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Il potere di trasformare il mondo

di Jon Kabat-Zinn 1 anno fa


Il potere di trasformare il mondo

Leggi un estratto da "La Mindfulness è per Tutti" di Jon Kabat-Zinn e scopri come guarire te stesso e il mondo attraverso la consapevolezza

La mindfulness è per tutti! Questo è un pensiero folle.

Ma perché no, se sei arrivato fin qui? Specialmente in questo momento, e soprattutto considerando come siamo diversi a livello sia individuale sia collettivo, sia interiore sia esteriore.

La saggezza per trasformare il mondo è un potenziale distributivo che, come spero di chiarire in questo libro, risiede semplicemente in ognuno di noi in maniera quasi impercettibile. Essa è coltivabile attraverso la mindfulness - la consapevolezza - ed è possibile svilupparla molto o poco.

Negli ultimi quarant'anni ho avuto il privilegio di vederla emergere e progredire in numerosi e differenti ambiti. Oggi quella primordiale saggezza si sta diffondendo in tutto il mondo, diventando più forte e sempre più indispensabile.

Stai leggendo un estratto da

La Mindfulness è per Tutti

Il potere di trasformare il mondo

Jon Kabat-Zinn

(3)

In questo libro, Kabat-Zinn intende fornire il testo di riferimento, nella nostra epoca, sulla relazione fra consapevolezza e benessere fisico e spirituale, prendendo in esame i misteri e le meraviglie della nostra mente e del nostro corpo e...

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Indice dei contenuti:

L'importanza evolutiva della consapevolezza meditativa

Se conoscere progressivamente meglio noi stessi fa parte del percorso di discesa evolutiva degli esseri umani per poter essere un po' più partecipi del nome che abbiamo dato alla nostra specie e anche per tutelarci e non creare futuri scenari da incubo, oltre a quelli che già siamo riusciti a realizzare, avremo bisogno di assumere un livello completamente nuovo di responsabilità nei confronti di noi stessi, le nostre menti, le nostre società e il nostro pianeta.

In caso contrario, se il passato costituisce un prologo, tutti noi possiamo inconsapevolmente contribuire, per omissione o commissione, poco o alla fine anche molto, alla creazione di un mondo così malsano e talmente tossico che nessuno sarà felice di abitare. Questo forse è l'eufemismo del millennio.

La malattia dominante dell'umanità si sta manifestando sempre di pili davanti ai nostri occhi. Inoltre per ciascuno di noi è sempre più difficile far finta di niente e lo facciamo individualmente e collettivamente a nostro rischio e pericolo.

Non una moda passeggera, ma un risveglio

Quindi la mindfulness è per tutti e la coltivazione di una maggiore saggezza nel modo di comportarci e di prenderci cura del mondo non è certo una semplice montatura o un'illusione.

Potrebbe essere un ingrediente, se non quello essenziale, per la nostra sopravvivenza a breve e lungo termine, e per la salute e lo sviluppo continuo come specie. Ma per essere all'altezza dell'enormità di questa sfida la mindfulness a cui mi riferisco deve essere autentica, collocata in un quadro universale di dharma che alimenti e coltivi saggezza e compassione.

La mindfulness, per come sto adoperando ora il termine, è un modo di vedere e un modo di essere che ha una lunga storia su questo pianeta. In questo momento ha anche un notevole slancio e in vari modi è entrata a far parte della mentalità comune di molte diverse società e culture.

Assiomaticamente, l'approccio a cui mi riferisco si basa, e deve essere in tal modo salvaguardato a ogni livello, sulla saggezza e sulle azioni etiche incarnate e realizzate senza alcun secondo fine. A mio parere, la mindfulness soddisfa realmente tutti questi criteri.

Il termine mindfulness è infatti sinonimo di saggezza non duale.

Possiamo definirla come un contributo alla tradizione della saggezza umana le cui radici più strutturate sono profondamente impiantate nel buddhismo. Ma la sua essenza è universale e in un modo o nell'altro è stata espressa in tutte le culture e tradizioni umane.

L'adozione e la coltivazione della meditazione consapevole sono sempre più diffuse nelle nostre vite individuali e nel nostro lavoro, e ricorrere a essa, momento per momento e giorno per giorno, per rispondere al mondo in cui abitiamo, potrebbe di fatto costituire per tutti noi - per noi come individui e per noi in quanto comunità umana a livello globale - la fonte dell'autentico benessere, della tranquillità, della chiarezza e dello scopo comune nella vasta diversità di popoli, culture e aspirazioni.

Non credo che in questo particolare momento dello sviluppo della nostra specie ci siano dubbi circa la necessità di realizzare - nel senso di rendere reale - in un'infinità di modi creativi la meditazione consapevole nell'ambito della nostra dimora planetaria, ora molto più fragile di quanto pensassimo fino a poco tempo fa.

Lo dimostra lo storico Yuval Noah Harari nell'ultimo e piuttosto breve capitolo di 21 Lessons For The 21st Century che riguarda proprio la mindfulness. Pensa! Harari rivela che nel 2000 fece un ritiro di dieci giorni, meditando per due ore ogni giorno, e che ogni anno ha partecipato a un ritiro di meditazione silenziosa intensiva della durata di uno o due mesi (quella volta senza libri o social media). Solo questo dice molto.

Dopo averci offerto due volumi di straordinario successo - i suoi lavori principali e anche i suoi bestseller -, profondi, provocatori e di grande acume in cui descrive la storia della condizione umana e le imprese che stiamo affrontando in quanto specie in un futuro molto prossimo, alcune delle quali abbastanza terrificanti, Harari ci fornisce tutte le lezioni chiave per il presente.

Ho trovato abbastanza significativo e gratificante che, con tutti i fili della storia che intreccia così abilmente per spiegare le grandi sfide che l'umanità oggi sta affrontando, adotti esplicitamente la rigorosa pratica della mindfulness, almeno per se stesso, e la definisca come un elemento inverosimile ma forse essenziale da coltivare se, in quanto specie, dobbiamo affrontare le nuove sfide poste dalla tecnologia dell'informazione e dalle biotecnologie, sfide che Harari elabora con dettagli considerevoli e che fanno riflettere.

Così scrive Bill Gates nella recensione a 21 Lessons For The 21st Century, apparsa sulla prima pagina del Sunday New York Times Book Review il 9 settembre 2018 con il titolo «Thinking Big» (Pensare in grande, perché Harari è un pensatore profondo e creativo e uno storico di grandi capacità di sintesi): « Che cosa pensa Harari che dovremmo fare al riguardo? [Si riferisce alle grandi sfide che secondo Harari si pongono all'umanità in questo momento.] Spargendo qua e là alcuni consigli pratici, tra cui una triplice strategia per combattere il terrorismo e alcuni suggerimenti per affrontare le fake news, la sua grande idea si riduce a questo: meditare. Naturalmente Harari non sta suggerendo che i problemi del mondo svaniranno se un numero sufficiente di noi inizierà a sedersi nella posizione del loto e a cantare Om. Ma insiste sul fatto che la vita nel XXI secolo richiede la mindfulness, ossia conoscere in modo più profondo noi stessi e ammettere il nostro contributo alla sofferenza della vita. È facile farsene beffa, ma ho seguito un corso sulla mindfulness e la meditazione, e l'ho trovato avvincente».

È un'affermazione piuttosto notevole, soprattutto perché formulata da Bill Gates. A quanto pare, anche Bill Gates comprende l'importanza della mindfulness.

Il messaggio di base di questo libro, il quarto volume della serie dedicata alla mindfulness, è che di fronte a ciò che si prospetta all'orizzonte, ovvero l'intelligenza artificiale, i robot intelligenti, la prospettiva di esseri umani digitalmente se non anche biologicamente «potenziati» e molto altro, come descrive Harari in modo così minuzioso, prima di rinunciare all'essere umano possiamo impegnarci a esplorare in profondità ciò che significa essere pienamente umani, e quindi più presenti e svegli.

Questo è sia il motivo sia la sfida del libro che avete tra le mani e di tutti e quattro i libri della serie. È un invito che ci impegna in prima persona, nel senso che ognuno di noi ha la responsabilità, non solo nei confronti di se stesso ma nei confronti del mondo, di svolgere il proprio lavoro interiore ed esteriore attraverso la regolare coltivazione della mindfulness - come pratica di meditazione e come modo di essere - per arrivare a riconoscere e abitare la dimensione piena del suo essere e delle potenzialità di cui dispone, proprio qui, proprio in questo momento e nella maniera migliore possibile.

Percorrere i flussi della saggezza presente in ogni cultura umana rientra nelle nozioni elementari della prospettiva dharma universale basata sulla meditazione.

La mindfulness basata sulla meditazione è quindi in sé inclusiva e unificante, dissolve gli ostacoli alla comunicazione e individua uno scopo comune piuttosto che promuovere la divisione.

Non esiste un modo giusto per coltivarla e non si deve adottare alcun catechismo o sistema di credenze. Inoltre, la prospettiva di saggezza emergente continua a evolversi attraverso di noi e il modo in cui scegliamo di condurre la vita e di affrontare sfide e opportunità reali. Riflette il nostro aspetto più profondo e migliore in quanto esseri umani, nella nostra diversità e identità.

Conoscere e fare amicizia con la mente e il corpo: una pratica di meditazione universale

Di certo, il tipo di saggezza di cui stiamo parlando deve essere radicato nella coltivazione della consapevolezza, ossia in una pratica che la nutre, la sostiene e la approfondisce. Perché la mindfulness non è mindfulness se non viene vissuta. E questo significa darle forma concreta.

Chi si impegna nella mindfulness in questa maniera lo fa nel miglior modo possibile, non come un ideale, ma come un modo di essere in continua evoluzione.

Perché? Perché la mindfulness non è semplicemente una buona idea, una buona filosofia, un sistema di credenze o un catechismo. È una rigorosa pratica di meditazione universalmente applicabile ed è universale perché in tutte le culture la consapevolezza può essere vista come il percorso comune finale dell'umanità. In definitiva, è un modo di essere, un modo di essere che si relaziona con l'esperienza.

Per sua stessa natura, richiede coltivazione e nutrimento continui da parte nostra in quanto individui interessati a vivere la vita in modo libero e completo e, infine, in quanto comunità e società di cui sono necessari il sostegno e l'incoraggiamento.

Come i musicisti devono regolarmente accordare, risintonizzare e perfezionare i loro strumenti prima e talvolta anche durante le esibizioni, la pratica della mindfulness può essere considerata come una sorta di accordatura dello strumento della tua attenzione e di come decidi di essere in relazione con l'esperienza, qualsiasi esperienza, ogni esperienza.

Non importa se sei un musicista esperto. Devi ancora accordare il tuo strumento regolarmente. E più sei bravo più devi esercitarti. È un circolo virtuoso.

Persino i più grandi musicisti si esercitano. In effetti, forse loro praticano la mindfulness più di chiunque altro. Con la mindfulness infatti non c'è separazione tra la «prova» e la «performance» perché non ci sono esibizioni e nemmeno prove. C'è solo questo momento. Questo è il momento.

Non c'è un «miglioramento» della consapevolezza. Ciò che stiamo coltivando attraverso la pratica della mindfulness è un maggiore accesso e una maggiore intimità con la nostra innata capacità di consapevolezza e l'attitudine a risiederci, per così dire, come nostra «modalità predefinita», fuori dalla quale scorre tutto il nostro agire.

Molte porte, una stanza: la diversità e l'inclusione sono fondamentali

La pratica e l'espressione più ampia della mindfulness nel mondo devono essere diverse quanto le circoscrizioni elettorali che potrebbero sostenerla, adottarla, incarnarla e trarne beneficio, ciascuno a modo suo, proprio come la musica che la famiglia umana suona e ama è così profondamente diversa, un vero universo di espressione e di connessione.

Al tempo stesso, se mi chiedi se sono preoccupato per il clamore che si è creato oggi nel mondo attorno alla mindfulness e per la tendenza di alcuni individui a pubblicizzarsi come «insegnanti di mindfulness» senza aver fatto pratiche e studi rigorosi, puoi scommettere che lo sono.

Il titolo di questo libro può contribuire ad aumentare questo clamore? Spero sinceramente di no. Da decenni mi impegno nel tentativo di diffondere la mindfulness nella mentalità comune restando fedele alla sua autenticità e alle sue radici del dharma affinché la sua natura non venga alterata o sminuita. Lo faccio proprio perché sono convinto del suo profondo potenziale di guarigione e di trasformazione e della sua applicabilità universale, sulla base non solo della mia esperienza personale (che potrebbe essere limitata, trattandosi solo di me), ma anche tenendo presente il contributo più volte documentato che la mindfulness fornisce alla salute e al benessere, a tutti i livelli.

Lo studio scientifico della mindfulness, quando era ancora agli esordi - sebbene meno di vent'anni fa -, sta confermando che ci sono svariate diverse applicazioni della consapevolezza oltre il programma MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction, riduzione dello stress per mezzo della consapevolezza) e MBCT (Mindfulness-Based Cognitive Therapy, terapia cognitiva per mezzo della consapevolezza) applicati in medicina e in psicologia clinica che stanno dando un contributo notevole in vari settori, compresi quelli dell'istruzione, della giustizia penale, degli affari, dello sport e persino nella politica.

Quando affermo che «la mindfulness è per tutti» intendo dire che tutti all'improvviso adotteranno o finiranno con l'adottare una pratica di meditazione rigorosa e significativa dal punto di vista personale? No, certo che no.

Tuttavia, inaspettatamente per il 1979, quando il programma MBSR è stato sviluppato per la prima volta nella Stress Reduction Clinic presso il Medical Center dell'Università del Massachusetts, sempre più persone in tutto il mondo e sempre più diverse comunità tra loro anche divergenti in un modo o nell'altro stanno in effetti includendo nelle loro vite la mindfulness e una regolare pratica di meditazione: dai rifugiati nel Sud Sudan ai pompieri del servizio forestale degli Stati Uniti, dai bambini di una scuola pubblica del centro di Baltimora, dove la mindfulness viene studiata e inserita anche nei programmi di doposcuola, ai poliziotti dei principali dipartimenti di polizia, dalle persone che frequentano saltuariamente le meditazioni pubbliche settimanali offerte dal Mindful Awareness Research Center dell'UCLA in tutta la città di Los Angeles ai pazienti medici che partecipano a programmi di mindfulness sponsorizzati dalla Shanghai Medicai Society, dai programmi di affiliazione del Center for Mindfulness in Medicine, Health Care, and Society in tutto il mondo, dalla grande rete mondiale di insegnanti MBSR e formatori di insegnanti in centri universitari e ospedalieri e dai programmi autonomi.

La mindfulness sta mettendo radici ovunque con l'eventuale eccezione dell'Antartide; in Nord America, Europa, Africa, Asia e America Latina.

Ma se mi chiedi se con quella frase intendo che tutti noi, in quanto esseri umani unici, giovani e vecchi, chiunque siamo, qualunque cosa facciamo, qualunque sia la nostra opinione, comunque siamo stati modellati dal passato e dai nostri vari passaggi ereditari, qualunque sia il gruppo con cui ci identifichiamo o a cui apparteniamo - religioso, spirituale o filosofico, secolare o sacro, di destra o di sinistra, pessimista o ottimista, cinico o di gran cuore -, traiamo giovamento da una maggiore consapevolezza, o nelle parole di Bill Gates, ammettiamo «il nostro contributo alla sofferenza della vita» nostra e, naturalmente, anche di quella degli altri; e che tutti noi possiamo avvantaggiarci di una maggiore veglia, di una maggiore consapevolezza della nostra interconnessione, della rete di vita su questo pianeta e nell'universo in cui abitiamo, come pure possiamo giovarci del riconoscimento e della realizzazione dell'essenziale natura impersonale di tutti i fenomeni, noi inclusi, la risposta è un netto «sì». Ci puoi scommettere.

In effetti, penso che conoscere noi stessi nella nostra interezza e interconnessione come specie ed essere capaci di agire con la saggezza di una totalità più ampia piuttosto che mossi da un interesse personale limitato e spesso fondato sulla paura, sulle cattive interpretazioni e sulle narrazioni limitate e limitanti su chi siamo veramente in quanto esseri viventi su questo pianeta per un così breve periodo (una vita intera, se siamo fortunati, ma un battito di ciglia nel tempo cosmologico, geologico o evolutivo) potrebbe essere in questo momento l'occasione evolutiva più importante per l'umanità.

Se sei umano e soffri, questa pratica può essere per te

Per un momento, portando il discorso a livello personale, perché avresti addirittura avuto l'impulso di scegliere questo libro se non fossi stato in qualche modo intuitivamente attratto da quella stessa possibilità in te stesso e per te stesso?

Anche se non eri e non sei del tutto sicuro che puoi cominciare o che puoi mantenere e coltivare la tua pratica di meditazione personale per giorni, settimane, mesi, anni o decenni? Tuttavia, in realtà puoi. E sempre più persone su questo pianeta sono in grado di farlo.

Devi solo cominciare a tastare almeno un poco il terreno, cosa che hai già fatto se sei arrivato a leggere fin qui. Se quello che sto dicendo adesso è vero, il resto verrà da sé... la vita ti farà crescere insegnandoti e nutrendoti in modi che non avresti pensato possibili, ma che arriverai a riconoscere e ad apprezzare mentre ti svegli attraverso la coltivazione della consapevolezza non giudicante, momento per momento.

La Mindfulness è per Tutti

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Jon Kabat-Zinn

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