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L'importanza del linguaggio

di Riccardo Tristano Tuis 11 mesi fa


L'importanza del linguaggio

Leggi un estratto dal libro "Parole di Potenza" di Riccardo Tristano Tuis e scopri come cambiare il tuo destino grazie alla parola

Ve lo siete mai chiesto quanto importante sia il linguaggio nella nostra vita? Quanto influisca nei nostri rapporti con le altre persone e persino nei propri processi mentali e nel proprio dialogo interiore?

Il linguaggio è in grado di generare qualsiasi emozione all’interno dello spettro emotivo umano, dal farti cadere nel baratro togliendoti ogni lacrima fino al donarti la gioia più intensa.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Parole di Potenza

Crea la tua realtà con la magia del linguaggio

Riccardo Tristano Tuis

(5)

Ti sei mai chiesto quanto importante sia il linguaggio nella tua vita? Quanto influisca nei tuoi rapporti con le altre persone e persino nei tuoi processi mentali e nel tuo dialogo interiore? Il linguaggio è in grado di generare qualsiasi emozione...

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Il linguaggio è lo strumento che ha fatto fare passi da gigante all’umanità, attraverso questo si sono trasmesse idee grazie alle quali la mente umana si è evoluta a più alti concetti ma, contemporaneamente, il suo uso ha limitato altre aree cerebrali correlate alla percezione diretta, il cosiddetto “sesto senso”, e ora chi detiene il controllo della comunicazione può riportare l’umanità in una nuova era oscurantista attraverso la censura o il neolinguaggio di orwelliana memoria che affonda le sue oscure radici nelle fallacie logiche aristoteliche.

Il libro The fireman the galaxy, science-fìction di Ray Bradbury, da cui è stato tratto il film Fahrenheit 451, parla di una società in cui i libri sono illegali e coloro che li possiedono sono considerati sovversivi e vengono puniti con l’arresto e l’incendio della propria casa. Il film presenta un passaggio significativo che fa indubbiamente riflettere quando uno dei protagonisti afferma che «il ministero ha cancellato il linguaggio per cancellare il pensiero». Ciò non è tanto distante da quanto avviene nella nostra società in cui i libri non sono ancora banditi ma, nei mass media e nelle scuole, lo è la libera informazione e le notizie che comprometterebbero il pensiero unico dominante che tiene sotto incantesimo la società.

Il potere del linguaggio è stato studiato fin dall’antichità e in tempi recenti si è ulteriormente approfondita la sua analisi, sia per migliorare la nostra conoscenza e per un utilizzo per fini legati al proprio miglioramento, sia per impiegarlo con maggior efficacia nel controllo mentale oramai applicato su vasta scala nell’odierna società globale gestita dai burattinai del globalismo e del pensiero unico.

L’importanza del linguaggio è stata recentemente trattata anche dal mondo della celluloide attraverso il film di fantascienza Arrival, ove possiamo deliziarci con un’intelligente trama che ci fa riflettere in merito a esso e a come questo influisca nella società e nel singolo. Già dalle prime scene del film si possono vedere gli atterraggi pacifici di astronavi aliene sulla Terra e di come i militari allestiscono una squadra che avrà il compito di gestire il primo contatto ove parteciperà Louise, un’esperta del linguaggio, che ha il compito di capire gli strani versi emessi dagli alieni. In seguito la specialista linguistica scoprirà che questi impiegano una forma scritta molto evoluta che non è lineare come quella umana che procede per linea retta, solitamente da sinistra verso destra per esprimere la linea del tempo dal passato verso il futuro, bensì una circolare e atemporale basata su frasi palindrome, il cui tratto ricorda vagamente lo Shodo, l’arte della calligrafia giapponese.

Nell’opera cinematografica hollywoodiana la linguista e la sua equipe studieranno questa scrittura avanzata fino a costituire un rudimentale vocabolario con cui comprendere, per sommi capi, la comunicazione di base degli alieni. La bellezza della sceneggiatura si palesa quando Louise, nel momento in cui inizia a immergersi nello studio della comunicazione aliena, sperimenterà dei sogni che in seguito scoprirà essere finestre aperte sul suo futuro. La stessa specialista spiegherà quanto il linguaggio in una società va a modellare il pensiero dei suoi appartenenti, almeno così sostiene l’ipotesi della relatività linguistica, e si porta così lo spettatore a far comprendere come l’apprendimento del peculiare e atemporale linguaggio alieno porti la mente di Louise ad aprirsi a qualcosa di più grande.

Un’altra piccola gemma del film è far capire agli spettatori l’ambiguità del linguaggio, come una parola possa avere più significati in base al contesto nel quale viene espressa, presentando il simbolo alieno tradotto dall’equipe di specialisti come “offrire arma”. Questa traduzione metterà in allarme i militari che riterranno la comunicazione extraterrestre una sorta di minaccia, e per loro forma mentis si appresteranno all’uso della forza; poi, invece, si scoprirà che l’“arma” offerta dagli alieni è il loro peculiare linguaggio, dunque uno strumento che permetterebbe all’umanità di uscire da una visione lineare e limitata attraverso la quale percepisce la realtà.

Purtroppo spesso la realtà è molto diversa dal “lieto fine” cinematografico, e nella nostra attualità il linguaggio umano è impiegato in maniera “militare” dagli ingegneri sociale e dai loro “maghi neuro-semantici” che ne hanno fatto uno strumento di controllo, per non dire una vera e propria arma per generare conflitti, interiori e non, nell’essere umano.

E' peculiare come il progresso scientifico negli ultimi 70 anni abbia avuto una così spiccata corrispondenza con lo studio della psiche umana e la programmazione mentale attraverso il linguaggio ideologico, chiamato anche “antilingua”, che intenzionalmente modifica il senso delle parole al fine di renderlo più accettabile, invertendo e pervertendo i costumi sociali. Contemporaneamente a tutto ciò, c’è stato un imbarbarimento nella comunicazione sociale; strada facendo si è persa estetica, poesia e ricchezza semantica in uso a partire dalla classe colta e a cascata negli altri strati sociali. Nella recentissima era dell’informatica e del globalismo il linguaggio è stato ulteriormente spogliato e riplasmato con termini e concerti tecnologici che portano la stessa mente umana a diventare sempre più schematica e cinica.

In passato ci sono state persone e scuole che si erano rese conto di quanto il linguaggio fosse uno strumento di evoluzione e di dominio; il significato delle parole tradiva questa conoscenza da parte di coloro che - nel corso dei secoli - erano implicati nella costruzione e nel rimodellamento del linguaggio. All’origine sembra che ci fosse un’unica matrice linguistica dalla quale si sono poi sviluppate una moltitudine di lingue che sono state foriere di divisione e, allegoricamente, ne troviamo traccia anche nella Genesi attraverso la storia della Babele mesopotamica. Da questa matrice base sono nate le cosiddette lingue antiche del secondo millennio a.C. e poi quelle del primo millennio a.C. tra le quali troviamo anche il latino. In ambito esoterico il linguaggio è parte essenziale degli strumenti delle operazioni magiche, tanto che il massone ed esoterista Jean Marie Ragon arriverà ad affermare che:

«I nomi delle cose hanno un loro potere. L’arte magica ha la sua lingua; questa lingua ha le sue virtù; è un’immagine delle firme. Da qui l’effetto delle invocazioni, evocazioni, scongiuri, suppliche e altre formule».

Come andremo a vedere il linguaggio è una forma avanzata di magia con cui s’incanta l’ascoltatore e persino se stessi. Non è certo un caso che in tempi moderni per coniare il termine “spelling" - ovvero pronunciare le lettere che compongono una parola - dal verbo inglese to spell, si sia impiegata proprio la parola spell che come sostantivo ha il significato di “incantesimo”, mentre spelling è l’azione di fare l’incantesimo. Ed è proprio questo che facciamo quando usiamo le parole: incantiamo le persone con “simboli” che hanno un significato e che inevitabilmente influiranno nei processi mentali ed emotivi di coloro ai quali saranno rivolte.

La programmazione neurolinguistica più bieca legata al marketing, o l’impiego delle fallacie aristoteliche, solitamente usate dai media e nella politica, servono proprio a mettere sotto incantesimo la mente umana.

Non è un caso che termini quali “maledetto” o “benedetto” suddivisi in sillabe esplicitano il loro significato di “qualcosa di cui parliamo male” oppure “qualcosa di cui parliamo bene”. La maledizione o la benedizione rappresentano l’atto di proferire la parola verso qualcosa, e guarda caso lo strumento primario della magia è sia il simbolo-sigillo sia la formula magica che consiste in una serie di parole che recano in loro il fine dell’operazione stessa.

Più la lingua è antica e più per i “magisti” è potente la formula magica, per questo in tali ambiti ci si serve del latino, una lingua che ha risentito molto meno del sabotaggio riservato ai moderni linguaggi. Nell’antica sapienza orientale dell’induismo e del buddhismo si parla del bija, il “suono-seme” che trasformò l’energia potenziale in materia, arrivando ad associare a ogni forma materiale un suono grazie al quale tale forma si è materializzata nel mondo fisico, anticipando così di millenni le moderne ricerche e teorie scientifiche che riconoscono come ogni singolo oggetto abbia una sua “firma di frequenza” e che gli stessi costituenti, atomi, quark e stringhe, non siano altro che vibrazioni.

Quello che ancora la scienza occidentale non ha ben compreso sono i bija mantra, i suoni vocalizzati o “parole di potenza” che, grazie alle loro vibrazioni, secondo la tradizione Veda contribuirebbero a modificare la coscienza. Questo antico sapere orientale si è ripresentato in altri luoghi attraverso il termine abracadabra, in uso nella pratica magica, e una delle tesi sull’origine di questa parola di potenza sostiene provenga dall’aramaico Avrah Ka Dabra, il cui significato è “io creo da come parlo”.

Tutto ciò spiegherebbe il perché questo sapere sia stato gelosamente custodito dalle antiche scuole misteriche. Se l’essere umano scoprisse e comprendesse che “crea da come parla”, e che ovviamente è il riflesso di come e ciò che pensa, la sua vita potrebbe cambiare radicalmente in meglio se fosse questo ciò che volesse. Questo perché se il magus diventasse conscio di possedere la magia la userebbe per risollevarsi, e nel momento in cui tutti venissero a conoscenza di questo “segreto” nessuno potrebbe più servirsene a discapito degli altri giacché ognuno sarebbe in grado di proteggersi dalla magia nera del linguaggio di chi già la impiega e non vuole rivelarla.

Un mondo pieno di magia, nel senso di generare effetti straordinari e positivi per ognuno di noi, è ciò che ci auguriamo. Il destino è sempre stato nelle tue mani, il segreto è sempre stato custodito dalla tua mente e ora che ti addentrerai fra le parole di questo testo presto scoprirai come esse siano incantesimi potenti che possono essere usati per migliorare la tua e l’altrui vita.

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