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L'approccio scientifico - Estratto da "La Fisica dell'Anima"

di Fabio Marchesi 2 mesi fa


L'approccio scientifico - Estratto da "La Fisica dell'Anima"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Fabio Marchesi e scopri un nuovo modo di interpretare la realtà scoprendone anche le parti invisibili

La scienza è il riferimento collettivo del sapere razionale. Del sapere, in particolare, utile a progettare e realizzare qualsiasi dispositivo o costruzione meccanica, ottica, idraulica, tecnologica ecc. che debba essere osservabile, prevedibile e ripetibile.

Indice dei contenuti:

Indagare solo il visibile

È come un grande contenitore di conoscenza, diviso in scomparti normalmente non comunicanti, che riguarda la componente visibile e ripetibile della realtà spaziotemporale, i comportamenti e le leggi che sembrano governarli.

La scienza moderna è stata concepita, fin dalla sua nascita, per evitare che interferisse con la religione. Per questo può occuparsi solo di cose materiali visibili, osservabili, ripetibili e dimostrabili, al fine di produrre altre cose materiali visibili, come oggetti di utilità pratica, e non può indagare l'invisibile.

Il fatto di indagare solo ciò che della realtà sembra essere sia osservabile sia ripetibile e dimostrabile è un approccio perfetto per costruire cose, oggetti, tecnologie che chiunque indistintamente deve poter vedere e utilizzare allo stesso modo. Il successo della scienza moderna in questo è evidente, grandioso e indiscutibile.

Il problema, comune in genere a ogni essere umano, è quello di scambiare i limiti della propria visuale per i limiti del mondo e credere che ciò che non è visibile non può esistere. Il metodo scientifico non riconosce i propri limiti di indagine della realtà come propri limiti, ma come limiti della realtà.

Finché una cosa non la si vede, fotografa, filma o misura, scientificamente non esiste; se qualcuno la vede ma altri no, scientificamente non esiste; se in molti la vedono ma non tutti, scientificamente non esiste; se tutti la vedono ma non è spiegabile con quello che la scienza ritiene vero, scientificamente non esiste.

Se davvero fosse reale solo ciò che è visibile a tutti, nessuno avrebbe potuto utilizzare un telefonino prima della scoperta delle "invisibili" onde elettromagnetiche che permettono al telefonino di funzionare; nessuno si sarebbe potuto ammalare a causa di "invisibili" virus prima della loro scoperta ecc.

La scienza, grazie alla tecnologia, ha esteso la capacità di vedere dei nostri occhi ma rimane limitata dalla necessità che si è imposta di dover osservare, fotografare, filmare o misurare una qualsiasi cosa per poterne accettare l'esistenza.

Il determinismo su cui si basa il metodo scientifico moderno esclude a priori la possibilità di qualsiasi miracolo, mentre il Modello Quantistico della realtà (Fisica dell'Anima) è caratterizzato da miracoli. Il principio di incertezza di Heisenberg, l'azione a distanza e l'esperimento della doppia fenditura sono ampiamente sufficienti per dimostrare in modo inequivocabile che la realtà è molto più vasta e possibilista di ciò cui l'osservazione, il realismo e il determinismo scientifico tendono a limitarla.

Per il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia, il rapporto tra ciò che della realtà è visibile e ciò che non lo è, è di uno a un miliardo. Probabilmente è molto più grande.

Anche se il metodo scientifico non è in grado di descrivere in modo completo la realtà, è comunque perfetto per produrre l'utilità pratica per cui è nato, come ad esempio telefonini in grado di funzionare allo stesso modo in mano a chiunque, felice o infelice, ottimista o pessimista, costruttivo o distruttivo. Un telefonino costruito secondo il Modello Quantistico della realtà (Fisica dell'Anima) sarebbe invece invendibile, perché molto instabile, sensibile alla consapevolezza e allo "stato" di chi lo usa...

Nel prossimo piano vedremo alcuni fenomeni quantistici, osservabili e ripetibili, sufficienti a far compiere un grande salto evolutivo nella consapevolezza della propria natura, della nostra natura e della natura della realtà.

Il Principio di incertezza di Heisenberg

Scoperto e definito da Werner Heisenberg nel 1927, questo principio ha regalato all'umanità la possibilità di accorgersi di aspetti sconcertanti, sconvolgenti, incredibili ma anche meravigliosi e sconfinanti di quella che è sempre stata creduta essere la realtà.

Ma l'incertezza spaventa tutte le persone razionali. Molti degli scienziati moderni hanno un tale timore di dover rinunciare alle loro certezze, e al modo con cui le producono, che o ignorano le sconfinanti implicazioni di questo principio, o cercano di minimizzarle.

In Italiano gli è stato addirittura cambiato il nome (probabilmente perché per molti troppo spaventoso!); infatti, la corretta traduzione del nome che gli ha dato il suo scopritore, "Uncertainty Principle", è "Principio di Incertezza", ma è stato tradotto in "Principio di Indeterminazione". Incertezza e indeterminazione sono, però, due cose diverse! Noi, per rispetto, lo chiameremo con il suo vero nome.

Chi lascia che sia la sola razionalità a governare la sua mente ha il terrore dell'incertezza; per questo vuole, pretende, verità/certezze in cui credere e a cui obbedire, e, se non le trova, le inventa pur di non doversi confrontare con l'incertezza...

Questo Principio riguarda direttamente noi e la realtà, in particolare il singolo individuo (l'osservatore) e la sua realtà (osservato), quella che lui stesso può osservare e che, vedremo, co-partecipa lui stesso (senza accorgersene) a creare.

Questo principio non dimostra solo che l'osservazione di un fenomeno condiziona e modifica il fenomeno stesso (letteralmente afferma che non è possibile conoscere contemporaneamente, attraverso l'osservazione, sia la posizione sia la direzione in cui si muove una particella), dimostra che:

Non è possibile conoscere la realtà attraverso l'osservazione.

Ma come? Ma se tutta la scienza moderna è fondata proprio sulla conoscenza della realtà attraverso l'osservazione! Questo è paradossale. Questo principio ha implicazioni molto più vaste di quanto molti degli stessi fisici riescano ad accettare, in quanto non pregiudica solo la possibilità di utilizzare l'osservazione di un fenomeno come prova certa della sua esistenza, ma mina in modo inequivocabile l'idea che ci siamo fatti e che tramandiamo della realtà, le fondamenta (il realismo/determinismo) non solo della scienza, ma anche di ogni nostra cultura, modello educativo, religione, politica, economia, relazione.

Heinseberg, con l'aiuto in particolare di Bohr e Schroedinger, ci ha regalato la possibilità di accorgerci non solo che nella realtà non esistono né "leggi" né "verità" che possono essere le stesse uguali per tutti (solo questo è sufficiente per cambiare il mondo), ma che ognuno di noi co-partecipa, collabora inconsapevolmente a creare lui stesso la realtà che osserva: la realtà spaziotemporale, materiale, in cui lui stesso si manifesta e vive.

Ciascuno vive all'interno di una propria realtà che lui stesso co-crea. Tutto ciò che ciascuno ritiene esistere non è oggettivo, può solo essere immaginato e considerato in termini di possibilità, di probabilità, di realtà potenziale.

Come sosteneva il grandissimo padre dell'informatica e dell'automazione moderna G.W. Leibniz: "Viviamo nel migliore dei mondi possibili". Perché tutto ciò che è possibile pretende di esistere e può farlo grazie all'infinito possibilismo del reale. Heisenberg & C. ci hanno rivelato che tutto ciò che è possibile può esistere, grazie soprattutto a qualcuno che lo crede possibile e, osservandolo, gli permette di esistere.

Quello che ognuno può osservare non è vero, non è reale nel senso che esiste indipendentemente da lui, perché è l'interazione tra osservatore e osservato, tra chi vive nella realtà e la realtà potenziale stessa, che determina cosa delle infinite possibilità coesistenti nella realtà potenziale si manifesta, si rende visibile.

L'osservazione è atto di co-creazione.

Sappiamo che una delle condizioni fondamentali affinché un fenomeno sia riconosciuto scientificamente come vero è che sia osservabile: l'osservabilità è considerata come "prova" sufficiente e indispensabile della sua esistenza.

Ma se tutto ciò che è stato riconosciuto scientificamente come vero, reale, perché è stato visto, lo è stato da parte di osservatori che, osservando, hanno interferito modificando quello che hanno visto, allora niente di tutto ciò che è stato dimostrato scientificamente può essere considerato vero, oggettivo, reale nel senso di qualcosa che può essere lo stesso uguale per tutti, ma solo per chi ha fatto le osservazioni.

Tutto ciò che è considerato scientificamente vero sono solo approssimazioni. Non solo niente di ciò che è osservabile è indipendente dall'osservatore, ma, lo vedremo, niente è isolabile e indipendente da tutto il resto.

Il Modello Quantistico della realtà (Fisica dell'Anima) rivela che il concetto "verità" (intesa come oggettività, come qualcosa che possa essere valido per tutti) è una invenzione umana che non esiste in natura.

L'osservabilità di qualcosa non è la prova della sua esistenza, ma dell'esistenza di qualcuno che la osserva.

Ma non è solo l'osservare qualcosa che influisce su come si manifesta a noi, anche le intenzioni entrano in gioco nel possibilismo della realtà e questo è reso evidente dall'esperimento della doppia fenditura, che vedremo tra poco.

Il fatto che l'osservazione, ma soprattutto le intenzioni, le aspettative e le credenze di chi conduce un esperimento entrino a far parte dell'esperimento stesso, condizionandone il risultato, era già comunque noto in medicina (anche se normalmente "minimizzato" come solo effetto di suggestione psicologica).

Proprio per cercare di evitare queste "interferenze" sono state inventate le sperimentazioni definite "in cieco", cioè condotte senza che i medici sappiano cosa somministrano e i pazienti cosa assumono; i risultati vengono poi valutati da ricercatori esterni.

Esistono anche le sperimentazioni in "doppio cieco", cioè condotte parallelamente su due gruppi di soggetti, uno a cui viene somministrata la sostanza di cui si vogliono studiare gli effetti e l'altro a cui viene somministrato un "placebo", una sostanza nota per non avere alcun effetto.

Nel doppio cieco né i medici che somministrano le sostanze né i pazienti sanno qual è la sostanza e quale dei due gruppi la riceve. I pazienti non devono nemmeno sapere che alcuni di loro stanno ricevendo un placebo. La ricerca dovrebbe inoltre essere condotta in modo che né i ricercatori (gli osservatori) né i pazienti (gli osservati) sappiano cosa stanno ricercando e a quale scopo.

L'esistenza di questo tipo di sperimentazioni conferma che il principio di incertezza di Heisenberg viene già applicato in alcuni casi di realtà quotidiana e non riguarda solo le particelle subatomiche, come preferiscono credere i razionalisti realisti/deterministi terrorizzati dall'incertezza. Ciò che condiziona la realtà non è solo il fatto che venga osservata: anche ciò che vuole e crede chi osserva influenza la realtà, cambiandola rispetto a come sarebbe se nessuno la osservasse.

Tutte le nostre Culture, Scienze, Religioni si fondano sull'ambizione umana di trovare e condividere "certezze": verità in cui credere. Il principio di Incertezza di Heisenberg ci rivela che la realtà è invece priva di verità.

La verità (come concetto di qualcosa che possa essere oggettivo, valido allo stesso modo per tutti e per sempre) è un'invenzione umana inesistente in natura.

La Fisica dell'Anima

Terza edizione ampliata

Fabio Marchesi

Qualsiasi esperienza si affronti non è altro che il prodotto l’effetto di come un essere umano si pone nei confronti della realtà. Le esperienze non sono quindi altro che lo strumento che l’Anima contribuisce a produrre...

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Fabio Marchesi oltre che scrittore e conferenziere è anche ricercatore ed inventore. Ingegnere (ITS Fribourg, CH) e Dottore in Informatica (Univ. di Milano), Fabio è membro della New York Academy of Sciences e dell’American Association for the Advancement of Science....
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