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Il segreto della comunicazione - Estratto da Il Sentiero della Consapevolezza e della Scoperta di Sé

di William Samuel 4 mesi fa


Il segreto della comunicazione - Estratto da Il Sentiero della Consapevolezza e della Scoperta di Sé

Leggi in anteprima un capitolo tratto dal libro di William Samuel e rifletti su ciò che è necessario per arrivare alla pace e alla consapevolezza di sé

Oggi pomeriggio ho preso in mano una pietra liscia che esisteva fin da prima che venisse pronunciata una sola parola al mondo. Cos'è più importante: la pietra liscia o le parole che la descrivono?

Indice dei contenuti:

Le parole

Cara Mary, solitamente diamo troppa importanza alle parole. I più devoti cercatori della Verità sono spesso quelli più fissati su discorsi come: «Questo è relativo, quello è assoluto». Quante volte li hai sentiti? Io ero il peggiore di tutti.

Nessuno più di me, metafisico rinnegato in giro per l’universo da saggio a guru, da principe a professionista ad apostata, era invischiato nella premura intellettuale per le parole e la precisione del linguaggio. Ben presto mi ritrovai a non avere il coraggio di usare certe espressioni in presenza di alcuni individui, perché ero convinto che le mie parole indicassero il livello della mia comprensione. Che sciocchezza!

Le raffinate limitazioni dell’espressione abbondano — nell’ordine delle migliaia - all’interno del sistema di pensiero giudicante basato sull’arnVare a comprendere la Luce, invece che sull’essere Luce.

Nei nostri corsi qui a Mountain Brook la prima cosa che facciamo è esaminare la questione delle parole, per poi venir giù dall'altopiano arido e ridicolmente maestoso su cui si distingue tra “assoluto” e “relativo”.

Tutte le parole sono relative. Non esistono parole assolute. L’Assoluto che è l'Essenza esiste in una dimensione che va oltre le parole, così come una melodia va oltre uno spartito musicale e il principio dell’aritmetica esiste al di là dei singoli numeri.

La Verità ha anche un aspetto intellettuale, naturalmente, e qui le parole giocano la loro parte, ma il Reale contiene un’infinità di essenze sottili che vanno oltre le parole, sono molto di più. Spesso, questa consapevolezza ci rimane preclusa finché continuiamo a bisticciare con la semantica.

Il bimbo smarrito

Un giorno, mentre riflettevo sull’enigma della comunicazione tra le remote colline qui intorno, ho assistito al felice ricongiungimento tra un padre e il figlioletto di cinque anni, che si era perso nel bosco molte ore prima. Sapevo che il bambino sarebbe stato ritrovato - e sapevo di saperlo - ma, nonostante questa mia certezza, non ero riuscito a placare i timori del padre né a fargli comprendere la Verità che vedevo. E proprio mentre riflettevo su questo - sulla mia incapacità di comunicare quando era così importante farlo — ho visto il padre e il figlio ritrovarsi.

Oh, che scena! Un monello vestito di stracci è corso fuori dal bosco a piedi nudi, urlando a squarciagola: «Papà! Papà!» e il padre, singhiozzando senza alcuna vergogna, l’ha preso tra le braccia. Continuava a ripetere: «Alleluia! Sia lodato il Cielo!» e non riusciva a dire altro. «Alleluia! Sia lodato il Cielo!»

In quel momento, ho visto con gioia che la comunicazione andava infinitamente al di là di parole ricercate, regole grammaticali e sfumature intellettuali; andava oltre l'istruzione e l'artifìciosità della cultura. Ho visto l’entusiasmo sfrenato comunicare in un solo istante più di quanto avrebbero fatto tutte le parole dell’Enciclopedia e della Bibbia messe insieme. Ho visto l’Essere disinibito, svincolato dal suo presunto possessore.

Nell’attimo tra un “Sia lodato il Cielo” e un "Papà, papà”, ho imparato che le parole sono solo parole. Se troppe sono un guazzabuglio, se altisonanti uno spreco. La semplicità soave e non pretenziosa dei bambini — la sincerità - commuove il Cuore e spodesta l’intelletto, portando il bambino che siamo tra le braccia del Padre.

Da quel momento, sono tornato a essere un bambino che passeggia lungo le strade di campagna e le rive dei fiumi, e se la gode, se la gode... Da allora so che il valore intellettuale e filosofico delle parole non ha la somma importanza che le attribuivo prima. In quell’occasione ho deciso che avrei fatto del mio meglio per smettere di utilizzare il pomposo linguaggio della metafisica, e provare invece a dire quanto è necessario nel modo semplice e soave che risulta naturale a tutti noi.

Questo, caro lettore, fa parte della semplicità che io e te abbiamo scoperto. La Storia può così essere raccontata al primo come all’ultimo degli uomini.

«Ah, ma che ne sarà della nostra dignità se diventiamo così semplici?» domanda qualcuno.

Niente al mondo ha mai posseduto più Dignità del bambino che corre dal Padre e sussurra: «Sono tornato a casa! Sono tornato a casa!»

I bambini si fanno capire

Troviamo un nuovo e immediato senso di pace quando smettiamo di penare troppo per le parole, sia nostre che altrui. Quante volte abbiamo ascoltato i discorsi farfuglianti che sgorgavano dal cuore di un bambino? Non abbiamo capito tutto quanto era necessario capire?

Certo che sì! Abbiamo sentito al di là dei balbettii, dei tempi verbali sbagliati, degli errori di sintassi e di pronuncia. La nostra comprensione è andata oltre tutto ciò, direttamente al CUORE. E il Cuore - semplice, sincero, soave - a pronunciare le parole che vediamo e sentiamo per prime, ed è il Cuore a comprendere.

Dunque, nel leggere queste pagine, mettiti comodo e guarda i paragrafi e i capitoli nella loro completezza, nella loro unicità, nella loro totalità; poi, ascolta il Cuore. E il Cuore che insegna, non le parole. Il Cuore va oltre le parole e non si lascia ingannare. «Ecco, ti concedo un cuore saggio e intelligente».

Laozi, il grande vecchio saggio dell’Oriente, ha scritto: «Il Tao (l’Assoluto) che può essere detto non è l’eterno Tao, il nome che può essere nominato non è l’eterno nome. Senza nome è il principio del Cielo e della Terra, quando ha nome è la madre delle diecimila creature. L’Assoluto è un vasto incommensurabile vuoto. A guardarlo non lo vedi, ad ascoltarlo non lo odi, ad afferrarlo non lo prendi [...] Il Tao è assoluto e senza nome, un cerchio infinito che eternamente ritorna. La sua meta è la serenità.

Il vero saggio accetta i dualismi della natura e si adopera con diligenza senza alcuna devozione per le parole [...] Musica e buon cibo inducono il viaggiatore a fermarsi. Ma le parole del Tao non hanno sapore...»

E poi il venerato saggio pronuncia quello che è sicuramente l’eufemismo del millennio: «Le parole dirette possono sembrare molto tortuose».

Qualche anno fa, ho avuto l’onore di essere il primo allievo americano di un illustre insegnante in India. Per quattordici giorni il nostro gruppo è rimasto seduto ai piedi del “Maestro”, che per tutto il tempo non ha pronunciato una sola parola - nemmeno un grugnito - fino alla giornata conclusiva, quando ci ha salutati assicurandoci che avevamo imparato molto.

E, sorprendentemente, era proprio così. Ci vollero mesi prima che i semi di quelle giornate silenziose cominciassero a germogliare, uno alla volta, rivelando l’esistenza di moltissimi ambiti in cui le astruse e forbite chiacchiere di libri e insegnanti sono più d’ostacolo che d’aiuto.

Non c’è nessuno tra i lettori di questo libro a cui la Verità non sia già stata rivelata molte volte: ha solo bisogno di essere vissuta. L’ulteriore illuminazione e la sua esperienza tangibile chiamata “guarigione” arrivano con l’esperienza vissuta, che è come un prato di tenera erbetta al di là del muro del pianto eretto dalle parole.

Chi ha costruito questo muro? Lo stesso impostore di cui interpretiamo il ruolo quando impersoniamo un’identità separata dal Tutto.

L’importanza di rileggere i testi filosofici

I testi di questo tipo non sono mai stati letti finché non li si ri-legge più volte. Non è possibile cogliere pienamente i significati che racchiudono con solo due o tre letture. Sì, certo, i dettagli tecnici possono essere compresi fin dalla prima lettura, se il lettore è intellettualmente sintonizzato. La “logica” e la “ragione” dietro alla filosofia si possono afferrare con una lettura o due, se si è dedicato abbastanza tempo allo studio di materiali simili. Le applicazioni mondane e i significati più immediati e superficiali possono benissimo emergere alla prima lettura; ma la Luce che è la Consapevolezza delle parole - la Luce che è I’identità - non può essere rivelata dalle sole parole.

Gentile lettore, per quanto possa sembrare presuntuoso, ti dico che ho trovato una Gioia e una Quiete dell’Identità che vanno oltre le parole e le apparenze del mondo, proprio come i suoni poderosi della Sinfonia Celeste vanno oltre i segni di inchiostro su uno spartito musicale. Queste parole stampate non bastano da sole a esprimere la Luce che ho scoperto essere l’Identità, così come il suono di un tamburo non potrebbe descrivere Timmen-sità dell’oceano a un grillo che vive dentro un pozzo. Tuttavia ascolta: la Luce può essere trovata; la Sinfonia può essere udita, perché noi siamo la Sinfonia, noi siamo la Luce.

In termini umani, ovunque la Luce si sia rivelata, la stessa Luce porta con sé i mezzi per "comunicarla” e rivelarla ad altri. Ovunque sia stata udita la grandiosa Sinfonia dell’Identità, essa contiene in sé il mezzo per rendere udibili la sua eco, le sue armoniche o le sue dissonanze a coloro che hanno orecchie per sentire e che vogliono ascoltarla. (Il paradosso contenuto in alcuni testi di insegnamenti metafisici è che le dissonanze rappresentino l’opposto della Sinfonia, mentre l’eco ne sia l’esatta riproduzione.)

Io so benissimo cosa mi è stato dato per "comunicare” con il mio senso superiore del Sé mentre scrivo questo libro. Il Dono di cui parlo è la pace ineffabile che è la nostra Identità, proveniente dalla diretta percezione della Consapevolezza come Luce: l’Unica Totalità immedesimata in questa Consapevolezza che io sono. Tale percezione è stata accompagnata, per me, dalla conoscenza di una "via” ben precisa, un mezzo, un "metodo” per comunicarla che ora cerco con tutte le mie forze di mettere in pratica, malgrado gli ostacoli pressoché insormontabili che mi trovo davanti. Ma il miracolo - la Meraviglia dell’Amore - è che questa comunicazione sta avvenendo! Sta avvenendo davvero! Gli "altri” che mi ascoltano con sincero interesse stanno trovando la stessa Pace che ho trovato io. La Visione fedele del mio Sé sta trovando questa Pace che va oltre le parole. Me lo sento raccontare in tanti modi meravigliosi.

Detto ciò, credo che a questo punto sia importante riaffermare quanto segue da una prospettiva leggermente diversa (ed ecco un esempio delle ripetizioni che preannunciavo poco fa): il nucleo di quest’opera non risiede nelle sue parole, né necessariamente nei singoli esempi descritti. Si trova piuttosto negli accostamenti tra i vari passaggi di per sé completi, e nelle variazioni di tono e atmosfera tra l'uno e l’altro. Scaturisce dai sentimenti sinceri (dall’Amore!) che queste sequenze di passi scelti sembrano riuscire a provocare nel lettore che mette da parte l'ego.

Emerge dall’aura di Amore del bambino che abbiamo dentro; ma soprattutto emerge tra le righe che siano state lette così tante volte da poterle rileggere in maniera rilassata, fluida e consapevole, in modo che il Cuore sovrapponga la sua voce alle parole lette, aggiungendo SIMULTANEAMENTE la. propria tonalità, completando l’effetto, producendo un Suono Sacro come quello di Gabriele che annuncia la Luce; che annuncia l’amore e la pace che abbiamo dentro da sempre, perché da sempre sono la nostra Identità. Si tratta di una Musica Sacra, una melodia di sentimenti liberi.

Ecco perché è importante rileggere più volte. Non ti sei mai stupito del fascino e del potere universale del ritmo e della musica? Le preghiere e gli inni religiosi ripetuti più volte sono un “metodo” antico nel quale l’intangibile Melodia del Cuore arriva a congiungersi con i suoni tangibili del mondo esterno. Questo è un altro aspetto dei «due che diventano uno», del «dentro come fuori», di «quello che udite dettovi all’orecchio, predicatelo sui tetti».

Una volta, in Cina, mi fu dato un semplice versetto da leggere per darne poi la mia interpretazione. Ero pronto a rispondere immediatamente, ma venni informato che avevo ventotto giorni per rifletterci sopra. «Perché così tanto?» chiesi, con la tipica impazienza degli occidentali.

«Perché niente è stato mai letto, finché non lo si è letto dodici volte» fu la risposta. «Leggi e rileggi».

E così feci. Dodici volte dodici, e poi ancora dodici letture, finché giunsi a sentire una Melodia che non avrei potuto udire altrimenti. Da allora ho capito perché certe frasi della Bibbia (o di qualunque altro libro), lette e rilette innumerevoli volte, un giorno con una sola ulteriore lettura assumono improvvisamente un nuovo, grandioso significato.

Quindi, lettore, con estrema delicatezza, leggi e rileggi. Se sei sincero e metti in pratica la tua sincerità, un giorno, quando meno te lo aspetti, sentirai il Cuore dentro di te completare le parole che leggi al di fuori.

Il Silenzio del Sé

Qualunque cosa ci porti al Silenzio del Sé, ci porta anche alla Luce: alla Luce che di fatto siamo già.

Da ragazzino, abitando sulle rive del Mississippi, facevo spesso lunghe passeggiate pomeridiane verso un remoto tratto di fiume stagnante: una vera e propria palude, che però agli occhi di un fanciullo era piena di meraviglie. Vi crescevano cipressi acquatici e querce gigantesche, addobbate da drappeggi di muschio ondeggiante simili alla chioma di una bellissima donna dei sogni.

Lungo il margine posteriore della palude passava una strada ferrata, che segnava solitamente il limite delle mie esplorazioni. Quello era il mio posto speciale per contemplare il fenomeno serale del muschio ondeggiante sulle querce vive che cambiava colore sotto i taggi del tramonto: da grigio a verde a quasi giallo; poi, per un breve attimo, di un rosso acceso lungo i bordi, come se avesse preso fuoco; quindi di nuovo grigio scuro e infine quasi nero, mentre il sole calava sotto forizzonte.

Oh, ma c’era anche un’altra meraviglia che allietava quelle mie spedizioni tardo-pomeridiane. Tutto iniziava quando il treno da

New Orleans a Mobile appariva in controluce all’orizzonte e sfrecciava rombante davanti alla mia postazione, facendo tremare la terra e fendendo l’aria con il sibilo del vapore, le ruote sfer-raglianti e la sua impetuosa velocità. Che brivido di euforia mi percorreva, mentre quel mostro metallico mi saettava accanto! E poi, dopo che era passato e i suoi ultimi rumori si erano dissolti verso est, seguiva un silenzio così immobile e ovattato, così sacro e solitario che non osavo mai essere il primo a romperlo.

Probabilmente era solo un gioco infantile, ma io rimanevo seduto nella profonda quiete del crepuscolo finché il battito d’ali di un gabbiano o un piviere non interrompeva il silenzio, avvisandomi di tornare a casa finché c’era ancora abbastanza luce per ritrovare la strada.

Se avessi una cattedra in una prestigiosa università e dovessi dare una lezione sul Silenzio, vorrei che un lungo treno merci diretto a Mobile passasse rombando attraverso l’aula. Da quel momento, non ci sarebbe più bisogno di parole.

Più o meno la stessa lezione sul Silenzio mi è stata nuovamente impartita in Cina, tanti anni dopo; e con questa seconda lezione ho imparato che molte delle pagine di Verità che leggiamo (e scriviamo) sono come treni merci, la cui unica funzione è far sì che i suoni successivi galleggino immobili e ovattati come le grandi querce del Mississippi, ricoperte di magico muschio che risplende alla luce del tramonto.

Scegliamo la semplicità

Ora ascolta a cuore aperto. La saggezza scaturisce dalla tranquilla e calorosa semplicità, non dalla soverchiante magniloquenza di certi discorsi, astrusi intellettualismi e parole difficili. La conoscenza scaturisce dalla semplice tenerezza dei bambini.

Lasciamo andare il peso delle preoccupazioni! Frustrazioni e paure non hanno alcun potere! Non sono in grado di alterare la nostra vera Identità. Rinunciamo allo sforzo di definire l'infinitesimale. Smettiamo di affannarci per determinare le interconnessioni di un microcosmo infinito: che compito assurdo! Torniamo invece alla Consapevolezza. Torniamo alla semplicità, alla calorosa tenerezza e all’ineludibile non-sforzo della Consapevolezza che è già la nostra Identità, proprio qui e ora, mentre leggi queste parole!

Lettore, non si tratta di ponderare laboriosamente misteriosi paradossi, come se la Saggezza dipendesse da questo. Si tratta piuttosto di lasciare andare con gioia il pensatore, per scoprire di essere il pensiero stesso dell’Essenza.

Il versetto su cui mi fu chiesto di riflettere per ventotto giorni?

«La stessa luna splende su diecimila fiumi».

Dovendo scegliere se esaminare un astruso fiore filosofico dalle innumerevoli sfumature di colore e variazioni di consistenza, oppure una semplice anonima erbaccia che produce un fragile bocciolo lungo il sentiero, scegliamo senza dubbio l’erbaccia. La sua semplicità ci dice tutto quello che abbiamo bisogno di sapere. Come un bambino, il semplice Silenzio del Sé ci comunica la Verità così com’è.

Il Sentiero della Consapevolezza e della Scoperta di Sé

William Samuel

Con uno stile volutamente caleidoscopico, che passa dal riso alla commozione alla riflessione all’intuizione illuminante, W. Samuel accompagna il lettore alla scoperta della consapevolezza di Sé, e cioè della propria vera...

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William Samuel

William Samuel (1924-1996) è stato mistico, maestro, ma soprattutto un autore prolifico di verità, scienza, religione e risveglio spirituale. Conosciuto come il “maestro dei maestri” per il gran numero di maestri che studiavano con lui, è riuscito a trasmettere in...
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