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Il Super-Io, l'Io, l'Es e i meccanismi di difesa - Estratto da "Amore o Caso Clinico?"

di Maria Cristina Strocchi 6 mesi fa


Il Super-Io, l'Io, l'Es e i meccanismi di difesa - Estratto da "Amore o Caso Clinico?"

Leggi un estratto dal libro di Maria Cristina Strocchi e scopri su quali presupposti si basa una storia d'amore "sana" e su quali invece una "malata"

Il Super-Io è la parte della nostra psiche che contiene tutte le regole e le norme apprese dalla famiglia, dalla religione e dalla società; in altre parole, dall'ambiente culturale di appartenenza. Non sempre si è consapevoli di tutte le regole acquisite, ma il mancato rispetto di esse induce la persona a provare sentimenti di colpa. Per esempio, una donna che guardandosi allo specchio apprezza la sua bellezza può sentirsi in colpa. Dall’analisi del suo malessere, emerge che da bambina la suora del catechismo le aveva trasmesso la seguente regola; “Chi si compiace del proprio aspetto commette peccato”. E evidente che la norma era stata dimenticata a livello cosciente, ma continuava a vivere nell’inconscio.

L’Io è la parte della nostra psiche che ci fa esaminare la realtà, risolvere i problemi, prendere decisioni e metterci nei panni degli altri. L’Io media i conflitti e si adatta alle sollecitazioni del mondo interno ed esterno. Per esempio, la persona che decide di mettersi a dieta per la sua salute sta usando la parte razionale di sé.

L’Es o inconscio è la parte di noi che non conosciamo in cui sono contenute tutte le nostre pulsioni sessuali, aggressive, i nostri desideri e bisogni più profondi e/o arcaici, non sempre socialmente accettabili. Per esempio, la persona potrebbe provare una forte gelosia per la sorella più attraente e magra di lei e desiderare inconsciamente di allontanarla da sé.

Da questo schema è evidente che l’Io (la ragione) si trova spesso in conflitto tra le regole del Super-Io (la morale) e i suoi bisogni più profondi e, per superare l’angoscia, mette in atto uno o più meccanismi di difesa che lo rendono in grado di adattarsi all’ambiente.

In altre parole, l’individuo vive in costante conflitto tra le norme morali e i propri istinti e sperimenta spesso ansia e angoscia. Per questo motivo cerca di superare la situazione attuando i meccanismi di difesa.

Nell’esempio precedente, la ragazza invidiosa della sorella per non entrare in conflitto con se stessa può adottare il meccanismo di difesa della formazione reattiva e trasformare l’odio in amore sviscerato per la sorella. Illustrerò la struttura della psiche umana con uno schema:

I meccanismi di difesa sono dieci:

  • La rimozione: consiste nella dimenticanza dei contenuti sessuali o aggressivi ritenuti pericolosi per l’individuo. Questi continueranno a esistere nell’inconscio emergendo nei sogni, nei lapsus, nelle dimenticanze, nei sintomi nevrotici, negli incidenti apparentemente privi di significato. Chiariamo questo meccanismo con un esempio. L’individuo può dimenticare la sua infanzia, avendo solo brevi flash, e iniziare ad avere ricordi a partire dalla scuola media. In questo caso, può avere scordato contenuti estremamente dolorosi. Un mio paziente, che aveva completamente rimosso episodi traumatici nel rapporto con suo padre, che da bambino lo costringeva a osservare le sue prestazioni sessuali con l’amante, ha sviluppato dei comportamenti di tipo esibizionistico che gli hanno creato grossi problemi. Anche le dimenticanze, apparentemente casuali, hanno un significato inconscio. Ricordo che una mia amica aveva perso l’anello di fidanzamento e, dopo qualche mese, lasciò il fidanzato per un altro. Inconsciamente non lo amava più e quindi la perdita dell’anello aveva un preciso significato.
  • La negazione: avviene quando la persona, per non soffrire, nega l’evidenza dei fatti. Molte persone, piuttosto che prendere decisioni dolorose, preferiscono negare la realtà. Questo accade anche nei rapporti affettivi. Non sono rari i casi di persone che, per non affrontare la paura della solitudine, rimangono intrappolate in legami infelici, arrivando a negare la loro stessa sofferenza.
  • Lo spostamento: consiste nello spostare l’aggressività, per esempio da un fratello, in quanto ciò creerebbe sensi di colpa, verso un’altra persona. Un mio paziente, che aveva sempre odiato la sorella, più brava di lui a scuola e per questo apprezzata dai genitori, aveva scaricato la sua ostilità sulla moglie, che era più affermata di lui nel lavoro. Esempi di spostamento dell’aggressività sono molto frequenti e si possono leggere in molti atti vandalici.
  • La formazione reattiva: consiste nel trasformare un sentimento nel suo esatto contrario. Per esempio, l’odio verso un genitore diventa amore sviscerato. Nell’esempio precedente, la persona che nell’inconscio era profondamente invidiosa della sorella era apparentemente legatissima a lei, in modo quasi morboso. Allo stesso modo un grande amore può trasformarsi in odio profondo, come possiamo leggere in molte separazioni conflittuali in cui ci rimettono i figli.
  • La sublimazione: avviene quando l’aggressività viene manifestata in modo socialmente accettabile, come nello sport, oppure quando l’energia sessuale è trasformata in eccessivo altruismo. Molti sportivi hanno una forte carica aggressiva che viene scaricata nell’attività. Basti pensare al tifo violento negli stadi durante le partite di calcio. Anche un altruismo esagerato è indice della sublimazione dell’istinto sessuale. Ricordo il caso di una donna “troppo esuberante” dal punto di vista sessuale che, al compimento dei quarant’anni, è diventata casta e si è dedicata, con un fervore esagerato, a opere benefiche.
  • La proiezione: consiste nell’attribuire ad altre persone sentimenti e comportamenti inaccettabili. Per esempio, la persona falsa può accusare un’altra di esserlo. Una persona che ha una grande paura del giudizio altrui e che si sente spesso giudicata è in realtà un giudice spietato del prossimo. Anche la gelosia esagerata rientra nel fenomeno proiettivo, in quanto il possessivo proietta nel partner la sua infedeltà. Questo meccanismo di difesa è molto diffuso e lo ritroviamo nelle persone che hanno un’avversione esagerata per alcuni individui o gruppi. Parecchi pacifisti, in realtà molto violenti, proiettano la loro aggressività su altri gruppi e trovano in tal modo una legittimazione della loro rabbia.
  • La regressione: avviene in seguito a esperienze traumatiche e comporta il ritorno all’infanzia. Per esempio, dopo una separazione, la persona può sentire il bisogno di farsi accudire dalla madre come quando era bambino. Alcuni bambini, alla nascita del fratellino o della sorellina di cui sono molto gelosi, possono perdere il controllo sfinterico che avevano acquisito o ricominciare a succhiarsi il dito.
  • La fissazione: consiste nel rimanere bambini senza crescere per effetto di un trauma emotivo. In alcuni casi, la persona può rimanere legata alla madre, se maschio, o al padre, se femmina, senza riuscire, in età adulta, a stabilire rapporti di coppia. E il caso del complesso di Edipo (e di Elettra), che dovrebbe risolversi entro i sette anni ma che in questi casi dura per sempre. Conosco molti maschi, soprattutto figli unici di madre vedova, che sono rimasti con la madre fino alla morte della stessa per poi entrare in depressione.
  • Il rivolgimento contro se stessi: si attua quando l’aggressività, anziché essere rivolta all’esterno, si ripercuote verso l'individuo stesso. Ciò è causa di dipendenza da alcol, fumo, droga, cibo e depressione fino al suicidio, nei casi più gravi. L’aggressività è paragonabile a una bomba; se non faccetti, la fai esplodere dentro di te. In molti casi di disturbi di dipendenza o ossessivo-compulsivi ho riscontrato un forte risentimento nei confronti dei familiari, in particolar modo i genitori, che la persona non esprime e non accetta, considerandolo segnale di cattiveria. Attraverso la schiavitù della dipendenza o pensieri ossessivi dolorosi puniscono se stessi, arrivando a punte notevoli di sofferenza. A questo proposito, ho scritto il libro Onora il padre e la madre... quando lo meritano. Edizioni Associazione Il Sole, 2012, per aiutare coloro che, intrappolati in sensi di colpa dannosi e ingiustificati, distruggono se stessi.
  • La razionalizzazione: può assumere due forme. Nella prima, l’individuo si rifugia in un mondo fantastico e perde il contatto con la realtà; nella seconda, diventa troppo razionale e rifiuta le proprie emozioni e quelle altrui. In entrambi i casi, ha difficoltà a entrare in intimità con gli altri e non riesce a vivere pienamente la sua esistenza.

Come indicato in precedenza, alcuni meccanismi di difesa risultano efficaci nell’adattare la personalità all’ambiente, mentre altri creano disadattamento, ma non sono ancora patologici; infine ci sono dei meccanismi di difesa patologici, che sono più di altri coinvolti nei disturbi della personalità, come vedremo in seguito.

La persona “normale” mette in atto meccanismi di difesa adattivi in cui rientrano la rimozione e la sublimazione, in aggiunta a meccanismi come l’umorismo, in cui la persona impara a sorridere delle proprie difficoltà o dei propri limiti per renderli più accettabili, l’autosservazione, in cui è in grado di analizzare il proprio comportamento per porre rimedio agli errori e per migliorare se stessa, l’altruismo, grazie al quale l’individuo non si rinchiude nel proprio egoismo, ma è aperto all’aiuto degli altri ed è disponibile verso il prossimo, come coloro che fanno attività di volontariato, e l'affìliazione, ossia lo stare con gli altri, dando e ricevendo affetto.

Chi mette in atto questi meccanismi adattivi vive più pienamente la vita, raggiunge un migliore equilibrio e serenità interiore rispetto a quanti si chiudono egoisticamente nei propri interessi, rimanendo centrati su di sé. Sono proprio questi individui che si inaridiscono, sviluppando più facilmente ansia e depressione, perché costantemente in osservazione di se stessi e ingigantendo così eventuali problemi.

Come si è indicato in precedenza, l’uso patologico e ripetitivo di alcuni meccanismi di difesa è alla base dei disturbi della personalità. In questi casi l’Io, per non soffrire, sotto la spinta dei bisogni ma, nel contempo, impedito dalle regole morali, cerca di difendersi attraverso specifici meccanismi di difesa per superare il dolore e l’angoscia e riuscire ad adattarsi alla realtà (nella seconda parte del libro verranno ulteriormente illustrati e messi in relazione con i disturbi stessi).

Amore o Caso Clinico?

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Maria Cristina Strocchi

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Maria Cristina Strocchi

Maria Cristina Strocchi psicologa psicoterapeuta, e docente e supervisore dell'AIAMC - Associazione Italiana Analisi e Modificazione del Comportamento. E esperta di interventi sulla balbuzie ed e autrice di numerose pubblicazioni sui disturbi del linguaggio e sul tema della coppia.
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Complimenti a Maria Cristina Strocchi! Da collega a collega! Un estratto che di per sé documenta l'elevata competenza teorico-pratica dell'Autrice. Un pamphlet che andrebbe "prescritto" a tutte le coppie in crisi. Lo adotterò anch'io molto volentieri nel mio lavoro. Dott. LUIGI DI NUNZIO - Psicologo psicoterapeuta

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