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L'altra dimensione - Estratto dal libro "Sorella Morte"

di Anna Monza, Carlo Biagi 4 mesi fa


L'altra dimensione - Estratto dal libro "Sorella Morte"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Carlo Biagi e Anna Monza e impara a conoscere davvero questo momento imprescindibile della nostra vita

Alla morte un'energia dentro di noi, l'anima, abbandona il corpo e raggiunge una dimensione chiamata aldilà. L'anima vive in questa dimensione e, se attratta dall'amore di chi continua a vivere, ritorna sulla terra per aiutarci a superare i nostri problemi e le nostre sofferenze.

Indice dei contenuti:

Una diversa dimensione

Sino a poco tempo fa affermare di essere in contatto con chi è trapassato, oppure dire di essere stati o poter contattare l'aldilà, era considerata una pazzia perché la Chiesa, la scienza, la razionalità e la ragione ci insegnavano che, pur esistendo questa dimensione, era impossibile contattarla.

Per la scienza, incontrare, parlare o vedere chi ci ha preceduto nell'aldilà è impossibile perché non vi è una prova scientificamente certa e inconfutabile che chi è morto possa ritornare dai suoi cari e aiutarli nelle loro sofferenze. La Chiesa ha da poco ammesso la possibilità di contattare e dialogare con le anime dei trapassati, anche se con molti dubbi e incertezze e solamente in casi particolari.

L'aldilà è una dimensione meravigliosa e inimmaginabile per la nostra mente umana, che compenetra la nostra con una frequenza vibratoria più alta ed è da dove siamo venuti e ritorneremo. Quando eravamo nell'aldilà, rivedendo i nostri errori, abbiamo deciso di ritornare sulla terra per ripararli, abbiamo scelto quali riparare e quindi siamo ritornati.

Gli abitanti di questa dimensione sono entità o spiriti, che possono tornare sulla terra per aiutarci a vivere e superare le esperienze che abbiamo di fronte.

Il mio primo contatto con l'aldilà fu a diciotto anni, quando vissi l'esperienza del coma. Attraversai il tunnel davanti a me ed entrai in una dimensione dove tutto era armonico e illuminato con una luce che sulla terra non esiste. La cosa che mi stupì fu che il tunnel che attraversai, a velocità impressionante, era orizzontale davanti a me e non andava verso l'alto.

L'immagine che ebbi, e che mi fece entrare in coma, fu che ero su una barca in mezzo al mare ed entrai in un vortice che andava verso il fondo del mare. La mia barca venne presa da questo vortice e cominciò a girare vorticosamente sino a che si impuntò nella sabbia del fondo del mare. Quando la barca toccò la sabbia in fondo al mare, che rappresentava l'entrare dentro di me per trovare qualcosa, entrai in coma, si aprì davanti a me un tunnel che, volando, a fortissima velocità, mi portò nell'aldilà.

Mi risvegliai dopo tre giorni e, l'unico ricordo che mi rimase di quest'esperienza, fu la pace e la luce che incontrai in questa dimensione. Non ricordo chi incontrai e cosa vissi in questi tre giorni di assenza totale, ma ciò che ricordo ancora è la pace e la gioia che regnavano in questa dimensione. L'impressione che mi è rimasta è che tornai a casa, da qualcosa che conoscevo, anche se faceva parte di me, e che mi avrebbe aiutato ad aprire porte che non riuscivo nemmeno a vedere e a ritornare a vivere.

Il paesaggio che incontriamo in questa dimensione è fantastico, perché esistono montagne, oceani, giardini, case e ogni cosa che esiste sulla terra, anche se più esaltata e più sfolgorante di luce e d'energia. Sulla terra abbiamo un tempo e uno spazio ben definiti mentre nell'aldilà vivremo leggi universali, come l'infinito e l'eternità, e quindi conosceremo una vita senza tempo e spazio, o perlomeno non simile al nostro.

Quando entriamo nell'aldilà, qualunque sia la nostra età sulla terra, torniamo ad un'età giovanile che rappresenta per noi un momento di grande energia, determinazione e forza.

Le anime che giungono in questa dimensione non si riposano, come spesso ci viene detto, ma lavorano, studiano, indagano e sono attive e stimolate, non sono morte e in contemplazione ma vive e attivissime in tutti i settori della vita, al confronto i morti siamo noi umani.

Nella dimensione spirituale le entità creano di tutto: invenzioni, cure mediche, musica, arte e conquiste filosofiche e scientifiche che porteranno sulla terra.

Ricordo che durante una seduta medianica un'entità disse, erano gli anni cinquanta, che stava studiando la possibilità di costruire un treno su una rotaia sola e che sarebbe rinato in Giappone e avrebbe portato questi suoi studi e scoperte agli uomini, cosa puntualmente avvenuta negli anni settanta in Giappone.

Le entità comunicano fra loro telepaticamente e, in armonia con la loro evoluzione, hanno libero accesso alla Akascia, che è la memoria di tutto ciò che è esistito e esiterà sulla terra, che per alcuni è la memoria di Dio. Quando la nostra anima decide di ritornare, crea un piano ben articolato che spazia dalla scelta dei genitori, all'infanzia, al karma che vivremo, alla salute, alla condizione economica, agli affetti, al matrimonio, ai figli e quanto tempo resteremo sulla terra.

Sembra che la nostra anima scelga fra sette possibilità di vita: famiglia, vita sociale, amore, salute, spiritualità, carriera e soldi. L'anima ritorna sulla terra per imparare e impara attraverso prove da superare e impareremo solo se vivremo ostacoli da superare. Una scelta che attuiamo è di avere sempre accanto a noi un Maestro che ci segua, vegli su di noi, ci protegga, ci aiuti, ci consigli e non ci abbandoni mai, neppure quando sbagliamo.

Spesso ci sentiamo soli e abbandonati ma in realtà non lo siamo, perché siamo sempre circondati da qualcuno che ci sostiene e che dall'aldilà prega per noi e ci aiuta. Non vediamo intorno a noi tutte queste anime e non ne abbiamo la percezione ma siatene certi che chi ci amava sulla terra e ci ha lasciato, continua ad essere con noi e ad aiutarci.

Quando siamo venuti sulla terra abbiamo lasciato la nostra vera casa: l'aldilà, per affrontare delle esperienze che hanno lo scopo di farci salire nella scala dell'evoluzione e illuminare la nostra anima di una luce e di un'energia straordinarie.

Quando avremo finito la nostra vita ritorneremo nell'aldilà e ritroveremo ciò che abbiamo lasciato, forse ampliato, in relazione all'evoluzione che abbiamo acquisito e lo faremo con un corpo che si ricongiungerà, alla fine del ciclo delle reincarnazioni, alla Luce divina.

Dove va l'Anima

Una prima distinzione che troviamo in quasi tutte le culture viene data tra i "luoghi" che verranno abitati dai buoni e quelli per i cattivi. Così come l'universo materiale è dualistico, dato che in esso agiscono e si contrappongono forze contrarie, yin e yang, positivo e negativo, bene e male, anche l'aldilà ha in quasi tutte le tradizioni due valenze opposte: in esso si trova un luogo di tormenti per il peccatore e uno di delizie per l'uomo retto.

Da una parte vi è l'Inferno, o meglio gli Inferi, un mondo immaginato come sotterraneo, buio e terrificante: secondo la tradizione ebraica nella Geenna vi sono "fuoco e fiamme e pianto e stridore di denti"; nell'oltretomba dei greci, l'Ade, si aggirano ombre, simulacri senza forza, mentre nell'Averno descritto da Enea vi sono anche figure mostruose, non molto dissimili da quelle prospettate dalla tradizione tibetana del Bardo Thodol.

Ma a una lettura approfondita, ci si rende conto che i mostri terrificanti dell'aldilà sono la proiezione delle nostre paure e dei nostri vizi, che dovranno essere vinti e superati per procedere verso la Luce.

A questo mondo triste e desolato se ne contrappone uno, che troviamo collocato per lo più in alto, sopra un monte (come l'Olimpo) o nell'alto dei cieli, dove tutto è armonia e luce. È il Paradiso, il regno degli dei e delle anime pure, ricolmo per l'eternità di tutto quanto si può desiderare, pace, musica, prati, fiori e delizie e soprattutto della visione di Dio. A questi due luoghi dello spirito la tradizione cattolica ne ha aggiunto uno intermedio, il purgatorio, dove le anime devono purificarsi dai loro peccati prima di accedere più in alto.

Non molto diversa è la visione dell'uomo moderno, anche se la concezione primitiva è stata arricchita dalla Rivelazione: riferendoci all'insegnamento del catechismo sappiamo che esiste un Inferno per i peccatori senza speranza, coloro che non meritano perdono (ma è possibile un Dio Padre che è Amore Assoluto e non ha misericordia per le sue creature?), un Purgatorio per le anime che potranno essere perdonate dopo aver scontato per un tempo indefinito i loro peccati, e infine un Paradiso dove le anime elette potranno finalmente contemplare il "volto" di Dio.

Di queste tre "regioni" dello spirito troviamo una descrizione particolareggiata nella Bibbia, nel Cantico dei Cantici, nel Vangelo si parla della Geenna, dove vi è "pianto e stridore di denti" e poi del Regno dei Cieli. La morte non è amica solo perché è la conclusione di un ciclo biologico, oppure perché ci solleva da una vecchiaia faticosa o da un dolore insopportabile, ma perché ci riporta nella dimensione da cui proveniamo, nella nostra vera patria, che non appartiene alla vita del corpo ma a quella dello spirito.

Poi...

Chi muore di vecchiaia o di malattia, si distacca velocemente dal corpo, che vede dall'alto, e poi anche dalla terra; si sente trasportato in alto, nel blu o più spesso nella luce, una dimensione impalpabile, senza consistenza né forma, dove tuttavia avverte una presenza impercettibile, di cui riconosce la vibrazione, che può appartenere a quella di un familiare o di uno spirito che si è assunto il compito di guidarlo.

A questo proposito, negli anni '70 vissi un'esperienza inaspettata. Ero andato a rendere l'ultimo saluto alla nonna di una mia amica: chiesi di rimanere solo nella stanza e mi misi davanti al suo letto in stato di meditazione. Improvvisamente mi trovai fuori dal corpo, come se qualcuno mi avesse lanciato nello spazio con una spinta fortissima. Vidi la Terra (con un'immagine simile a quella ripresa dai satelliti) allontanarsi velocemente e diventare sempre più piccola, mentre io salivo nell'immensità circondato da un colore blu intenso.

Probabilmente mi ero agganciato all'anima di quella donna, che negli ultimi anni soffriva di una forte arteriosclerosi, per cui aveva dei vuoti di memoria e non riconosceva più le persone: questo aveva accelerato il distacco dal corpo e quando era morta si era allontanata immediatamente dalla dimensione materiale.

Chi invece muore in battaglia o per un incidente improvviso, spesso continua a vagare per qualche tempo senza rendersi conto di essere morto (leggi poi l'emozionante storia di Robert, morto in battaglia), oppure non sa dove andare e rimane nell'ambiente in cui viveva, cercando di proseguire come se fosse ancora nel corpo, cercando di richiamare l'attenzione delle persone che amava. Ma poi, anche se si sente vivo, esattamente come lo era prima, capisce di dover abbandonare la realtà terrena, di cui non fa più parte.

Questo aspetto viene narrato in modo corretto e anche poetico dal film "Ghost", dove il protagonista, ucciso in un agguato, ottiene di rimanere sulla terra per proteggere la sua fidanzata, scoprendo poi che l'assassino è il suo migliore amico. E solo quando giustizia sarà fatta accetterà di andarsene definitivamente.

Ed ecco un'altra testimonianza: "Ho un forte dolore al petto, non riesco più a respirare", racconta in stato d'ipnosi il soggetto che soffriva di forti emicranie e che si è scoperto killer in una vita passata. Nell'episodio che stiamo affrontando ora egli era un ingegnere minerario, che si ammala ai polmoni per aver respirato troppo a lungo la polvere di carbone. "Mi sento male. Mi sono accasciato sulla sedia: si avvicina una donna, mia moglie, e piange. Con lei c'è il medico e le dice che questa volta ho esagerato e probabilmente non supererò la notte. Mi lasciano solo e io ho sempre più male al petto: non respiro più". Quando gli chiedo di andare più avanti nel tempo, si ritrova in una luce molto forte che lo abbaglia e si accorge di respirare bene. Come nel caso del giullare che vede cadere la propria testa, anche qui dopo la morte permane il vissuto corporeo: si cammina, ci si sposta, si respira, si percepiscono suoni, luci, colori, si comunica con altri esseri, se pur telepaticamente.

Del resto quello che noi chiamiamo corpo, secondo le discipline orientali è solo l'ultimo di una serie di involucri sempre più "sottili": quando si entra in altre dimensioni, sia dopo la fine della vita, sia nei viaggi astrali, permane un "doppio", percepito dall'anima reale e consistente come quello fisico.

Sorella Morte

Quando vi è nascita, vi è morte. quando vi è morte, vi è rinascita

Carlo Biagi, Anna Monza

Salve, sono Anna. Qualche giorno fa Carlo mi ha consegnato un nuovo libro da recapitare all'editore ed io, prendendolo tra le mani, gli ho chiesto: "Perché vuoi che le persone ti leggano ancora una volta?". E poi quando ho...

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Carlo Biagi è musicista, scrittore e pubblicitario. Da molti anni coltiva un profondo interesse per le discipline esoteriche e spirituali, l’astrologia, lo yoga e le tecniche mentali. Fin da piccolo ha scoperto la sua sensitività, che tuttavia ha divulgato solo da pochi anni attraverso i...
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