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La dakini feroce

di Tsultrim Allione 11 mesi fa


La dakini feroce

Leggi un estratto dal libro "Il Mandala Femminile" di Tsultrim Allione

Prima di manifestarsi come Buddha, Tara era una principessa chiamata Luna di Saggezza, che era molto devota agli insegnamenti del Buddha e aveva una profonda pratica di meditazione. Era vicina all'illuminazione, e aveva sviluppato l'intenzione di raggiungerla a beneficio di tutti gli esseri.

Il suo maestro, un monaco, le si avvicinò e le disse: «Che peccato che tu abbia un corpo di donna, perché naturalmente in un corpo di donna non c'è possibilità alcuna di raggiungere l'illuminazione, quindi dovrai tornare come uomo».

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Il Mandala Femminile

Come praticare la saggezza con le divinità del buddhismo tantrico

Tsultrim Allione

(1)

Dall'autrice di Nutrì i tuoi demoni, una lettura illuminante per trarre forza dalla saggezza delle donne buddhiste. Tra le prime monache buddhiste occidentali, Tsultrim Allione ha rinunciato ai voti per sposarsi e avere figli. Ma dopo la morte in...

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La principessa diede una risposta brillante, dimostrando la sua comprensione della verità assoluta: «Qui non c'è nessun uomo; non c'è donna, nessun sé, nessuna persona e nessuna coscienza. Le etichette di "maschio" o "femmina" sono vuote. Oh, quante sono le illusioni mondane degli sciocchi». Continuò poi esprimendo il seguente voto: «Coloro che desiderano raggiungere l'illuminazione suprema in un corpo di uomo sono molti, ma coloro che desiderano servire i fini degli esseri in un corpo di donna sono davvero pochi: possa io, fino a quando questo mondo non ne sarà svuotato, operare a beneficio degli esseri senzienti in un corpo di donna».

Da quel momento in poi, la principessa si dedicò a realizzare l'illuminazione completa, e una volta raggiunto questo obiettivo, fu chiamata Tara, la Liberatrice. Mi piace dire scherzosamente che Tara è la prima femminista della storia, e anche che, nella sua forma di Tara Verde, è la guida spirituale del partito dei Verdi: custode della foresta, è alacre e compassionevole. Tara è raffigurata con un piede nel mondo e uno in meditazione, una posizione che appartiene a molti di noi.

«Coloro che desiderano raggiungere l'illuminazione suprema in un corpo di uomo sono molti, ma coloro che desiderano servire i fini degli esseri in un corpo di donna sono davvero pochi: possa io, fino a quando questo mondo non ne sarà svuotato, operare a beneficio degli esseri senzienti in un corpo di donna.»

Come Tara, credo fermamente che sul piano assoluto siamo al di là dei generi: qualunque nozione di genere è limitata e non esprime la nostra vera natura.

Sul piano relativo, uomini e donne sono diversi, e questa differenza è preziosa.

Non sono favorevole a che le donne diventino più simili agli uomini per essere accettabili e avere successo. Non abbiamo bisogno di più uomini, o di più donne che si comportano come uomini, anche se naturalmente il mio sostegno va alle donne che seguono i percorsi o si dedicano alle professioni da cui sono attratte, e meritano di certo un trattamento uguale.

Quando in questo libro parlo di maschile e femminile, non importa se ti identifichi come maschio, femmina o non-binario, o quale sia il tuo orientamento sessuale: le energie del maschile e del femminile sono vive in ognuno di noi e nel mondo. Detto ciò, in tutto il mondo ci sono regole, leggi e messaggi culturali che colpiscono e penalizzano specificamente le donne.

Il mio desiderio è che non perdiamo il contatto con la magia unica del femminile primordiale, un potere ineguagliabile che può permetterci di far fronte alle sfide del nostro tempo.

I modelli di forza femminile sono andati in gran parte perduti, o sono stati repressi o nascosti alla vista, e in particolare le immagini considerate inaccettabili o minacciose in una società patriarcale.

Le immagini della sibilla, della donna saggia, della donna selvaggia - tutte donne che incarnano precisi poteri magici, spirituali e psichici di trasformazione - confluiscono in quella della "strega malvagia". Le stime del numero di donne giustiziate come streghe tra il XV e il XVIII secolo, soprattutto bruciate vive, perché si credeva che questa fosse la morte più dolorosa, vanno da 60.000 a 100.000. Erano tempi di puritanesimo e di repressione sessuale, e quelle mandate al rogo come streghe erano spesso donne indipendenti o ribelli che vivevano sole e praticavano l'erboristeria, oppure disobbedivano ai mariti o rifiutavano di avere rapporti sessuali.

Le immagini della madre devota e pacifica sono sempre state rassicuranti. E un'iconografia che è sempre stata considerata accettabile in tutte le culture, anche in quelle patriarcali. Manca invece un livello ulteriore di riflessione sull'esperienza femminile primordiale, che è insita nei desideri delle donne come degli uomini.

L'origine di questa esperienza attiene alla sfera intuitiva del sacro femminile, un luogo in cui il linguaggio può essere paradossale e profetico, dove l'enfasi è sul significato simbolico, non sulle parole: un luogo dove le donne si siedono in cerchio nude, coperte di fango, ossa e piume, donne che si trasformano in creature divine e vecchie megere, donne che si trasformano in feroce dakini.

La parola sanscrita dakini diventa khandro in tibetano, che significa "colei che danza nel cielo", o più letteralmente "colei che si muove nello spazio".

La dakini è la più importante manifestazione del femminile nell'insegnamento buddhista tibetano. Può apparire in forma di essere umano o di divinità, spesso ritratta come creatura feroce, circondata da fiamme, nuda, danzante, con la lingua sporta tra le zanne, adorna di ossa. Nella piega del braccio sinistro regge un bastone che rappresenta il suo consorte interiore, il suo partner maschile interno. Nella mano destra alzata tiene un coltello a uncino, a indicare che recide inesorabilmente ogni legame con la fissazione dualistica. E compassionevole e, al contempo, è la distruttrice implacabile dell'ego. Nella mano sinistra, a livello del cuore, tiene a mo' di coppa un cranio che rappresenta l'impermanenza e la trasformazione del desiderio. È un'immagine intensa e feroce.

«La parola sanscrita dakini diventa khandro in tibetano, che significa “colei che danza nel cielo”, o più letteralmente “colei che si muove nello spazio”. La dakini è la più importante manifestazione del femminile nell’insegnamento buddhista tibetano.»

La dakini è una messaggera di spaziosità e una forza veridica che presiede alle esequie dell'autoinganno. Ovunque noi ci aggrappiamo, lei taglia, qualunque cosa pensiamo di poter nascondere, anche a noi stessi, la rivela. Tradizionalmente, la dakini si manifesta durante le transizioni: nei momenti di passaggio tra un mondo e l'altro, tra la vita e la morte, nelle visioni tra il sonno e la veglia, nei cimiteri e negli ossari.

Rievocando i quattro travagli delle mie due figlie, che hanno dato alla luce quattro meravigliosi nipoti, due per ciascuna, e ricordando anche i miei tre travagli, penso alla dakini nel momento del parto chiamato "fase di transizione", quando la cervice deve divaricarsi guadagnando gli ultimi centimetri necessari per la discesa del feto nel canale del parto.

La fase di transizione è generalmente il momento più doloroso e impegnativo del travaglio, durante il quale la donna deve attingere alla sua natura selvaggia, caricarsi, ed esprimere il suo più profondo potere primordiale. Spesso allora diventa feroce, accedendo alla potente dakini interiore, per poter attraversare la transizione, il tunnel delle tenebre, e dare alla luce il suo bambino. Nessun altro può farlo per lei.

Ricordo di avere assistito al manifestarsi della potenza della dakini scatenata in tutta la sua forza durante il mio primo travaglio. Erano passati solo pochi mesi dal nostro ritorno dall'India, e meno di un anno dalla mia rinuncia ai voti di monaca buddhista. Vivendo a Vashon Island, nello stretto di Puget, al largo di Seattle, scelsi il parto naturale in casa. Abitavamo in un cottage per raccoglitori di bacche, che aveva ospitato i lavoratori migranti che raccoglievano ribes sull'isola. Una piccola stufa a legna fungeva da riscaldamento e cucina.

Entrai in travaglio la mattina, e fu subito intenso. La sera, quando il medico arrivò da Seattle, ero in travaglio da ben otto ore, ma non c'erano stati progressi, e lui era convinto che la testa del bambino fosse nella posizione sbagliata. Improvvisamente pensai: "Devo fare uscire questo bambino! Spetta a me, non può farlo nessun altro. Che cosa devo fare?".

Mi sintonizzai sul corpo, scesi dal letto e mi misi a quattro zampe sul pavimento, dicendo al medico di lasciarmi fare. Cominciai a ondeggiare e scuotermi in avanti e indietro, su e giù. Mio marito provò ad avvicinarsi per chiedermi di calmarmi e respirare tranquillamente, ma dissi a tutti di togliersi di mezzo. Non ero gentile o calma, ero feroce e chiara. Ero come un animale primordiale: sudavo, tremavo e gemevo, ondeggiando selvaggiamente in avanti e indietro.

Il travaglio iniziò a progredire. Diventai ancora più selvaggia entrando nella fase di transizione, sempre a quattro zampe, con il corpo percorso da fremiti. E dopo un po' mi ritrovai con mia figlia appena nata tra le braccia.

Se avessi fatto come mi era stato detto, non sarei riuscita a modificare la sua posizione: fu tutto quel movimento selvaggio a quattro zampe ad aiutarla a spostarsi. Se non avessi preso in mano la situazione, diventando feroce e chiara e ascoltando la mia guida interiore, sarei stata costretta a farmi trasferire in aereo in un ospedale di Seattle per un cesareo.

Il Mandala Femminile

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Tsultrim Allione

Tsultrim Allione  è nata nel Maine e cresciuta nel New Harnpshire, si è interessata al Buddhismo fin dalla fanciullezza. Nel 1967 è stata in India e quindi in Nepal, dove è poi ritornata nel 1969. Poco più tardi è stata ordinata monaca buddhista da S. S. Karmapa, prendendo il nome di...
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