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Il segreto dei grandi - Estratto da "Manuale di un Monaco Buddhista per Avere Successo sul Lavoro"

di Kiyohiko Shimazu 24 giorni fa


Il segreto dei grandi - Estratto da "Manuale di un Monaco Buddhista per Avere Successo sul Lavoro"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Kiyohiko Shimazu e scopri come trovare il tuo equilibrio interiore e utilizzare questo benessere per il tuo lavoro

Le radici dello zen affondano nel V secolo a.C., quando Shaka (il Buddha storico) riuscì attraverso la meditazione a raggiungere il risveglio, meglio conosciuto come illuminazione. Più tardi, in Cina, nacque la scuola di buddhismo chan, che, arrivata in Giappone, prese il nome di zen; qui si legò indissolubilmente alla cultura autoctona, evolvendosi fino ad arrivare all'epoca attuale, in cui assistiamo al boom e alla grande diffusione di questo tipo di filosofia.

Indice dei contenuti:

Qual è l’essenza del talento dei più grandi personaggi al mondo?

Prendiamo, ad esempio, il compianto fondatore della Apple, Steve Jobs.

La sua ammirazione nei confronti dello zen fin dai tempi della scuola è risaputa; nel design elegante ed essenziale dei suoi prodotti dal ricercato minimalismo, come il Macintosh, l'iPhone e l'iPad, è palese l'influenza di questa filosofia.

Sempre nel campo delle tecnologie informatiche, Steve Chang, esponente di spicco di Trend Micro, azienda produttrice di software per la sicurezza, possiede una profonda conoscenza di tale scuola di pensiero. Durante le sue riunioni non manca di citare espressioni dello zen e non a caso il suo motto è: «I leader delle future generazioni devono assolutamente studiare lo zen».

Anche il programma di benefit riservati ai dipendenti Google si ispira allo zen.

Questa potenza mondiale ha fatto suo il concetto di kissako (bevi una tazza di tè), che presenterò nel capitolo 14 del libro. Nel 2012 il monaco zen Thich Nhàt Hanh, famoso in tutto il mondo, è stato invitato nella sede americana dell'azienda per guidare i dipendenti in un allenamento allo zen in movimento. Lo zen in movimento è anche detto meditazione camminata: dimenticandosi sia del passato che del presente si cammina lentamente, un passo alla volta, e si mette in pratica la consapevolezza (essere qui e ora).

Google raccomanda il kissako e la meditazione camminata perché pensa che siano fattori in grado di esercitare un'influenza positiva sulle fonti di stress a cui i dipendenti potrebbero essere soggetti. Proprio lo heijoshin (presenza di spirito) apportato dallo zen è diventato fonte di grande innovazione in Google, tanto da fare scuola e ispirare molte altre aziende.

Non dimentichiamo il mondo sportivo: anche qui esistono molti fan dello zen. Tra questi, il famoso allenatore dell'NBA Phil Jackson, soprannominato addirittura «il maestro dello zen», ha sempre posto i principi dello zen alla base della sua direzione. Bisogna smettere di fissarsi su pensieri inutili come le vittorie o le sconfitte, e concentrarsi completamente sull'istante presente.

Se si tira fuori il talento di ogni singolo membro, la squadra intera raggiungerà grandi risultati.

Ecco i due capisaldi della gestione Jackson. Come vedremo nel dettaglio in seguito, la linea guida dell'allenatore Jackson è proprio lo zen. La sua direzione rappresenta la quintessenza del successo di un team creato e gestito secondo alcuni principi zen, ma anche nel mondo del business esistono moltissimi esempi di team building in cui è forte l'influenza di questa forma di pensiero.

Guardando al Giappone, si trovano molti personaggi di rilievo mondiale come Kazuo Inamori, Ichiro, Antonio Inoki e Mitsuo Aida che si possono definire «zen». Dato che lo zen ha profonde radici nella cultura giapponese, tutti questi personaggi e molti altri, a eccezione di Inamori che si è fatto monaco, hanno assimilato lo zen e lo hanno valorizzato nelle loro attività in modo inconsapevole.

È cosi che lo zen è diventato il sostegno spirituale di molti grandi uomini, in Giappone come all'estero.

Uno dei segreti dell'originalità della Apple, della leadership di Chang, dell'innovazione di Google e del lavoro di squadra dell'NBA è senza dubbio lo zen.

Attraverso lo studio dello zen noi possiamo avvicinarci all'essenza del talento che costituisce il punto forte di persone e aziende leader in tutto il mondo.

Tutte le angosce degli uomini d’affari trovano soluzione nel linguaggio zen

In questo libro presenterò trentuno espressioni del linguaggio zen e indagherò le modalità con cui lo spirito zen può rivelarsi di grande utilità nel mondo degli affari. Qualcuno si chiederà in quale modo lo zen e il mondo del business possano essere connessi.

Ma io sono convinto che proprio lo zen sia la medicina più efficace, in grado di fornire tutte le soluzioni ai dubbi e alle angosce che attanagliano gli uomini d'affari. Le espressioni che danno vita al linguaggio zen, infatti, sono colme di consigli che aiutano a gestire in modo ottimale se stessi egli altri.

Gli uomini d'affari di oggi si trovano ad affrontare quotidianamente svariate preoccupazioni, come il mancato raggiungimento di risultati, la difficoltà nelle relazioni con i colleghi e i superiori, la mancanza di fiducia da parte dei dipendenti e dei clienti, la svogliatezza sul lavoro, e cosi via.

A prima vista sembrerebbero problemi distinti l'uno dall'altro, ma a ben guardare condividono tutti una radice comune: compaiono quando non siamo in grado di scorgere la mente e il cuore delle persone. Quando non riusciamo a capire chi siamo noi né cosa desiderino gli altri, insomma, quando non comprendiamo la mente e il cuore nostri e altrui, finiamo per cadere in preda all'ansia generata dal non sapere come comportarci.

Conoscere il linguaggio dello zen significa conoscere le persone.

Conoscendo noi stessi, facciamo chiarezza su quale sia il nostro centro, il nostro equilibrio interiore, e questo ci permette in qualsiasi occasione di valutare in modo adeguato le cose. È cosi che potremo effettuare le giuste scelte sia nella vita privata che in quella lavorativa, riuscendo a sentirci più appagati e felici.

Inoltre, il linguaggio zen non ci insegna a conoscere solo noi stessi, ma anche gli altri. Se capiamo cosa pensa e cosa desidera chi ci sta di fronte, tutto ciò che ha a che fare con il mondo degli affari - sia la gestione dei dipendenti che le trattative commerciali - scivolerà via liscio e senza preoccupazioni.

Facciamo tesoro del sostegno spirituale che sanno fornirci gli anziani

In Giappone lo zen è emerso soprattutto a partire dall'inizio del periodo Kamakura (1185-1333). In questo periodo lo shogunato Kamakura, che deteneva il potere politico, si appoggiò allo zen, mostrando affinità con il suo profondo interesse per la visione della vita e della morte; nel successivo periodo Muromachi (1333-1573) il monaco Ikkyu Sòjun ebbe il merito di diffondere lo zen anche tra il popolo. Non dimentichiamo che la grande fioritura di forme culturali basate sullo zen, come la cerimonia del tè e il teatro no, è di questo periodo.

Nel XX secolo questa scuola di buddhismo giapponese venne introdotta anche negli Stati Uniti e in Europa, tanto che oggi il termine giapponese zen è conosciuto in tutto il mondo. In questo modo, lo zen nato in Giappone è arrivato all'estero, dove è stato oggetto di un boom internazionale e, rivalutato anche in patria, è tornato nell'arcipelago per vivere una seconda giovinezza.

La forte attrattiva che lo zen esercita oggi in Giappone sui cuori delle persone è dovuta alla grande affinità tra questa corrente di pensiero e il periodo in cui viviamo, chiamato «l'epoca del cuore e della mente».

Prima ho affermato che gli uomini d'affari giapponesi sono attanagliati da svariati dubbi e preoccupazioni, ma, a dire la verità, molti anni fa i giapponesi erano riusciti a sciogliere questi problemi in modo relativamente semplice.

In passato, infatti, finito il lavoro, dirigenti e dipendenti andavano a bere insieme e durante i due maggiori periodi festivi giapponesi, in occasione dell'Obon e dell'Oshogatsu, si ritrovavano con le rispettive famiglie per raccontarsi reciprocamente come andavano le cose, guardandosi negli occhi.

In un'epoca in cui tutto questo era assolutamente normale non era necessario farsi prendere da ansie personali, abbandonati a se stessi. Perché attorno a chi viveva quelle preoccupazioni c'erano sempre persone più anziane, premurose nei loro confronti, che erano in grado di ascoltare le angosce personali e dare i giusti consigli utili a risolverle.

Oggigiorno, però, non è più cosi. I superiori si preoccupano della compliance ed è difficile che invitino i dipendenti a bere o a mangiare insieme; anche le frequentazioni con i famigliari e i vicini sono sensibilmente diminuite, e i legami tra persona e persona sono sempre più rarefatti. Nel momento stesso in cui ci siamo emancipati dalle seccature di queste relazioni interpersonali, abbiamo anche perso l'occasione di farci insegnare la vita dagli anziani, che siano superiori o famigliari.

È per questo che gli uomini d'affari più coscienziosi sono ritornati allo zen come soluzione alla ricerca dell'essenza autentica.

Per quanto i tempi siano cambiati, le persone necessitano sempre di un sostegno. Se non abbiamo mentori che ci insegnano i metodi per costruire relazioni intime con chi ci circonda o per risolvere grane sul lavoro, non possiamo mostrare le nostre capacità al massimo livello. Dunque, gli uomini contemporanei cercano nello zen quello che un tempo era il ruolo messo a disposizione dagli anziani.

Il Giappone di oggi, inoltre, si sta avvicinando al periodo di trasformazione che porta dalla creazione di oggetti alla creazione di fatti. La comprensione profonda della mente e del cuore delle persone non è il requisito fondamentale per una sfida diretta alla concorrenza dei prezzi con l'estero, ma per incrementare il business giapponese che ha come parole chiave ospitalità, servizi e creatività.

Il linguaggio zen è altresì in grado di portarci ad acquisire importanti prese di coscienza e possiede la forza di far fiorire la creatività. Oltre a rappresentare la chiave per aprire la strada all'epoca della creazione di fatti, l'apprendimento del linguaggio zen implica un altro significato, più ampio.

Comprendere il vero significato del termine aisatsu (saluto) permette di creare una squadra fortissima

La mia attività di consulente gestionale mi permette una volta al mese di tenere un seminario per neofiti sul linguaggio zen. I partecipanti sono molto eterogenei e vanno dagli impiegati generici ai dirigenti di piccole e medie imprese, dagli stranieri che studiano la cultura giapponese alle casalinghe. Tra questi, quelli che mi comunicano con soddisfazione «La conoscenza del linguaggio zen si è rivelata un aiuto immediato sul lavoro!» sono in gran parte uomini d'affari tra i trenta e i quarantanni d'età.

Questa generazione di businessmen vive una fase in cui deve cominciare a gestire altri dipendenti senza sapere bene come relazionarsi con loro per costruire un team efficiente. Su questi individui il linguaggio zen esercita la sua influenza insegnando loro a identificare le caratteristiche della comunicazione.

Probabilmente alcuni di voi si chiederanno quale sia il nesso tra zen e comunicazione. Altri penseranno allo zen come a una disciplina stoica che consiste nel mirare all'illuminazione attraverso la meditazione zazen, solitaria e silenziosa.

Ma lo zen non è puramente l'atto dello shikantaza (il solo sedersi in modo corretto) e della meditazione che richiede piena concentrazione di mente e corpo. Questo è solo uno dei molti aspetti dello zen. lo penso, piuttosto, che il fondamento dello zen stia in una comunicazione in grado di creare un legame tra le persone.

Ne è prova il fatto che nel mondo dello zen esistono molte espressioni che alludono all'importanza della comunicazione. Ad esempio, il termine aisatsu (saluto) si riferisce nel suo significato originario al botta e risposta tra maestro e discepolo, ed è quindi indicativo dell'assoluta necessità di comunicare tra persone che mirano all'illuminazione. Oppure l'espressione ishin denshin (capirsi senza parlare), che nel suo significato originario indica una comunicazione tra mente e mente, tra cuore e cuore, che avviene senza bisogno di parole: anche questa è un'espressione nata in seno allo zen.

Mettiamo dunque a frutto questi insegnamenti: grazie all'aisatsu costruiremo una relazione di fiducia tra i membri di uno stesso team e tramite l'intesa reciproca dell'i-shin denshin riusciremo senza dubbio a creare la squadra più forte. Se si nutre fiducia reciproca, attraverso un brillante lavoro di squadra che non ha bisogno di troppe parole, gli affari procederanno senza intoppi e i risultati non potranno che coincidere con le più rosee aspettative.

Il primo passo per costruire un team forte è che il leader conosca il linguaggio zen. Comprendendo appieno l'obiettivo per cui si usa l'aisatsu e che cos'è l'ishin denshin, allora in breve tempo lo spirito zen penetrerà nella gestione del team, portando a un'elevazione generale dell'intera squadra.

Manuale di un Monaco Buddhista per Avere Successo sul Lavoro

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Kiyohiko Shimazu

Shimazu Kiyohiko è nato a Tokyo nel 1965. Ha iniziato la sua carriera in una grande azienda giapponese a soli 18 anni, in meno di 10 anni era già dirigente. Un caso più unico che raro in Giappone, dove si fa carriera lentamente e c’è una gerarchia molto rigida e...
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