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Introduzione alla pratica - Estratto dal libro "Il risveglio della Kundalini"

di Lothar-Rudiger Lutge  2 anni fa


Introduzione alla pratica - Estratto dal libro "Il risveglio della Kundalini"

Leggi in anteprima il capitolo 5 del nuovo libro di Lothar-Rudiger Lutge "Il risveglio della Kundalini"

Quando pratichiamo il Kundalini Yoga è molto importante seguire le particolareggiate e dettagliate istruzioni degli esercizi nel modo più preciso possibile. Dobbiamo attenerci esattamente alla durata prevista per l’esercizio, alla modalità dell’esecuzione, alle indicazioni date per il respiro e alla sequenza dei singoli movimenti.

Inoltre è importante indossare abiti comodi, che non stringano e scegliere il luogo adatto alla pratica. Dovremmo cercare di evitare ogni fattore di disturbo, come rumori o interruzioni da parte di altre persone. Per trasformare il nostro stato di coscienza, tutta una serie di sistemi fisiologici ed energetici devono essere stimolati e coordinati tra di loro. Soltanto allora è possibile conseguire un successo sistematico e duraturo.

Gli esercizi e le meditazioni riassunti negli yogakriya comprendono tutte le tecniche necessarie, ben armonizzate tra loro, grazie alle quali possiamo esercitare un influsso sottile sulle diverse energie del corpo materiale e del corpo energetico.

Dovremmo perciò sforzarci di eseguire bene e in modo preciso ogni esercizio, per quanto ci è possibile. Il nostro cuore e la nostra anima devono partecipare alla pratica fisica. Non bisogna in alcun caso tralasciare o cambiare delle parti di esercizi, o tralasciare le pause di rilassamento.

Questo non soltanto pregiudicherebbe il successo desiderato ma, nella maggior parte dei casi, impedirebbe completamente il suo conseguimento.

Per iniziare: il richiamo dell’energia divina nel Sé

Ogni sequenza di esercizi inizierà con il canto del mantra: «Ong namo, guru dev namo». La parola “ong” è una variazione della sillaba sacra Om o Aum, che sta per Shiva, il polo non manifesto, immobile o “maschile” di Brahman. Il polo opposto, dinamico, “femminile”, Shakti, l’energia primordiale divina, viene definito dalla sillaba “ong”, qui utilizzata.

“Namo” ha la stessa radice della parola indiana “namaste”. “Namaste” è una forma di saluto riverente, usata normalmente.

Riassumendo, “ong namo” significa: “Saluto l’energia creatrice divina che abita in me!”.

Il concetto di “guru dev” sta per Brahman, nella sua qualità di guida e di maestro divino, che deve condurci al nostro vero Sé. Con il “namo” conclusivo si saluta anche questa componente dell’energia cosmica. In questo modo si crea un collegamento con l’autentico nucleo divino interiore e l’energia cosmica che abita in noi sarà libera di dirigere la nostra azione nel modo giusto.

Cantare il mantra all’inizio della pratica è un atto meditativo, di raccoglimento interiore, che ci aiuta a dimenticare per un momento ciò che è accaduto durante la giornata, a distaccarci da quegli avvenimenti, e ci introduce al lavoro tranquillo, concentrato, sul corpo e sulla mente.

Meglio ancora se lasciamo trascorrere alcuni minuti di silenzio prima del canto del mantra, una pausa dedicata al raccoglimento interiore e al riposo del corpo, per poi entrare nello spirito della pratica successiva attraverso le “parole sacre”.

La postura adatta, da assumere nella fase del raccoglimento e per il canto, è la posizione seduta a gambe incrociate (vedere da p. 66 per ulteriori istruzioni).

Come lo recitiamo

Siamo seduti molto comodamente a gambe incrociate e con la colonna vertebrale eretta. Le mani sono giunte davanti al petto.

I palmi delle mani sono distesi e uniti (vedi il mudra della preghiera p. 70), e i polsi vengono premuti contro lo sterno all’altezza del cuore.

Gli occhi sono chiusi, li concentriamo sul sesto chakra, il punto tra le sopracciglia. In questa posizione possiamo cantare il mantra iniziale in due modalità:

  1. In due respiri. Inspiriamo profondamente dal naso e lungo tutta l’espirazione cantiamo «Ong namó», finché abbiamo esaurito il fiato inspirato.
    La pronuncia sarà quindi molto allungata e corrisponderà all’incirca a questa rappresentazione grafica: «OOOOnnnnng namóooo». Dopo una breve inspirazione cantiamo la parte restante del mantra: «Guru dev namó». Anche qui il canto si prolunga lungo tutta l’espirazione, allungando le parole nel modo seguente: «Guru deeeeev namóoooo». Manteniamo l’ultima nota il più a lungo possibile.
    Fino alla parola “dev”, che si canta su una nota leggermente più alta, utilizziamo per tutto il mantra la stessa nota, un tono che ci sia congeniale.
  2. In un respiro. Inspiriamo profondamente dal naso e lungo tutta l’espirarzione cantiamo «Ong namo guru dev namo».
    La pronuncia sarà circa «Oonnng namó guru devvv namó». Durante il canto e mentre manteniamo le note lunghe, l’aria che stiamo espirando deve vibrare leggermente a livello del palato e del seno paranasale frontale, in modo che ne risulti una leggera risonanza e una pressione corrispondente nella zona del sesto chakra.
    Ripetiamo il mantra per tre volte, come saluto alle energie divine universali che abitano in noi, e iniziamo poi, dopo una breve pausa di raccoglimento, con gli esercizi di volta in volta prescelti.
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