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L’inizio - Estratto dal romanzo "Tè Bancha" di Alberto Beltrame

di Alberto Beltrame 10 mesi fa


L’inizio - Estratto dal romanzo "Tè Bancha" di Alberto Beltrame

«Mi devi spiegare una cosa, per favore.»

«Certo, dimmi.»

Le riunioni settimanali con mio fratello erano un rito che veniva rispettato oramai da tanti anni.

Ogni mercoledì alle due in punto mi presentavo a casa sua, senza nessun appuntamento: non ce n’era alcun bisogno.

Mi offriva un caffè, fumavo una sigaretta, chiacchieravamo un’oretta del più e del meno e poi andavo al lavoro. Era l’unico momento della settimana in cui avevamo la possibilità di vederci, di parlare. Lui non amava venire a casa mia, diceva sempre che non voleva intromettersi nella mia vita famigliare, nonostante io vivessi solo ormai da tanto tempo.

Nemmeno in ufficio amava venire, odiava quell’atmosfera grigia e senz’anima, così diceva, che vi si respirava.

Lui non aveva impegni, non aveva regole, faceva tutto ciò che desiderava: non è mai voluto scendere ad alcun compromesso.

«Perché non hai mai fatto il giornalista? Perché scrivi solo romanzi?»

Mi sorrise, come può sorridere un fratello, con una intima ironia in ogni sua ruga.

«Si vede che non leggi i miei libri.»

«Sai che non ho tempo.»

«I miei libri non superano le cento pagine, non hai mezz’ora di tempo?»

«Magari ce l’ho, mezz’ora di tempo, ma non voglio buttarla via dandoti la soddisfazione di leggere un tuo libro.» Dissi con un ghigno stampato sul volto.

«Allora…» Continuai. «…Mai pensato di fare il giornalista?»

«No mai, non mi è mai interessato.»

«Perché no?»

Sorseggiai un bicchiere di buon rhum giamaicano, obbligatorio dopo il caffè, il fumo delle nostre sigarette riempì tutta la stanza ma eravamo entrambi troppo vecchi per perdere i nostri brutti vizi, compagni fedeli della nostra lunga vita.

«Perché sono lavori completamente differenti.»

«Quali, lo scrittore e il giornalista?»

«Sì.»

«E quali sarebbero queste immense differenze?»

«Un giornalista è alla ricerca della verità: il suo lavoro è analizzare i fatti e andare alla fonte, rivelarne la sorgente. Io non cerco la verità, la lascio volentieri a loro. Quello che io ho sempre cercato è la bellezza, la poesia, un sentimento puro, un istante di impagabile estasi.»

«E pensi di trovarlo scrivendo dei libri?»

«Perché no?!? Ogni libro è una creatura, è come un figlio. Nasce in un istante di genio ma poi deve crescere, lo vedo crescere, opera indipendente dalla mia volontà. Giunge a un finale, quando meno me lo aspetto, a una morte, proprio come un essere umano. Poi ho la possibilità di rileggerlo, e mi pare un’opera non scritta da me, un’opera a me sconosciuta. So di averla scritta io, so che le frasi escono dalla mia mente, eppure non ricordo nulla, come se, mentre scrivo, le dita mi si muovessero dall’anima.»

«E quindi nei tuoi stessi libri tu trovi la bellezza?»

«Alcune volte. È la bellezza del sentimento che mi suscitano, la purezza che sento crescere in me.»

«Non sarebbe più semplice uscire e conoscere persone diverse, cose nuove, per provare dei sentimenti?»

Lo vidi mentre osservava la fede sul suo dito. Lo vidi sorridere e continuai a provocarlo, desideravo che avesse una reazione: «Claire è morta da tanti anni…»

«Sette anni tra un mese esatto.»

«…Esatto, non pensi sia ora di andare avanti?»

«Ho sessantacinque anni, dove vuoi che vada?!? Non riesco nemmeno a camminare senza l’aiuto di questo bastone.»

«Ciò non toglie che potresti ancora viverne altri venti, vuoi passarli in solitudine?»

«Ci sei tu.»

«Io ci sono un’oretta il mercoledì.»

Sospirò.

«Vedi Giovanni, io non cerco niente di più di quello che ho. Ho avuto una fortuna immensa nella mia vita: ho potuto guadagnarmi da vivere facendo ciò che più mi piace, ho potuto girare il mondo e ho potuto, soprattutto, trascorrere tanti anni insieme alla persona da me amata.»

«Sì, Tommaso, lo capisco, ma è stato tanti anni fa.»

«Sì, è stato tanti tanti anni fa. Ma il fatto che lei non ci sia più non significa che il mio sentimento sia morto. Io provo per lei lo stesso amore che ho provato durante i trentatré anni di matrimonio. Non è cambiato di una virgola.»

«Ma non esiste più l’oggetto del tuo amore.»

«Lo so che è difficile da comprendere, e forse per te lo è ancor più che per una persona normale; io so che ci sono donne meravigliose in tutto il mondo, buon Dio, ho trascorso la vita ad amare le donne, sebbene in verità ne abbia amata una sola. Ma non ho alcun interesse a conoscerne altre.»

«Perché ti consideri anziano?»

«Io sono anziano, e sono anche scorbutico e snob. Pieno di vizi, pieno di fissazioni, con molte manie. Ma non è questo il punto.»

«E qual è il punto?»

«Il punto è che sono contento così. Io ho conosciuto l’amore, l’ho vissuto, l’ho assaporato, l’ho gustato per tanti anni. Ho provato ciò che si prova a vivere per un’altra persona, ho sentito cosa significa essere protetti e proteggere, ho visto la pura bellezza nella nostra unione. Non ho bisogno di niente altro.»

«Capisco.»

Come al solito, il mio tentativo di smuoverlo non produsse l’effetto da me desiderato. Guardai l’orologio, cominciava a essere ora di andare in ufficio.

Mi alzai e lui con me, appoggiandosi al bastone.

«Se tu leggessi almeno uno dei miei libri…» cominciò a dire mentre mi accompagnava alla porta. «…ti preoccuperesti molto meno.»

«Può darsi.»

«Anzi, forse, sono io che dovrei iniziare a preoccuparmi, non trovi?»

Lo guardai con occhio torvo. «Perché dici così?»

«Perché, oggi, caro il mio fratello maggiore, è martedì.»

Tè Bancha

Alberto Beltrame

(1)

«E questo fu ciò che compresi: non sarei mai riuscito a trovare ciò che da tanto andavo cercando fino a che non mi fossi deciso a smettere di cercarlo...» Tommaso e Claire: due persone che non hanno avuto paura di sfidare...

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Alberto Beltrame

Alberto Beltrame, classe 1982, veneto, è un imprenditore attivo principalmente nei settori siderurgico, immobiliare ed energetico. Insegnante di Kung Fu Wing Tzun, vive a Riccione insieme alla moglie Chiara, dove è impegnato anche nel sociale.
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