi "artisti", quando tutto richiederebbe artisti? Certamente perché chi si accorge di quella profondità trova analoghe profondità in se stesso, e può averne paura. Su questa paura, Dostoevskij fonda la propria di idea di realismo:

Anch'io sono realista, ma in un senso più alto, proprio perché io le rappresento, quelle profondità dell'anima

scriveva in un suo taccuino.

Si può avere paura di quelle profondità per due ragioni, strettamente connesse l'una all'altra.

La prima ragione è che vedendo di più, nelle profondità dell'anima, ci si accorge di essere molto più di quel che si credeva, e dunque di avere vissuto troppo poco finora.

La seconda ragione è che, continuando a esplorare le proprie profondità, ci si accorga che cambiare è impossibile - perché laggiù scopri che qualcosa te lo vieta. Da questo divieto interiore, secondo Dostoevskij, dipendono rutti i tuoi problemi, tutta la tua infelicità.

Il Coraggio di essere Idiota

La felicità secondo Dostoevskij

Igor Sibaldi

In questo libro l'argomento sarai sempre tu e la tua felicità! Come non essere conformisti e vivere comunque felici. "Oggi Dostoevskij è un maitre à penser nello stesso senso in cui si può essere maestri di ballo. ...

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