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La culla vuota - Estratto da "Il Segreto della Fertilità"

di Stefania Piloni, Simonetta Basso 3 mesi fa


La culla vuota - Estratto da "Il Segreto della Fertilità"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Stefania Piloni e Simonetta Basso e scopri come risolvere in modo naturale i problemi legati al concepimento

Nonostante il momento e il partner siano finalmente quelli giusti, nonostante il desiderio di entrambi, le speranze e le aspettative, ecco, nonostante tutto questo, il figlio tanto atteso non arriva. È, quella dell’infertilità, una realtà con cui al giorno d’oggi devono confrontarsi sempre più coppie nel nostro progredito mondo occidentale.

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Una concatenazione di fattori

Il 15%, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), mentre in base ai dati più recenti forniti dal Ministero della Salute, in Italia la difficoltà a procreare per vie naturali riguarderebbe una coppia su cinque: in linea con il trend internazionale, e pari al doppio rispetto a vent’anni fa.

Tecnicamente, si dovrebbe parlare di infertilità quando non c’è concepimento dopo 12-24 mesi di rapporti mirati e non protetti, e di sterilità quando uno dei due o entrambi i coniugi sono affetti da una condizione fisica permanente, come per esempio una menopausa precoce o un’azoospermia (la completa assenza di spermatozoi), che rende impossibile la procreazione.

In realtà, ormai i due termini vengono utilizzati come sinonimi. Quanto alle responsabilità, siamo davanti a un chiaro «concorso di colpa», visto che all’insuccesso riproduttivo contribuiscono in eguale misura maschi (35,4%) e femmine (35,5%).

Per spiegare una tendenza apparentemente inarrestabile – studi prospettici prevedono che in capo a due anni il 19% delle nuove coppie avrà problemi di sterilità o subfecondità (ossia presenterà un indice di fecondità più basso della norma) –, gli esperti hanno individuato diversi fattori che incidono in maniera negativa sul potenziale riproduttivo di entrambi i sessi, come vedremo in dettaglio nei prossimi capitoli.

Innanzitutto, lo spostamento in avanti dell’età in cui si cerca il primo figlio, che in particolare per la donna diminuisce le chance di concepimento: oggi si diventa mamme in media a trentadue anni, quando il picco naturale di fertilità femminile è tra i venti e i trenta.

Un ruolo rilevante lo giocano poi gli stili di vita: obesità o magrezza eccessiva, abuso di alcol, abitudine al fumo, uso di droghe e inquinamento, da ciò che respiriamo a ciò che finisce nel nostro piatto, che oltre a essere coinvolto in vari tipi di tumore può interferire con il sistema endocrino, danneggiando la fecondità.

Aumentano anche le infezioni sessualmente trasmesse, in particolare tra i giovanissimi, che usano poco il profilattico e sembrano inconsapevoli delle possibili conseguenze di questa scelta, anche sulla fertilità: si tratta infatti di malattie che, pur essendo talvolta asintomatiche, alterano l’equilibrio chimico vaginale, hanno un effetto tossico sugli spermatozoi e, se non curate per tempo, possono causare nella donna danni irreversibili alle tube.

A ben vedere, scarsa informazione e ignoranza sul tema costituiscono una parte non secondaria del problema, tanto più che non sono appannaggio esclusivo degli adolescenti: secondo un’indagine svolta dal Censis nel 2014, il 60% degli italiani adulti ammette di sapere poco (45%) o nulla (15%) sull’infertilità.

Ne è ulteriore riprova il ritardo con cui nel nostro Paese si approda a una diagnosi in caso di difficoltà di concepimento, apparentemente ignari di star perdendo tempo prezioso.

Uno studio italiano multicentrico del 2013 ha rilevato che, tra la presa di coscienza che qualcosa non va e la richiesta di un consulto medico, trascorrono all’incirca 13 mesi.

Così si arriva alla prima visita quando lei ha superato i trentasei anni, contro per esempio i trent’anni della paziente media negli Stati Uniti. Dove evidentemente è passato meglio il messaggio che l’età femminile elevata riduce le possibilità di successo anche nella procreazione medicalmente assistita (PMA).

Pensare al corpo non basta

Di fronte all’idea che forse qualcosa non funziona come dovrebbe, gli aspiranti genitori, seppur dopo qualche esitazione, decidono dunque di rivolgersi a uno specialista, quasi sempre il ginecologo.

Nella stragrande maggioranza dei casi, si parte certi di ricevere rassicurazioni oppure, tutt’al più, di dover andare alla ricerca di un «guasto» o un ostacolo di tipo fisico, nella speranza (se non nella convinzione) che esista una soluzione per veder realizzato il sogno di avere un bimbo.

Peccato che l’essere umano sia più complesso di una macchina, per quanto perfetta, e che non sempre è sufficiente un’aggiustatina di tipo meccanico per rimettere le cose a posto. Perché oltre al corpo contano, eccome, la psiche e i moti dell’animo: si tratta di elementi inseparabili e di eguale importanza.

Mai come nel caso dell’infertilità è necessario dunque un approccio olistico, che prenda in considerazione, oltre all’aspetto squisitamente medico, anche i vissuti della coppia, le emozioni e i sentimenti che le difficoltà nel concepire, o una vera e propria diagnosi di infertilità, inevitabilmente muovono.

Emozioni e sentimenti che vanno guardati negli occhi prima di decidere quale strada percorrere, per evitare di portarseli appresso come un fardello fantasma, ma pesantissimo, che potrebbe in qualunque momento rovesciare il proprio contenuto con effetti rovinosi.

Sterilità, «malattia» dei sentimenti

Quando si parla del peso del mondo interiore rispetto all’infertilità, la prima domanda è se quest’ultima possa essere dovuta essenzialmente a blocchi emotivi o a disturbi psicologici.

Dal punto di vista strettamente scientifico, la cosiddetta sterilità psicogena non è provata: in base agli studi effettuati fino a oggi (comprese le ricerche più recenti, condotte con un maggiore rigore metodologico) non si può concludere se questi fattori siano la causa o la conseguenza della sterilità stessa.

È vero però che, nonostante i progressi delle tecniche diagnostiche, il 10-15% dei casi viene tuttora classificato come «infertilità inspiegata» o idiopatica, per la quale cioè non è stata trovata una ragione organica. Ed è altrettanto vero che ogni psicoterapeuta o counselor che si occupa del problema ha avuto esperienza di situazioni di infertilità che si sono «magicamente» risolte dopo una serie di sedute, senza bisogno dell’intervento medico.

È ovvio quindi che la psiche e i sentimenti entrano in gioco, se non come causa principale, quanto meno come concausa.

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Stefania Piloni

Stefania Piloni è medico specialista in ginecologia e ostetricia. Docente di fitoterapia all'Università degli Studi di Milano, si è formata in omeopatia e in fitoterapia per prendersi cura delle sue pazienti unendo terapie complementari e medicina tradizionale. Esperta in...
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Simonetta Basso

Simonetta Basso è una giornalista con una lunga esperienza professionale nei periodici femminili: ha ricoperto tra l'altro l'incarico di vicedirettore di Pratica e direttore di Vera Magazine. Da sempre attenta ai temi della salute e dell'alimentazione, negli ultimi anni si è...
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