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Il Regno Incantato

di Graham Hancock 9 mesi fa


Il Regno Incantato

Leggi un estratto da "Il Mistero della Civiltà Perduta" di Graham Hancock e scopri una nuova visione del passato, tra scienza, miti e leggende

L'archeologia ci insegna che i continenti del Nord e del Sud America, così vasti, invitanti e ricchi di risorse naturali, sono stati gli ultimi luoghi sulla Terra a essere stati colonizzati dagli esseri umani. Solo un ristretto gruppo di isole remote sarebbero state popolate più tardi.

Fin qui l'ortodossia, la quale tuttavia si sta sbriciolando sotto un'ondata di nuove evidenze ottenute con l'aiuto delle nuove tecnologie, in particolare il sequenziamento del DNA antico. Il risultato è che molti dei «fatti» fondamentali dell'archeologia americana, molte delle «verità di fondo» su cui vennero costruite le teorie e le carriere di molti grandi studiosi dell'Ottocento e del Novecento sono oggi ritenute altrettante falsità.

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Il Mistero della Civiltà Perduta

Alle origini fra Vecchio e Nuovo Mondo

Graham Hancock

Archeologia, astronomia, genetica e antropologia si intrecciano per ricostruire un quadro ricchissimo di suggestioni sulle nostre radici più lontane e sulla storia dell’uomo sulla Terra. Ci hanno sempre insegnato che nel Nord e nel Sud America non...

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In tempi neppure molto recenti si è fatta strada l'idea che la presenza umana nelle Americhe possa essere molto più antica di quanto si sia creduto finora, forse di oltre 100.000 anni.

Questo lasso di tempo estremamente ampio, che ci riporta fino all'era glaciale, ha profonde ripercussioni sul modo in cui consideriamo, interpretiamo e datiamo tutti i monumenti eretti nelle Americhe prima dell'arrivo di Cristoforo Colombo.

La possibilità che la preistoria del Nuovo Mondo sia in larga parte sconosciuta non può più essere ignorata. In più, si riteneva che il Nuovo Mondo fosse stato separato dal Vecchio - fisicamente, geneticamente e culturalmente - più o meno 12.000 anni fa, quando l'innalzamento del livello degli oceani sommerse la lingua di terra che collegava la Siberia all'Alaska. Tale separazione rimase totale fino a circa 500 anni fa, quando, con la conquista europea, ripresero gli scambi genetici e culturali.

Ne segue, quindi, che qualunque profonda connessione fra le Americhe e il Vecchio Mondo che non sia il risultato di una recente influenza europea e che non possa essere considerata una coincidenza deve risalire ad almeno 12.000 anni fa.

Tenendo presente tutto ciò, il 17 giugno 2017 feci la mia prima visita al Serpent Mound, un monumento storico nazionale nel sud dell'Ohio, descritto come «l'esempio più interessante di rappresentazione di un animale preistorico del Nord America, e forse del mondo».

Il Great Serpent Mound («Grande tumulo del serpente»), o semplicemente Serpent Mound, si trova nella contea di Adams, circa 120 chilometri a est di Cincinnati e a una dozzina di chilometri a nord della città di Peebles. Fra pascoli verdeggianti e morbide colline, si tratta di una zona rurale e coperta di boschi, a nord del fiume Ohio. In quella bellissima giornata estiva gli alberi erano carichi di foglie, i prati erano in fiore, i campi risplendevano e le stradine tortuose sembravano uscite da un sogno bucolico.

Ma in un'epoca remota questa regione cosi idilliaca subì uno spaventoso cataclisma. La traccia più sconcertante di questo evento ha tutte le caratteristiche di un tipico cratere da impatto del diametro di 14 chilometri, con un rilievo centrale, un'area di sprofondamento ad anello, una zona di transizione e un bordo esterno. Milioni di anni di erosione ne hanno ammorbidito i contorni, ma Google Earth o un volo sulla zona ne rivelano con chiarezza l'aspetto, simile a quello di un cratere.

La maggior parte dei geologi concordano sul fatto che si tratti del risultato di un qualche evento esplosivo, ma per molto tempo nessuno è stato in grado di stabilire con certezza la natura dell'esplosione. L'accesa disputa che ne è derivata ha visto opporsi i sostenitori del vulcanismo e coloro che invece propendevano per l'impatto di un asteroide o di una cometa.

Poiché il Serpent Mound è il sito più noto all'interno di quest'area, e alla luce dell'incertezza del dibattito, per molti anni il cratere è stato ufficialmente chiamato «struttura criptoesplosiva del Serpent Mound». Solo dalla fine degli anni Novanta nuove evidenze hanno portato alla tesi, oggi ampiamente condivisa, secondo cui il cratere, come molti sospettavano da tempo, sarebbe la conseguenza di un impatto cosmico ad altissima velocità.

Per quanto riguarda la datazione, l'impatto sarebbe «posteriore al Mississippiano Inferiore, poiché le rocce di questo periodo [risalenti a circa 345 milioni di anni fa] sono state coinvolte dal cataclisma, e precedente alla glaciazione illinoiana (125.000 anni fa), poiché questi sedimenti non sono stati toccati nella parte settentrionale della struttura». Be', una finestra temporale piuttosto ampia!

A ogni modo, quasi tutti gli esperti sembrano convinti che l'età del cratere debba essere dell'ordine delle centinaia di milioni, e non delle centinaia di migliaia, di anni. E mentre si è ritenuto improbabile che i nativi americani che costruirono il Serpent Mound sapessero qualcosa degli impatti cosmici, molti studiosi ipotizzano che, in quanto attenti osservatori della natura, i nativi avessero certamente notato la conformazione curiosa e caotica e la struttura ad anello della zona, e ne fossero rimasti impressionati.

«Dovevano per forza essere al corrente dell'importanza di quel luogo» sostiene Michael G. Hansen, geologo statale dell'Ohio. «Nutrivano un profondo rispetto per l'antica Madre Terra. C'è qualcosa di mistico nel fatto che abbiano costruito un sito spirituale.» Il geoscienziato Raymond Anderson, della University of lowa, descrive il cratere del Serpent Mound come «uno dei luoghi più misteriosi del Nord America. Qui i nativi americani scoprirono qualcosa di mistico. E avevano ragione».

Risalendo all'epoca dell'impatto, un'intensa anomalia magnetica con epicentro in corrispondenza del sito fa sì che le bussole forniscano indicazioni estremamente imprecise.

Sono state rilevate anche anomalie gravitazionali provocate dall'impatto; nel sottosuolo si trovano numerose caverne, corsi d'acqua e doline che, secondo l'archeologo William Romain, gli antichi abitanti della zona ritenevano fossero altrettanti ingressi al mondo degli inferi: «Presso molte popolazioni, aree insolite o di transizione come questa vengono spesso ritenute sacre. Non è raro che tali luoghi vengano considerati accessi soprannaturali o portali che collegano il mondo celeste e gli inferi [...] Si può solo concludere che i costruttori del Serpent Mound fossero consapevoli almeno di alcune delle caratteristiche più insolite dell'area e che abbiano collocato il sito in questa zona anomala per una ragione molto precisa».

Mentre percorrevamo gli ultimi chilometri sulla statale 73, ebbi modo di riflettere sul fatto che stavamo entrando nella tana del serpente, un dominio sacro dove un tempo le forze della terra e del cielo si erano scontrate con un'energia sufficiente, secondo i calcoli del geologo statale Michael Hanse, «per smuovere quasi 30 chilometri cubi di terreno e sollevare la porzione centrale della struttura circolare di almeno 300 metri rispetto al livello precedente».

Ci si potrebbe aspettare che il tumulo si trovi sul punto più alto del rilievo centrale. Al contrario, il serpente si snoda lungo un sinuoso crinale nel quadrante sudoccidentale del cratere, in prossimità del bordo depressionario. All'estremità settentrionale del crinale, dove il tumulo piega a nordovest, si trova la testa del serpente.

Avevo già osservato il sito sulle mappe, ma ora, per la prima volta, stavo per vederlo coi miei occhi. Ero in compagnia di mia moglie, la fotografa Santha Faiia, e del matematico e archeo-astronomo Ross Hamilton, che ha dedicato gran parte della sua vita allo studio del sito e il cui libro sul Serpent Mound è una fonte stimolante sul tema.

Non solo qui, ma in tutto il mondo, ho notato che luoghi antichi e molto speciali come il Serpent Mound sembrano evocare meccanismi capaci di proteggerli dalla follia dell'uomo.

A quanto pare, ciascun sito induce una persona particolarmente appassionata e devota a diventarne il difensore - Maria Reiche per le linee di Nazca, ad esempio, o Klaus Schmidt per Gòbekli Tepe - non solo garantendone la conservazione, ma anche diffondendone la conoscenza. Negli scorsi decenni è stato Ross Hamilton - la barba grigia, magro e ascetico come un monaco buddhista - a ricoprire questo ruolo per il Serpent Mound.

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Graham Hancock

Graham Hancock scozzese di Edimburgo, Graham Hancock ha vissuto a lungo in India, dove il padre lavorava come chirurgo. Tornato in patria, si è laureato in Sociologia presso la Durham University e ha iniziato la carriera di giornalista, arrivando a firmare articoli per i più prestigiosi...
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