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Il respiro essenziale - Estratto da "Il Grande Libro del Respiro"

di Donna Farhi 1 mese fa


Il respiro essenziale - Estratto da "Il Grande Libro del Respiro"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Donna Farhi e scopri come la respirazione sia la chiave per la buona salute e la vitalità

Ogni giorno vedo dei bambini che vengono a giocare con la sabbia nella spiaggia accanto a dove abito. Danzano e fanno girotondi, cantano e gridano, mentre corrono selvaggiamente sulle dune di sabbia e tra le onde spumeggianti del mare, apparentemente ignari dell’acqua fredda e del vento. La loro vitalità fa invidia a tutti gli adulti che camminano flemmaticamente sul bagnasciuga, stupiti ed esausti per la natura inarrestabile dell’energia dei bambini.

Indice dei contenuti:

Cos'è il respiro essenziale?

La maggior parte di noi ricorda l’esuberanza dei propri primi anni di vita, quando respiravamo con il ventre aperto e rilassato, ottenendo in cambio un rifornimento di energia pressoché illimitato. Poi abbiamo iniziato ad apprendere e sviluppare schemi di respirazione meno efficaci. Ora, in età adulta, ci ritroviamo a cercare modi per risvegliare quest’esperienza di vitalità, spesso ricorrendo a metodi artificiali per sostenerci, come l’assunzione di caffeina, zuccheri, nicotina, alcol o costose megadosi di vitamine ed erbe medicinali.

La sensazione di agitazione che proviamo a seguito dell’assunzione di stimolanti artificiali potrebbe portarci all’uso di tranquillanti e farmaci contro l’insonnia per sedare il nostro crescente disvio, e farci così entrare in un circolo vizioso di alti e bassi. Oppure ci sostentiamo con l’eccitazione di un momento effimero dopo l’altro usando il sesso, l’ossessione per il lavoro o per le cose materiali che ci accendono come fuochi di paglia.

Abbiamo il vago sospetto che potremmo sentirci meglio, più energici, più in pace e che qualcosa, qualcosa di non ben definito, manchi nella nostra vita.

Curiosamente, la risposta per recuperare questa vitalità dinamica risiede intrinsecamente dentro di noi, in quella respirazione incondizionata che avevamo da bambini. La respirazione è la risorsa più immediatamente accessibile di cui disponiamo per creare e sostenere la nostra energia vitale. Per attingere a questa risorsa è necessario un processo che liberi il potente elisir che io chiamo il respiro “essenziale”.

Si tratta del respiro che ci riempiva i polmoni da bambini. La maggior parte di noi ha perso la connessione con questo respiro e così anche il legame con un modo di essere naturali e con la propria risorsa di energia innata. Aprire le porte a questa forza vitale significa riscoprire la natura vergine del respiro.

La respirazione è una delle cose più semplici al mondo. Inspiriamo ed espiriamo. Quando respiriamo in modo realmente libero, non afferriamo né tratteniamo il respiro. Non è richiesto alcuno sforzo per introdurre aria o spingerla fuori. Data la semplicità dell’atto di respirare, si porrebbe pensare che sia la cosa più semplice del mondo da fare.

Tuttavia, se fosse davvero così facile, nel mondo ci sarebbero meno persone infelici o con una cattiva salute. Per divenire dei contenitori accoglienti per il respiro, bisogna vivere la vita senza cercare di controllarlo, afferrarlo o respingerlo. Ma è così facile?

Il processo del respirare è la metafora che riesce meglio a spiegare il modo in cui affrontiamo personalmente la vita, come viviamo la nostra esistenza e come reagiamo agli inevitabili cambiamenti che essa ci porta.

Nel corso della storia il processo del respirare è sempre stato considerato inscindibile dalla salute, dalla coscienza e dallo spirito. Solo in tempi recenti abbiamo ridotto il respirare a un mero scambio di anidride carbonica e ossigeno. In greco, psiche pneuma significa respiro, anima, aria, spirito. In latino, anima spiritus ha il significato di respiro e anima.

In giapponese, ki significa aria e spirito, mentre in sanscrito, prana si riferisce a una riecheggiante forza vitale che mai si manifesta a noi in modo tanto evidente come nel momento della morte, quando questa forza si estingue. In cinese, il carattere usato per “respiro” (hsì) è costituito da tre caratteri che significano “appartenente al sé cosciente o al cuore”. Il respiro era visto come una forza che attraversava la mente, il corpo e lo spirito; come un fiume che scorre per una valle arida fornendo nutrimento a tutto ciò che incontra lungo il suo corso.

Oggi il modo in cui intuiamo il potenziale potere del respiro è fortemente racchiuso nella struttura della nostra lingua. Citiamo la respirazione in espressioni comuni e di uso quotidiano, ma ci capita raramente di associarla alla nostra immediata esperienza corporea. A volte abbiamo bisogno di “respirare una boccata di aria fresca”, qualcuno “ci toglie il respiro” oppure ci capita di non riuscire a “prendere fiato”, di rimanere col “fiato sospeso” o di esclamare che qualcosa “ci toglie il respiro”. Ci sono occasioni in cui ci lamentiamo di chi “ci tiene il fiato sul collo” e diciamo che “abbiamo bisogno di respirare”.

Altre volte abbiamo semplicemente bisogno di “tirare un sospiro di sollievo” o di “riprendere fiato”. Diciamo agli amici di mantenere i nostri segreti e di “non fiatare”, mentre a volte ci lamentiamo di “avere il fiato corto”. Ma c’è ancora qualcuno che quando si trova ad affrontare la fatica, la malattia o l’ansia guarda al respiro come a una possibile fonte di rigenerazione. Per il fatto che ce l’abbiamo sempre, il valore di questa fonte di energia rinnovabile è sfuggito alla nostra attenzione.

La maggior parte delle persone non si accorge di avere una cattiva respirazione. Pochi sono ancora consapevoli delle conseguenze che nascono quando si limita questo importantissimo processo vitale. Dal mal di testa alle malattie cardiache, fino a tutta una serie di patologie che si collocano tra questi due estremi, su di esse la respirazione lascia segretamente il proprio segno.

Ancora più significativo è il fatto che pochissime persone capiscono come trattengono e alterano la respirazione. Oggi capita diffusamente che si respiri di norma solo di petto, troppo velocemente e in modo superficiale. E non è necessario l’occhio esperto di un professionista per riconoscere questi schemi in noi e negli altri. Basta gettare un rapido sguardo in una qualunque città per accorgersi quanto le cinture strette in vita, i corpi irrigiditi e i serrati programmi giornalieri stiano letteralmente togliendo il fiato alle persone.

Collegamenti fra respirazione e stato del corpo e della mente sono stati fatti per migliaia di anni nell’antico taoismo, negli scritti yogici e nelle pratiche mediche indiane (Ayurveda), tibetane e cinesi. Più di recente, innumerevoli studi scientifici hanno supportato questa antica saggezza, correlando una respirazione agevole con l’attenuazione di alcuni dei nostri più insidiosi moderni problemi di salute.

È stato riscontrato che la terapia del respiro, combinata a volte con altre pratiche di guarigione come il biofeedback o lo yoga, può alleviare (e talvolta curare) emicranie, patologie croniche, ipertensione, epilessia, asma, attacchi di panico e sindrome iperventilatoria, così come cardiopatie coronariche.

Uno studio condotto da Suzanne Woodward e Robert Freedman ha dimostrato che respirare in modo lento e profondo gioca già di per sé un importante ruolo per ridurre le vampate di calore tipiche della menopausa”. Uno studio pilota condotto in precedenza aveva mostrato come esercizi di rilassamento progressivo dei muscoli e una respirazione lenta e profonda riducano l’incidenza delle vampate di calore di un impressionante 50%”. Le tecniche di respirazione vengono anche usate per aiutare i malati terminali a entrare in uno stato meditativo e a placare il terrore che spesso accompagna la malattia e la morte.

Due dei maggiori ideatori della “comeditazione” o “respirazione incrociata”, Richard Boerstler e Hulen Kornfeld, hanno insegnato questa antica tecnica tibetana in ospedali e scuole di medicina in tutti gli Stati Uniti (per maggiori informazioni si raccomanda di consultare la bibliografia). Secondo Patricia A. Norris, direttore clinico del Menninger Clinic’s Biofeedback and Psychophysiology Center, il suo staff ha fatto uso della comeditazione dal 1987, quando Boerstler e Kornfeld gliela proposero. Norris riporta entusiasta: «La usiamo per le persone che provano molto dolore o che sono colpite da gravi disturbi neuromuscolari.

È particolarmente utile per chi soffre di ansia ed è incapace di rallentare la respirazione. Quelli che l’hanno provata dicono di non essersi mai sentiti così rilassati. Abbiamo scoperto che allevia l’ansia, la tensione e il dolore. Insegniamo questa tecnica anche ai famigliari, che sono felici di disporre di qualcosa che permetta loro di sentirsi utili al paziente, in connessione e in sintonia con lui. Le ricerche condotte sul rilassamento mostrano che le tecniche di respirazione possono aiutare ad allontanare le malattie rendendo le persone meno suscettibili ai virus, abbassando la pressione sanguigna e i livelli di colesterolo. Quando respiriamo in modo rilassato, passiamo da uno stato metabolico distruttivo a uno costruttivo.

Questo passaggio, da un modo di agire sotto stress cronico a un essere vigili mantenendosi rilassati, può avete un impatto sulla sintesi delle proteine, dei grassi e dei carboidrati; può aumentare la produzione di cellule per l’attivazione del sistema immunitario; può favorire la rigenerazione e crescita delle ossa, così come migliorare i processi cellulari, ormonali e psicologici. Sperimentiamo i benefici di questi cambiamenti chimici, cellulari e neurologici in modo più soggettivo di quanto sentiamo e pensiamo.

Le persone che praticano una respirazione aperta grazie ad arti guaritorie come il tai chi, lo yoga o la meditazione, non ottengono in cambio solo un’ottima salute, ma pare che abbiano anche un diverso modo di rapportarsi con i fattori di stress della vita. Sono in grado di rimanere calme e concentrate nel bel mezzo di un apparente caos. Le definiamo persone con i piedi per terra, concentrate e con “prontezza di spirito”.

Forse l’esperienza più comune tra gli studenti che seguono il mio lavoro sul respiro è che scoprono in loro la capacità di gestire situazioni difficili con una facilità che prima sembrava un sogno. Proprio come ogni respiro nasce con una propria unicità, essi hanno imparato ad aprirsi ad ogni momento, riconoscendolo come nuovo e diverso dagli altri, e a seguito di ciò stanno trovando nuove soluzioni a problemi persistenti da cui sono afflitti.

Mentre le loro menti diventano più limpide e le emozioni più equilibrate attraverso una respirazione calma e regolare, essi si costruiscono una vita che conduce verso la salute, il benessere e un senso di pace interiore. E, non a caso, noto che chi si dedica a pratiche di respirazione agisce e appare come se fosse più giovane di quanto non lo sia in realtà.

Percepire il respiro essenziale e divenire coscienti del suo stato naturale è ben diverso dal controllare o manipolare la respirazione attraverso rapide tecniche ed esercizi. In un primo momento, può essere difficile comprendere questo punto sottile, ma si tratta di una distinzione determinante. Il respiro è uno dei tanti processi inconsci che si verificano nell’organismo e che possono essere controllati volontariamente.

Tuttavia, per recuperare quella straordinaria flessibilità che è il segno distintivo di una respirazione libera non bastano solo la forza o la volontà. Le tecniche di respirazione possono essere molto efficaci, ma raramente dei mezzi artificiali di controllo e manipolazione del respiro portano benefici a lungo termine. Il nostro respiro è stato con noi sin dalla nascita, ma quando cresciamo iniziamo inconsciamente ad alterare la libera espressione del respiro e a interferire con essa.

L’aggiunta di metodi artificiali di respirazione o di costrizione non serve ad altro se non a oscurare ulteriormente il processo di risveglio di questo respiro naturale. Non abbiamo bisogno di creare alcun altro tipo di respiro. Al contrario, dovremmo concentrare i nostri sforzi per indurre il nostro respiro latente a uscire allo scoperto. Ciò che è richiesto non è un nuovo e artificiale modo di respirare che dura solo per quel breve tempo in cui ci concentriamo, bensì ritornare a una maniera di respirare che possa essere calma e regolare, flessibile e spontanea.

Questo respiro essenziale è sempre disponibile per supportare tutto ciò che facciamo, da quando corriamo una maratona a quando ci dedichiamo agli affari. La respirazione integrata può essere la base di tutti gli schemi e i processi di movimento umani, permettendoci di essere fiduciosamente inseriti nel mondo.

La connessione del respiro

La respirazione è regolata, prima di tutto, da controlli involontari messi in atto dal sistema nervoso centrale, pertanto il nostro corpo respira automaticamente giorno e notte. Grazie al controllo del sistema nervoso autonomo non dobbiamo pensare a respirare, ma è qualcosa che semplicemente accade... oppure no? Potrebbe capitarvi di notare di avere abitualmente una respirazione poco profonda o di sospirare con grande frequenza. Potreste accorgervi di trattenere o limitare il respiro attraverso particolari strategie come, per esempio, irrigidire costantemente il ventre.

Forse sperimentate la respirazione come un grande sforzo, o magari vi sentite spesso col fiato corto. Può darsi che non facciate affatto caso alla vostra respirazione, ma che vi sentiate cronicamente stanchi, irritati, affrettati o ansiosi a tal punto che queste sensazioni gettino un’ombra su ogni vostra attività quotidiana.

Quando la vostra respirazione diviene inconsciamente alterata, la parte autonoma del sistema nervoso si reimposta in modo tale che la respirazione diviene automaticamente disordinata e automaticamente limitata. Questa reimpostazione verrà approfondita nei capitoli successivi. Per ora vi basti sapere che il livello profondo in cui sta avvenendo questo processo è il livello a cui dobbiamo accedere per riportare il respiro alla sua flessibilità originaria.

È per questo che tentare di alterare il respiro attraverso esercizi meccanici ha un’efficacia limitata, dato che non stiamo modificando le strutture di fondo che sostengono una respirazione sana. A un livello più profondo, le pratiche di respirazione fortemente controllate, come quelle impiegate nel pranayama yogico, possono essere controproducenti perché agiscono per reprimere le paure e i problemi psicologici di fondo che avevano inizialmente portato a una respirazione problematica.

A un estremo troviamo il respiro inconsapevole e involontario, mentre all’estremo opposto vi è la respirazione controllata e regolata dalla volontà dell’individuo, di cui gli esercizi di respirazione praticati dagli yogi sono un classico esempio. Fra questi due estremi risiede il respiro “essenziale”, un flusso cosciente che sorge dal profondo del nostro essere, per poi tornare a dissolversi senza alcuna fatica nel nostro centro. Esso nasce da un luogo calmo e silenzioso, per poi dissolversi nuovamente in questa stessa calma.

Per avere accesso al respiro essenziale dobbiamo innanzitutto essere in grado di concentrarci e percepire il nostro personale processo di respirazione; dobbiamo, cioè, rendere conscio l’inconscio. Il recupero della natura essenziale del respiro è un processo ricco e gratificante, poiché ciò che l’individuo porta alla luce non è altro che se stesso. Proprio ora, con uno sforzo minimo, potete iniziare a sperimentare il respiro essenziale. Prendetevi un momento per avvertire la presenza di questo respiro dentro di voi.

Liberare il respiro

Quando si riscopre e si risveglia il respiro essenziale, la sfida consiste nell’imparare a vedere quanto noi interferiamo o blocchiamo questo processo naturale. Troppo spesso, infatti, potremmo inconsciamente respirare così velocemente da impedire che nel ritmo della respirazione si generino le pause di riposo. Potremmo poi porre al processo respiratorio una serie di limitazioni consce e inconsce che mascherano l’originale equilibrio del processo. Le Esperienze proposte nei capitoli successivi sono pensate per rimuovere delicatamente tali limitazioni in modo che il respiro essenziale possa rivelarsi.

Sono state chiamate esperienze piuttosto che esercizi perché un esercizio implica il fare qualcosa in modo ripetitivo o meccanico, mentre questo non è l’approccio necessario per questo tipo di ricerca. La realizzazione di un esercizio prevede anche il fatto che vi sia una serie di risultati da ottenere, mentre per un’esperienza non vi sono necessariamente una sola risposta giusta e un solo esito corretto.

Nell’entusiasmo di liberare la vostra respirazione porreste squilibrarvi e sforzarvi, e nel fare ciò potreste involontariamente aumentare la tensione della respirazione stessa. Se riuscite a essere pazienti durante le esperienze, vi accorgerete che il respiro si aprirà magicamente a voi proprio come un nodo che viene sciolto grazie a un paziente gioco di mani. La distanza fra voi e la magia di questa apertura è brevissima.

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Donna Farhi

è una delle più rinomate e amate insegnanti di Yoga a livello internazionale: nata e vissuta a lungo in America, vive attualmente in Nuova Zelanda. Insegna e tiene seminari da vent'anni; ha collaborato alle riviste Yoga Journal e  Yoga International, e ha pubblicato The Breathing Book e Yoga,...
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