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Il potere nel piatto - Estratto da "Mangiare è la Cura"

di Dr. Mehmet C. Oz 6 mesi fa


Il potere nel piatto - Estratto da "Mangiare è la Cura"

Leggi l'introduzione al libro del dr. Oz e scopri come imparare a mangiare bene, mantenerti in salute e ritrovare la forma in 21 giorni

Proprio adesso, in questo preciso istante, voglio che interrompiate tutto quello che state facendo e ripensiate all’ultima cosa che avete mangiato.

Non importa che fosse un cibo sano o dannoso per la vostra salure, cucinato in casa o comprato a un distributore, semplice o fritto. Ricordate il suo aspetto e il suo sapore?

E adesso pensate a questo: sapete che cos’è successo dopo che l’avete ingerito?

Sono sicuro di sì, in termini generali: una parte è fuoriuscita dal vostro corpo, un’altra forse si è depositata sulla pancia, sui fianchi o sulle cosce. Inoltre, sapete qual è l’interazione tra il cibo e il vostro universo biologico in tutta la sua misteriosa complessità?

Ogni ingrediente di ciascun boccone che inghiottite è come il passeggero di un viaggio attraverso il magico regno costituito dagli organi, dalle cellule, dai tessuti e dai vasi sanguigni. E non si tratta di un viandante passivo, che si limita a sgranare gli occhi davanti alle attrazioni del panorama («Che bello! Guarda come si muove quel colon!»), ma partecipa al funzionamento del corpo, alle sue attività, alle sue sensazioni, alla sua vita.

Tra tutte le decisioni possibili che riguardano la salute, la scelta del cibo è la più rilevante. Ebbene sì, il cibo può farvi male, ma ha anche il potere di curare il corpo, di prevenire alcune malattie e sconfiggerne altre. Ho scritto questo libro per aiutarvi a imbrigliare quel potere e per condividere con voi alcune lezioni che ho appreso sull’alimentazione e sulla vita. Inizierò dalle prime cinque, le più importanti.

Il cibo è una medicina. Gli alimenti costituiscono una straordinaria farmacia naturale e sono pronti a mettersi al lavoro nell’organismo, se sappiamo riconoscerli e prepararli nella maniera più opportuna. I cibi giusti possono persino sostituire la pillola che siete costretti a prendere ogni giorno con tutti i suoi fastidiosi effetti collaterali.

Il cibo è una gomma per cancellare. Può far sparire le cattive abitudini del passato e gli errori che mettono la salute a dura prova.

Il cibo è una prolunga. Dà energia alla vita e ne aumenta la durata. Soltanto in tempi recenti la scienza ha scoperto ciò che i nostri antenati avevano appreso dall’esperienza, e ogni anno un’enorme quantità di nuovi studi conferma il legame tra alimentazione e longevità.

Il cibo è sacro. Nella storia ha unito le persone in modo unico. Quando un buon pasto è accompagnato da buoni sentimenti, la ricompensa biologica, spirituale ed emotiva diventa incommensurabile.

Il cibo cura. Vi spiegherò come ci riesce.

In questo libro troverete una mappa che descrive il percorso attraverso il quale il cibo può migliorare il vostro viaggio. Inizia con il mio Piano in 21 giorni (accompagnato da molte ricette e spuntini), che vi darà la possibilità di modificare le abitudini del corpo e la sensibilità delle papille gustative; in questo modo imparerete a mangiare bene e ad assaporare ogni boccone. Vi fornirò la conoscenza, gli strumenti e le strategie che vi aiuteranno a risolvere o a prevenire i problemi che vi preoccupano di più, perché il cibo può curare moltissime malattie, grandi e piccole, dal sovrappeso alle patologie cardiache, alla capacità di difendersi da un fastidioso raffreddore.

Chiamo questo approccio «il passaggio ai superalimenti». È un termine usato da molti, a volte insinuando il dubbio che esista un cibo con proprietà magiche, in grado di correggere la salute. Nessun alimento possiede queste capacità. Non vi scriverò neppure l’elenco dei migliori dieci superalimenti, perché una dieta valida non può essere ridotta a una lista di cibi. Vi presenterò una filosofia della nutrizione che sottolinea l’importanza di una gamma di alimenti in grado di guarire e che include centinaia di verdure, frutti, fonti di proteine e grassi, spezie, erbe, tè e tanto altro ancora. Sono tutti superali-menti che hanno un effetto potente sul nostro organismo. Se li utilizzerete, non si limiteranno a donarvi i loro benefici, ma elimineranno le sostanze nocive dal vostro piatto. Non si tratta di consigli per gli acquisti né di un elenco di cose da mangiare, ma di uno stile di vita basato sui superalimenti.

Durante il mio viaggio, personale e professionale, ho notato che il cibo cambia le persone. A dire il vero, ha cambiato anche me. Partiamo dalla mia infanzia e vi spiegherò che cosa intendo dire.

In molte cucine esiste un cassetto che contiene le cianfrusaglie. Sapete a cosa mi riferisco: è pieno di elastici, tubetti di colla, pile, ritagli di giornale e scarti assortiti. Quando ero piccolo, mia madre aveva un cassetto per le cianfrusaglie pieno di dolciumi. Ancora oggi lo ricordo perfettamente: a destra del lavello. Era sempre ben fornito, non rischiava mai di rimanere vuoto. Erano avanzati i dolcetti della Befana? Finivano nel cassetto. Una manciata di mentine prese al ristorante? Nel cassetto. Cioccolato acquistato d’impulso al supermercato, lecca-lecca, gomme da masticare rimaste in fondo a una borsa? Nel cassetto tutti quanti.

Il forziere del tesoro era sempre pieno, e io avevo il compito di svuotarlo.

Non c’è da stupirsi che avessi sempre i denti cariati. Ogni giorno, al ritorno da scuola, tiravo fuori un dolcetto. Ripensandoci, ero proprio l’esempio perfetto del riflesso condizionato: vedevo il cassetto, mi veniva l’acquolina in bocca e allungavo la mano. Vorrei poter dire che era la mia peggiore abitudine alimentare. Avevo dieci anni quando mi resi conto per la prima volta dell’effetto di un modo di mangiare così sciocco. Mi innamorai, e l’oggetto dei miei desideri erano degli zuccherosi sandwich: pane bianco, burro di arachidi e crema di marshmallow.

A ogni pranzo mangiavo due di quei panini appiccicosi, finché un giorno, in prima media, un insegnante mi si avvicinò in mensa ed esclamò: «Accidenti, sei diventato davvero corpulento!» Non ne sapevo nulla di alimentazione, tanto che dovetti andare a cercare la definizione di «corpulento» sul vocabolario, ma intuii che era colpa dei miei panini.

Dopo quell’episodio, un po’ alla volta iniziai a rendermi conto degli effetti del cibo, ma la rivelazione mi colpì quando presi a giocare a football. Ci insegnavano il legame tra alimentazione e attività fisica, ci dicevano cosa mangiare per aumentare la massa muscolare, cosa dovevamo fare il giorno della partita, come rimanere idratati e così via.

Gli allenatori ci avvertivano che i faticosi, e spesso dolorosi, sforzi sul campo da gioco potevano essere vanificati da decisioni sbagliate al momento di metterci a tavola. A sentir loro, sembrava facile. Se avevo intenzione di sollevare pesi, dovevo saltare il dolce, così non avrei annullato i miei progressi in palestra.

Fu la prima volta, a quel che ricordo, che sentii parlare del cibo come di una medicina che può avere effetti benefici sull’organismo. Il messaggio era: il football non consiste soltanto nel sollevare pesi e imparare a memoria degli schemi di gioco, ma anche nell’alimentarci per dare il meglio delle nostre prestazioni. È una verità che si può estendere a tutti nel campo della vita, non solo in quello da football: dovremmo mangiare per vivere al massimo e per dare il meglio.

Durante gli studi di medicina, pensavo che avrei imparato tutto quello che dovevo sapere per diagnosticare le malattie e curare le persone. (Quando ero bambino, i medici erano come Sherlock Holmes: il mio pediatra era onnisciente e sapeva prevedere la realtà.) Frequentavo i corsi di farmacologia, istologia, fisiologia, patologia e molti altri.

Non c’era nessuna lezione di «cibologia».

Non esistevano corsi né materiali sull’alimentazione. Ero il presidente dell’associazione degli studenti e, ascoltando i miei compagni, concordammo sul bisogno di introdurre lezioni che ci spiegassero il rapporto tra cibo e salute.

All’inizio la facoltà organizzò dei corsi sugli effetti della malnutrizione in alcune popolazioni, ma noi chiedevamo più approfondimenti sull’interazione tra vitamine e nutrienti e il corpo. All’epoca non erano disponibili molti dati, e io iniziai a scrivere articoli sul funzionamento dei nutrienti nell’organismo (ci iniettavamo le vitamine direttamente in vena).

In seguito divenni cardiochirurgo e professore di chirurgia presso la Columbia University, e potei osservare che l’alimentazione è in stretto collegamento con la salute e la guarigione. Si potevano risolvere molti problemi con il bisturi e le tecniche chirurgiche: ci avevano insegnato a guarire con l’acciaio, ma quell’approccio non era sufficiente.

Per esempio, quando conducemmo una ricerca su pazienti che erano stati sottoposti a un trapianto di cuore, risultò che uno dei metodi migliori per prevedere il buon esito dell’operazione era osservare le loro abitudini alimentari, prima e dopo l’intervento. Fu una sorpresa scoprire che, accanto a importanti fattori di rischio come la complessità dell’operazione e il tipo di macchinario utilizzato, anche l’alimentazione era fondamentale per prevedere la riuscita dell’intervento.

Ebbi un’intuizione folgorante: i nostri sforzi in sala operatoria non servivano a molto se il paziente, dopo il trapianto, decideva di tornare a riempirsi di dolci e intingoli. Ricordo una giovane donna che aveva le arterie ostruite e si dovette sottoporre a un bypass. Dopo l’intervento, appena fu in grado di mangiare, il marito le comprò il pranzo in un fast food. Quella scena mi colpì molto. Senza saperlo, lui la stava aiutando ad annullare il lavoro che avevamo fatto. Ho visto anche esempi opposti. Molti pazienti hanno superato gravi problemi di salute ed evitato di sottoporsi a un intervento chirurgico modificando le proprie abitudini alimentari.

In quanto conduttore del programma The Dr. Oz Show e fondatore della rivista Dr. Oz The Good Life, ho avuto molte occasioni per raccogliere informazioni e condividerle. Il mio gruppo ha pubblicato più di mille articoli e trasmesso circa millecinquecento puntate, molte delle quali si sono concentrate sui continui cambiamenti del mondo dell’alimentazione. Ho intervistato alcuni degli esperti più autorevoli in materia di cibo e nutrizione che lavorano nelle università di Harvard, della Pennsylvania e di Stanford, e anche medici che prestano servizio nelle strutture più importanti del Paese, come la Mayo Clinic e il NewYork-Presbyterian Hospital, che è anche l’ospedale in cui lavoro. Ogni giorno mi occupo di raccogliere idee (mie e di altri) per presentarle in maniera coerente e comprensibile ai miei lettori e telespettatori. Sono una specie di colla, che riunisce i pensieri e le strategie migliori, anche se non arrivano tutti dalla stessa fonte.

A proposito, le mie fonti non appartengono soltanto al mondo della scienza: ho parlato con atleti, uomini e donne famosi e non, che hanno sperimentato e trovato nuove strategie per migliorare la propria forma, sconfiggere una malattia o perdere peso. Sia nella trasmissione sia nella rivista, abbiamo ascoltato e imparato dalle battaglie e dai successi ottenuti nel mondo reale, dove ci sono figli, mariti, mogli e capi che richiedono la vostra attenzione e la tentazione è sempre dietro l’angolo.

Tra tutte le persone che hanno influenzato le mie idee sull’alimentazione, le più importanti sono state senza dubbio mia moglie Lisa e la sua famiglia. Conobbi Lisa quando avevo ventitré anni, e da allora capii davvero che cosa fosse il cibo. Ogni sera mangiavo bistecca e patate, poi incontrai una donna la cui famiglia seguiva regole alimentari del tutto diverse.

Il padre di Lisa, il dottor Gerald Lemole, era un cardiochirurgo, come me, ed era famoso in tutto il Paese. I miei suoceri non erano agricoltori, eppure condividevano alcuni principi basilari della vita di campagna. Coltivavano la maggior parte della frutta, della verdura e delle erbe che mangiavano, oppure acquistavano prodotti locali e bevevano tisane salutari. Sceglievano solo cereali integrali e pane esseno (a base di germogli). All’epoca, io compravo soltanto cereali raffinati mentre loro preferivano cereali che non avevo mai sentito nominare.

Fu meraviglioso imparare un nuovo modo di mangiare. Iniziai a pranzare con loro e mi innamorai, oltre che del cibo, delle loro abitudini alimentari. Si riunivano tutti insieme e a volte condividevano una lettura a cena, mentre io ero cresciuto mangiando davanti alla tv.

La famiglia Lemole era in anticipo sui tempi, non c’è dubbio, perché aveva intuito il collegamento tra alimentazione e salute. Era interessante vedere che

Il cibo era considerato fonte di giovinezza e vitalità. I sei figli non si ammalavano mai, e persino i loro animali domestici sembravano più sani degli altri.

Io e Lisa abbiamo cresciuto la nostra famiglia con gli stessi principi. Nelle prossime pagine vi farò entrare nella mia cucina, non soltanto per farvi scoprire le nostre ricette preferite, ma anche perché è il luogo più importante della casa. È lì che festeggiamo le gioie, grandi e piccole, della vita, è lì che affrontiamo, e risolviamo, i problemi, ed è lì che si genera la nostra forza. Voglio che sia lo stesso anche per voi, e che la cucina diventi un luogo di felicità e soddisfazione.

La mia esperienza di vita e l’attività di medico hanno definito i principi che mi guidano riguardo all’alimentazione e a ciò che il cibo può, oppure non può, curare. Di seguito trovate gli otto cardini di questo libro.

Il cibo aiuta, ma non può essere l’unica risposta. È indiscutibile che l’alimentazione giochi un ruolo chiave nel buon funzionamento dell’organismo. Può migliorare problemi legati al peso, al cuore, all’affaticamento e a molti altri disturbi, dei quali parlerò nei prossimi capitoli. Ma voglio essere molto chiaro: il cibo non può curare tutte le malattie.

In alcuni casi non conosciamo con esattezza l’effetto dell’alimentazione. Spero non ci sia bisogno di dire che, sebbene il cibo abbia poteri innegabili, ci sono disturbi, malattie e situazioni che necessitano di interventi moderni, di tipo medico, chirurgico e farmacologico. Prendersi cura di sé significa attingere alle ultime scoperte nel campo della salute. In fin dei conti, un tramezzino al salmone non può guarire un problema all’anca: sarà necessaria una protesi. Detto ciò, è possibile e auspicabile utilizzare l’alimentazione per prevenire e curare molti disturbi in modo da ridurre la probabilità di ricorrere a interventi tradizionali. Il cibo può davvero curarci. Non ci credete? Rimarrete sorpresi.

Ci sono molti fattori che influenzano la salute, ma spesso l’alimentazione è il più importante. Ci sono diverse variabili che determinano il nostro stato di salute: la genetica, l’esercizio fisico, il livello di stress e le abitudini legate allo stile di vita, come il fumo o altre dipendenze. Le scelte alimentari si mescolano a tutti questi elementi, ne esaltano alcuni e ne compensano altri, e lavorano congiuntamente per determinare il nostro benessere. Non parlerò degli altri fattori perché voglio concentrarmi sul potere del cibo, ma non dobbiamo credere che la dieta agisca da sola, senza interazioni.

L’obiettivo non è la velocità, bensì l’abitudine. Questo libro parla di cura, non di magia. Se mangiate un sacchetto di noci, non dovete pensare che il malumore vi passerà all’istante, né che dopo 3 giorni di frullato di cavolo il vostro cuore sarà forte come quello di un toro. Però, se le vostre scelte alimentari includeranno cibi saporiti che un po’ alla volta diventeranno abituali e vi faranno stare bene, potrete curare il danno, lentamente ma inesorabilmente, e riportare il vostro organismo alla situazione di partenza, oltre a sentirvi più forti e vitali. Detto ciò, gli effetti che agiscono in profondità nel corpo entrano in azione in tempi molto brevi: a livello biologico, i cambiamenti sono visibili in due settimane. E se modificherete la vostra dieta, vi sentirete diversi fin da subito.

Usate il corpo come un laboratorio. Ci sono dati ben strutturati e supportati da prove scientifiche che confermano alcune delle conclusioni che esporrò in questo libro. Tuttavia, gli studi più importanti sono basati su una popolazione di individui, e quindi non possono affermare che x causa y, ma soltanto che esiste una relazione tra x e y. Cosa significa per voi? Ci sono molte informazioni utili sull’alimentazione, ma dovete anche sperimentare su voi stessi per comprendere come essa interagisce con il vostro organismo.

Non esiste la dieta perfetta che va bene per tutti, ma soltanto principi generali che si possono applicare a molte persone.

Possiamo anche osservare alcune comunità che condividono lo stesso stile di vita. Per esempio, parlerò di alcune zone del mondo che presentano una popolazione molto longeva. La conoscenza delle loro abitudini può darci utili suggerimenti su alimenti che non sono ancora stati presi in considerazione dalla ricerca scientifica tradizionale.

Il mio approccio consiste nel carpire i risultati più interessanti e tradurli in un linguaggio comprensibile per i miei amici e la mia famiglia, senza dimenticare quanto appena detto: dovete usare il vostro corpo come un mini-laboratorio, quindi provare, aggiustare il tiro, calibrare e comprendere che cosa va bene per voi.

Qual è il mio obiettivo? Fornirvi una guida pratica, per aiutarvi a capire ciò che mangiate, come mangiate e perché è importante. Anche se siamo stati progettati nello stesso modo, il nostro funzionamento è diverso. Se sarete in grado di manovrare le leve di comando, potrete puntare su ciò che vi fa stare bene, e curarvi se sarà necessario.

Se non siete disposti a mettervi in gioco, non imparerete nulla. Frank Zappa, grande musicista e filosofo (a modo suo), affermò che «la mente è come un paracadute: non funziona se non è aperta». Vi chiedo quindi di spalancare la mente a differenti alimenti, di riprovare quelli che avevate scartato perché non vi piacevano, e di sperimentare nuovi modi di mangiare.

Negli anni del college dividevo la stanza con un giocatore di basket alto due metri. Una notte lo sorpresi a frugare nel frigorifero. Trovò una banana e mi chiese che gusto avesse. Non potevo crederci: quel ragazzone grande e grosso non aveva mai mangiato un frutto tanto comune? Disse che ne aveva assaggiata una da bambino, ma non gli era piaciuta così non aveva più voluto saperne, sebbene fosse consapevole che il potassio gli avrebbe fatto bene dopo un lungo allenamento. Discutemmo finché lo convinsi a riprovarci. Andò molto meglio, e da allota mangiò banane ogni giorno, fino alla fine degli studi. Ho raccontato questo episodio perché molti si comportano come il mio compagno di stanza: rifiutano per sempre un alimento che hanno assaggiato soltanto una volta. Spero vogliate seguirmi in un tour gastronomico che vi porterà su strade nuove, per ammirare paesaggi che non conoscete, e che forse vi farà provare esperienze che finora non avete voluto affrontare.

Un alimento sano non deve per forza essere insipido. Ai nostri giorni si ritiene che una cena degna di questo nome debba avere porzioni esagerate e che non si possa proprio fare a meno del dolce. Il rovescio della medaglia è che un pasto sano debba essere accompagnato da una triste musica di violini e preveda soltanto una manciata di noci e una carota. Nei corso degli anni ho cercato di cambiare la percezione del pasto sano, ed è stata una delle imprese più deludenti. Vi fidate se vi dico che un alimento può farvi bene e al tempo stesso avere un buon sapore? Se vi convincerete che è possibile avrete trovato la vera ricetta del successo.

I cibi sani fanno bene al pianeta. Se il vostro corpo potesse parlare vi direbbe di seguire i suggerimenti di questo libro, di fornirgli il carburante che dà energia sostenibile e non altera l’equilibrio biologico. E non è finita: se il pianeta potesse parlare si rallegrerebbe con voi per l’ottima scelta. E questo succederebbe perché voi ridurreste il consumo di carne rossa, senza eliminarla del tutto, e vi riempireste il piatto di verdure. Ogni volta che sostituite le proteine animali con qualcosa che proviene dalla terra, fate un enorme favore all’ambiente. Il mio amico David Katz, direttore del centro di ricerca e prevenzione della Yale University School of Public Health, cita uno studio recente secondo il quale potremmo raggiungere almeno la metà deirobiettivo di riduzione dei gas serra previsto dall’accordo di Parigi se sostituissimo la carne bovina con i fagioli. E davvero facile guarire l’ambiente e al tempo stesso rigenerare il corpo.

Il miglior ingrediente per tutte le ricette: ridere. Questo è il consiglio più importante del mio libro: dovete amare il cibo che mangiate e anche le persone con cui lo condividete. Così i pranzi e le cene diventano ricordi. Ogni volta che potete, trasformate i pasti in un’occasione per costruire relazioni, rinforzare il legame con vecchi e nuovi amici, e imparare qualcosa di nuovo sulla vita. Dopotutto, se guarire con il cibo vi sembra un compito noioso, vi intristisce, non fa gioire le vostre papille gustative e il vostro apparato digerente, allora c’è qualcosa che non va, e io voglio trovare una soluzione, così che il cibo possa davvero esservi d’aiuto.

Questo non è un libro di cucina, anche se contiene molte buone ricette. Non è neppure un manuale per dimagrire, anche se il mio piano vi aiuterà a perdere peso, se avete qualche chilo di troppo. E non è nemmeno un libro di testo, sebbene io speri che possiate imparare molto. In un certo senso, questo libro è come un pentolone che contiene tutti gli ingredienti di cui abbiamo parlato.

Ecco che cosa troverete.

Parte prima: i fondamenti dell’alimentazione. Fin dalle prime pagine parlerò dell’interazione, positiva o negativa, tra gli alimenti e l’otganismo. I principi biologici dei quali ci occuperemo vi permetteranno di comprendere meglio il contenuto del mio Piano in 21 giorni. Vi esporrò anche trucchi e strategie per aiutarvi a mangiare bene perché capisco che conoscere l’argomento e metterlo in pratica non sono la stessa cosa. Infine, dedicherò alcune pagine agli elementi più sacri del cibo e spiegherò perché vi aiutano a guarire. Per trarre il meglio dai vostri pasti, dovete pensare al contenuto biologico, pratico e spirituale del cibo. Vi descriverò questi aspetti, a grandi linee, in modo che possiate comprendere la biologia del corpo, decidere in maniera intelligente e automatizzare le vostre nuove abitudini.

Parte seconda: i rimedi alimentari. In questa sezione mi occuperò delle malattie più diffuse e più temute, e vi spiegherò come risolverle o prevenirle con l’alimentazione. Potete concentrarvi sulle patologie che vi preoccupano di più, ma suggerisco di leggere tutta la seconda parte per avere un’idea generale dell’azione curativa del cibo.

Parte terza: mangia, ama e vivi. Qui vi spiego come mettere in pratica le nozioni apprese suH’alimentazione. Il mio programma comprende il Piano in 21 giorni, con molte ricette e spuntini, un regime depurativo di 3 giorni, che è facoltativo, e alcune strategie per imparare a mangiare in modo definitivo. Troverete tantissime ricette e suggerimenti per mettere in pratica il piano ogni giorno, anche quando non mangiate a casa. Inizierete il processo di guarigione del corpo, sarete più forti di fronte a un esercito che minaccia la vostra salute e vi divertirete, che è forse l’aspetto più importante.

Inoltre, renderò la lettura più stimolante inserendo moltissime curiosità sul cibo. Alcune vi faranno sorridere, altre vi sorprenderanno. Non intendo prepararvi per partecipare a un quiz televisivo; a me è piaciuto molto imparare i numerosi modi in cui viene prodotto il cibo e come ci nutre, perciò voglio condividere con voi le informazioni interessanti che ho appreso su caffè, pollo, vino, frutta e molto altro, perché quando conoscete l’origine e la preparazione degli alimenti, sapete quali sono le scelte da compiere. Mangiare diventa più interessante.

Prima di cominciare, vale la pena che vi poniate una domanda: qual è il vostro «cassetto delle cianfrusaglie»?

Qualsiasi cosa contenga, voglio che lo svuotiate perché stiamo per riempirlo di alimenti nutrienti, di pasti saporiti e facili da preparare, e di un nuovo modo di pensare il farmaco più potente e piacevole che esista in natura.

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Dr. Mehmet C. Oz

Il dottor Mehmet Oz è un chirurgo cardiotoracico e docente di chirurgia alla New York Presbiterian/Columbia University. E anche professore e vicedirettore dell'Integrated Medicine Center e direttore dell'Heart Institute.
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