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L’antica tecnica Hong-So

di Jayadev Jaerschky 4 settimane fa


L’antica tecnica Hong-So

Leggi un estratto da "La Meditazione di Yogananda" di Jayadev Jaerschky e scopri la tecnica per raggiungere livelli più profondi

«Ham-sa (si pronuncia Hong-So) sono due sillabe sacre in sanscrito che possiedono un collegamento vibratorio con l’inspirazione e l’espirazione. Aham-Sa significa letteralmente “Io sono Lui”»

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La Meditazione di Yogananda

Il manuale pratico per trovare te stesso e la gioia che stai cercando

Jayadev Jaerschky

Un libro basato sugli insegnamenti di Paramhansa Yogananda, che illustra la tecnica di meditazione in 3 fasi di Hong So, per raggiungere livelli più profondi e scoprire il vero Sè, con anche passi per approfondire. Un manuale fondamentale per tutti...

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Indice dei contenuti:

La storia di Hong-So

Benvenuto in questo manuale pratico, che ha lo scopo di aiutarti a esplorare in profondità l’antica tecnica di meditazione Hong-So, introdotta in Occidente dal grande maestro indiano Paramhansa Yogananda.

Quando mise piede per la prima volta sul suolo americano, nel 1920, Yogananda portò con sé dall’India alcuni dei più preziosi tesori della tradizione yogica: tecniche praticate da millenni e spiegate mirabilmente negli antichi shastra (Scritture).

Il Kriya Yoga

Il Kriya Yoga è una di queste tecniche. Da tempo immemore è stato utilizzato come potente strumento per la realizzazione del Sé ed è tuttora una pratica considerata con grande rispetto dagli yogi. La sua essenza è descritta da Krishna nella Bhagavad Gita (4,29) e da Patanjali negli Yoga Sutra (2,1).

La tecnica dell’OM

La tecnica dell’OM – un’altra pratica introdotta da Yogananda in Occidente – ha una storia altrettanto illustre. È un metodo yogico per ascoltare i suoni dei chakra e, infine, la vibrazione primordiale dell’OM. Tre secoli fa venne descritta nella Gheranda Samhita (3,77-81) come Brahmari, una tecnica per percepire i suoni sottili nell’orecchio destro. E attorno al 900 d.C. nella Goraksha-Paddhati (I I ,16) fu illustrata la specifica mudra (simbolo) delle mani che aiuta a cogliere questi suoni interiori.

Gli Esercizi di ricarica

La terza tecnica principale di Yogananda – i trentanove Esercizi di ricarica che egli stesso ha creato – è meno conosciuta, ma non per questo meno preziosa. Il suo metodo per dirigere l’energia nel corpo appartiene a una lunga tradizione: nei tempi antichi, era conosciuto come prana dharana (“concentrazione della forza vitale”), un sistema attraverso il quale gli yogi guarivano il proprio corpo da svariate malattie. È descritto, ad esempio, nella Tri-Shikhi-Brahmana-Upanishad (II,109) come uno strumento per superare ogni infermità e fatica.

Hong-So

Anche la tecnica Hong-So ha una storia illustre: conosciuta e apprezzata da secoli con il nome di “tecnica Hamsa”, è considerata un vero e proprio gioiello nelle Scritture dello yoga. La Svacchanda Tantra (VII,55), per esempio, afferma: «Il sadhaka (aspirante spirituale) che rimane assorto in Hamsa è un conoscitore della realtà suprema». Hamsa – ha spiegato Yogananda – si pronuncia Hong-So.

In sostanza, il titolo di questo libro, La Meditazione di Yogananda, deriva dal fatto che la tecnica Hong-So è una componente essenziale degli insegnamenti del Maestro. Tuttavia, non è realmente “di Yogananda”, poiché è una pratica che esiste da tempo immemore e che è stata tramandata di generazione in generazione. È stata insegnata in forme leggermente diverse da maestri dello yoga illuminati e ha accompagnato innumerevoli ricercatori spirituali verso l’esperienza della profondità interiore, della felicità e della realizzazione del Sé. Yogananda afferma che è «ampiamente praticata in India da oltre settemila anni».

Il significato di Hong-So

Hong-So è la forma mantrica delle parole della lingua sanscrita Aham-Saha (a volte traslitterate anche come Aham-Sa o Aham-Sah), che significano: “Io sono Lui”. Hamsa o Hansa (pronunciato Hong-So) significa letteralmente “cigno”, un animale che in India è sempre stato un simbolo dell’anima immortale (atman). La Hamsa Upanishad (16) afferma: «Come il fuoco presente in modo invisibile nel legno, come l’olio nascosto nel seme di sesamo, esso [Hamsa, l’anima] dimora nelle più intime profondità del nostro essere: conoscere ciò significa liberarsi dalla morte».

Hamsa (“Hong-So”) è anche uno dei nomi usati nelle Scritture per indicare il Signore Supremo. È un bij mantra, o mantra seme, e lo si può trovare nell’antichissimo Rig Veda.

Nel Rig Veda, l’hamsa era raffigurato come un uccello di luce. Nella meditazione, quel nobile uccello bianco dispiega le sue ali vibratorie e ci trasporta verso i luminosi paradisi della coscienza.

Parama-hamsa o Param-hansa significa “cigno supremo” e in India è il più elevato titolo spirituale, assegnato agli yogi la cui coscienza è ugualmente a casa sulla Terra e nei cieli. Yogananda usava la traslitterazione Paramhansa. Questo termine potrebbe anche essere tradotto come “il supremo Io-sono-Lui”.

Come vedremo, si potrebbe giustamente descrivere Hong-So come “il naturale mantra dell’anima”, poiché nascosto dentro di noi, a livello sottile, il nostro respiro afferma costantemente, notte e giorno, senza mai fermarsi: «Hong-So, Hong-So, io sono Lui, io sono Spirito».

Lo scopo della tecnica Hong-So

La tecnica Hong-So non è destinata a rimanere nascosta e accessibile solo a una piccola cerchia di ricercatori spirituali. È un tesoro per tutti, per tutte le culture, tutte le religioni, tutti i tipi di persone e tutte le età. Come disse Yogananda, è «applicabile in modo universale».

Egli stesso la praticò intensamente fin da bambino: «Da ragazzo, a volte praticavo Hong-So per sette ore di fila, finché non entravo nello stato di estasi senza respiro».

Nei suoi insegnamenti, questa tecnica riveste una grande importanza. Yogananda disse a un discepolo: «Se vuoi essere un maestro in questa vita, in aggiunta alle altre pratiche di meditazione, pratica Hong-So per almeno due ore al giorno».

Principianti, non allarmatevi! Per ora, 15 o 30 minuti saranno sufficienti. La chiave per decidere quanto a lungo meditare è la piacevolezza. Ricorda questo consiglio fin dall’inizio: nella meditazione, la qualità è più importante della quantità.

La soluzione interiore

Yogananda ha definito Hong-So «la più elevata tecnica di concentrazione».

Dove ci concentriamo? La risposta dello yogi, da tempo immemore, è sempre stata questa: dentro di noi, perché in nessun altro luogo troveremo la pace e la gioia alle quali aneliamo.

Il mondo esterno ci promette quella gioia, ma non può mai mantenere a lungo la sua promessa. Si comporta come una bella nuvola, che compare nel cielo in tutta la sua magnificenza: noi ne apprezziamo i colori mentre risplende nella luce dorata del tramonto, ma già il mattino seguente quella nuvola può apparire scura e carica di pioggia, e rendere grigia e triste la nostra giornata.

La vita esteriore, infatti, è un susseguirsi di alti e bassi, in cui vinciamo e perdiamo, in cui la bellezza si alterna alla sgradevolezza e in cui la felicità e la sofferenza si scambiano continuamente di posto, proprio come la nuvola dorata e la nuvola grigia. Non esiste nulla che possa sfuggire a questa legge fondamentale della vita esteriore, che gli yogi chiamano dwaita, dualità. È impossibile sperimentare un “alto” senza il corrispondente “basso”, e viceversa.

Tuttavia, essendo stati educati in una società materialistica, noi continuiamo a rincorrere quella bellissima nube dorata, cercando di afferrarla, legarla, tenerla ferma. La nube sorride con compassione di fronte ai nostri vani sforzi: «Milioni di persone ci hanno provato. Non funzionerà mai!».

È per questo che gli yogi, da secoli, trasmettono questo insegnamento: «Sii saggio. Solo dentro di te troverai appagamento, sicurezza e benessere in modo stabile e duraturo».

Ma cos’è che troviamo dentro di noi? Un mucchietto di ossa, organi e nervi? No. Gli yogi si riferiscono a una realtà sottile, nascosta nelle profondità del nostro essere, dove dimora il nostro grande Spirito, la nostra anima splendente, la nostra essenza gloriosa, per sempre libera da qualunque nube oscura: la gioia stessa. L’antica tradizione yogica definisce questa realtà come Satchidananda: sempre esistente, sempre cosciente, sempre nuova beatitudine.

Yogananda ha affermato: «Ah, quale cecità! Quanto tempo ancora continuerai così, prima che la sazietà, la noia e il disgusto ti spingano a cercare la gioia dentro di te, unico luogo in cui puoi trovarla?».

Calmare le onde

Come possiamo contattare la nostra essenza gioiosa? Il metodo per farlo consiste nel creare uno stato di silenzio interiore. È proprio questo ciò che fa la meditazione: crea in noi, in modo sistematico, calma, quiete e silenzio. In questo stato di pace possiamo percepire più chiaramente la nostra vera essenza.

Due aforismi speciali

Ecco due meravigliosi aforismi di Yogananda su cui riflettere. Soffermati per un minuto su entrambi.

Il silenzio è l’altare dello Spirito.

Rifletti: non troviamo lo Spirito in una chiesa, una moschea o una sinagoga, ma nel tempio del silenzio.

Un secondo aforisma, ugualmente profondo, è questo:

Dove cessa il movimento, inizia Dio (lo Spirito).

Rifletti: il regno divino non è situato in qualche punto imprecisato del cielo, ma dentro di noi, e inizia nel punto in cui ogni movimento si ferma.

Questi due aforismi esprimono in modo magistrale l’antica definizione dello yoga:

Yogas chitta vritti nirodha.

Il significato è che l’unione (yoga) avviene attraverso la cessazione (nirodha) dei vortici (vritti) del sentimento (chitta). In altre parole, quando tutti i nostri “vortici” interiori si calmano e il silenzio aumenta sempre più nella meditazione, improvvisamente la nostra percezione diventa profonda e possiamo unirci allo Spirito, al nostro vero Sé.

Swami Kriyananda (discepolo diretto di Yogananda e mio insegnante spirituale) una volta ha spiegato così questo concetto: «In sostanza, la persona che stai cercando di fare contenta sei tu stesso. Non il tuo piccolo ego, non la tua personalità, ma quel Sé superiore che è Dio. E l’unico Dio che conoscerai mai, per lo meno inizialmente, è quella parte superiore della tua stessa individualità. In seguito, realizzerai che è una parte dell’Infinito».

La tecnica Hong-So, quindi, offre molto più di una piccola consolazione per la nostra vita tormentata: è stata concepita per aiutarci a scoprire un appagamento che non abbiamo mai provato prima. Ci mostra come diventare ciò che Yogananda definiva “un milionario di sorrisi”.

Possa quindi la seguente invocazione diventare una luce che illumini questo libro, ogni capitolo che studieremo e ogni tecnica che praticheremo:

O Risata Silenziosa,
sorridi attraverso la mia anima.
Fa’ che la mia anima sorrida attraverso il mio cuore,
e che il mio cuore sorrida attraverso i miei occhi.
O Principe dei Sorrisi! Che Tu sia incoronato
sotto la volta celeste del mio viso,
al sicuro nel castello della mia sincerità,
così che nessuna ipocrisia ribelle possa celarsi furtiva
per distruggere la Tua presenza in me.
Fa’ di me un milionario di sorrisi,
affinché io possa diffondere, ovunque,
i Tuoi ricchi sorrisi nei cuori tristi!

La Meditazione di Yogananda

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