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Il senso delle esperienze - Estratto dal libro "L'Onda del Coaching"

di Giovanna Giuffredi 5 mesi fa


Il senso delle esperienze - Estratto dal libro "L'Onda del Coaching"

Leggi in anteprima l'inizio del primo capitolo del libro di Giovanna Giuffredi e scopri come utilizzare il coaching per migliorare notevolmente la tua vita

"Il vostro dovere è non accontentarvi e pensare l'impossibile". Questa è l'evizione che Steve Jobs pronunciò un un famoso discorso rivolto ai Laureati dell'Università di Stanford, nel 2005. Il fondatore di Apple, raccontando ai giovani gli avvenimenti salienti che avevano punteggiato la sua storia, condivise le sue riflessioni sul senso di quanto aveva vissuto.

Tra l'altro, disse: "Certamente all'epoca in cui ero al college non era possibile "unire i puntini" e avere un quadro di cosa sarebbe successo, ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all'indietro... non potete sperare di unire i puntini guardando avanti, potete farlo solo guardandovi alle spalle: dovete quindi avere fiducia che, nel futuro, i puntini che ora vi paiono senza senso possano in qualche modo unirsi nel futuro. Dovete credere in qualcosa: il vostro ombelico, il vostro karma, la vostra, il vostro destino, chiamatelo come volete... questo approccio non mi ha mai lasciato a terra, e ha fatto la differenza nella mia vita... Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario... Non accontentatevi. Seguite i vostri sogni... Siate affamati. Siate folli".

Sono parole forti nelle quali mi rispecchio e che mi hanno fatto riflettere sul fatto che quando mettevo a segno i puntini delle mie esperienze non mi rendevo conto a cosa sarebbero serviti, tuttavia oggi, guardandomi indietro, riesco a cogliere il senso delle esperienze che ho vissuto e riconosco quei valori guida che ne hanno tracciato il percorso.

Uno degli effetti che il Coaching può regalare è la maggiore chiarezza del senso dei propri passi. Al termine di un ciclo di incontri, molte persone riconoscono quel nucleo potenziante che indica la direzione alle proprie scelte e gli apprendimenti derivanti dalle esperienze positive o negative che hanno vissuto.

Il Coaching oggi caratterizza tutti gli ambiti del mio lavoro e le modalità in cui gestisco la mia vita privata.

Mi rendo conto che il filo conduttore che ha orientato e continua a dare una direzione alle mie scelte è sempre stato quello di aiutare le persone a diventare ciò che esse potenzialmente sono. Non importava il mezzo che avevo a disposizione, era secondario, la mia soddisfazione era nel cogliere la realizzazione delle persone che avevo m o d o di affiancare. Ogni esperienza mi è servita ad accumulare conoscenze e competenze che ho utilizzato nella fase di vita professionale successiva.

Che cosa vuoi fare da grande? Tipica domanda apparentemente innocua a che gli adulti pongono a volte come un tormentone ai bambini e al cui effetto non sempre si presta la dovuta attenzione. Mi metteva regolarmente in crisi ricevere questa domanda, cercavo una risposta ad effetto, ma quella che arrivava dal profondo del mio essere era sempre la stessa. Mi sembrava banale, ma non ne trovavo una che mi convincesse di più.

Da grande avrei voluto fare qualcosa di utile per gli altri, ma come? Ero spesso la spalla su cui amiche e amici venivano a piangere o a chiedere consolazione, ma non volevo essere solo una confortevole spugna di lacrime.

Mi sono dedicata anche al volontariato, mi rendevo conto però che per essere più incisiva occorreva un metodo, degli strumenti su cui poter contare.

Quando si è trattato di scegliere il percorso universitario, non ho avuto dubbi che mi sarei iscritta alla facoltà di Psicologia. Sono stata tra le prime matricole del primo corso di laurea aperto a Roma negli anni Settanta. Un mio zio, che lavorava come psicologo con i ragazzi delle riserve indiane in America, ha avuto la sua bella influenza nella mia scelta. Era la mia figura guida, un personaggio affascinante a cui sono tuttora molto legata.

Oggi so che se scegliamo un modello di riferimento un motivo c'è sempre, prima o poi lo scopriremo.

Mio padre era un ingegnere e diceva che studiare psicologia sarebbe stata una sciocchezza, che avrei potuto scegliere qualunque strada, meglio se con maggiori garanzie di guadagno, e aveva pianificato per me la possibilità di lavorare in banca. Ma la sola idea di studiare i testi di Economia e Commercio mi deprimeva. Quella fu una delle prime occasioni di forti scontri con mio padre. Con tutto l'amore che provavo per lui, non potevo rinunciare a una strada che sentivo mia.

Solo molto più tardi ho capito quanto sia importante mettere a fuoco il senso che si vuole dare alla propria vita, e lo si può realizzare attraverso le strade più diverse.

Avrei potuto essere utile in tanti modi, anche diventando un'esperta di finanza solidale o un'impiegata di banca etica o ancora una promoter finanziaria in grado di far fruttare i risparmi di una vita alla gente. Ma nelle scelte entrano in gioco anche altri fattori oltre ai valori, che hanno un peso notevole; prima di tutto gli interessi. E a me interessava scoprire quali meccanismi regolano la mente umana, mentre non provavo alcuna attrazione per i meccanismi della finanza. Ringrazio profondamente mia madre che mi ha sempre detto: "Ascolta tutti, ma ragiona con la tua testa".

All'università studiavo con passione. Ricordo che ho voluto triennalizzare l'esame di psicofisiologia, anche se erano obbligatorie solo due annualità, tanto mi affascinavano i meccanismi che regolano la mente umana. La laurea è arrivata facilmente, e dopo un tirocinio in un reparto di neuropsichiatria infantile prima e in un reparto psichiatrico per adulti poi, sentivo di non avere ancora gli strumenti applicativi né un metodo specifico di riferimento.

Ho frequentato quindi una scuola quadriennale in psicoterapia sistemico- relazionale. E stato un periodo ricco di stimoli e di incontri determinanti per il mio futuro lavoro. Con un gruppo diretto da un entusiasta Camillo Loriedol, ci incontravamo per formarci, ricercare, sperimentare, confrontarci, divorando i libri dei mitici esponenti della scuola californiana di Palo Alto, da Gregory Bateson, a Paul Watzlawick, a Jay Haley, a Cari Whitaker, pioniere della terapia familiare, che ho avuto la fortuna di conoscere.

Studiavamo i processi della comunicazione dei grandi psicoterapeuti, come Milton Erikson e Virgina Satir, che sono stati, tra gli altri, i modelli alla base dei principi della PNL.

In quegli anni studiavo le leggi che regolano la comunicazione e le interrelazioni uumane l'apprendimento più importante, è stato considerare il sintomo di una persona non come il problema, ma come l'elemento rappresentativo di un sistema problematico. Dopo alcuni anni di psicoterapie a coppie e famiglie, sentivo che c'era altro che avrei potuto fare. Mi rendevo conto che buona parte dei problemi che le persone vivevano, si potevano prevenire. Le cause di tanto disagio spesso si riconducevano all'incapacità di esprimersi, all'impossibilità di sviluppare potenzialità, di realizzare sogni e progetti. E questo valeva per i ragazzi, ma anche per gli adulti.

Mi sono dedicata successivamente, per circa vent'anni, all'orientamento scolastico e professionale, seguendo i primi progetti pilota europei in Italia, svolgendo ricerche e lavorando nelle scuole e nelle università. Lavoravo allora presso la Fondazione Rui e sono stati anni preziosi nei quali ho imparato ad impostare un metodo e a rispettar e il rigore nel lavoro. Formavo docenti, operatori di orientamento, seguivo genitori e ragazzi per migliorare il metodo di studio e aiutarli a scegliere opportunità scolastiche e lavorative. In quegli anni ho approfondito il counseling rogersiano, seguendo un workshop con Carl Rogers in persona, che ha lasciato in me una potente traccia attraverso il suo approccio non direttivo.

Un tratto che ha caratterizzato il mio cammino professionale era che, appena consolidavo determinate competenze e acquisivo anche una certa sicurezza, percepivo un graduale e inesorabile senso di insoddisfazione, (a cui assegno oggi un gran valore e riconosco esser e la mia spinta realizzativa), che mi portava a immaginare cos'altro avrei potuto fare.

Percepivo l'utilità di poter sensibilizzare le persone sull'importanza di prendere consapevolezza di se stessi per diventare quello che desideravano essere attraverso una via pragmatica per farlo. E i canali dell'informazione e dei mass media potevano essere quelli adatti per offrire spunti a un vasto numro di persone.

E stato riconsocendo questa motivazione che mi sono proposta all'inizio degli anni Novanta a una rete televisiva offrendo il mio know-how come supporter dietro le quinte per realizzare servizi di orientamento sulle scuole e le professioni. Ricordo la faccia divertita e provocatoria di Roberto Quintini, allora direttore del tg di Telemontecalrlo e autore di TV Donna, uno dei primi contenitori pomeridiani informativi a tutto campo rivolto al mondo femminile e condotto da Carla Urban. Quintini mi fece una controproposta. Avrei dovuto realizzare dalla A alla Z dei servizi televisivi, sul tema che proponevo.

Mi avrebbe messo alla prova per realizzare un numero zero sulle tematiche del lavoro. Sarei dovuta scendere in prima linea. La sfida era intrigante, ma il terrore che provavo la superava. Sarei ripiombata dallo stato di farfalla esperta del volo, a bruco che doveva esplorare terreni sconosciuti. Nel mio settore ormai avevo conquistato una certa credibilità, nella realizzazione di servizi televisivi ero invece più che una principiante. Non ho dormito per qualche notte, ma poi con un pizzico di incoscienza ho accettato.

Oggi sono convinta che le opportunità quando arrivano abbiano il loro senso e vadano sempre colte al volo.

In quel contesto ero l'ultima ruota di un carro di esperti di televisione, io che la tv la guardavo anche poco. Avevo un bagaglio di conoscenze a cui attingere, ma non sapevo come usarle per realizzare un servizio televisivo. Dovevo costruirmi nuove competenze. Il numero di prova del primo servizio fu un mezzo disastro. Ricordo ancora l'aria di sufficienza degli operatori e dei tecnici al montaggio, quando si resero conto che avevano a che fare con una principiante.

Ringrazio sempre un tratto del mio carattere, quel pizzico di umiltà che in questi casi considero una compagna alleata. Da quei tecnici ho appreso tantissimo, assorbivo ogni parola, ogni critica era un gaio che si trasformava in uno stimolo per capire come migliorare. Dopo l'inizio frustrante, ho imparato un mestiere nuovo, sfruttando le esperienze e le conoscenze precedenti.

Ogni settimana progettavo un servizio, uscivo con la troupe, facevo interviste, curavo la regia, scrivevo i testi e prestavo la mia voce per accompagnare le immagini in video. In quattro anni ho realizzato oltre 70 servizi su scuole, professioni, mercato del lavoro, raccogliendo informazioni, testimonianze e offrendo al pubblico spunti per orientare le proprie scelte di vita professionale.

Ho anche vinto un premio per quei servizi. La confidenza che in quegli anni ho imparato ad avere con le telecamemere è servita anni dopo, quando mi hanno proposto di partecipare a un programma televisivo come Life Coach per adolescenti, e successivamente, come Business Coach per una serie di video pillole informative sul Coaching.

In quel periodo, grazie alla mia tesi di laurea in teoria e tecnica dei test, costruivo anche quelli che definivo ludotest a cui si sottoponevano personaggi dello spettacolo ospiti in studio e ai quali offrivo poi un profilo psicologico con cui confrontarsi. In quegli anni non so più quanto test ho creato p e r libri, giornali periodici e quotidiani.

Ma come realisticamente può accadere, al cambio della proprietà di Telemontecarlo, la trasmissione che andava bene e riscuoteva successo, venne interrotta. Cambiò il palinsesto e non c'era più spazio per la tv di servizio. Altro giro di boa.

Ricominciai a guardarmi intorno, propronendomi e facendo colloqui.

Grazie ai servizi televisivi realizzati in quegli anni, sono diventata giornalista pubblicista e quindi si apriva anche la strada della collaborazione con giornali e i mezzi di comunicazione. Curavo rubriche informative e di orientamento sui temi della scuola e del lavoro per varie testate e realizzai anche una serie di audiovisivi sui programmi comunitari finanziati dal Fondo Sociale Europeo.

In quegli anni ho sperimentato la potenza della motivazione per ottenere dei risultati.

C'erano dei periodi in cui ero davvero squattrinata e l'idea di poter garantire alle mie figlie quanto era necessario, è stata una molla potente per mettere a frutto tutto quello che negli anni avevo imparato per ottenere nuovi lavori. Non so come, ottenni in quel periodo anche un incarico per scrivere i testi di un documentario sul Marocco, pur non essendoci mai andata! Ricordo le interminabili giornate in biblioteca per studiare la storia e le bellezze di quello splendido paese.

Per alcuni anni ho avuto un ruolo di responsabilità nel monito raggio e nella valutazione dei progetti finanziati dal Fondo sociale europeo dedicati alla scuola, mercato del lavoro e alle pari opportunità. Un ambito affascinante, nel quale si possono portare benefici reali alle categorie più svantaggiate e dare un impulso allo sviluppo di aree più deboli del paese. Troppo spesso, però, le esperienze eccellenti, una volta evidenziate, restavano chiuse tra le pagine dei rapporti finali, nei vari Ministeri di riferimento, invece di essere diffuse come buone prassi. E questo mi procurava una grande frustrazione.

Ripresi a lavorare come psicologa del lavoro nelle aziende, facendo consulenze e formazione. Il contesto aziendale è spesso conflittuale e c'era molto cghe si poteva fare per creare benessere tra le persone, a vantaggio loro e dei sistemi organizzativi. Ma percepivo di nuovo quella inconfondibile insoddisfazione che si faceva sentire. Come essere più incisiva?

Tratto dal libro:

L'Onda del Coaching

Come favorire un'evoluzione consapevole

Giovanna Giuffredi

Che cos'è il coaching di cui tanto si sente parlare? Giovanna Giuffredi ce lo spiega in ogni dettaglio.

Vi invita ad immergervi nelle descrizioni del cammino che le persone intraprendono quando decidono di essere affiancate da un coach o quando vengono formate per diventare coach.

Attraverso la lettura di questo libro, come nel corso di un vero percorso di coaching, ogni lettore ha l'opportunità di avere Giovanna come sua partner nel progettare il proprio destino.

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Psicologa e giornalista pubblicista, membro della Federazione Italiana Coach, Giovanna Giuffredi è esperta di sviluppo delle Risorse Umane, lavora per enti pubblici e privati e svolge consulenze individuali e di gruppo. Ha curato diverse pubblicazioni. Come Personal Coach ha trattato numerosi...
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