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L'immagine mentale dell'avversario

di Piero Ragone 2 mesi fa


L'immagine mentale dell'avversario

Leggi un estratto da "Il Tuo Destino ti Troverà" di Piero Ragone e scopri chi è il drago che dimora in ognuno di noi

Il Drago è l'immagine mentale dell'avversario: se la volta del nostro tempio interiore ricomincia ad illuminarsi del bagliore dei sogni che, diventando adulti, avevamo smarrito, il Drago riapre gli occhi e percepisce la nostra presenza come una minaccia.

Chi ricomincia a credere, percorre il sentiero che conduce alla propria anima, e non può esserci lieto fine se non liberiamo l'illustre prigioniera dalle grinfie dell'avversario.

Se vuoi essere felice non hai scelta: devi affrontare il Drago.

Stai leggendo un estratto da

Il Tuo Destino ti Troverà per quanto lontano tu possa andare

La nostra vita potrebbe diventare il manuale di sopravvivenza di qualcun altro

Piero Ragone

(1)

Cos'è il destino?Il nome in codice della coscienza. Chi è il Drago?La maschera dell'ombra. Cos'è la paura?L'ombra dei nostri sogni Qual è la sfida più grande?Affrontare il Drago. Qual è la vittoria più...

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Indice dei contenuti:

In profondità, più in alto che puoi

Non puoi tirarti indietro o rifiutare la sfida ma, se accetti di affrontarlo, è bene che tu sappia: sei destinato a perdere.

Per raggiungere l'Isola che non c'è, Peter Pan segue la seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino; Dorothy Gale percorre la via di mattoni gialli per giungere alla città di Smeraldo nel cuore del Regno di Oz.

La via di chi ricerca l'anima è in profondità, più in alto che può.

«La mia valigia è sempre pronta, mi ricorda che sono di passaggio» spiega il commissario Corrado Cattani, l'eroe de La Piovra (1984-1989)
«Per andare dove?» domanda la giudice Silvia Conti;
«In alto, dove tutto diventa più fitto, più intricato, dove senti che la gente ha paura e, in fondo, la capisco: hanno tutti qualcosa da perdere.»

Proprio perché la nostra missione è spingerci laddove la gente ha paura, non esiste creatura nell'universo che si avventuri più in profondità di chi fa ritorno a se stesso: "Egli cerca se stesso" scrive Rimbaud nella Lettera del Veggente "ed esaurisce in sé tutti i veleni per non conservarne che la quintessenza, ineffabile tortura nella quale ha bisogno di tutta la fede, di tutta la forza sovrumana poiché giunge all'ignoto e anche se, sbigottito, finisse col perdere l'intelligenza delle proprie visioni, le avrebbe pur viste".

Più i fondali sono cupi, più elevate sono le vette che conquistiamo.

La natura nasconde i beni di maggior valore in luoghi inaccessibili: l'acqua pura sulla cima delle montagne o nei fiumi sotterranei, l'oro nel sottosuolo, i semi delle piante nel grembo della terra, l'anima nel profondo del reame interiore.

Nel gotico Dracula Untold (2014), il principe Vlad si addentra in una tetra grotta alla ricerca di Dracula, l'unico ambiente in cui poteva avvenire l'incontro: per affrontare il nostro avversario, è necessario discendere nei meandri più oscuri di noi stessi.

Il padre dei non-morti commenta l'ardire del principe con parole pungenti: "Quelli che entrano qui emanano odore di paura; in te sento speranza. Chi cercherebbe speranza nella propria tomba?". Solo chi ha la forza di credere che il nostro mondo interiore non sia una tomba, rispondiamo noi per Vlad.

La speranza che ha condotto il guerriero in un luogo così impervio viene avvertita come una minaccia dal Signore dell'ombra: il Drago ha intuito che il principe possiede l'antidoto contro il buio del mondo interiore, e cerca di dissuadere l'impavido Vlad, che si è spinto nei sotterranei della sua coscienza.

Secondo la leggenda, un antro nelle remote profondità della terra è il luogo in cui si trova l'ultimo dei grandi draghi che il re Uther Pendragon, padre di Artù, trattiene nelle segrete del suo castello.

Nel primo episodio della serie TV Merlin (2008-2014), la possente bestia che dimora nel cuore inaccessibile della fortezza spiega al giovane mago Merlino che il suo destino è proteggere re Artù.

È uno spunto interessante: l'incontro con il Drago rivela il nostro destino.

Il trionfo e la rovina

Ogni vittoria ha in grembo il seme della corruzione.

Il Drago seduce con quello che già possediamo e con quello di cui non abbiamo bisogno, e la sua astuzia è indurci a credere che siano entrambi indispensabili.

Il suo compito è convincerci che la strada che abbiamo intrapreso non porterà mai alla vera felicità: non c'è gloria nel ridestare l'anima, non c'è ricchezza lungo la via che riconduce alla coscienza, non c'è gioia nel diventare ciò che siamo. Insinuando questo dubbio nella mente, propone successi più immediati, mondani e redditizi.

Conoscendo i punti deboli delle nostre aspirazioni, orienta i nostri passi spirituali verso una scelta ingannevole, conducendoci dinanzi ai due pilastri che antecedono l'ingresso al tempio della vita: il primo è la vanagloria del successo, il secondo è l'umiliazione della sconfitta.

È così che costringe un fanciullo a diventare adulto.

Non esiste mortale risvegliato dal destino che non sia stato al cospetto del maestoso ingresso; se vuoi procedere verso la tua coscienza, se aneli alla felicità, il Drago dice: "Scegli o non avrai altra scelta".

Le due colonne sono così ravvicinate da rendere impossibile il passaggio; a causa dello spazio esiguo che le separa, ogni tentativo di oltrepassarle lascerà su di noi dei segni indelebili, e sarà la nostra attitudine a determinare quale provocherà le ferite più profonde, l'inganno del trionfo o l'illusione del fallimento.

All'ingresso del campo centrale di Wimbledon, il manto verde più famoso del mondo, campeggia una frase che risuona come un monito per chiunque si appresti ad entrarvi: Che tu possa incontrare il trionfo e la rovina e fronteggiare questi due impostori trattandoli allo stesso modo.

I versi, tratti dalla poesia If (1895) del poeta britannico Joseph Rudyard Kipling, definiscono il trionfo e la rovina come due impostori che sono in egual misura all'origine di ogni dolore umano e che conducono ugualmente alla disfatta: secondo Kipling, chi trionfa ha paura di perdere quello che ha conquistato, teme di dover ricominciare, è sedotto dalle insidie del successo e distratto dalle tentazioni che ne conseguono; allo stesso modo, chi cade in rovina ha timore di subire altre disfatte e, avendo conosciuto il dolore che accompagna la sconfitta, eviterà in tutti i modi le situazioni che potrebbero provocare ulteriore sconforto.

Due colonne portanti della vita da adulti, due astuti truffatori: il successo illuderà di essere più grandi di quanto realmente siamo; la rovina indurrà a credere di avere meno capacità di quanto speravamo.

Ritenersi la persona migliore del mondo non è diverso dal pensare di essere la peggiore: in entrambi i casi, attribuiamo a noi stessi un ruolo che non ci è stato assegnato.

Il Drago propone trionfo o rovina; il destino offre pace o annientamento. Quale delle due ha determinato finora tutta la nostra vita?

Chi cerca un colpevole, lo trova in un'ombra

La linea che separa luce e oscurità si chiama coscienza; guardare l'ombra significa sondare la terra di confine tra ciò che siamo e ciò che temiamo di poter essere.

L'ombra esterna ha un'estensione; quella interiore ha profondità. L'oscurità è l'ombra del corpo, il Drago è l'ombra dell'anima.

La zona oscura termina dove comincia la ricerca.

La vita da dormienti che conduciamo fino all'incontro con il Drago è una lunga, silenziosa, ovattata incubazione del momento; quando la nostra luce fallisce, puntiamo il dito contro l'ombra che ci segue ad ogni passo.

«Qualcosa lungo il tragitto ti ha cambiato - ha fatto notare Rocky Balboa a me e a suo figlio Robert nel sesto film della saga (2006) - crescendo, sono aumentate le difficoltà e hai permesso a uomini qualunque di dirti che non sei capace. Così hai cercato un colpevole e l'hai trovato in un'ombra: se lasci che prenda il sopravvento, ti metterà in ginocchio e ti lascerà senza nulla, per sempre. Finché non avrai fiducia in te stesso, non avrai mai una vita.»

Cerchiamo i colpevoli in un'ombra: persuasi di aver fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità per affermarci, addebitiamo il nostro fallimento ad un rivale o ad un limite interiore, sprechiamo energie commiserando noi stessi e ammettiamo, inermi, l'invincibilità di chi abbiamo di fronte.

Quando accettiamo il tramonto delle nostre ambizioni come prassi della vita da adulti, non abbiamo ascoltato la voce della coscienza ma il sibilo insidioso di un avversario che si veste di menzogna. 

L'unità di misura dell'ego è l'ombra

La forza suggestiva del nome non deve trarre in inganno: il termine drago deriva dal latino draco, in greco derkomai, dalla radice indoeuropea -derk, la stessa da cui ha origine il sostantivo inglese dark, che significa "buio, oscurità": il Drago è dolore, paura, vergogna, ombra, vuoto interiore, il nulla al quale concediamo la libertà di assumere le sembianze di qualunque pensiero o impedimento reputiamo più grande e più potente di noi.

L'Ombra è il vero volto del Drago; il Drago è la maschera dell'Ombra.

Il suo vero aspetto è il groviglio delle nostre inquietudini, la sua forza è nella nostra insicurezza, il suo nutrimento sono i nostri insuccessi, la nostra frustrazione, la nostra collera, la nostra resa.

Il Drago si cela in ogni turbamento emotivo che ostacola la realizzazione di noi stessi, si serve delle seduzioni del mondo facendo leva sulle nostre debolezze, gioca con i sensi di colpa, si insinua nei pensieri più tortuosi.

Il Drago è menzognero perché è figlio dell'oscurità: l'italiano bugia, che significa "cosa non vera, che non corrisponde a verità", deriva dall'antico etrusco puia, in spagnolo bujia, termini dalla chiara assonanza con il sostantivo bugia: così come il buio impedisce di vedere, allo stesso modo la menzogna occulta la verità.

L'ombra è una proiezione speculare del reale ma priva della luce e della verità di ciò che imita; il Drago si ammanta di oscurità così come l'ego si veste di menzogna.

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