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La dolorosa gioia di esistere

di Carolina Bocca, Marco Ghiotto 12 giorni fa


La dolorosa gioia di esistere

Leggi il prologo di "Senza Pelle" libro di Carolina Bocca e Marco Ghiotto

La vibrazione dello smartphone nella tasca della giacca è l'avviso di una chiamata in arrivo.

Non ora. Tra neanche cinque minuti il prestigioso premio sarà assegnato dopo un anno di lavoro. La platea assiste in silenzio religioso alle presentazioni dei lavori, in forma di video e contributi dei testimonial.

I giurati si scambiano brevi commenti e cenni di assenso a bassa voce, annuiscono e si decidono a stigmatizzare le loro sofferte decisioni con una croce, pesante come quella di Cristo, tracciata su una scheda. Il notaio, austero e dall'aria imperscrutabile, raccoglie i voti che gli pervengono dalla giuria.

Nell'aria c'è palpabile tensione e l'attesa trepida dei finalisti. Il silenzio diventa una presenza ingombrante, tra quelle mura solenni.

Ho attivato la modalità silenziosa, non ci sono per nessuno.

Ma si sa, la curiosità è femmina. Do uno sguardo rapido, penso, poi con calma richiamo. Intanto, la vibrazione insiste petulante. Chi sarà mai? Marta.

Dire che ritrovare quel nome scritto sullo schermo lampeggiante mi fa l'effetto di una bomba nello stomaco è metà della verità. Tra tutte le persone che amo, con cui vorrei interagire. Marta è la prima, la più importante, la più urgente. Darei qualsiasi cosa per poterlo fare ancora.

Dialogare, come un tempo, riscoprire nel tono della sua voce le note di un'amicizia nata per caso, rivivere ogni volta il tempo trascorso insieme da studentesse, una vita fa e condividere quei momenti di puro riconoscimento l'una nel dramma dell'altra quando la vita ci ha portate, da mamme, a percorrere strade che si sovrapponevano nel buco nero di figli difficili.

Ma Marta non c'è più. Se n'è andata, meno di tre mesi fa. Non ho ancora il coraggio di cancellare il suo numero di telefono madrileno. Se l'è portata via una cartella clinica lunga tre pagine, traboccante di patologie angoscianti, per lo più incomprensibili. La mia diagnosi, invece, è semplice e non richiede studi di medicina. Si chiama, forse, crepacuore.

Che fare? L'onorevole, un tempo giornalista, poi ministro degli Interni, oggi presidente della giuria e conduttore dell'evento, inonda la platea con la sua eloquenza. Sono tutti concentrati sul suo parlare con stile, da intrattenitore di professione.

Se rispondo a voce bassa non se ne accorge nessuno, penso. Ma no, dai, non voglio incarnare la tipica vittima della rivoluzione digitale, smartphone-dipendente, posso resistere e resisterà chiunque si stia svagando con questo gioco inquietante. La vibrazione cessa. Bene. Manca niente alla proclamazione e io friggo sulla poltrona.

Ora riprende, la suggestione mi fa sentire il ronzio del vibrato ancora più incalzante. Mi decido, costi quel che costi. Avvicino il telefono più possibile alla bocca e lo copro con la mano. Mi sento a disagio mentre osservo il divieto affisso su una colonna, non lontano dalla mia poltrona: un telefonino sovrastato da una X rossa, in grassetto e da una nuvoletta da fumetto che impone ssshhh, silenzio, su un cartello largo mezzo metro quadrato.

Il "Pronto?" esce con un filo di voce. Dall'altra parte del telefono non risponde nessuno. Ripeto "Pronto, pronto? Ma che scherzo è?"

Non faccio in tempo a riporre il telefono, innervosita, che inizia di nuovo a vibrare insistente. Mi inquieto. Giuro che la prossima volta lascio spento questo essere invadente, questo arnese di vetro e metallo che ci ha sedotto con il suo design e ha cancellato la parola privacy dal dizionario.

Non so dire chi ci sia di là. Uno scherzo di dubbio gusto, o sta accadendo davvero qualcosa, qualcuno sta inviando un S.O.S.? Mi torna in mente Marta e la mia risposta risuona concitata, ma sottovoce.

"Pronto?" mi batte il cuore. "Pronto? Ripeto. Chi parla?" Silenzio.

Ma io non sono disposta a rinunciare, non per quello che il nome sullo schermo rappresenta, né per il modo dirompente in cui è tornato alla ribalta stasera. "Chi parla?" ruggisco. Ancora silenzio.

"Ora appendo," minaccio, mentre il conduttore esprime il verdetto: "...e il vincitore è..."

Una voce familiare, flebile, leggera come un fiocco di neve, mi raggiunge. "Soy Isabel."

"Isabel! Dove sei? Che succede?" quasi urlo, inavvertitamente. Diversi spettatori mi indirizzano i loro sguardi disturbati.

"Sono a Milano. Io mi uccido."

Senza Pelle

La dolorosa gioia di esistere

Carolina Bocca, Marco Ghiotto

All’improvviso un messaggio, chi lo scrive è Marta, sua figlia Isabel è diventata un’adolescente senza pelle che soffre di disordini alimentari e si mutila. Tutti sospettano che nasconda un segreto inconfessabile. Io mi uccido è il testo sullo...

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Carolina Bocca

Carolina Bocca nata nel 1970, vive a Milano. Ha quattro figli e una famiglia allargata. Dopo l’esperienza che la porta a salvare suo figlio dalla spirale distruttiva della dipendenza, decide di abbandonare la sua carriera professionale per dedicarsi a tempo pieno ai suoi figli, iniziando...
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Marco Ghiotto

Marco Ghiotto, ingegnere rinnegato, vive in Svizzera, dal 1993. Ha iniziato a scrivere, coronando un lungo periodo di “incubazione creativa.” Scrivere, per lui, non è solo raccontare luoghi, fatti e persone, è anche e soprattutto dialogare in modo immaginario con gli...
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