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L'ecosistema ci mette in guardia: ascoltiamolo

di Jérémie Pichon, Bénédicte Moret 15 giorni fa


L'ecosistema ci mette in guardia: ascoltiamolo

Leggi un estratto da "Voglio una Vita 100% Green" di Jérémie Pichon e Bénédicte Moret

Non c'è più tempo, dobbiamo ridefinire subito il nostro rapporto con l'ambiente e preservare il nostro spazio vitale. Dobbiamo ripensare il rapporto che abbiamo con il progresso, gli altri e anche noi stessi. È un'emergenza fisica, perché stiamo ipotecando la nostra stessa sopravvivenza, in buone condizioni, sul pianeta Terra.

Un'emergenza umana: ancora oggi 3 miliardi di individui vivono con meno di 2 dollari al giorno. Un bambino muore di fame ogni 5 secondi. E il Congo vive una catastrofe umana nell'indifferenza totale: 4 milioni di morti in 20 anni per lo sfruttamento delle riserve minerarie, tra cui il cobalto dei nostri smartphone. Realtà aumentata. Il nostro modello di sviluppo e di civilizzazione basato sulla divisione del lavoro, la delocalizzazione, il saccheggio e la speculazione è aberrante, perché controproducente da un punto di vista sociale ed ecologico.

Il sistema è giunto alla drastica diminuzione delle risorse: acqua, energie fossili, metalli, risorse vegetali, ittiche e animali che ne delineano ormai i limiti fisici e il vicolo cieco in cui ci troviamo tutti. La fine del mondo, un mondo che sta già crollando, ci dà l'opportunità di cambiare modello e costruire un domani che onori la Vita e l'Essere umano.

La transizione ecologica è un'opportunità

«La catastrofe non è una crisi finanziaria, economica, ecologica, politica, sociale o culturale. È tutto questo, insieme e simultaneamente. Una situazione che non avevamo mai visto prima. È una crisi antropologica».
Yves Cachet, discorso tenuto all'Assemblée nationale sulla crisi dei subprime il 14 ottobre 2008

Ci troviamo di fronte a una crisi unica nella storia della civiltà umana. Dobbiamo ridefinire il sistema e non accontentarci di dipingerlo di verde. Fare una transizione ecologica nel senso globale del termine: ecosistemica e quindi economica, ambientale, sociale, politica.

Pensiamo davvero che la tecnologia possa trasformare, con prestazioni miracolose, il sovraconsumo di ognuno di noi in un impatto sostenibile per l'ecosistema? Una pura illusione, nonché un modo per aggirare il problema. Non ci sono energie pulite, crescita verde, oggetti durevoli. Solo gli stili di vita sono durevoli.

Quello che serve sono la nostra onestà e il nostro impegno. L'onestà di tutti per riconoscere che il nostro stile di vita è incompatibile con un equilibrio ecologico e umano sulla Terra. L'impegno di ognuno di noi affinché il cambiamento parta dal singolo individuo che inizia a modificare il proprio stile di vita. È così che limiteremo il cambiamento climatico a 3,4 o 5°C, e questo è l'unico obiettivo che ci possiamo prefissare oggi.

«Ormai è troppo tardi per impedire le gravi conseguenze del cambiamento climatico. Ma non è ancora troppo tardi per limitarle ed evitare che il sistema climatico arrivi a un punto di non ritorno», ricorda Dominique Bourg, filosofo e professore alla facoltà di Geoscienze dell'ambiente all'università di Losanna.

Tra il comunismo sconfitto nel 1989 e il liberalismo uscito vincitore dalla Guerra fredda del XX secolo, c'è una terza via: quella del buonsenso, della condivisione, dell'interesse generale. La via «della rilocalizzazione contro la globalizzazione e del rallentamento contro il culto della rapidità, del ritorno al concetto di cooperazione contro lo spirito concorrenziale, della gratuità contro la mercificazione». Una via che dobbiamo inventare e di cui intravediamo già numerose premesse. Perché l'innovazione sociale è all'opera. Anche l'innovazione economica, non tecnologica, ma sistemica.

Ci sono uomini e donne che inventano e propongono, da un punto di vista sociale e solidale, nuovi schemi di finanziamento di interesse generale, meccanismi istituzionali più giusti e condivisi. Le soluzioni sono già in atto oggi. E i beneficiari non devono essere i grandi distruttori «antropofagi», gli azionisti e le banche speculative, bensì le altre persone come noi.

La transizione ecologica è globale.

Vuol dire che abbiamo una splendida opportunità per costruire il mondo di domani da un punto di vista:

  • ECONOMICO: mettendo fine alle disuguaglianze e permettendo la condivisione, la giustizia economica e la rilocalizzazione dei posti di lavoro e delle produzioni locali che resistono.
  • AMBIENTALE: modificando il nostro impatto umano e salvando la Terra, la nostra «casa comune», ripensando il rapporto con la natura (facciamo parte dell'ecosistema, non gli viviamo «accanto») e ridando alla vegetazione e agli animali il posto che spetta loro.
  • SANITARIO: smettendo di essere le cavie del sistema industriale, di autodistruggerci, e riducendo i costi smisurati della sanità.
  • POLITICO: mettendo in discussione la democrazia rappresentativa dei nostri Paesi, ormai in fallimento, per una democrazia diretta, condivisa, locale e decentralizzata.

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Jérémie Pichon, Bénédicte Moret

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Jérémie Pichon

Jérémie Pichon ha lavorato 15 anni per le organizzazioni governative che si occupano di ambiente e di ecologia.
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Bénédicte Moret

Bénédicte Moret, alias Bloutouf, è un'illustratrice che da anni collabora con le associazioni e le istituzioni che si occupano di ambiente e di sviluppo sostenibile.
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