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Il potere curativo della respirazione - Estratto da "Pensa Solo a Respirare"

di Rebecca Dennis 5 mesi fa


Il potere curativo della respirazione - Estratto da "Pensa Solo a Respirare"

Leggi un estratto dal libro di Rebecca Dennis e scopri come il nostro respiro sia uno dei principali mezzi per liberarsi dallo stress e vivere in salute

Il respiro è la nostra medicina, uno strumento eccezionale che tutti noi spesso diamo per scontato. Voglio guidarvi in questo viaggio verso una conoscenza più approfondita del respiro e dell'influenza che può avere su di noi condividendo le mie esperienze, offrendo suggerimenti pratici, approfondendo ricerche mediche e scientifiche, e riportando le storie dei miei pazienti.

Indice dei contenuti:

Diventare esperti del respiro

Forse pensate che non c'è bisogno che qualcuno vi dica come respirare. E un'azione naturale, non è così? Lo facciamo senza pensare, giusto? Se ci riflettete bene, questo libro fa decisamente al caso vostro, che siate una mamma tutta casa e famiglia, uno studente che prepara gli esami o un alto dirigente che salta da un aereo all'altro. Non vedo l'ora che sperimentiate i notevoli benefici connessi a un modo sano di respirare.

Inserirò alcuni semplici esercizi, facili da ricordare, che potrete mettere in pratica durante il giorno con uno sforzo irrisorio. Non avete bisogno di una costosa seduta individuale in un centro yoga; la maggior parte degli esercizi che vi propongo può essere eseguita ovunque: in metropolitana, alla scrivania, in coda al supermercato, portando a spasso il cane e perfino in bagno!

Tali brevi, semplici esercizi sono la sintesi di quanto ho appreso dagli insegnamenti di alcuni maestri illuminati. Nel momento in cui saranno diventati parte della vostra routine, questi esercizi vi aiuteranno a dormire, calmeranno il sistema nervoso e vi faranno sentire più ispirati, più carichi di energia e consapevolezza. Sembra un miracolo, vero? Beh, ai miei occhi sicuramente lo è!

Quando ho detto per la prima volta agli amici che il mio lavoro consiste nell'insegnare a respirare, mi hanno guardato con aria perplessa, oppure si sono messi a ridere al pensiero che mi guadagnassi da vivere insegnando alla gente come respirare. Se avessi guadagnato un euro tutte le volte che mi è stato detto: «Ma a tutti noi viene spontaneo respirare, perciò perché mai qualcuno dovrebbe insegnarci a farlo?», avrei scritto questo libro dalla mia casa al mare in Messico (purtroppo non è cosi).

Sembra un discorso semplicistico, ma dovete credermi se vi dico che la maggior parte degli adolescenti e degli adulti ha perso la capacità naturale di respirare in modo pieno e completo. Di conseguenza, cominciamo lentamente a disattivare alcune parti di noi.

Fin dalla più tenera età ci viene imposto di controllare i sentimenti. Pensate, ad esempio, a come tratteniamo il respiro quando emozioni indesiderate affiorano in superficie: i muscoli si contraggono e il respiro è limitato sulla scorta di vecchi condizionamenti comportamentali. Il nostro corpo conserva la registrazione biologica del nostro passato a ogni respiro che facciamo.

C'è un motivo per cui si chiama «trasformativo»

I risultati che derivano dall'insegnamento delle modalità di respiro sono sempre così eclatanti da sbalordirmi. All'inizio di una seduta non ho la minima idea di quello che succederà. Ognuna è un evento unico. Penso che sia un grande privilegio aver potuto assistere alle incredibili trasformazioni avvenute nella vita delle persone a cui ho insegnato.

Un amministratore delegato, ad esempio, venne da me perché aveva cominciato ad avere attacchi di panico e non riusciva più a presenziare alle riunioni del consiglio direttivo o a fare presentazioni. Attraverso il nostro lavoro sul respiro arrivò a scoprire i blocchi presenti nel suo subconscio, e gli attacchi di panico cessarono.

Un'altra paziente aveva cercato per dieci lunghi anni di rimanere incinta. Dopo alcune sedute di respirazione scoprì di aspettare il suo primo figlio. Ho inoltre avuto come allieva una giovane donna così ansiosa da non poter uscire di casa. Entrare in contatto con il respiro le ha permesso di gestire la situazione e di riprendere il controllo della sua vita.

Un pugile dominato dalla rabbia dovuta a un'infanzia infelice imparò a lasciare andare nel corso della quinta seduta con me e ora incanala le energie positivamente nella sua carriera. Una donna con un matrimonio infelice era sul punto di lasciare il marito, finché le sedute di respirazione l'aiutarono a rendersi conto che era il suo passato a impedirle di essere felice nel matrimonio.

Una veterana di guerra riuscì finalmente a lasciarsi alle spalle il dolore e il trauma che l'avevano attanagliata fin dai tempi della guerra in Afghanistan, mentre un paziente insonne che per settimane non era riuscito a dormire riuscì finalmente a domare quel demone. Tutti questi racconti di vite cambiate (ne parleremo in seguito in modo più approfondito) sono l'esito di sedute di respirazione. Si tratta di un trattamento unico perché riguarda parti di noi su cui non necessariamente si può intervenire con la psicoterapia, laddove invece, se glielo permettiamo, il respiro può fare molto.

Quando mi sono interessata per la prima volta alle tecniche di respirazione, non riuscivo a capire perché non tutti le applicassero. Dal mio punto di vista è il mezzo più potente, fruibile e trasformativo che abbiamo.

Il lavoro sul respiro non solo mi ha cambiato, ma mi ha anche salvato la vita

Ho convissuto con la depressione per oltre ventanni, di cui quindici sotto farmaci prescritti dalla medicina ufficiale. Feci ricorso anche all'automedicazione, finché intorno ai 30 anni mi resi conto di aver bisogno di aiuto. Non sapevo però come trovarlo.

Il buco nero della depressione mi aveva inghiottito durante l'adolescenza. Negli anni Ottanta la depressione era un tabù e si preferiva non parlarne poiché era una condizione bollata come negativa dalla società. Guardavo gli altri condurre la propria vita quotidiana e mi chiedevo se anch'essi stessero male come me. Si sentivano anch'essi lontani dal flusso della vita e percepivano lo stesso fastidioso distacco dal corpo, o erano sensazioni che riguardavano solo me?

Nel momento peggiore ebbi l'impressione che non valesse più la pena di vivere. Mi trascinavo in uno stato di depressione cronica, dominata da un senso di totale esaurimento fisico. I miei livelli di energia erano così bassi che spesso riuscivo a malapena a muovermi.

A quell'epoca mi limitavo a esistere, osservando l'orologio e desiderando che la giornata terminasse al più presto. Per me l'idea di un'esistenza attiva e vitale non aveva alcun senso. Nutrivo sistematicamente cupi pensieri suicidi e trascorrevo ore a pianificare i vari modi in cui avrei potuto dire addio al mondo.

Incapace di condividere questi pensieri irrazionali (come molte altre persone depresse, non volevo scaricare questo fardello sul prossimo), mi nascondevo, evitando ogni contatto, sentendomi intorpidita, sconnessa e disperata all'idea di non riuscire a cambiare umore. La depressione è legata a sentimenti tali di vergogna che spesso è invisibile. Se siete depressi, per gli altri non è così evidente che stiate male: dopo tutto, non avete un gesso o una fasciatura!

Due mesi prima di scoprire il Respiro Trasformativo avevo tentato il suicidio, assumendo un mix di alcol e pastiglie. Per mia fortuna quella notte ci furono alcuni angeli terreni, ovvero i miei amici Jamie e Louisa, che mi telefonarono al momento giusto. Mia sorella Sarah mi accompagnò in ospedale in ambulanza.

Il giorno dopo tornai a casa e quella settimana trovai un professionista specializzato in terapia comportamentale cognitiva.

Fu il sostegno di mia sorella, di mia madre e degli amici più cari a permettermi di andare avanti. Raccontai cos'era successo solo a una cerchia ristretta di persone, perché mi vergognavo. Suicidarsi è uno degli atti più egoistici che si possano commettere, ma io so come ci si sente in quel momento, ovvero che sarebbe meglio per tutti se non tu non ci fossi più.

Non è facile vivere con una persona depressa, o esserne amici. Per anni io mi sono disprezzata e odiata. Tutto ciò toglie energia a chi vi circonda e, per questo motivo, proverò sempre gratitudine verso quelle anime meravigliose che non si sono mai arrese e mi hanno aiutato ad andare avanti, anche quando mi sembrava di non avere più nulla da dare. Sono qui perché mi hanno voluto bene.

Mi hanno amato con il loro silenzio e con le loro parole gentili, prive di giudizio. Mi hanno amato con il loro desiderio di condividere il mio disagio, di sedersi accanto a me, o semplicemente di farmi sapere che c'erano. Non potrò mai essere grata abbastanza a tutte queste persone.

Dopo molti anni trascorsi a lavorare nel folle mondo dello spettacolo e dei media (all'insegna di uno stile di vita edonistico fatto di «lavora sodo e divertiti anche di più»), mi sono resa conto che era giunto il momento di mollare tutto e fare altro. Ho vissuto esperienze incredibili realizzando video musicali e dischi, partecipando a festival, incontrando i miei idoli e andando in tour con i musicisti.

Tuttavia, in quel periodo, ho vissuto anche alcuni dei momenti peggiori della mia vita. Ero bravissima a indossare la maschera di una tipa pazzoide, divertente, socievole e con un lavoro da favola, perlomeno guardando le cose dall'esterno. Ma ben presto apparvero le prime crepe.

I farmaci non facevano più effetto e per me era sempre più difficile concentrarmi e svolgere il mio lavoro. Vivevo a Londra con due amici coinquilini. Esaurita e fragile com'ero, la depressione e l'ansia cominciarono a risucchiarmi nel loro vortice.

Un giorno entrai in un cortile e mi ritrovai in un posto che subito avvertii come magico e confortevole, quasi come il grembo materno. Era la Special Yoga Foundation nella zona nord-ovest di Londra, diretta da una donna ispirata di nome Jo Manuel, dove bambini con esigenze particolari praticano yoga e le classi sono aperte a chiunque. Offre a famiglie di qualsiasi provenienza ed estrazione sociale un'ottima terapia che aiuta i bambini con il movimento e la respirazione. Mi innamorai all'istante di quel posto.

Vedendo un insegnante accogliere un bambino disturbato e notando come quel bambino apparisse rilassato, calmo e sorridente al termine della seduta, cambiai decisamente prospettiva. Mi ricordai del soggiorno in India, dove avevo vissuto per sei mesi e dove il ritmo era lieve, shanti. Era proprio ciò di cui avevo bisogno. Cominciai a lavorare part-time alla reception e ben presto mi venne offerto di occuparmi della ricerca fondi e della programmazione di eventi.

Fu in quel contesto che incontrai una delle persone di maggior impatto nella mia vita: l'istruttore di yoga Francis D'Angelo. Durante le lezioni usava l'umorismo per aiutarci a lasciar andare ogni tipo di giudizio su noi stessi, condividendo piccole perle di saggezza con parole che erano musica per la mia anima.

Un giorno, durante una delle prime lezioni con Francis, non riuscivo proprio a staccare la spina. Guardavo costantemente l'orologio, pensando a tutto ciò che avrei dovuto fare. Con una scusa banale lasciai la lezione. Francis mi rincorse, mi bloccò e disse: «Se c'è qualcuno che ha bisogno di essere qui, quella sei tu. Torna dentro».

Aveva ragione. Avvicinarmi a questa pratica di scoperta e di guarigione significava affrontare me stessa, e la cosa spesso non era affatto piacevole. Cercavo costantemente di fuggire da me stessa, ma Francis stava per mettere fine a tutto ciò. Tornai indietro e non abbandonai più in anticipo una lezione di yoga.

La mia introduzione al Respiro Trasformativo

La prima volta che partecipai a un workshop sul respiro, non sapevo cosa aspettarmi. Le spiegazioni dell'attività furono chiarissime: quando iniziai il mio percorso, si trattò dell'esperienza più dinamica e strabiliante che avessi mai vissuto.

Cercherò di descrivere quella prima fantastica seduta, benché le parole non siano davvero in grado di renderle giustizia. Sentivo ogni cellula del mio corpo lasciarsi andare, abbandonarsi. Mi sentivo fluire a livello fisico, mentale ed emotivo. Piangevo e sudavo, tutto il mio corpo riecheggiava e vibrava. Che sensazione INTENSISSIMA! Non avevo nessun controllo, ero totalmente in balia del vortice di emozioni e reazioni fisiche. Era come trovarsi all'interno di una lavatrice: era inutile lottare.

In seguito, tuttavia, mi sentii più leggera e, per la prima volta da tempo, piena di speranze. Notai inoltre di riuscire a prendere decisioni in modo più lucido e mi sentii davvero propositiva. Volevo di più. Mi resi conto che essermi imbattuta in qualcosa di molto speciale e avrei fatto in modo che non scomparisse dalla mia vita. Ne avevo bisogno.

Desidero sottolineare che nulla di tutto ciò avvenne da un giorno all'altro. Misi in pratica quotidianamente le pratiche di respiro che mi erano state insegnate e lavorai a stretto contatto con il mio medico. Ogni tanto ricadevo nella depressione e mi chiedevo se non fosse il caso di tornare ai farmaci, ma non l'ho mai fatto. Per la prima volta cominciai ad amare me stessa e a prendermi cura di quel corpo che cosi a lungo avevo punito.

Conobbi alcune delle persone più stimolanti che abbia mai avuto la fortuna di incrociare. Non posso fare a meno di chiedermi se io abbia incontrato queste persone per via dello stato d'animo in cui mi trovavo.

Cominciai a star bene con me stessa, mi sentivo completa e fisicamente presente. La mente era lucida e le emozioni più equilibrate. Dopo anni di ansia, attacchi di panico e depressione cronica, cominciai a sperimentare appieno la forza guaritrice del respiro.

Si dice che ciò che non ti uccide ti rende più forte: è proprio vero. Per la prima volta ero in grado di vedere «la mia storia» da una prospettiva completamente diversa. Fui grata per i momenti di depressione, le dure lezioni apprese e i doni ricevuti dalla vita e dai miei maestri. Le esperienze vissute mi hanno donato comprensione ed empatia nei confronti degli altri; la mia ricompensa quotidiana è assistere a trasformazioni analoghe nei miei pazienti grazie alle tecniche di respirazione.

Mi resi conto per la prima volta che la mia felicità dipendeva da me, e da me soltanto. L'unica persona in grado di lasciar andare il passato, smettendo di guardare indietro, ero io. Avevo la risposta sotto il naso e sono orgogliosa di dire che ho scelto la vita.

Perché respirare?

Sono sempre stata affascinata dal corpo umano e dal modo in cui funziona. Ho completato un corso di massaggio e anatomia della durata di due anni, acquisendo un po' di pratica come massaggiatrice. Insegnare personalmente il Respiro Trasformativo ha rappresentato un'ulteriore sfida. Ho provato corsi di yoga, gestione dell'energia e Reiki, ma lo stimolo a imparare le tecniche di respirazione non ha paragoni con quanto avevo sperimentato prima.

Ciò che amo di questo tipo di respiro è che permette di guarire se stessi. Come ripete il mio caro amico Russell: «Intraprendere questa attività è una scelta consapevole da parte di una persona. Nessuno può respirare al posto vostro, il che spiega perché un maestro può solo instradare un individuo: la scelta finale rimane sempre a chi respira».

In genere, io raccomando di svolgere da tre a cinque sedute con l'insegnante: avrete tutti gli strumenti che vi servono per mettere in pratica autonomamente tali tecniche. In questo campo ci sono molti maestri, ma la chiave sta nel trovare quello giusto per voi. Nella vostra città ci sono sicuramente degli insegnanti che tengono sedute collettive o individuali.

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Rebecca Dennis è una breath coach professionista ed esperta di respirazione consapevole. Ha sofferto di depressione per quasi 20 anni e ha preso farmaci per 15 anni prima di scoprire il Respiro Trasformazionale, che ha studiato con il fondatore Judith Kravitz in Messico e a Miami.
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