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Il resto dipende da noi - Estratto da "Un Cervello Sempre Giovane"

di Stefano Farioli Vecchioli 4 mesi fa


Il resto dipende da noi - Estratto da "Un Cervello Sempre Giovane"

Leggi in anteprima l'introduzione del libro di Stefano Farioli Vecchioli e scopri i segreti delle neuroscienze al servizio della tua salute

È il 1975. Poco più di un migliaio di bambini di tre anni, maschi e femmine, nati tra il 1972 e il 1973 nella stessa clinica di Dunedin, in Nuova Zelanda, cominciano a essere monitorati.

Inizia così il Dunedin Study, probabilmente la più famosa, discussa e lunga – è tuttora in corso – analisi medico-sociale del mondo.

Nel Dunedin sono nel frattempo entrati e usciti vari volontari, a ogni età, e hanno preso il via parecchie ricerche sul campo. Nel 2015 sono stati pubblicati i risultati, a cura di Daniel W. Belsky, docente della Duke University, in North Carolina, della ricerca condotta da un’équipe internazionale di studiosi americani, inglesi, israeliani e neozelandesi: a partire dal 1998 un campione di 954 dei 1.037 ormai ex bambini di Dunedin, che nel frattempo avevano compiuto ventisei anni, si è periodicamente sottoposto alla rilevazione di 18 marcatori fisiologici (funzionalità cardiorespiratoria e polmonare, rapporto fianchi-vita, pressione, trigliceridi, colesterolo, arretramento delle gengive, condizione vascolare retinica, lunghezza dei telomeri che proteggono le estremità dei cromosomi, capacità cognitiva, equilibrio eccetera).

I soggetti, di entrambi i sessi, sono stati tenuti in osservazione fino al 2011, anno del loro trentottesimo compleanno.

Il tema dell’indagine – quando e come gli esseri umani cominciano a invecchiare – era di quelli che giustificano un decennio di immenso lavoro. Il risultato? Apparentemente minaccioso: non solo ogni giovane adulto non è «onnipotente», perché può già avere un’età biologica che non coincide con quella anagrafica, ma è anche precocemente dotato di un suo pace of aging, una «velocità di invecchiamento» personale e responsabile di una «decadenza su misura».

Tra i trentottenni del Dunedin Study, che alla fine dello studio erano invecchiati mediamente di 1,2 anni all’anno, c’era infatti chi sembrava ancora un teenager, apparentemente impermeabile allo scorrere del tempo, e chi invece dimostrava sessant’anni.

In realtà la ricerca ci mette sotto gli occhi una verità stupenda e suggerisce una linea di condotta facilmente praticabile: l’invecchiamento dipende per un 20 per cento dalla genetica, ma per il resto dipende da noi. La velocità di invecchiamento non è un destino segnato: aumenta o diminuisce a seconda delle situazioni. O meglio, si adegua agli stili di vita che scegliamo di condurre nel corso della nostra esistenza.

E non è tutto: se è vero che compiuti i trent’anni il cervello si prepara a sbarazzarsi di circa 100.000 neuroni al giorno, questo non vuol dire che si sta sciupando più velocemente degli altri organi.

La sua giovinezza dipende da un equilibrio generale e armonioso, e risente dei benefici di quella che ormai anche gli studiosi definiscono «una sana normalità».

Quindi, tanto per cominciare sgombriamo il campo da due falsi miti: il cervello non invecchia più rapidamente delle altre parti del corpo, per esempio dei muscoli, e il rapido deterioramento mentale non è irreversibile durante la vecchiaia.

Provate a pensarci: avete mai visto un settantenne correre o anche soltanto muoversi come un ragazzo di vent’anni? Per non parlare dell’attività sessuale o della capacità di digerire un pasto troppo abbondante.

Al contrario, però, il cervello di un anziano è in grado di creare letteratura, musica e pittura di una bellezza sublime, che talvolta rende le opere della maturità più visionarie di quelle della gioventù, e di ampliare le proprie conoscenze.

Due esempi illustri sono Leonardo da Vinci, che ha approfondito gli studi di architettura e matematica fino alla fine dei suoi giorni, quando non riusciva neanche più a tenere il pennello in mano, e Robert Redford, che sta meditando di abbandonare la recitazione ma non certo la regia e l’impegno sociale.

In sintesi, il nostro cervello invecchia sì per un ineluttabile decadimento naturale, ma anche perché siamo noi a permettergli di farlo.

Già, un circolo vizioso, un cane che si morde la coda: se non alleniamo costantemente il cervello, le nostre cellule nervose, prive di stimoli, si atrofizzano e muoiono, spegnendo l’area cerebrale di cui fanno parte.

Così, giorno dopo giorno, il nostro cervello si fa sempre più ozioso, statico, poco reattivo agli stimoli esterni e per nulla disposto a rimettersi in forma.

Ma in che cosa consiste, allora, un buon allenamento cerebrale? In poche cose, ma fatte bene: attività fisica costante e non troppo faticosa, dieta sana e variegata, vita sociale intensa e divertente, interessi culturali diversificati e stimolanti. E altri piccoli accorgimenti, che vi spiegheremo in seguito.

Intanto, l’avrete certo notato: il «non troppo» è la giusta dose di ogni ingrediente della «ricetta magica» che vi raccomandiamo. Qualsiasi cosa deciderete di fare per salvaguardare il vostro benessere mentale, infatti, non dovrete mai dimenticare che il cervello ha un disperato bisogno di stimoli gratificanti e di ricompense. E vuole dopamina, la molecola prodotta da uno stimolo positivo.

Quindi, un allenamento troppo duro o una dieta eccessivamente monotona e punitiva lo rendono tutt’altro che vispo; il motivo è che non producono gratificazioni e serotonina, il neurotrasmettitore che regola l’umore, e il rischio è che il frustrato bisogno di ricompensa vi faccia poi prendere cattive abitudini, alla base della dipendenza da alcol, fumo o droghe.

La soluzione, insomma, è molto più semplice e intuitiva di quanto possiate pensare: fate il necessario senza esagerare, create un equilibrio interno capace di gestire il vostro programma di tutela cerebrale con elasticità, buonsenso e saggezza.

Facciamo un esempio. Il vostro programma odierno prevede una corsa di prima mattina al parco. Ottimo proponimento, non c’è che dire, ma se quella mattina diluvia e fa freddo nulla vi obbliga ad alzarvi presto dal letto e a indossare maglietta e calzoncini per affrontare stoicamente le intemperie, rischiando peraltro una bronchite. Rimanete pure sotto le coperte, leggetevi un buon libro o ascoltate della musica.

State certi che il vostro cervello ne trarrà grande giovamento, e che la gratificazione prodotta dalla vostra scelta culturale, apparentemente oziosa, supererà di molto quella ottenuta nel caso foste tornati infreddoliti e bagnati dopo una corsa sotto la pioggia. Durante la quale, detto tra noi, non avreste fatto altro che desiderare di tornarvene a casa vostra.

Dunque: il tema di questo libro è l’allenamento del nostro cervello come strumento non farmacologico per contrastarne l’invecchiamento.

Dopo un primo capitolo dedicato a spiegare a grandi linee come funziona il cervello umano, verrete presi subito per mano dal secondo capitolo, e rassicurati sul fatto che disponete di due dotazioni molto potenti in grado di mantenere il vostro cervello sempre attivo e in buona salute: la neuroplasticità e soprattutto la neurogenesi adulta, recente scoperta che ha rivoluzionato la neurobiologia moderna e ha aperto nuove e interessantissime prospettive per rafforzare una struttura cruciale per la memoria, l’ippocampo.

Ma sarà il terzo capitolo a farvi fare passi da gigante, perché sarà dedicato ai potentissimi effetti anti-invecchiamento dell’attività fisica.

Un altro aiuto vi arriverà dal quarto capitolo, in cui vi verrà spiegato in che modo una dieta corretta ma non mortificante può contribuire a mantenere il vostro cervello in ottima salute, a rafforzare la conduzione nervosa e a diminuire la presenza dei radicali liberi, cioè la spazzatura tossica accumulata dal metabolismo cellulare.

Già così sarete quasi «invincibili», ma il quinto capitolo ve ne darà piena consapevolezza. Scoprirete che giornate ricche di libri, musica, spettacoli teatrali e cinematografici e soprattutto di amicizie autentiche sono uno stimolo persino migliore dell’attività fisica e dell’alimentazione per i vostri nuclei cerebrali e le vostre connessioni sinaptiche, così da garantirvi un «bel cervello» anche in età avanzata. Il sesto capitolo vi insegnerà il brain training, l’allenamento specifico del cervello: giochi enigmistici e di logica e altri stratagemmi per irrobustire e potenziare le capacità di ragionamento e di memoria, preservandole nel tempo.

Eccovi finalmente sulla strada maestra, con accanto le valigie della vostra meravigliosa riserva cognitiva. Le apriremo e le controlleremo insieme nel settimo e ultimo capitolo.

Intanto sappiate che sono il bagaglio delle vostre esperienze passate, necessario per intraprendere il viaggio attraverso la vecchiaia, per cui più le riempirete in modo funzionale e orientato alla positività, meno gravoso e complicato sarà il tragitto.

La riserva cognitiva, infatti, è la vostra polizza assicurativa per una vecchiaia serena, durevole e mentalmente attiva; in altre parole, è una sorta di rapido adattamento evolutivo del cervello all’allungamento dell’aspettativa di vita. Le incredibili sorprese che vi offre saranno approfondite proprio nel settimo capitolo.

Un Cervello Sempre Giovane

Mantieni la tua mente in forma con le scoperte delle neuroscienze

Stefano Farioli Vecchioli, Elisabetta Muritti

L'età del tuo cervello dipende da te! Fino a poco tempo fa si pensava che il nostro patrimonio di neuroni (le cellule che fanno funzionare il cervello) fosse limitato: una volta diventati adulti, non se ne formano di nuovi e...

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Stefano Farioli Vecchioli

Stefano Farioli Vecchioli è ricercatore presso l'Istituto di Biologia Cellulare e Neurobiologia del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche). Si occupa da anni dello studio della neurogenesi adulta e della sua regolazione da parte dell'attività fisica.  
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