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Inverno - Estratto da "Alchimia Selvatica"

di Michele Giovagnoli 6 mesi fa


Inverno - Estratto da "Alchimia Selvatica"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Michele Giovagnoli e riscopri davvero te stesso ritornando al tuo luogo d'origine: la natura

E indispensabile tornare. La crescita è un viaggio in profondità, uno scavare e penetrare, ed è quindi indispensabile tornare indietro, tornare nel bosco.

Indice dei contenuti:

Ritorno a casa: andare a trovare il bosco

Sappiamo che esiste, ce ne hanno parlato, sappiamo che è là. Ma manteniamo una distanza di sicurezza. Appoggiamo gli occhi da lontano ed è già troppo. Senza una buona giustificazione nemmeno si guarda in quella direzione, perché guardarlo significa sfidarsi.

Sappiamo, ma ancora di più sentiamo di avere lasciato qualcosa in sospeso, come il vuoto di un tassello staccato da un mosaico. E guardando il bosco si attiva un ingranaggio strano che recupera una corda da un abisso, e qualcosa è attaccato in fondo a quella corda. Qualcosa di vivo che si dimena ed emette suoni. Il bosco incute paura, una paura talmente forte da essere attrazione. Tentazione. Ci riguarda, ecco il punto! Ci piace parlarne come fosse un’entità esterna, ma intimamente sappiamo che parliamo di noi stessi. Il bosco è misterioso, intricato, buio. Nel suo stomaco si animano forze incontrollabili, creature ignote. Così siamo noi nelle profondità inconsce, così è il nostro prezioso tesoro.

Tutto ciò che è scomodo e minaccioso racchiude in sé una forza propulsiva e creativa immane, e l’atto di affrontare il bosco è quindi il gesto coraggioso di chi affronta la propria immensità occulta, consapevole che dentro agli aspetti più ombrosi e inquietanti troverà un nutrimento essenziale per la propria crescita.

Ciò che ci spaventa va quindi cercato. Occorre chiamarlo per nome e raggiungerlo. E nel ridurre lo spazio di lontananza si assimila progressivamente una linfa magica, finché si giunge a guardare negli occhi l’entità avversa, integrandola al proprio reticolo vitale e integrandosi a propria volta nel reticolo universale della vita. La crescita si compie attraverso un contatto, un abbraccio, e un riconoscere nel lato oscuro uno strumento di congiunzione con l’assoluto.

Con la sua struttura irregolare e imprevedibile, il bosco è un laboratorio nel quale si mischiano, sommandosi, forze archetipe e relazioni biologico-evolutive, facendo della minima porzione di spazio un campo di forza eccellente. La presenza di odori e suoni primordiali, le forme armoniche ed essenziali del mondo vegetale, il potere evocativo di animali, la mutevolezza viva indotta dal ruotare del giorno e della notte e delle stagioni hanno la capacità di proiettarci con naturalezza in uno stato impersonale dove ogni reazione è animata da un movimento interiore molto profondo.

Chi si fa eroe di se stesso è costretto ad allontanarsi. E decidendo di perdersi, si rinnova completandosi. Ma camminando un suolo che si fa reale e metafisico, ci si avvolge anche di innocenza e di stupore, rendendo lecita e obbligata ogni meraviglia. Nel suo farsi specchio dell’animo del visitatore, il mondo selvatico risponde con un gesto protettivo fatto di ineguagliabile bellezza e armonia. L’intera dimensione si satura così di spontaneità infantile rendendo familiare ogni emozione e conferendo un solido senso di libertà. Ecco dunque il bosco come perfetta creatura duale, immagine di sintesi e completezza.

Lasciati scegliere! Apri il tuo cuore con un respiro che si fa germoglio e lasciati scegliere. In un punto preciso di un bosco si accenderà un magnete e ti sentirai chiamare. Non sarà una semplice voce che pronuncia il tuo nome ma una sete che riconosce la propria acqua, e un filo invisibile andrà a tendersi. Non sarai più padrone di te stesso all’istante, tornando a sentire di appartenere a qualcosa che in un modo o nell’altro ti avrà. Cedi subito se puoi, proietta subito il tuo battito là. Fatti luce e allungati con un pensiero che è pulsione e immagine. Renditi subito magico! E una volta imploso e dichiarato tra le tensioni insostenibili dell’universo selvatico, richiudi immediatamente gli occhi e recupera il tuo presente. Sarà sufficiente per dimostrarti che un lungo viaggio ti attende e che non potrai più tornare indietro.

Prenditi almeno un giorno per visualizzare l’incontro. Raccogliti in uno spazio protetto, nasconditi e inizia a guardarti da vicino, come se ti trovassi all’improvviso dentro a un corpo che non hai mai visto prima e che ora sei chiamato a scoprire. Guarda le tue mani, i polsi. Ruota lentamente i gomiti, un braccio alla volta. Piega le dita dei piedi, avvicina e distanzia le ginocchia, fletti il tuo addome e di seguito il torace. Annusati. Leccati. Strisica ogni parte che si può incontrare. Esplorati come fossi uno sguardo libero dal dominio della propria iride. Infine ascolta il tuo sangue scorreree, battere con ritmo. Entra in quel battere. Dedicagli tempo, concentrati e seguilo. È il suono di una marcia di qualcosa che avanza, inesorabile, il punto di incontro di tutta la vita che esiste. Registralo bene nella tua memoria, perché una volta giunto nel bosco sarà lo stesso suono che uscirà da ogni cosa per dirti che sei tornato a casa.

Poi scegli il tuo abito, che sia comodo e non troppo vistoso. Prepara un po’ di acqua, una torcia elettrica e qualcosa da mangiare. Sistema tutto in un unico posto e sosta di nuovo, proprio di fronte a ciò che hai preparato e ti sarà utile l’indomani. Tornerai nella tua prima casa ma portando con te gli strumenti per sopravvivere. Rifletti su questa cosa: sarai ospite in casa tua ed estraneo a ciò che ti offre da sempre tutto l’occorrente per esistere.

Prepara dunque lo sguardo di chi torna perché sa che deve recuperare. Infine dormi, ringrazia per l’invito ricevuto e regala alle tue labbra l’accenno di un sorriso. Te lo meriti. Là, da qualche parte, ti stanno aspettando. Parlano già di te. Ti fiutano nell’aria, qualche stella sta già facendo la spia. Dicono che tornerai con occhi diversi, che saprai ascoltare. Pensano a come accoglierti, ti preparano sorprese. Sei il protagonista per tutti perché tutti sanno che un giorno non molto lontano hai portato il tuo passo via da lì e ora questo passo è cambiato. C’è curiosità, aspettativa. C’è timore. Più forte di un temporale, più definitivo di un incendio, più assoluto di un inverno. Là dove tutto ti è estraneo tutti ti conoscono bene. La tua indole è nota, ma ciò che sta diventando ora il tuo cuore no.

Riposati dunque, come una crisalide silenziosa forgerai nel sonno il tuo paio di ali. Sarai assistito da radici infinite che ti raggiungeranno assieme a esseri minuti e cadenze vegetali. Al risveglio, il tuo abito interiore sarà terminato e pronto per essere inciso di esperienza. Vestiti e raggiungi il tuo tempio.

Ogni bosco si raggiunge varcando un portale che è tutta la superficie esterna che lo separa dal resto. Ha forme ovunque differenti ma carattere unico. In qualunque posto lo approcci incontrerai un’insegna muta che recita una sola parola: entra!

Il bosco ti accoglierà sempre con un imperativo, sempre un invito a congiungerti. Ringrazia di nuovo e sosta qualche istante prima di procedere. Poniti eretto e a braccia distese. Tieni il mento alto, lasciati guardare in volto. Fatti riconoscere. Di fronte a te si erge il popolo antichissimo. Il Padre e la Madre di ogni singolo respiro, il depositario di tutta la memoria dell’umanità, punto di inizio e termine.

Sosta e chiedi anche al tempo di farlo per un po’. Allenta il più possibile il palmo delle mani, espanditi in aria e in terra. Radicati e indica con la mente il cielo. E resta in silenzio, fermo con lo sguardo oltre quella linea. Distendi l’addome e porta quella staticità nei tuoi polmoni. Accoglila animando gli alveoli più prossimi all’emozione. Fonditi nell’accordo dell’entrata e dell’usdta. E dal basso una pressione salirà al tuo cuore e sentirai battere. Con ritmo. Con cadenza. E un battito che giunge da ogni singolo tronco, è un battito di ogni foglia, di ogni ramo decomposto, di ogni insetto e forma viva. È un battito unico, in ogni cosa. E ti sta dicendo che sei tornato a casa.

Ora, indipendentemente dal suolo, ogni passo sarà un passo in profondità dentro di te.

Il superamento dell'immagine: vagare bendati

Il gesto di porsi una benda sugli occhi è un vero atto di creazione.

Non sempre è necessaria la somma di realtà differenti per far nascere qualcosa di nuovo. Nel caso dell’essere umano, ricco al suo interno di diversità e versatilità, è sufficiente modulare anche un solo parametro per assistere a una forte trasformazione dei complessi logici ed emozionali che lo compongono, e quindi trasportare l’esistenza su un piano differente e con maggiori propensioni evolutive.

Nel caso della sospensione volontaria della facoltà della vista, l’operatore si allontana da una decodificazione consueta della realtà fatta di automatismi e meccaniche legate quasi esclusivamente all’elaborazioni di immagini e colori, e tende alla proiezione esterna di un universo la cui matrice non è soltanto legata a una crescita compensativa della sensibilità di altri organi di percezione, ma viene integrata dal risveglio di un ascolto extrasensoriale. Sviluppando la capacità di cogliere elementi svincolati dal fattore spazio e dal fattore tempo, si amplifica quindi la capacità di esistere. Il piano ordinario viene riposizionato irreversibilmente. Si espande la consapevolezza.

A un livello puramente inconscio, la perdita con conseguente adattamento e lo sviluppo delle potenzialità evoca l’azione eroica del guerriero che, perduta l’arma principale, muta parti del proprio corpo in armi nuove, riscoprendosi cosi più forte e accrescendo in determinazione e lucidità. La rinuncia a un accessorio alleggerisce e richiama a sé il fluido della sopravvivenza ricchissimo in contenuti archetipi. Forti sono le acrobazie dello spirito nell’indurre all’indagine e alla risoluzione. Vaste le propensioni conservative dell’anima. La dinamica è fertile, complessa e positiva.

Nel pratico, l’autocontrollo diventa protagonista assieme alla fantasia che ramifica sia a livello di pensiero che di azione. Il carattere ludico circoscrive il tutto, collocandolo in un giusto contesto magico-creativo.

Muoviti in un’area ben conosciuta, di facile accesso e nelle prime parti del bosco. Prediligi spazi con sottobosco libero da cespugli e con suolo pianeggiante, privo di rotture di pendio e corsi d’acqua. Come per ogni attività che si propone di superare le quotidiane abitudini sensoriali, è buona cosa procedere gradatamente e tarare la crescita del grado di difficoltà solo in base agli effettivi sviluppi personali e non al tempo trascorso.

Quindi, per iniziare, scegliti un luogo comodo. Trovati un punto di partenza, ringrazia il bosco confidando le tue buone intenzioni e posizionati la benda sugli occhi. Buio totale attorno a te. La mente nei primi secondi non può percepire altro, registra una perdita di qualcosa e cerca di recuperarla aumentando l’attenzione solo lì dove si è avvertita la mancanza. Superata questa fase, imposta il piano d’emergenza andando ad acuire gli ulteriori strumenti di cui dispone per avere una percezione dell’esterno. Aumentano quindi le potenzialità di udito, gusto, tatto, olfatto e qualcosa che potremmo chiamare per convenzione “sesto senso”.

A questo punto resta fermo per qualche minuto, concentra l’attenzione sul respiro e dai modo al tuo corpo e al tuo pensiero di adattarsi. Solo quando avvertirai che l’operazione di aggiornamento è stata completata e che nelle tue gambe si dichiara una sufficiente sicurezza procedi con l’esplorazione dell’esterno. Allunga le braccia frontalmente ponendole all’altezza del petto e muovi i primi passi. Ora il bosco è un insieme di suoni, odori e sensazioni, niente più immagini, ombre e colori. Sei atterrato in un mondo nuovo, ma automaticamente hai attivato anche un percorso di rinnovamento interno.

Inizia saggiando la consistenza del suolo, muovendo passi brevissimi e cauti, come quelli di un felino che va in avanscoperta. Accogli il suono delle foglie secche e dei piccoli rami al suolo, respira profondamente cercando di interagire con l’ambiente come una grossa spugna che assorbe ed emana. Fai tutto con molta dolcezza trasformando le tue braccia in un rampicante che ruota armonicamente in cerca di appiglio. Puoi sdraiarti se lo ritieni opportuno e visualizzarti su un bagnasciuga che ti purifica e rinfresca con la sua fragranza, o immaginarti sul dorso di una nuvola gigante che ti conduce verso una quotidianità più leggera. Sei libero di esprimere la tua fantasia assumendo qualunque posa e di dare risposta a tutte le curiosità.

Sentiti esploratore buono. Tutt’attorno, il bosco ti osserva con occhi paterni. Sei un bambino grande che si ricorda di avere avuto in dono l’innocenza. Lecita e nutriente è ogni espressione. Puoi accovacciarti e diventare un cespuglio, puoi spingerti verso zone sempre più lontane provando la vertigine della lontananza. Il verbo “potere” diventa un verbo vasto.

Se incontri un albero, sfioralo con la giusta sensualità. La pelle degli esseri vegetali spazia in consistenza e calore, ogni creatura ha un proprio tenore espressivo. Arricchisciti di tanta diversità, diversificati. Le foglie al tatto esprimono grazia, il tronco è invece fermezza e virilità. La pianta bilancia in sé le forze naturali di un sistema duale. La foglia si accende di spirito e danza, mentre un tronco animato la sorregge.

Un’estrema armonia scorre sotto alle tue dita. Se ti senti ispirato puoi anche abbracciarla e sublimare con un gesto solo le differenze imposte dall’involucro esistenziale. Appoggia il tuo petto come simbolo della vicinanza tra i vostri sentimenti. Accosta anche il tuo viso, facendo congiungere i buoni propositi. E infine la pancia e i genitali, come gesto di espansione delle capacità creative. Appoggia anche la punta dei piedi, a indicare l’incontro dei vostri percorsi in una sorta di patto di collaborazione per una reciproca crescita. Stringi l’abbraccio quanto richiesto dal desiderio di condivisione. Un abbraccio riduce a uno i protagonisti, ma li espande all’infinito. Una pianta si offre sempre e nella piena totalità, perché una pianta è qualcosa che si dichiara, offrendosi.

Resta in contatto il tempo che desideri e se vuoi addirittura andare oltre quell’abbraccio ed esplorare l’interno di quel corpo ti è sufficiente distendere un atto di inspirazione più profondo e proiettarti al di là di quella superficie di contatto. Magicamente il tuo corpo si fa etereo e può fondersi a una materia vegetale dinamica e accogliente.

Oltrepassata la linea di confine puoi risalire rapidamente lungo il tronco e i rami fino all’inizio del cielo e nutrirti di luce e di freschezza. Contemporaneamente ti è concesso scendere nel sottosuolo attraverso le radici e contemplare il mistero del mondo minerale che diventa vita. In un solo istante l’albero si fa veicolo esistenziale, umile e potentissimo. Per uscire è sufficiente espirare e visualizzarsi fuori.

Procedendo nella perlustrazione del bosco è possibile soffermarsi e porre l’attenzione sui suoni che ti circondano. Raccogli prima quelli più lontani e via via quelli più prossimi costruendo una mappatura spaziale a tutto campo fino ai piccoli scricchiolii distanti pochi centimetri. Dedicati quindi ai suoni personali quali il respiro o la deglutizione e infine cerca di cogliere la pulsione più interna prodotta dal cuore. Registra tutto con ordine e ripeti l’esercizio dall’interno verso l’esterno.

Dai spazio anche all’olfatto, senso molto trascurato nella quotidianità. Annusa con attenzione l’aria intercettando informazioni biologiche o tracce dal contenuto trascendente. Annusa gli oggetti che incontri. Alcuni odori sono nuovi e vengono registrati come tali, altri evocano ricordi, altri ancora sollevano stati d’essere incomprensibili. Medita su come microscopiche porzioni di materia possano farsi veicolo di complesse situazioni.

Una volta esplorata e conosciuta bene un’area con discreta presenza di alberi vicini tra loro, tipica di un bosco giovane o ad alto fusto, allenati anche all’orientamento spaziale. Mantenendo la benda sugli occhi, scegli una pianta e legale una corda al tronco, all’altezza del tuo petto. In seguito, dopo esserti allontanato, prova a rintracciarla. La ricerca induce alla computazione spontanea di tutte le informazioni che il tuo corpo è stato in grado di registrare. Il suono del passo, il calore e l’odore dell’aria, la presenza di altri alberi od oggetti al suolo, i suoni esterni. Tutto viene elaborato innescando una profonda attività cerebrale dove si incontrano, in porzioni di tempo davvero minime, elementi razionali ed emozionali.

Infine, allenati ad ascoltare col cuore. Posizionati sulla frequenza della ricongiunzione e dell’unione. Sentiti un tutt’uno col mondo circostante. Il petto diventa una grande parabola capace di intercettare e trasmettere frequenze purissime. Cresce il senso di fiducia, l’entusiasmo e la capacità di meravigliarsi.

Alchimia Selvatica

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Michele Giovagnoli

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