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Introduzione - Estratto da "Il Libro della Medicina Orientale"

di Clive Witham 18 giorni fa


Introduzione - Estratto da "Il Libro della Medicina Orientale"

L’idea di scrivere questo libro è nata dal senso di impotenza che alcuni di noi provano quando iniziano ad avere problemi di natura fisica.

Un testo del genere mi sarebbe stato utile quand’ero bambino. Avevo all’incirca otto anni e, improvvisamente, mi ritrovai con le braccia e le gambe ricoperte di piccoli lividi bluastri. Ricordo di averli contati: soltanto su un braccio ne avevo più di quaranta! A quel punto, a me e ai miei genitori fu ben chiaro che ero “malato”.

Venni ricoverato al Great Ormond Street Hospital (già “Ospedale per bambini malati”) di Londra, e per quasi una settimana – mentre io mi tenevo occupato facendo una montagna di cruciverba, leggendo i fumetti della rivista The Dandy e ascoltando musica sulla mia radiolina dagli auricolari a forma di fungo – il fior fiore dei pediatri inglesi mi sottopose a una serie di esami inconcludenti per tentare di capire cosa stesse succedendo all’interno del mio corpo.

In assenza di una soluzione migliore (credo che avessero bisogno di liberare quel letto per assegnarlo a qualcuno che fosse veramente malato!) mi dissero che, siccome qualche giorno prima della comparsa di quei lividi avevo preso un’aspirina, molto probabilmente si trattava di una reazione allergica al farmaco.

All’epoca, per moltissime famiglie l’aspirina era il principale punto di riferimento quando comparivano persino i più lievi sintomi di malessere, e anche in casa mia eravamo tutti cresciuti con il ben noto blister di stagnola e il “suono” familiare della compressa effervescente che si scioglie nell’acqua.

Che sorpresa, quindi, venire a sapere che uno di noi ne era allergico! Ma quando un uomo dal nome preceduto da una serie di titoli, con indosso un camice bianco e in mano un austero block notes con dei numeri scarabocchiati sopra, ti dice che sei allergico all’aspirina… beh, sei allergico all’aspirina. E così fui prontamente dimesso e rispedito a casa.

I lividi gradualmente scomparvero e, col passare del tempo, man mano che i pantaloni a zampa di elefante e le magliette polo lasciavano il posto a jeans stretti e scaldamuscoli, non tornarono più. Diventai grande, e ogni volta che dovevo sottopormi a qualche trattamento medico, all’infermiera di turno ripetevo che ero allergico all’aspirina.

A parte questo, l’incidente dei lividi cadde nel dimenticatoio per molti anni.

Ovvero, finché non iniziai a studiare agopuntura e, un bel giorno, dopo aver letto un testo sulla nutrizione, all’improvviso tutto mi fu chiaro. Con quelle semplici informazioni avremmo potuto evitare tante preoccupazioni e perdite di tempo.

Ora credo di sapere cosa mi era capitato. Facevo parte della cosiddetta school milk generation, l’epoca in cui nelle scuole britanniche venivano quotidianamente distribuite delle bottigliette di latte agli alunni. Dato che compivo gli anni durante le vacanze estive ed ero tra i più piccoli del mio anno di corso, insieme ad altri bambini della mia stessa età venivo obbligato ogni giorno a infilare una cannuccia nella chiusura di stagnola di una bottiglietta di latte e a sorseggiarne l’intero contenuto. Se mi rifiutavo, non mi permettevano di fare la ricreazione, e passavo un intero quarto d’ora da solo, tentando di giocare a calcio con una palla da tennis.

Il mio consumo di latticini poi proseguiva anche a casa con un bel bicchiere di latte fresco pastorizzato e una montagna di biscotti allo zenzero, oltre ai cereali inzuppati nel latte mangiati a colazione e alla cioccolata calda del pomeriggio.

Solo considerando il latte, in pratica ne bevevo più di un vitello appena nato! Il tutto andava ad aggiungersi al mio quotidiano sandwich imburrato, alle adorate patatine fritte, alle banane, alle arachidi, ai bicchieroni di succo d’arancia, al cioccolato e a dolciumi vari… non c’è quindi da stupirsi che fossi diventato un barilotto dalle guance paffute.

Ciò che adesso so, ma che mia madre allora non sapeva (nonostante, come ogni madre, avesse tutte le migliori intenzioni del mondo), era che per digerire tutto quel cibo il mio organismo doveva compiere uno sforzo immane. In pratica, il cibo rimaneva bloccato, e il processo per elaborarlo era molto lento anche a causa del mio corpo che si stava espandendo a vista d’occhio. Soffrivo di stitichezza cronica ed ero costretto a usare supposte di senna – un vero incubo – il che voleva dire che anche altri organi responsabili della digestione (la Milza, di fatto, come spiegherò in seguito) avevano smesso di funzionare a dovere.

Secondo la medicina orientale, tra le funzioni di questi organi c’è la capacità di trattenere il sangue all’interno dei vasi sanguigni. Se il processo digestivo è troppo debole, la Milza non riesce a produrre a sufficienza quell’“energia contenitiva” che impedisce al sangue di fuoriuscire da vene e capillari (molti dei quali sono quasi invisibili a occhio nudo), provocando così lividi ed ematomi.

Ecco cosa mi era successo. Avevo lividi sulle braccia e sulle gambe perché la mia Milza non era più in grado di inviare a tutto l’organismo abbastanza energia per tenere sotto controllo il sangue. La medicina orientale afferma che la Milza, nello specifico, ha un impatto sui nostri quattro arti.

Proprio per questo motivo i lividi mi erano comparsi su braccia e gambe, e non sul resto del corpo.

Se in quella calda estate del 1977 io e la mia famiglia avessimo saputo tutto questo, la soluzione sarebbe stata a portata di mano: basta con il latte! E basta con il succo d’arancia, con le banane, le patatine, le noccioline, e tutti gli altri cibi che stavano mettendo fuori uso il mio apparato digerente.

Se a quel tempo avessimo avuto questo libro, mia madre avrebbe premuto con i pollici qualche punto del mio corpo per rafforzare la Milza. Avrei anche potuto fare degli esercizi di stretching per agevolare il riequilibrio dei miei organi. Avremmo potuto farci prestare un cucchiaio da zuppa in ceramica dal ristorante cinese vicino a casa, quindi avremmo spalmato dell’unguento sulla schiena ed effettuato uno scraping appena sotto le scapole per favorire la digestione. Avremmo anche applicato la tecnica del tapping sui muscoli, affinché rilasciassero le tensioni che si erano manifestate in seguito agli squilibri interni al mio organismo. Inoltre, invece di stare sempre al chiuso a giocare alla guerra con i miei soldatini, sarei stato obbligato a uscire all’aria aperta a fare un po’ di movimento.

Ma, ahimè, non avevamo questo libro; così, in preda al panico, al senso di impotenza e alla confusione, fummo costretti ad affidarci alla medicina allopatica che, a dispetto dei bisturi scintillanti e dei lunghi nomi in latino, è sostanzialmente difettosa e fallace.

Gran parte della medicina che vediamo e di cui facciamo esperienza – che sia nell’ambulatorio del nostro medico di base, nello studio di uno specialista o nel letto di un ospedale – è l’esatto opposto di come vorremmo che fosse, nel caso dovessimo averne bisogno in prima persona.

Il sistema sanitario che vorrei non è certo quello in cui ci si mette nelle mani di un medico sovraccarico di lavoro, che arriva sempre in ritardo in una sala d’aspetto stracolma di gente, e che ha a malapena cinque minuti di tempo per scarabocchiare su un foglio prestampato il nome impronunciabile di un farmaco per poi spedire i pazienti dritti dritti in farmacia.

In un ipotetico mondo ideale, ciascuno di noi sarebbe sicuramente capace di escogitare un piano migliore di questo. Non voglio prendere alla cieca qualche antibiotico per due settimane “giusto per precauzione”, per poi dover tornare dal medico a farmi prescrivere qualcos’altro perché nel frattempo si è scoperto che il mio disturbo era di tutt’altra natura! Voglio qualcuno che si prenda la briga di indagare. Ma indagare nel modo appropriato, scoprire il problema e curarlo.

Però non viviamo in un mondo ideale, purtroppo, e molti di noi – insieme ai propri figli, ai propri partner e a tutte le persone che hanno più care al mondo – si ritrovano in uno stato di confusione totale. Siamo costretti ad adeguarci al sistema medico, non perché sia giusto, ma perché “è lì”, e perché spesso le alternative non sono così facilmente disponibili e accessibili.

Uno degli aspetti più bizzarri e incredibilmente frustranti che riguardano l’agopuntura è che tanta gente vi si accosta solo alla fine di un lungo ed estenuante percorso di cura convenzionale non andato a buon fine. Questi pazienti hanno visto prima un medico generico, poi uno specialista, quindi un chirurgo, un fisioterapista e infine un chiropratico.

Sono stati sottoposti a esami del sangue e delle urine, a radiografie, ecografie, TAC e risonanze magnetiche. Hanno percorso grandi distanze per avere un secondo parere da un altro dottore e altri specialisti, quindi hanno dovuto ripetere radiografie, ecografie, TAC e risonanze magnetiche. Hanno provato ogni tipo di farmaco prescritto da questi medici: antibiotici, antinfiammatori, antidolorifici e sonniferi, compreso il Valium.

E, alla fine, solo a quel punto – ripeto, solo a quel punto – queste persone varcano la soglia della mia clinica e mi implorano di curarle, dato che sono la loro ultima speranza prima che si sottopongano a un intervento chirurgico estremo per rimuovere qualche parte importante del loro corpo.

Di solito rimango sconcertato nell’ascoltare queste storie strazianti, e in un bisbiglio quasi inudibile dico loro: «Ma perché, perché non siete venuti subito da me fin dall’inizio?». Non sto dicendo che, se lo avessero fatto, avrei avuto sicuramente una risposta definitiva al loro problema, ma di certo i loro disturbi sarebbero stati molto più semplici da trattare.

La stessa cosa mi succede sia quando lavoro nel Regno Unito sia in Africa, dove pratico attualmente la mia professione. Il più delle volte le persone vengono da me soltanto in un secondo momento, e pensano “beh, vediamo come va, visto che quelle pillole non hanno funzionato” oppure “perché no? Tanto, cos’ho da perdere?”.

Sarebbe bello essere la “prima scelta” nel momento in cui i sintomi peggiorano, ma purtroppo questo ruolo è ancora riservato a medici generici, chirurghi e specialisti. Questi cambiamenti richiedono tempo. Le idee non si trasformano dalla sera alla mattina, e necessitano di molta dedizione in termini di impegno e di tempo. Vanno nutrite come fossero semi preziosi, specialmente se riguardano l’ambito della salute e della medicina.

Quindi eccomi qui, sulle coste del Nordafrica, a innaffiare questi semi e a cercare di operare grandi cambiamenti in un piccolo e meravigliosamente stravagante pezzetto di mondo.

Devo ammettere che non è la destinazione più ovvia per aprire una clinica e, ad essere onesti, nemmeno la più facile. Per un’assurda bizzarria storica, qui, nel nordest del Marocco – dove Europa e Africa si incontrano nel più drammatico dei modi – venne fondata questa città autonoma spagnola. Il melting pot di culture, lingue e religioni di questo luogo fa sì che, durante i trattamenti, non sia inusuale sentir parlare i più svariati linguaggi ed essere oggetto di un’inesauribile e quasi fanciullesca curiosità da parte dei pazienti, oltre a tanta gratitudine e benevolenza.

L’intero progetto affonda le proprie radici nell’esperienza che ho maturato fin dagli inizi degli anni Novanta, quando mossi i miei primi passi in un’Organizzazione non governativa (ONG) in Uganda, a dispetto del profondo senso di impotenza che provavo nel cercare di affrontare malattie e povertà su vasta scala munito soltanto di un block notes e di tante vaghe promesse.

Riguardo alla salute, qui come in qualunque altra parte del mondo, la parola chiave è educazione. L’ignoranza è una nube che oscura la nostra visione sul mondo. La soluzione è semplice: bisogna illuminare questa oscurità ogni volta che ci è possibile. Se siamo adeguatamente informati possiamo prendere le decisioni giuste per noi, e in tal modo saremo anche molto meno disposti ad accettare ciecamente ciò che ci viene detto.

Dopotutto, esiste un’ampia gamma di scelte che possiamo fare al posto di quell’apparentemente infinita (e spesso molto costosa) “giostra farmaceutica” in cui tantissime persone si ritrovano invischiate quando accusano anche il più lieve sintomo di malattia.

Nella parte di mondo in cui mi trovo non ci sono molti agopuntori. In effetti, da qui al deserto del Sahara sono l’unico che io conosca. E molta gente non ha né i mezzi né l’opportunità di recarsi regolarmente da un esperto di medicina orientale.

Queste limitazioni non devono però scoraggiarci, perché possiamo sempre ricorrere al sano e vecchio buonsenso, quella conoscenza che è stata tramandata per migliaia di anni di generazione in generazione, praticamente senza subire sostanziali trasformazioni; una conoscenza basata sulla pratica, sulla sperimentazione e sul perfezionamento, maturata come un buon vino in una vecchia cantina polverosa. Nel libro che avete tra le mani troverete solo una minima parte di queste informazioni.

Questo libro non intende assolutamente sostituirsi a un professionista di medicina orientale, da cui recarsi di persona per avere una diagnosi e una cura specifiche. Il fattore umano è proprio uno degli elementi di cui difetta la medicina moderna, e l’ultima cosa che voglio è eliminarlo dal percorso di cura. Anzi, entrare in relazione con un’altra persona talvolta serve a identificare quegli aspetti che ci riguardano e che noi stessi non riusciamo a vedere perché troppo ovvi.

Quindi, vi prego di farvi visitare da un esperto di medicina orientale, di ottenere la diagnosi del vostro problema e di seguire i consigli professionali che vi verranno dati. Inoltre, potete utilizzare questo libro per lavorare di concerto con il vostro medico.

Le tecniche e le indicazioni che ho incluso nel libro sono le stesse che in genere suggerisco ai miei pazienti, incoraggiandoli a metterle in pratica in aggiunta alla visita clinica. Tutti noi abbiamo la necessità di mantenere il nostro corpo sano e perfettamente funzionante, e per farlo disponiamo di tutta una serie di metodi da applicare a casa per aiutarci a prevenire disturbi e malattie e conservare una buona salute.

Chiunque tra voi – per qualsiasi motivo – non possa permettersi le cure di un professionista di medicina orientale, in questo libro troverà informazioni e strumenti efficaci per mantenere il corpo in equilibrio. Il mio obiettivo è aiutarvi a riacquistare il controllo sulla vostra salute. Desidero vi rendiate conto del fatto che il destino della vostra salute non deve necessariamente essere nelle mani dell’industria medico-farmacologica.

Il sapere lasciatoci in eredità dai nostri avi è più che mai attuale e, se utilizzato correttamente, può trasformare la nostra vita. Dopotutto, sapere è potere, ed è ciò che oggigiorno ci serve più di ogni altra cosa.

Potere alla gente!

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Clive Witham

Clive Witham agopuntore diplomato, dirige una clinica di agopuntura in un'enclave spagnola nell'Africa del Nord dove promuove i concetti di salute e di autotrattamento orientali. Si è formato in Regno Unito, Cina, Thailandia e Giappone ed è anche membro del Consiglio di agopuntura...
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