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Introduzione - Diventare Esperti di Trucco - Libro di Stefano Anselmo

di Stefano Anselmo 1 anno fa


Introduzione - Diventare Esperti di Trucco - Libro di Stefano Anselmo

Leggi un estratto dal libro di Stefano Anselmo "Diventare Esperti di Trucco"

Eccoci qui, a parlare nuovamente di trucco, di bellezza e dei mille artifici cui si può ricorrere per valorizzarla e, là dove la natura è stata più avara, per migliorare comunque l'armonia estetica del viso.

Per molti anni, decenni, ho insegnato trucco e, di tanto in tanto, mi sento proprio un professore, pieno di cose da dire e di aneddoti da raccontare. Eccovene uno.

Nel 1971 andai in Libano, a Beirut. La mia visita precedette di poco lo scoppio della guerra che avrebbe trasformato quella che veniva chiamata la Svizzera del Medio-Oriente, in un ammasso di macerie. L'aereo era grande e semivuoto; al momento del duty-free-shop ci ritrovammo tutti quanti intorno al carrellino delle hostess come gatti famelici. Feci così conoscenza dell'arcivescovo Atanassius Samuel, ortodosso, con tanto di tiara nera e barba fluente: "Che mestiere fai?", mi chiese dopo un breve preliminare. "Ah bene, vedo che ci occupiamo tutt'e due delle stesse cose: seppure in maniera diversa, operiamo per rendere la vita più felice. Tu ti occupi della bellezza del corpo ed io dell'anima (...). Fatti crescere la barba e non tagliarla più!".

Sono passati 30 anni da quando ho iniziato a fare questo lavoro e 26 da quando ho scritto il mio primo manualetto: Les secrets du maquillage correctif. Stupefacente però è che anche questa volta ci siano cose nuove da riferire, alcune delle quali le ho imparate non moltissimo tempo fa. Insomma, potrà sembrare banale dirlo, ma anche in una professione come la nostra, la conoscenza è in continua evoluzione.

Ora però rientriamo in tema per mettere insieme una vera introduzione che spieghi, a chi prende in mano un mio libro per la prima volta, qual'è lo spirito e quale il criterio con cui un neofita dovrebbe affrontare un viso da truccare o da correggere. Poiché è proprio di trucco correttivo e di abbellimento che parleremo in questo volume.

E' mio desiderio fare un po' di luce sulle magiche possibilità del maquillage (perché a volte si tratta proprio di magia), ma anche sui suoi limiti che, va detto, non sono pochi.

Oggi sappiamo che per una donna è più facile essere bella: bastano un minimo di buon gusto, astuzia, intelligenza e, soprattutto, un sano e sincero desiderio di migliorarsi: una donna, non bellissima, può puntare sul fascino di una chioma fluente, da esibire con charme, o di belle gambe da "offrire", o lasciar scoprire... e poi un modo di muoversi, di atteggiarsi, e così via.

Non di secondaria importanza sono la simpatia, la cultura, il sex-appeal e un certo non so che di magico, tale da far dimenticare certi piccoli difetti ed evidenziare solamente i lati migliori; caratteristiche che concorrono notevolmente ad accrescere il fascino di una persona.

Col trucco, dicevamo, si ottiene molto (a volte moltissimo) e questo moltissimo dipende dalla faccia del soggetto, o meglio, dalla morfologia del viso, più che dal grado di... "bruttezza". Alcuni gravi inestetismi, infatti, apparentemente irrisolvibili, possono venir cancellati o notevolmente alleggeriti, altri, sebbene meno evidenti, non riusciremo nemmeno ad attenuarli.

Come è possibile tutto ciò? Col trucco si disegna una "nuova facciata" su quella reale, e perché quella nuova sembri credibile bisogna che essa prevalga al massimo su quella originale. Ora certi visi non sono "camuffabili", perché hanno lineamenti troppo marcati, o mancano dello spazio per disegnarci ciò che serve a operare la correzione.

Questi e altri ostacoli possono impedire, anche a un abilissimo truccatore, di ottenere i risultati desiderati.

"Accentuate i difetti", si suggerisce, ma quali? Distinguiamo i veri eccessi, le forme disarmoniche, gli squilibrii nei rapporti di volume tra la parte alta e quella bassa dell'architettura del viso, dalle forme insolite, che possono essere interessanti, e che talvolta evocano bellezze meno consuete, lontane o nel tempo o nello spazio.

Sarà probabilmente utile una breve riflessione chiarificatrice.

L'uomo europeo è abituato da secoli a considerare se stesso come unico e possibile punto di riferimento per valutare tutto ciò che non appartiene al suo clan o meglio, tutto ciò che viene ritenuto culturalmente extraeuropeo. Endemicamente portato a giudicare dall'alto della sua magnitudo europea, non viene mai sfiorato dal beneficio del dubbio: la tal forma di naso, ad esempio, è fuori dalla norma, o quella pelle è troppo bianca o troppo nera. "Troppo" rispetto a chi, o a quale canone, è la domanda che ne consegue, visto che, osservando con intelligenza la "forma straniera" ne riceviamo comunque un senso di piacevolezza.

Il termine di paragone, quindi, non può che provenire da una banale, noiosa, supercollaudata e convenzionale ortodossia ben protetta da alte mura di luoghi comuni e da insuperabili torri anti-trasgressione. E cosi, il nasino all'insù diventa sicuramente il più bello; il principe azzurro alto, biondo e con gli occhi azzurri; i cattivi piccoli, brutti e neri. Dimenticando che Grimilde, per il cui viso i disegnatori si erano chiaramente ispirati a Greta Garbo, era di gran lunga più attraente di Biancaneve: l'una bella e affascinante, l'altra semplicemente carina.

Noi, che lavoriamo per la bellezza, siamo a contatto con bellezze di generi diversi; o a noi arrivano dal mondo messaggi e immagini che ci insegnano l'eleganza di un naso lievemente convesso sul dorso, o di occhi languidamente inclinati verso il basso, e che al tempo stesso descrivono quanto belli e impenetrabili siano certi occhi a mandorla, e di scultorea eleganza certi nasi con le narici intagliate nell'ebano della loro pelle, secondo coordinate che esulano dall'architettura delle "facce" occidentali. La bellezza di una pelle così nera e compatta da riflettere la luce in un blu come il giaietto, la bellezza della struttura di palpebre così dritte, piatte e rilevate...

Insomma bellezze nuove, diverse, che vanno conosciute, assaporate, affrontate. E' un po' come la cucina: tante forme, tanti sapori, tante sfumature, tante ricette.

Non come una mia anziana parente che considerava la sua nuova vicina toscana una selvaggia, semplicemente perché preferiva l'olio al burro nella preparazione dell'umido.

E' buona la cucina cinese, sono ottime quella giapponese e quelle dei paesi africani; stuzzicanti le più "nostrane", tedesca e francese, per non parlare dei dolci inglesi, o di come è saporita l'aringa con le cipolle crude che servono ad Amsterdam. La "muchecha" di Bahia, con pesce, olio di palma e cocco, o quei capolavori che sono il pesce fritto all'indiana, la paella valenciana con pollo, coniglio e lumache che sa un po' di affumicato; e, a proposito di fumo, quel salmone norvegese che ha l'aroma di un'intera foresta bruciata? Non un sapore migliore dell'altro, semplicemente sapori diversi, tutti "interessanti", "belli", pur nel rispetto delle preferenze individuali.

Bene! Dopo questo excursus gastronomico, in perfetto accordo con il mio atteggiamento da vecchio professore, vi propongo tredici suggerimenti per essere bravi truccatori; poi vi faccio tanti auguri di buon lavoro e dò inizio alla lezione.

Tratto dal libro:

Diventare Esperti di Trucco con Stefano Anselmo

Edizione 2015

Stefano Anselmo

Questo libro svela i segreti per nascondere i difetti del viso, esaltare e migliorare i lineamenti.

Versione rinnovata, con nuovi testi e nuove illustrazioni: tradotto in diverse lingue e utilizzato in numerosissime Scuole e da centinaia di professionisti, è in costante evoluzione, mantenendosi sempre quale intramontabile e assoluto riferimento del settore.

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Stefano Anselmo

Stefano Anselmo ha esercitato la sua attività in molteplici campi della moda, al fianco dei migliori stilisti nelle sfilate del "Prè à Porter" di Firenze e dell' alta moda di Roma. Ha collaborato con le più note riviste e agenzie pubblicitarie, firmando campagne stampa e televisive, fino...
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