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Introduzione del libro "Conversazioni con Yogananda"

di Swami Kriyananda 2 anni fa


Introduzione del libro "Conversazioni con Yogananda"

Sono stati necessari oltre cinquant’anni perché mi decidessi a pubblicare queste conversazioni.

Per tutto questo tempo, i taccuini che le contenevano sono stati i miei averi più preziosi e proteggerli è stata la mia principale preoccupazione.

Nelle colline della Sierra Nevada in California, dove ho vissuto per molti anni, gli incendi dei boschi sono una seria minaccia. Ho sempre avuto ben chiaro, quindi, che se la mia casa fosse stata minacciata dal fuoco, il mio primo dovere sarebbe stato quello di mettere in salvo questo materiale; tutto il resto era secondario. Ho tenuto i taccuini al sicuro in cassaforte e quando mi sono trasferito in Italia, nel 1996, li ho portati con me, trattandoli con la cura di un padre verso il suo unico figlio un po’ delicato.

Ora, finalmente, ho potuto adempiere a quella responsabilità.

Saresti senz’altro giustificato, caro lettore, se mi chiedessi:
«Perché mai c’è voluto così tanto tempo?».

La mia risposta, tuttavia, sarebbe ugualmente giustificata:
ci vuole tempo per estrarre diamanti da una miniera.

Il discepolato è un impegno a lungo termine. Trasmettere agli altri la saggezza di un grande maestro richiede una certa maturità anche nel discepolo.

Sono discepolo di Paramhansa Yogananda dal 1948.
Avevo ventidue anni quando giunsi da lui.

Nel maggio del 1950, Yogananda mi esortò a prendere nota delle nostre conversazioni. Non potevo, tuttavia, pensare di pubblicarle presto; ero ancora un ragazzo a quell’epoca.

In ogni caso, il valore spirituale delle parole del Maestro non era confinato al tempo in cui furono pronunciate; quelle conversazioni hanno oggi la stessa immediatezza di allora, più di cinquantatre anni fa, e in verità rimarranno tali anche tra migliaia di anni.

Nel frattempo, fortunatamente, la mia memoria è ancora buona. Non ho dovuto quindi dipendere solo dai miei appunti e ho anche potuto aggiungere ulteriori conversazioni attingendo ai ricordi. Le presento qui con la stessa chiarezza che avrebbero se fossero avvenute soltanto ieri.

Sono convinto, amico, che troverai molte nuove rivelazioni in queste pagine. Alcune saranno inaspettate, poiché la vita e le azioni del mio grande Guru non seguivano un sentiero già battuto e non erano mai governate da convenzioni, che egli considerava prive di senso.

Yogananda non era un’istituzione: era un uomo che mostrava agli altri la via.

Una parte di questo materiale è già comparsa in due altri miei libri: Il Sentiero e L’essenza dell’autorealizzazione. Anche altri detti sono apparsi in forma stampata, principalmente in Un luogo chiamato Ananda.

Il primo di questi tre libri, Il Sentiero, è stato pubblicato nel 1978. Gli ho dato una forma autobiografica per aiutare le persone a conoscere almeno in parte come fosse la vita del discepolo con quel grande maestro. Il motivo per cui l’ho scritto come un’autobiografia è che sentivo di non avere ancora la competenza necessaria per scrivere di Yogananda con autorevolezza, e volevo quindi dare ai lettori la possibilità di attribuire tutto ciò che non ritenevano degno del Guru allo strumento imperfetto che stava cercando, con la sua penna, di rendergli giustizia.

Speravo inoltre che in quella mia ricerca della verità, che mi aveva condotto ai piedi di Paramhansa Yogananda, anche altri potessero trovare risposte alla loro ricerca spirituale. Con grande soddisfazione, quella mia speranza si è avverata per molte migliaia di lettori.

Rimanevano parecchie conversazioni che non erano state utilizzate nel Sentiero o che avevo citato solo in parte in quel libro, con la speranza di poterle usare successivamente in modo più proficuo. Il mio pensiero era questo: «Lasciatemi progredire sul sentiero spirituale; forse tra altri vent’anni sarò in grado di presentare questo materiale con maggiore saggezza».

Nel febbraio del 1990 ho estratto da quegli appunti una selezione per un secondo libro, che ho intitolato L’essenza dell’autorealizzazione. Le frasi che ho scelto erano limitate a quel tema e quindi, quando una citazione conteneva anche insegnamenti non rilevanti per l’argomento, ho deciso di non riportarla per esteso. In alcuni casi, quelle conversazioni sono oggi incluse integralmente in questo volume.

Rimaneva ancora molto materiale, che copriva un’ampia gamma di argomenti; la maggior parte di esso – ad eccezione di quelle conversazioni che potessero ferire o offendere persone viventi – compare ora in questo libro.

È trascorso un quarto di secolo da quando è stato scritto e pubblicato Il Sentiero. Fin da allora, ho pregato di essere guidato a comprendere quando avrei dovuto dare alle stampe il resto del materiale. La risposta che ho percepito intuitivamente è sempre stata questa: «Il momento arriverà. Sii paziente».

A mano a mano che la nostra vita scivola via, siamo costretti a diventare consapevoli del fatto che il nostro tempo sulla Terra si va progressivamente riducendo. Quanto a lungo vivrà questo corpo? Si potrebbero desiderare centinaia di anni per un’opera simile; tuttavia, se l’avessi rimandata troppo a lungo, qualcun altro avrebbe dovuto portarla a termine al mio posto, con il considerevole svantaggio di non aver conosciuto il Maestro. Dovevo prendere atto di essere in una posizione unica per intraprendere questo compito, anche se forse non ne ero del tutto all’altezza.

Nel 1996 ho superato i settant’anni assegnati dalla Bibbia (Salmo 89,10). Il completamento di questo libro stava diventando sempre più una priorità assoluta. Per rendere giustizia alle conversazioni, non potevo semplicemente gettarle lì senza alcun collegamento e senza un commento o una spiegazione. Era necessario presentarle nel loro giusto contesto e non lasciarle penzolare a mezz’aria come una frase senza soggetto.

La bellezza di una pietra preziosa è esaltata quando la gemma è incastonata in un gioiello.

Allo stesso modo, anche la chiarezza di questi detti sarebbe aumentata se il lettore avesse potuto sapere, laddove possibile, a chi il Maestro stava parlando, quando lo aveva fatto e anche dove e perché. Il lettore sensibile, in ogni caso, avrebbe facilmente riconosciuto una messa in scena artificiale. Anche qui, nella maggior parte dei casi, ero io l’unico a conoscere il “quadro” completo.

Di recente, mi sono finalmente sentito guidato a iniziare questo progetto. Sebbene la vedessi come un’opera d’amore, la portata di questa sfida, lo confesso, mi aveva sempre spaventato.

Non solo mi aspettavo che avrebbe richiesto almeno due anni (un periodo neanche poi così lungo, visto che altri miei libri hanno richiesto più tempo), ma ciò che mi scoraggiava veramente era che non avevo idea di come sistemare queste conversazioni in una sequenza logica. Ero abituato, scrivendo, a sviluppare un tema con gradualità e la mia mente resisteva all’idea di limitarsi a raggruppare a casaccio gruppi di pensieri non correlati tra loro. Alla fine, tuttavia, la casualità si è rivelata il metodo migliore. Anzi, era l’unico metodo possibile. Le conversazioni erano semplicemente troppo varie, e in molti casi troppo brevi, per poter essere collocate in una qualsiasi sequenza.

Con mio stupore, il lavoro è fluito facilmente.

Per la maggior parte di questi detti, ovviamente, era necessario soltanto che trasferissi nel mio computer quello che già esisteva nei taccuini.

Per gli altri, ho comunque constatato che, a parte raggruppare alcune conversazioni, potevo lasciare la sequenza più o meno com’era, oppure seguire la guida interiore che mi diceva: «Perché non mettere questo qui e quello lì?», senza sforzo da parte mia.

Mi ci sono voluti a malapena due mesi per completare l’intero libro.

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