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L’asma: uno stato di broncocostrizione associato a infiammazione

Leggi in anteprima il cap. 3 di "Attacco all'Asma...e Non Solo" della dott.ssa Fiamma Ferraro

Premessa

...Dopo aver letto quanto sia diffuso al giorno d’oggi l’eccesso di respirazione (iperventilazione) l’asmatico forse a questo punto si chiederà: “Ma se tantissime persone, anche tra quelle che conosco, respirano troppo, come mai loro non hanno l’asma e io invece ne soffro?”.

La risposta, oltre che nella predisposizione genetica o ambientale, si trova in una considerazione del dottor Buteyko, che osservava che gli asmatici sono “fortunati” (!) e hanno una buona costituzione, perché il loro organismo reagisce subito contro la perdita eccessiva di CO2 con un meccanismo difensivo, la broncocostrizione, che restringe le vie respiratorie e diminuisce quindi l’eccesso di respirazione e il deflusso di CO2.

In altre persone, che pure “respirano troppo”, il meccanismo difensivo dell’asma non si manifesta e l’iperventilazione, se dura incontrastata per molti anni, può poi provocare altri, più gravi problemi.

Immagino che ciò non sia una grande consolazione per un asmatico!

La buona notizia è tuttavia che, mentre secondo la medicina convenzionale l’asma può in genere solo essere trattata e tenuta sotto controllo ma non guarita (solo nei bambini si spera che con la crescita magari svanisca), per Buteyko può benissimo guarire.

Si tratta infatti, egli osserva, non tanto di una malattia quanto di un meccanismo difensivo, che in quanto tale rimane finché è necessario, per poi sparire. Allora, se è vero che l’asma è un meccanismo difensivo contro l’eccesso di respirazione, dovrebbe svanire quando tale eccesso scompare.

Nell’osservare che l’asma è essenzialmente un importante meccanismo di difesa dell’organismo, diretto a trattenere nei polmoni la CO2 troppo scarsa perché emessa nell’eccesso di respirazione, Buteyko ha in realtà soprattutto raccolto in un quadro organico, collegandole tra di loro, numerose circostanze ripetutamente constatate da vari medici e ricercatori in vari studi, di cui cito i più significativi.

QUALCHE STUDIO

McFadden et al. nel 1968 hanno osservato che il 73% di 101 asmatici era, durante gli attacchi, in condizioni di mancanza di CO2 e di alcalosi respiratoria, e che aumentava in loro la rapidità del respiro e l’iperventilazione alveolare. Dopo un po’ vi era una diminuzione del volume d’aria respirato al minuto, a causa della restrizione delle vie respiratorie, dovuta al broncospasmo.

Fischer et al. nel 1968 hanno osservato che l’inizio del broncospasmo in asmatici che avevano iperventilato durante attività sportiva regrediva se si faceva loro respirare una miscela contenente CO2. In particolare durante l’attività sportiva sono state fatte delle osservazioni interessanti...

Ferguson et al. nel 1969 hanno osservato che nei soggetti normali, la pCO2 (l’emogas analisi che permette di misurare le pressioni parziali dei gas arteriosi e il pH) nell’aria espirata era di 40 mmHg a riposo e di 41 durante l’attività fisica; subito dopo scendeva leggermente e poi risaliva; negli asmatici invece la CO2 era di 33 mmHg a riposo e di 32 mmHg durante il movimento, e dopo il movimento scendeva di 9 mmHg, mentre dopo 4 minuti era ancora molta bassa; in alcuni l’attività fisica provocava broncospasmi, ma se si dava loro da respirare una miscela d’aria con il 3% di CO2 l’attacco non si verificava.

Aumento del numero degli asmatici

Il numero di asmatici sta crescendo vertiginosamente, in alcuni Paesi più che in altri.

È possibile trarre delle considerazioni interessanti esaminando come le percentuali più elevate si trovino nei Paesi di lingua inglese (18% sul totale della popolazione in Scozia, 15,3% in Inghilterra, 14,6% in Irlanda, 14,7% in Australia). La situazione è migliore in altri Paesi (Francia, Spagna e Germania) che si trovano tra il 5 e il 7,5%, e in Italia, Portogallo e altri, che si aggirano sul 5% e (guarda caso!) in Russia e altri Paesi dell’ex URSS, che si aggirano sul 2,5%.

Preoccupante è comunque la tendenza al rapido aumento in molte zone.

Secondo l’Istituto di Allergia UCB del Belgio, nell’Europa occidentale l’asma è raddoppiata negli ultimi dieci anni. Negli Stati Uniti vi è stato un aumento del 60% negli ultimi venti anni, e le morti sono raddoppiate fino a raggiungere la cifra di 5000 all’anno. In Australia un bambino ogni sei soffre di asma.

Come mai questa prevalenza dell’asma in Paesi di lingua inglese? Non può certo trattarsi di fattori climatici se si considera la differenza di clima tra Canada e Australia, che pure hanno percentuali non molto divergenti di asmatici, né di fattori d’inquinamento ambientale (magari elevato in Inghilterra ma non in Australia e Nuova Zelanda), né di abitudini alimentari, abbastanza diverse in questi Paesi, e nemmeno di fattori genetici (a parte le mescolanze genetiche esistenti in Australia e Stati Uniti, l’aumento dei casi d’asma si è verificato negli ultimi decenni, mentre i fattori genetici esistevano da molto prima).

Un’ipotesi interessante quanto al motivo dell’elevato numero di asmatici in questi Paesi era stata prospettata dallo stesso Buteyko, che ad esempio ancora nel 2002, in un’intervista con la dottoressa Alina Vasiljeva, aveva osservato che il motivo è da ricercare nell’approccio medico comune in questi Paesi di lingua inglese, consistente nel somministrare frequentemente, in particolare ai bambini, dei broncodilatatori al primo segno di rinite, bronchite o raffreddore, con anche un minimo sibilo nel respiro, cosa che non avviene invece in Russia o in altri Paesi. Ciò fa sì che la perdita di CO2 e l’iperventilazione si aggravino finché si arriva a una situazione di asma conclamata, in cui la reazione difensiva del broncospasmo è frequentemente necessaria.

A questo punto negli asmatici basta il minimo fattore che provochi una perdita supplementare di CO2 (dal correre alla presenza di pollini, eccesso di cibi o intolleranze alimentari, stress, ansia ecc.) per provocare un attacco d’asma.

L’aspetto più preoccupante è comunque attualmente costituito dall’aumento del numero di decessi tra gli asmatici, il che sembra indicare chiaramente che vi è qualcosa che non va nell’attuale modo in cui questa malattia è generalmente trattata.

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Barbara B.

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