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La Comunicazione NonViolenta - Estratto da "Empatia"

di Jean-Philippe Faure, Céline Girardet 7 mesi fa


La Comunicazione NonViolenta - Estratto da "Empatia"

Leggi in anteprima l'inizio del primo capitolo del libro di Jean-Philippe Faure e Céline Girardet e scopri come comunicare in modo empatico con gli altri

In un momento cruciale dell'infanzia, di fronte a una grande sofferenza e in mancanza di aiuto, la maggior parte degli esseri umani decide di proteggersi facendo un gioco.

Spesso i giochi a cui si ricorre sono gli stessi: "Chi ha torto e chi ha ragione?", "E giusto o sbagliato?", "La vittima e il carnefice".

In molti casi, queste strategie hanno aiutato le persone a sopravvivere, ma comportano anche vari rischi, il peggiore dei quali è forse l'assuefazione: ci si abitua a farvi ricorso e si interpreta la magia dei rapporti solamente attraverso i loro filtri deformanti.

Indice dei contenuti:

Il gioco della vita

La Comunicazione nonviolenta (che d'ora in avanti abbrevieremo con la sigla CNV) ci invita ad abbandonare le nostre abituali strategie di difesa e a sviluppare la nostra fiducia intrinseca, per poi lanciarci nell'allegro gioco della vita.

Jean-Philippe. Ho vissuto il mio periodo di apprendimento della CNV come un cammino di trasformazione che mi ha aiutato a scoprire poco a poco le regole di questo grande gioco e a ritrovare la mia autenticità. Avevo imparato a costruirmi delle maschere, a interpretare un ruolo adatto a ogni situazione, a indossare il costume di alunno, di genitore, di non-violento.
Da quando ho conosciuto questo processo, trovo inebriante imparare a essere di nuovo e semplicemente me stesso. A non mostrare un volto preconfezionato ma a lasciarmi sorprendere dalla verità dell'emozione, e a scoprire, pian piano, la forza dei bisogni che si manifestano in me. Quando una persona crede di essere in conflitto con me e i miei vecchi sistemi di difesa si riattivano, dopo poco la loro credibilità viene meno e inizio a chiedermi: "Ma in fondo, come mi sento? E lui come si sente?'.
Cerco di entrare in contatto con la sofferenza dell' altro e di stabilire un legame con quel che provo. E il rapporto assume immediatamente un altro volto, più umano, più intenso. Scrivere questo libro è per me un modo per celebrare quel che la CN V mi ha donato e manifestare la mia gratitudine nei confronti di questo processo. Condividerlo con voi è un modo per assolvere questo piacevole debito di riconoscenza.

Le premesse della CNV

La CNV si basa su una serie di concetti di base, e dobbiamo la comprensione di una buona parte di essi allo psicologo americano Cari Rogers, pioniere della non-direttività e fondatore del cosiddetto approccio "centrato sulla persona". Ci teniamo a rendere omaggio al suo contributo condividendo con voi le due premesse che ci forniscono maggiore ispirazione.

1. Il piacere di contribuire al benessere degli altri

L'essere umano è naturalmente portato a contribuire al benessere degli altri, a condizione che si senta al sicuro e presti sufficiente ascolto ai propri bisogni. L'atto di donare soddisfa un bisogno fondamentale: trovare un senso alla propria vita. Forse ha difficoltà a ricevere perché non ha potuto manifestare a sufficienza questa sua tendenza naturale.

2. Ognuno possiede le chiavi delle difficoltà che incontra

L'essere umano possiede le risorse per affrontare i problemi che gli si presentano, a condizione di poter accogliere se stesso, o essere accolto, in quel che prova. Questa consapevolezza contribuisce a dare un senso alle difficoltà che incontra sul suo cammino.

Innanzitutto, parliamo di comunicazione

Vi è mai capitato di vivere la seguente situazione? State camminando per strada, avete fretta di raggiungere il vostro prossimo appuntamento, a cui ci tenete ad arrivare puntuali, e proprio in quel momento incrociate un amico che inizia a parlare, parlare e non si ferma più.

Sembra essere molto preso dal proprio racconto ed era già da un po' di tempo che desideravate avere sue notizie. Non sapendo come comportarvi, vi rassegnate ad ascoltarlo distrattamente, mentre dentro di voi una vocina si agita per ricordarvi il famoso appuntamento...

Come possiamo gestire la confusione che in quei momenti si crea dentro di noi? Scegliendo in modo chiaro e netto la direzione del nostro ascolto.

La comunicazione può riassumersi in due scelte:

  • entrare in connessione con se stessi;
  • entrare in connessione con l'altro.

Indipendentemente dal fatto che questo movimento avvenga in modo più o meno consapevole, ciò non toglie che non esistano altre possibilità.

Uno dei principali problemi della comunicazione nasce dalla nostra comprensibilissima tentazione di voler ascoltare in entrambe le direzioni contemporaneamente. Questo genera il tipo di dialogo che tutti noi conosciamo, dove ciascuno dichiara all'altro di avere capito, non dice nulla per provare questa affermazione ma, in compenso, sviluppa un'idea che dimostra che ha capito il contrario di quel che il suo interlocutore voleva esprimere.

Per evitare questo genere di fraintendimento, la CNV ci invita a investire in un' attenzione determinata, in un preciso istante, scegliendo la direzione delle nostre orecchie e rivolgendole o verso di noi o verso gli altri. Grazie a un investimento di questo tipo si può ottenere una comunicazione armoniosa.

Ovviamente, durante una discussione potrebbe risultare frustrante limitarsi a un'unica scelta, per cui cercheremo inevitabilmente un equilibrio tra l'ascolto di noi stessi e l'ascolto dell' altro.

Il processo della comunicazione può poi essere suddiviso in tre fasi:

  1. Ascoltiamo in una o nell'altra direzione.
  2. Effettuiamo una selezione e delle scelte tra quel che ci viene trasmesso.
  3. Esprimiamo o meno il risultato di questa selezione.

Questo meccanismo è così comune che la maggior parte delle volte lo mettiamo in atto senza neanche rendercene conto. Sviluppando la nostra capacità di vivere queste tappe con consapevolezza, ci offriamo un ulteriore strumento per gestire quel che proviamo.

Due animali al servizio della nostra comprensione

Marshall Rosenberg ha scelto due animali per simboleggiare due piani a cui possiamo rivolgere la nostra attenzione.

La giraffa rappresenta un essere umano in connessione con le forze vitali che lo animano. E stato scelto questo animale perché si tratta del mammifero terrestre col cuore più grande, e la CNV si basa innanzi tutto sull'ascolto del cuore. La giraffa ha inoltre la particolarità di avere il collo lungo, e ciò le permette, simbolicamente, di avere una visione a lungo termine nei rapporti e di sviluppare una qualità di benevolenza sia nei propri confronti sia in quelli degli altri. Una delle caratteristiche di questo animale è saper riconoscere lo slancio vitale che anima ciascun essere umano, anche se questo si manifesta in modo goffo. La giraffa, perciò, si vede circondata solo da giraffe.

Quindi, quando siamo in contatto con i nostri sentimenti e i nostri bisogni, li esprimiamo con chiarezza e siamo pronti ad accogliere quelli degli altri, possiamo dire che in quel momento mostriamo la .nostra natura di giraffa.

Ma spesso, a causa dei nostri condizionamenti, esprimiamo giudizi e preconcetti sia verso noi stessi sia verso gli altri. Quando siamo prigionieri di questi pensieri, mostriamo la nostra natura di sciacallo.

Questo animale simboleggia quindi un essere scisso dai propri bisogni: ha difficoltà a stabilire un legame tra la sua testa e il centro delle sue emozioni e, di conseguenza, spesso le esprime in modo maldestro; si crede circondato da sciacalli e, ovviamente, vive più in preda alla paura che alla fiducia.

Naturalmente il punto non è cercare di classificare le persone in base a due categorie, ma capire che in ogni istante abbiamo la possibilità di scegliere tra due piani di coscienza. Lo sciacallo, quindi, non rappresenta un essere umano, ma uno schema fisso di pensiero nel quale ci rinchiudiamo quando vogliamo renderci la vita un inferno. La giraffa, invece, incarna un modo naturale di comunicare, che i nostri condizionamenti ci hanno spesso fatto perdere ma che possiamo cercare di ritrovare.

I quattro punti della Comunicazione nonviolenta

Per restare connessa all'energia vitale, la giraffa si aiuterà concentrandosi su quattro punti. Indipendentemente dal messaggio espresso, cercherà di:

  1. effettuare una rigorosa osservazione dei fatti;
  2. entrare in connessione col sentimento stimolato da quei fatti;
  3. entrare in connessione col bisogno all'origine di quel sentimento;
  4. infine, farà una richiesta concreta e positiva.

Come precedentemente detto, esistono due direzioni nella comunicazione, e il modo in cui si presterà attenzione a questi quattro punti sarà lo stesso sia che le orecchie siano rivolte verso se stessi sia verso gli altri.

Ecco lo schema di base per l'espressione di questi quattro punti:

 

Tratto dal libro:

Empatia: Al Cuore della Comunicazione Non Violenta

Il potere e la gioia dell'accoglienza

Céline Girardet, Jean-Philippe Faure

L’empatia, così come intesa dalla Comunicazione Non Violenta, è ascolto profondo e completo dell’altro, delle sue ragioni e dei suoi sentimenti. Gli autori, con linguaggio semplice e divulgativo, hanno descritto casi positivi e anche negativi, perché l’elenco degli ostacoli più frequenti alla comunicazione empatica renderà più semplice l’apprendimento della pratica.

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Jean-Philippe Faure si occupa di formazione nell’ambito della Comunicazione Non Violenta in Svizzera. Nel lavoro e nei libri trasferisce le proprie esperienze di padre e di formatore in ambito scolastico e familiare. 
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Céline Girardet vive e lavora in Svizzera come psicoterapeuta. Da anni impiega la CNV nel proprio lavoro con singoli e gruppi.
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