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Ipnosi e assuefazione - Estratto da "Lo Zen e l'Arte di Imbrogliare la Mente"

di Alan Watts 5 mesi fa


Ipnosi e assuefazione - Estratto da "Lo Zen e l'Arte di Imbrogliare la Mente"

Leggi un estratto dal libro di Alan Watts e scopri come mettere da parte la mente razionale per ritrovare il vero senso della realtà

Comunemente si ritiene che le capacità di visione dei bambini, specialmente i più piccoli, siano inferiori rispetto a quelle degli adulti. Se un adulto mostrasse i tipici segni di consapevolezza indifferenziata e non selettiva dei bebè, gli psicologi definirebbero la sua una «regressione».

In realtà, abbiamo bisogno di porre lo sguardo del bebè alla base della visione adulta poiché, in assenza di una simile base, prenderemmo la visione adulta, ovvero la consapevolezza selettiva, troppo seriamente. Ci facciamo trascinare troppo. È come quando qualcuno gioca a poker e perde la calma, perché si dimentica che è solo un gioco, perciò diventa un pessimo giocatore.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Lo Zen e l'Arte di Imbrogliare la Mente

Alan Watts

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Leggendo questo libro potrai approfondire i percorsi preferiti di Alan W. Watts per sottrarsi alla trappola della consapevolezza ordinaria: l’arte del cosiddetto «incidente controllato» che illustra cosa accade quando...

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Nella vita stiamo tutti giocando un gioco ma ce ne siamo dimenticati, perché abbiamo perso il contatto col modo di guardare il mondo che è tipico dei bambini piccoli. Però abbiamo veramente bisogno di entrambe le prospettive, poiché quella è la visione buddica. Le conosciamo entrambe, quindi non ci facciamo abbindolare dai giochi degli adulti, pur essendo perfettamente in grado di giocarli. Semplicemente, non li prendiamo troppo sul serio.

Quando ci chiediamo come fare per riconquistare il punto di vista dei più piccoli, ci poniamo la domanda sbagliata, perché proviene interamente ed esclusivamente dal punto di vista adulto. Il modo di vedere le cose dell’adulto prevede che esista un io indipendentemente da tutto il resto, ma questo senso di un io isolato è solo una convenzione, priva di realtà intrinseca. E finché non lo comprenderemo, saremo confusi.

L’unico modo per recuperare la visione di un bambino è rendersi conto che non si può fare assolutamente nulla in proposito: è impossibile perfino non fare niente in proposito. Ogni possibilità di visione appartenente a quello che definisco l’io è da escludere. Fintanto che ci provate o non ci provate, aggravate la sensazione di un ego separato. Questo presenta una certa difficoltà, o almeno così pare.

E non è solo l’ego a rappresentare un’illusione, ma l’intero sistema di valori che imponiamo su tutto. Tutte le distinzioni che stabiliamo nei confronti del complesso insieme di vibrazioni che chiamiamo vita, ossia tutti i valori creati dal gioco sociale, sono maya. Dire che una cosa è buona e che un’altra è cattiva, o che un evento è vantaggioso e un altro è svantaggioso, non è altro che un gioco. Potreste pensare che questa forma di ipnosi sia impossibile da superare, che non concepire le cose in quel modo sia impensabile. Naturalmente, siete obbligati a pensarlo. Il processo ipnotico vi ha suggestionati, imponendovi di dimenticare tutta la faccenda, di pensare che tutte queste regole apprese siano sacrosante. Siamo stati ipnotizzati in questo modo fin da quando eravamo dei bambini ricettivi.

Fa parte della cospirazione che imponiamo a noi stessi. Non possiamo incolpare i nostri genitori, perché i loro genitori hanno fatto la stessa cosa con loro. Non possiamo incolpare di questo il passato. Stiamo ricreando i valori del passato anche adesso, continuando a farli nostri nel presente. La psicologia ha fatto in modo che i genitori americani siano consumati dal senso di colpa riguardo al modo in cui allevano i figli, ma noi dobbiamo smettere di accusare il passato per qualunque situazione in cui ci troviamo.

Dobbiamo capovolgere la nostra concezione delle cose e capire che il passato scorre sempre all’indietro dal presente: il qui e ora è il momento creativo della vita. Per esempio, quando si perdona qualcuno si cambia il significato del passato; o quando si legge una frase in tedesco o in latino nella quale il verbo è posizionato alla fine, solo allora si scopre il significato della frase. Il presente cambia sempre il passato.

Perciò quando vi dite che non riuscite a fare vostra questa visione indifferenziata e aperta, non prendete troppo sul serio quel pensiero. È semplicemente un modo per rimandare l’autorealizzazione. Potete continuare a procrastinarla, e va benissimo. Non avete alcun motivo né alcun obbligo di uscire da questa illusione. Se ci fate caso, i buddhisti non tendono a fare i missionari come gli occidentali. Non è urgente essere “salvati”, a meno che siate voi a pensarlo; o che il problema della sofferenza vi disturbi a tal punto da costringervi a cercare una via di fuga. Altrimenti, non c’è fretta, c’è un bel po’ di tempo a disposizione. Forse riuscirete a vedere come stanno realmente le cose quando morirete, al momento del trapasso vedrete che era tutto finto. Perciò non fatevi scoraggiare o spaventare dalla difficoltà che comporta l’atto di svelare l’illusione. Quella è una falsa pista ed è del tutto irrilevante.

I vostri maestri vi diranno che raggiungere l’autorealizzazione vi richiederà molto, molto tempo e molta pratica. Forse sì, o forse no. In realtà, questo ha poca importanza, serve solo a distrarvi. Se vi consiglio un libro e vi dico che è incredibilmente difficile e che leggerlo vi richiederà anni e un immenso potere di concentrazione, probabilmente questo spegnerà il vostro interesse. Dovrei dire qualcosa come: «Questo è un libro davvero straordinario. È semplicemente affascinante. Lo leggo da anni e ogni volta che lo apro mi coinvolge a tal punto che non vorrei mai richiuderlo!». Non sarebbe forse un atteggiamento più incoraggiante?

Se riusciamo a capire che l’ego è qualcosa di puramente fittizio, che è solo un’immagine di noi stessi abbinata alla tensione muscolare provocata dal tentativo di rendere questa immagine un mezzo efficace per il controllo dell’emotività e per dirigere le operazioni nervose del nostro organismo, ci sarà chiaro che ciò che abbiamo definito come noi stessi non è in grado di fare alcunché. Se lo comprendiamo, subentra una sorta di silenzio, nel quale non c’è niente da fare eccetto osservare gli eventi. Ma ciò che accade sta osservando se stesso. Non c’è nessun altro che lo stia osservando.

E che dire delle altre illusioni? Sebbene siano integrate con quella dell’ego, l’intero sistema di valori (cos’è importante, buono, cattivo, piacevole, spiacevole e così via) può essere messo in discussione. Non tanto allo scopo di distruggere il sistema, ma per vederlo per quello che è. Ripeto, potreste obiettare e pensare che smascherare questi giudizi di valore sia un compito incredibilmente difficile, perché vi siete assuefatti per tutta la vita, e pensate che più si protrae l’assuefazione a qualcosa, più è arduo fare cambiamenti. Questo è vero solo se ci credete. Se non ci credete, non lo è.

Lo zen pone l’accento sull’immediatezza dell’azione. Quando si deve compiere un’azione qualsiasi, andrebbe fatta subito, senza elaborarla in anticipo. Scoprirete che questa è una caratteristica delle persone che praticano lo zen: non se ne stanno sedute a lambiccarsi su come fare qualcosa, la fanno e basta. Quindi non dovete perdere tempo a mettere in discussione tutto il vostro sistema di valori: agite e basta. Magari siete abituati a pranzare con un panino al roast beef ogni giorno, ma in qualsiasi momento potete scegliere di provarne uno al salmone affumicato, non dovete stare lì a pensarci tanto. Semplicemente, mangiate un panino diverso.

Siamo stati condizionati a valutare questo sistema di vibrazioni come buone, cattive, piacevoli, spiacevoli, eccetera. In effetti, però, sono solo vibrazioni. E volendo esaminarne una in particolare alla volta, non si riuscirà a trovarla. Vale a dire che, se conosci solo il rosso, non sai che è rosso: lo puoi sapere solo se lo metti a confronto con il giallo, il verde, il blu e il viola.

Non possiamo sapere se un determinato suono sia forte, se non conosciamo i suoni ovattati. Questi paragoni ci permettono di capire che lo spettro è variegato, altrimenti non potremmo saperlo. Il che ci dimostra che tutte le valenze che attribuiamo a queste vibrazioni sono arbitrarie: sono solo vibrazioni. E se pensate che l’intera faccenda sia senza senso, avete ragione. È cosi che funziona l’universo. Molta musica non ha un senso, non significa nulla, ma può rivelarsi molto interessante. Da bambini spesso vi divertivate con cose totalmente insulse, per esempio quei ferma-porta a molla che producono un suono tipico: boing, boing, boing. È affascinante! Quel suono non significa nulla, è solo un boing. Ma se vi immergete a fondo in esso, potrete scorgervi l’intero universo, perché ogni vibrazione implica tutte le altre.

Le vibrazioni sono affascinanti. Ci attraggono al punto che siamo disposti a sfidare il pericolo. I bambini si sfidano sempre a fare qualcosa di proibito, perché il rischio rappresentato dagli incidenti o dalla disapprovazione rende il gioco molto eccitante. Per lo stesso motivo gli adulti sfidano la morte con ogni genere di attività estreme, per esempio il paracadutismo acrobatico, perché provano una certa vibrazione che trovano molto interessante. Perché c’è un desiderio viscerale di velocità, e cose simili? Lo si può comprendere solo osservando una vibrazione molto da vicino, per esempio ripetendo mille volte un mantra o una frase, oppure il proprio nome. Dopo un po’ perde di significato, diventa solo rumore. Ma il suono non è soltanto rumore. Pensarlo denota solo un atteggiamento adulto riguardo a quell’esperienza. Un bambino non ode il boing e poi pensa: «Beh, è solo un rumore». Capisce che il suono è qualcosa di semplicemente fantastico.

Il mondo intero è energia in azione, è una girandola di eccitazione. Ci si può davvero appassionare a tutto questo, concentrandosi su una certa vibrazione e rendendosi conto che rappresenta l’unica ragione di vita. Ma ad altri questo non piacerà. I guardiani del gioco vi accuseranno di fare qualcosa di molto pericoloso, o vi daranno dei pazzi. I testi teologici abbondano di paura che l’universo sia privo di significato, e quella paura pervade la nostra cultura, ma solo perché la gente non ha osato guardare. I soggetti affetti da grave depressione percepiscono il mondo come privo di significato, o peggio ancora, come una cospirazione dell’orrore, per esempio. Ebbene, se immaginate che tutto sia meccanico, cioè che fondamentalmente noi siamo computer biologici inseriti in un grandioso meccanismo, ne ricavate un senso del mondo come fenomeno plastico, insapore o vacuo. Ma quella resta pur sempre una attribuzione di valori. Se pensate che il mondo vada così, state svalutando il lato meccanico e lodando quello biologico, proprio come un fiore di plastica non ci piace perché non ha profumo. Ma il mondo non è né biologico né meccanico; e non è nemmeno volontario o involontario: è semplicemente ciò che è, al di là delle categorie della nostra consapevolezza contrastante e selettiva. Svelando l’inganno, sperimentiamo ciò che i buddhisti chiamano “talità” o tathata, basata sulla parola quello. Quello, quello, quello. Ecco tutto.

Alcuni stati meditativi permettono di vedere ogni cosa come that, quello. E non ci si affretta a etichettarlo come privo di significato perché, pur vedendo il mondo come un’illusione, si può scegliere comunque di prenderlo molto sul serio, anche se sotto sotto si saprà sempre che si tratta di un gioco. Perciò potete farvi coinvolgere dalla vita a livelli pazzeschi, perché sapete che non c’è problema, sono solo vibrazioni. Ecco perché le persone illuminate (perfino i bodhisattva) non mostrano distacco e indifferenza. Sono completamente libere di provare emozioni e attaccamenti gradevoli e sgradevoli. Reginald Horace Blyth, che fu un grande cultore dello zen, una volta mi scrisse: «Come te la passi in questo periodo? Per quanto mi riguarda, ho abbandonato del tutto il satori e sto cercando di sviluppare il maggiore attaccamento possibile verso il più gran numero di persone e cose». Perciò, anche se in genere vi avvicinate alla vita con cautela, vedere il mondo come quello vi permette di farvi coinvolgere molto di più nel sentire, nell’amare e nell’abbandonarvi anima e corpo a questi accadimenti. La percezione stessa dell’illusione rende possibile essere all’altezza dell’illusione.

Se osservate qualcuno ostentare un atteggiamento distaccato e chiuso verso la vita, questo indica solo che ha paura di lasciarsene coinvolgere. Personalmente, non riesco a capire bene questo fatto. Cosa si aspetta la gente? Che una persona illuminata non debba aver bisogno di questo, di quello e di quell’altro? Che non sia in grado di apprezzare la bellezza o l’attrazione sessuale? Alcune persone spirituali sembra vogliano ripulirsi da tutto, proprio come vorrebbero ripulire il pianeta da questa malattia chiamata vita, godendosi alla fine una bella roccia arida e nuda. Invece io credo nel colore. Se proprio dobbiamo partecipare a questa danza illusoria, viviamola fino in fondo. Non prendiamoci così dannatamente sul serio! Non è necessario privarci di abbellimenti e frivolezza.

Tutto dipende dall’essere in grado di tornare indietro a quel punto con la meditazione. Ma non fraintendete. Non sto parlando di entrare in uno stato di aspettativa teso a migliorare la vostra consapevolezza giorno dopo giorno: la meditazione non funziona così. Perciò, fatelo e basta. Alla fine, col passare del tempo, vedrete davvero il mondo. Nella coscienza meditativa vedrete che non c’è niente che sia più importante di qualcos’altro. E che non esiste la perdita di tempo, poiché a che serve il tempo, se non a perderlo? Sedete e non fate nulla.

La meditazione è la perdita di tempo perfetta.

Lo Zen e l'Arte di Imbrogliare la Mente

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Alan Watts

Alan Watts (1915-1973) è stato un celebre autore, filosofo e docente americano. Durante gli anni ‘60 ha tenuto numerosi seminari e lezioni sulle culture orientali in tutti gli Stati Uniti, riscuotendo sempre grandissimo successo. Grande studioso di psicologia e psicanalisi, nel corso...
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