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Introduzione - Estratto da "La Dieta BARF per Cani Anziani o Malati"

di Swanie Simon 24 giorni fa


Introduzione - Estratto da "La Dieta BARF per Cani Anziani o Malati"

Leggi in anteprima un estratto dal libro Swanie Simon e scopri come aiutare il tuo cane a mantenersi in salute anche con l'avanzare degli anni

Questo libro illustra quei provvedimenti, opportunità e accorgimenti a cui il proprietario di un cane può ricorrere per mantenere in buona salute il suo animale in età avanzata, nonché quei semplici rimedi casalinghi utili come ausilio in caso di eventuali patologie. Il punto focale risiede in un regime nutrizionale promotore di salute, fondato su materie prime inalterate e vitali, la cosiddetta "dieta BARF". Un alimentazione a base di cibo fresco — in grado di fornire fin dall'inizio tutte le vitamine, i minerali, gli enzimi, le proteine, i grassi e i restanti nutrienti in maniera non alterata — garantirà una longeva salute agli organi, al sistema immunitario e a tutti i tessuti. Ma è ancora possibile persino in età avanzata convertire l'alimentazione canina al cibo crudo, talvolta con riscontro di sorprendenti miglioramenti nel generale stato di salute e di benessere.

Indice dei contenuti:

Parola d'ordine: non fossilizzarsi

Quando ci si accinge a scrivere un libro, il pensiero corre in primo luogo al tema da affrontare, ma anche ai futuri lettori. Le pagine a seguire sono state scritte pensando ai proprietari dei cani, ossia ai profani. Riguardo a numerosi argomenti ho rinunciato di proposito a dilungarmi in dettagliate dissertazioni accademiche, spesso utili a riempire fogli e tuttavia incapaci di fornire aiuti pratici ai proprietari in questione. Nel testo vengono peraltro illustrati anche alcuni rimedi naturali i cui effetti curativi non sono talvolta scientificamente dimostrati.

Per quanto mi riguarda, se l'efficacia di un rimedio sia stata comprovata da studi sperimentali in doppio cieco o soltanto dai numerosi aneddoti forniti da proprietari di cani, non è rilevante ai fini di un suo impiego. Quasi tutti i temi concernenti la salute possono far conto sia su studi scientifici che cementano la propria opinione, sia su testi che invece la smentiscono. La nostra epoca mostra un'autentica ed estrema fissazione per i cosiddetti riscontri scientifici.

Non ho alcuna avversione per la ricerca accademica e sperimentale; al contrario, mi procuro costantemente gli studi riguardanti le tematiche di mio interesse. Cosi facendo ho potuto verificare quanto sia importante acquistare le pubblicazioni nella loro versione integrale (di rado disponibili gratuitamente) nonché leggerle a fondo e con attenzione, per poi vagliare con criticità tanto il metodo e la formulazione delle domande, quanto l'esito ottenuto.

Ove non si tratti di cargo cult science (si veda al paragrafo seguente), gli studi scientifici sono assai interessanti e utili nella formulazione di un'opinione personale e nel delineare la modalità operativa con cui s'intende procedere. È tuttavia necessario aver cura di non escludere o rifiutare tutti quegli aspetti non scientificamente dimostrati, giacché v'è molto in questo mondo a non esser stato ancora oggetto di indagine scientifica. Proprio in ambito nutrizionale e digestivo, numerosi sono i campi fino a oggi ampiamente sconosciuti alla ricerca accademica, valga per tutti l'esempio degli enzimi e delle sostanze vegetali secondarie.

Le osservazioni e le esperienze continuamente testimoniate dai proprietari di cani vanno considerate tanto seriamente quanto quelle acquisite attraverso dimostrazioni scientifiche ripetibili. Gli studi di laboratorio scaturiscono sovente proprio da tali osservazioni, giacché non c'è studio sperimentale che non sia preceduto da un'idea o tesi da verificare.

In quest'epoca talvolta fossilizzata sulla "scienza", non nutriamo più alcuna fiducia nelle esperienze personali e nel nostro spirito d'osservazione. Quando è in gioco la salute del nostro cane perdiamo di vista l'insieme, laddove la situazione richiede invece proprio la primaria considerazione di tale visione globale. In linea di principio, tutto ha il suo specifico ruolo e soltanto l'includere ogni fattore in gioco può condurre a trattare con successo un problema di salute. Ogni singolo cane è un individuo a sé e come tale deve essere compreso e trattato sul piano medico. Il ruolo di proprietari fa di voi i migliori conoscitori del vostro animale e quindi anche i suoi migliori osservatori.

La medicina accademica si concentra molto sulla lotta ai singoli sintomi. Le terapie naturali procedono invece secondo un principio olistico, come avviene in modo del tutto spontaneo in altre culture. Nel caso di una patologia polmonare, ad esempio, la medicina tradizione cinese (MTC) estenderà il trattamento anche all'intestino, poiché esiste un nesso tra i due organi; un guaritore, nell'accingersi a somministrare un'erba medicinale, eseguirà probabilmente un rituale giacché ben conosce la connessione esistente tra psiche e corpo, anche non avendo ancora letto alcuno studio scientifico al riguardo; l'omeopata, infine, redigerà un'anamnesi molto accurata essendo consapevole di come, nell'insorgere di una patologia, tutto svolga un proprio ruolo e sia pertanto da tenersi in considerazione nel trattamento terapeutico.

D'altra parte il proprietario di un cane deve aver cura di non rifiutare a priori le acquisizioni scientifiche e la medicina accademica, giacché quest'ultima resta in determinati ambiti insostituibile, come nel caso delle emergenze e degli interventi chirurgici; una parte non irrilevante del sapere umano origina proprio dall'approccio scientifico-sperimentale.

Cose dunque La "scienza"?

Il dizionario Duden definisce la scienza «un sapere fondato, ordinato e asseverato, il cui esito è un'attività di ricerca in un determinato ambito». Questo termine si riserva in generale alle acquisizioni ottenute attraverso una verifica sperimentale eseguita secondo determinate modalità e sistematicità. Gli esiti della ricerca sono di solito pubblicati precisando la formulazione dei quesiti, la metodologia d'indagine e il risultato finale.

In ambito scientifico si distinguono due branche: la ricerca di base e quella focalizzata su uno specifico scopo (ricerca applicata). La prima non persegue alcun obiettivo particolare, bensì solamente l'ampliamento del sapere sperimentale; essa viene promossa per lo più da istituzioni di pubblica utilità, come ad esempio l'Istituto Max Planck o le università — ambiti in cui l'indagine scientifica resta in primo piano a prescindere dal risultato ed è indipendente dagli interessi economici.

Anche la ricerca applicata è condotta dagli Istituti di cultura superiore, ma con sempre maggior frequenza viene finanziata da terzi provenienti dal mondo dell'economia. In questo contesto, sono in primo piano i risultati specifici, la conferma o smentita del quesito di partenza nonché la conseguente applicazione pratica anche nella prospettiva degli interessi economici dell'industria finanziatrice. Proprio nell'ambito di temi ad alto potenziale emotivo, come l'alimentazione e la cura del cane, si riscontrano assai di frequente, almeno su internet, citazioni di singole frasi provenienti da abstract (brevi estratti di una ricerca scientifica) a sostegno del punto di vista illustrato.

Spesso, simili frammenti sono estrapolati dal loro contesto originario; le modalità dei quesiti, l'obiettivo e la metodica seguita nella ricerca non sono individuabili dagli abstract, quindi risulta condizionata qualunque conclusione si voglia trarre. Inoltre, numerosi studi scientifici vengono attualmente intrapresi e finanziati dai grandi gruppi industriali. La formulazione dei quesiti della ricerca è orientata agli interessi economici dei finanziatori e sono questi ultimi a determinare, in ultima analisi, la metodologia sperimentale adottata nella ricerca stessa.

Esattamente da tali risvolti metteva in guardia nel 1974 il fisico e premio Nobel Richard Feynman nel suo discorso tenuto ai laureandi del California Institute of Technology. In tale occasione egli coniò il termine di cargo cult science (scienza da culto dei cargo).

Il concetto è così descritto:

«Nei mari del Sud vive un popolo che pratica il "culto dei cargo": durante la seconda guerra mondiale hanno visto atterrare aerei carichi di ogni ben di Dio e ora vorrebbero che la cosa continuasse. Hanno tracciato sul terreno delle specie di piste; accendono fuochi ai loro lati; hanno costruito una capannuccia in cui si siede un uomo con due pezzi di legno a mo' di cuffie e da cui sporgono dei bambù a mo' di antenne radio (l'uomo rappresenta il controllore di volo); e aspettano che gli aerei atterrino. Fanno tutto correttamente; la forma è perfetta e rispetta quella originale: ma la cosa non funziona. Non atterra nessun aereo. Ecco perché parlo di "scienze da culto dei cargo": sono scienze che seguono i precetti e le forme apparenti dell'indagine scientifica alle quali, però, manca un elemento essenziale, visto che gli aerei non atterrano».

L'elemento essenziale mancante è descritto da Feynman come l'integrità di fondo con la quale ogni scienziato dovrebbe imprescindibilmente lavorare — una considerazione autocritica del proprio operato:

«Per esempio, quando si effettua un esperimento bisogna riferire tutto ciò che potrebbe invalidarlo e non soltanto quello che sembra in accordo con le aspettative; le altre cause che potrebbero insomma originare gli stessi risultati. Bisogna riferire tutti i punti superati di precedenti esperimenti e spiegare cosa sia avvenuto di nuovo (e come); e accertarsi che anche gli altri possano capire che sono stati davvero superati. (...)
Insomma, occorre fornire tutte le informazioni che aiuteranno gli altri a giudicare il valore del vostro contributo; non si possono dare solo quelle che orientano in una determinata direzione. (...)
Questa idea sarà ancora più chiara se la si confronta, ad esempio, con la pubblicità. Ieri sera ho sentito affermare che l'olio XY non impregna il cibo: beh, è vero. Non è uno slogan disonesto. Ma sto parlando di qualcosa di più: l'integrità scientifica si colloca a un livello più alto della non-disonestà. Quello slogan pubblicitario avrebbe dovuto aggiungere che nessun olio impregna il cibo, compreso l'olio XY. In questo modo si fornisce un rapporto d'implicazione causa-effetto, non il semplice fatto (che in sé è vero). Questa è la differenza con la quale dobbiamo misurarci. (...)
Vorrei aggiungere una cosa assai meno essenziale per la scienza, ma di cui sono personalmente convinto: non si deve nemmeno tentare di ingannare i non scienziati, quando si parla "da scienziato". (...)
Parlo di un'integrità ulteriore, specifica; parlo non solo del non mentire, ma del farsi in quattro per mettere in evidenza dove forse si è sbagliato: ciò fa parte dell'agire scientifico. E questa è la vostra responsabilità di scienziati, sia ne confronti dei colleghi che, secondo me, verso tutti gli altri».

Nel suo discorso il dottor Feynman fornisce ulteriori esempi di scienza senza integrità — scienza da culto dei cargo — e augura ai laureandi di avere la fortuna di trovare un lavoro nel quale non debbano mai rinunciare alla loro rettitudine per un qualsivoglia interesse politico o economico.

Orbene, cosa ha a che vedere tutto questo con il cibo per cani?

Molti studi scientifici concernenti l'alimentazione canina potrebbero essere assolutamente definiti come cargo cult science. All'interno di tali pubblicazioni tutto appare giusto. La forma è perfetta. La metodologia è corretta. Manca tuttavia qualcosa di essenziale: determinati fattori non vengono analizzati né esclusi. Si induce l'impressione che la ricerca sul cibo per cani venga condotta nell'esclusivo interesse e per il benessere degli animali; si potrebbe credere che il tornaconto economico dell'industria finanziatrice non vi abbia alcun ruolo.

L'indagine verte su come mantenere in vita dei cani per mezzo di prodotti commestibili pronti. Si cerca di appurare se le composizioni alimentari prodotte industrialmente siano in grado di coprire il noto fabbisogno di sostanze nutritive. Non viene però mai sottoposto a verifica sperimentale il quesito se sia ottimale adottare per un cane cibi freschi.

Né è oggetto di studio la casistica di numerosi cani malati di artrosi che, dopo la modifica della dieta in favore di alimenti crudi, e pur senza assumere medicinali, riescono a correre sostanzialmente meglio di quanto non riuscisse all'epoca in cui venivano alimentati con cibo secco e sottoposti ad antidolorifici.

Neppure si indaga per quale motivo scompaia ogni disturbo, e conseguente necessità di trattamento farmacologico, in molti cani sofferenti d'insufficienza pancreatica che sono passati a un regime dietetico basato sul cibo crudo. Se pur esistono studi concernenti gli alimenti crudi, essi divulgano soltanto le informazioni volte a generare un pregiudizio, ovvero che tale scelta dietetica è squilibrata e pericolosa.

Riportiamo a seguire un esempio in tal senso: in uno studio del 2006 fu analizzata la contaminazione batterica dei prodotti a base di carne cruda disponibili in commercio. Fu inoltre testato un piccolo gruppo di controllo, statisticamente non significativo in termini di utilizzo scientifico, costituito da due prodotti alimentari secchi e due in scatola. Fu appurato che il 53% dei campioni era contaminato da ^Escherichia coli non tipo-specifico» (NTSEC — non type-specific Escherichia coli), tra cui i prodotti a base di carne cruda e di cibo pronto.

La conclusione dello studio fu:

«La contaminazione batterica si riscontra con frequenza nei prodotti da cibo crudo reperibili in commercio; ne deriva il rischio per i cani di con trarre patologie trasmesse attraverso l'alimentazione nonché un possibile rischio per la salute degli esseri umani a contatto con tali animali e il loro ambiente circostante».

Nel testo integrale si legge invece quanto segue:

«L'asserita diffusione dell'utilizzo di diete BARF per i cani induce a raccomandare ulteriori studi su tali regimi alimentari. Sarebbe utile accertare con quanta frequenza gli agenti patogeni siano presenti nelle diete a base di carne cruda, il tutto in combinazione con analisi eseguite su esemplari nutriti secondo le suddette diete; sarebbe altresì consigliabile la raccolta di campioni provenienti dall'ambiente frequentato dagli animali in questione. La nostra ricerca non è stata concepita per accertare le infezioni diffuse tra i cani alimentati con carne cruda».

Nella conclusione finale (e abstract) dello studio sopra citato viene dunque delineata una correlazione tra alimentazione canina crudista e patologie batteriche negli umani sostanzialmente più probabile di quanto non emerga dal testo integrale.

Criteri in perfetto stile cargo cult science, come gruppo di controllo furono utilizzati cibi pronti, nei quali è quasi impossibile aspettarsi una contaminazione batterica, giacché tali generi alimentari vengono sottoposti a temperature molto elevate.

È mancato, per contro, un gruppo di controllo alimentato con pasti a base di carne cruda consentita per il consumo umano (per gli uomini, il pericolo di contrarre infezione è in primo luogo correlato alla manipolazione diretta della carne cruda stessa). Non è stato analizzato se i cani abbiano contratto malattie a causa della carne né tantomeno se essi costituiscano realmente un pericolo per Tessere umano. Lo studio in questione si limita semplicemente a constatare la presenza di batteri in prodotti a base di carne cruda.

Interessante al riguardo l'abstract di una dissertazione risalente all'anno 2000 (sei anni prima dello studio sopra menzionato) proveniente dalla Facoltà di veterinaria di Hannover:

«Gli Escherichia coli enteroemorragico (EHEC), enteroaggregativo (EAEC) ed enteroinvasivo (EIEC) sono descritti come agenti patogeni per l'uomo. Il presente lavoro si prefigge di analizzare la frequenza con cui tali germi sono riscontrabili nei cani e se, causando diarrea, essi abbiano per l'animale una rilevanza clinica. Si prefigge inoltre di verificare se i cani costituiscano una possibile fonte d'infezione per l'essere umano. (...)
I risultati dimostrano che gli EIEC non sono presenti nei cani mentre gli EAEC si riscontrano solo di rado; per tale motivo essi non hanno alcun ruolo nel causare diarrea nei cani ovvero ne svolgono uno assai irrilevante. Gli STEC (Escherichia coli producenti tossina Shiga) risultano presenti sia nei soggetti diarroici che in quelli sani. Una correlazione con la sindrome diarroica nei cani può essere ipotizzata in singoli casi ma non appurata con certezza. In virtù della diversità del modello di virulenza degli STEC canini rispetto agli EHEC, nonché della mancante ovvero solo minima prevalenza di EIEC e di EAEC, i cani risultano essere una fonte di contagio per l'uomo di rilevanza secondaria»

Non viene analizzato il quesito se una nutrizione canina con alimenti freschi risulti salutare. Neppure si conducono verifiche empiriche a lungo termine sui soggetti alimentati con cibo crudo, sebbene proprio tali studi siano basilari in un progetto di ricerca sulla nutrizione. Una seria e accurata ricerca scientifica sul cibo crudo per cani non si farebbe attendere a lungo se questa producesse sul mercato gli stessi proventi attualmente ricavati dalla commercializzazione di cibi pronti.

Una buona strategia di orientamento generale consiste nell'accostarsi alla scienza con spirito critico, riponendo una fiducia misurata nelle sue sperimentazioni, osservazioni e capacità, rimanendo al contempo aperti ad altri punti di vista e tipologie di esperienze, sviluppando così un sano buon senso. È compito di ciascuno trovare la propria specifica strada, quella che risulterà per lui convincente, sensata e percorribile.

Il fatto che qualcosa sia giusto per certuni non implica che lo sia anche per tutti gli altri. Non v'è persona che nel corso della vita non commetta sbagli; anche le "prove" scientifiche si sono spesso dimostrate erronee, ma l'importante è l'insegnamento che se ne trae e il progresso che ne consegue.

In questa prospettiva auguro a voi e ai vostri cani una buona salute.

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Swanie Simon

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