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Il popolo ebraico e ulteriori collegamenti ‘‘nordici”

di Mauro Biglino, Cinzia Mele 11 giorni fa


Il popolo ebraico e ulteriori collegamenti ‘‘nordici”

Leggi un estratto dal libro "Gli Dei Baltici della Bibbia" di Mauro Biglino e Cinzia Mele

Tra gli intricati racconti che caratterizzano la mitologia irlandese, si distingue la saga delle “Tuatha Dè Dannan”, nome dall’incerta etimologia, che viene generalmente interpretato come “Le tribù della dea Dannan” oppure “Le tribù degli dèi di Dannan” o anche, col nome abbreviato di Tuatha Dè, come “Popolo di Dio”; altra interpretazione vuole che i tre termini indichino le classi sociali che caratterizzavano quel popolo, dove Tuath indica la nobiltà, la casta sacerdotale e Dannan sarebbe riferito agli artigiani.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Gli Dei Baltici della Bibbia

L'Israele che non ti aspetti

Mauro Biglino, Cinzia Mele

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Le inestricabili vicende delle Tuatha Dè Dannan spaziano dall’Irlanda, alla Grecia, alla Norvegia; corrono in aiuto degli alleati Ateniesi quando questi sono in difficoltà nella guerra contro i Filistei, si allontanano poi dal Mediterraneo per recarsi in Norvegia, regno dei semidei Fomoire, con cui convivono pacificamente rinsaldando gli amichevoli rapporti attraverso matrimoni misti; in altri episodi i Dannan combattono duramente contro gli stessi Fomoire, ai quali sono obbligati a versare onerosi tributi. Alcune delle vicende sono ambientate nella “Terra della Promessa”.

Lo storico irlandese Seathrùn Céitinn, (chiamato Geoffrey Keating in lingua inglese) nel Foras Feasa ar Eirinn, scritto nel 1634 col titolo The History of Ireland, riporta una memoria storica secondo cui i Fomori discenderebbero da Cam, figlio di Noè dal quale, secondo il libro della Genesi, hanno avuto origine le nazioni di Etiopia, Egitto, Put e Canaan.

La saga delle Tuatha Dè Dannan, dapprima trasmessa oralmente, verrà messa per iscritto da monaci cristiani solo in epoca medievale ed è difficilmente collocabile in una precisa epoca storica.

Uno tra i numerosi episodi della leggenda irlandese riguarda il tentativo dei Dannan di liberarsi dal giogo dei Fomoire.

Protagonista del racconto è Lug che viene dato alla luce da Ethnè, figlia del fomoire Balor.

A causa di una profezia secondo la quale Balor sarebbe morto per mano della progenie della figlia, quest’ultima viene relegata dal padre in un palazzo segreto, al fine di impedire l’avverarsi della predizione ma, a seguito di intricate vicende, Ethnè rimane incinta, dando alla luce tre gemelli.

La notizia giunge al padre Balor che ordina l’affogamento in mare dei neonati ma, grazie a fortunate circostanze, Lug sfugge alla morte, andando ad arenarsi sul litorale dove viene raccolto da una donna e successivamente affidato al fabbro Gavidien che se ne prenderà cura e gli insegnerà i segreti della propria arte. Una volta cresciuto Lug porterà a compimento la profezia: uccide il nonno Balor e diventa fautore della rivolta contro gli odiati Fomoire.

La storia di Lug presenta delle analogie con quella del mito greco di Danae, figlia di Acrisio, re di Argo, anch’essa segregata in una torre dal padre, per evitare che possa mettere al mondo il figlio che, secondo la profezia, lo avrebbe ucciso. Ma il dio Zeus, con uno stratagemma, renderà Danae madre di Perseo.

Quando il re Acrisie apprende la notizia della temuta nascita di un erede, mette madre e figlio a bordo di una barca e li abbandona alla deriva per causarne la morte; un pescatore salverà entrambi, accompagnandoli al cospetto del re Polidete che sposa Danae prendendosi cura anche di Perseo.

Secondo il mito Danae discenderebbe da Danao, figlio del re d’Egitto Belo e fratello gemello di Ramasse detto Egitto; a causa dell’ostilità di quest’ultimo Danao si trasferisce nella città greca di Argo, di cui era originario, dove si stabilì nel 1425 a.C. diventandone il re. Con riferimento a Danao (da cui discesero i Danaoi di omerica memoria) non possiamo non citare il biblico Dan, capostipite della tribù dei Daniti, di cui si dirà più avanti, ma che qui annotiamo per essere figlio di Bilhah, serva di Rachele, moglie di Giacobbe cui non riusciva a dare un figlio (Gen 30, 1-6): nome proprio che curiosamente richiama il nome Belo, progenitore del greco Danao.

Sapendo che la lingua ebraica era scritta senza le vocali le assonanze risultano essere ancora più degne di attenzione. Come Danao ebbe un fratello Egitto, anche Dan ebbe un fratello di nome Neftali, partorito dalla stessa madre, la serva Bilhah.

Sappiamo che Omero definisce i greci Danaoi, discendenti da Danao, figlio di Belo e, in quanto tale, nipote del theos Poseidone. Danao aveva un fratello gemello di nome Egitto che, avuta in un primo tempo in sorte la terra di Arabia, (toponimo diffusamente presente nel centro-sud della Finlandia) aveva conquistato la terra dei Melampodi (dai piedi neri) chiamandola poi col suo nome: Egitto appunto. Alla morte del padre Belo, i due gemelli litigarono per l’eredità e non fidandosi delle proposte conciliatorie del fratello che riteneva ingannevoli, Danao preferì fuggire dalla Libia che in precedenza era stato inviato a governare.

Aiutato da Atena, salpò verso la Grecia, passò da Rodi per poi giungere nel Peloponneso dove, a seguito di eventi straordinari, venne scelto come nuovo signore di Argo. Le sue figlie importarono dall’Egitto i misteri di Demetra, tra cui le Tesmoforie che furono celebrate per lungo tempo ad Atene. Parallelamente, dal racconto biblico risulta che Dan viveva in terra d’Egitto con i suoi fratelli fino a che quella nazione non iniziò a prevaricare sui figli di Giacobbe per cui questi furono costretti ad abbandonare il territorio: quindi Dan, esattamente come il greco Danao, fu costretto ad abbandonare il “fratello” Egitto per migrare in altra terra.

Tornando al racconto dell’abbandono di un neonato, sia la leggenda irlandese sia quella greca ci riportano alla mente un altro, universalmente noto, neonato salvato dalle acque.

La Bibbia ci racconta che per porre freno all’aumento della popolazione ebraica, il faraone ordina l’uccisione di tutti i maschi appena nati. La madre di Mosè, nel tentativo di salvare la vita al figlio di soli tre mesi, lo ripone all’interno di una cesta di papiro resa impermeabile da pece e bitume, affidandolo alle acque del Nilo che conducono il bambino al cospetto della figlia del faraone, intenta a fare il bagno nel fiume. La principessa, impietosita dalla visione del bambino piangente, pur intuendone l’origine ebraica, lo accoglie. Nei paraggi è presente Miriam, sorella di Mosè, che propone alla principessa di dare in affidamento a una balia il piccolo, che ritorna così dalla madre naturale per poi essere restituito, una volta cresciuto, alle cure della figlia del faraone che lo alleverà a corte.

In età adulta Mosè si rende responsabile dell'omicidio di un egiziano e, per evitare le conseguenze del proprio gesto, lascia la terra in cui è cresciuto. Dopo sofferte peregrinazioni tornerà in Egitto per liberare Israele.

Nonostante le vicende di Lug, Perseo e Mosè provengano da territori tra loro molto distanti, notiamo nei tratti essenziali dei racconti dei punti comuni:

  • I tre protagonisti sono destinati a essere soppressi in tenerissima età, a causa del timore che incutono al governante dei rispettivi territori;
  • Dopo essere stati abbandonati in acqua, si salvano grazie a fortunate circostanze;
  • Diventati adulti entrano in conflitto con coloro dai quali sono stati allevati;
  • Lasciano la propria terra e in seguito conquistano una posizione di comando;
  • Le vicende dei protagonisti sono legate all’Egitto (nel caso di Lug possiamo dedurre il legame dalle vicende di Scota e dalle affermazioni del Céitinn).

Andando ad analizzare ulteriormente i particolari di questi racconti, notiamo che Lug è figlio di Balor, re dei Fomoire; Perseo è discendente di Belo, (nome simile a Balor e a Bilhah, madre di Dan) re d’Egitto, mentre Mosè viene allevato dalla figlia del Faraone egiziano.

I parallelismi tra le vicende di Lug e quelle di Mosè risultano ancora più marcati.

I relativi popoli sono gravati dai pesanti tributi pretesi rispettivamente dai Fomoire e dal Faraone; in entrambi i casi, i conflitti si sono alternati a lunghi periodi di pacifica convivenza: sia Lug che Mosè vengono allevati da coloro i quali opprimono il popolo d’origine, ed entrambi diventeranno i fautori della rivolta contro di loro; il riferimento nella leggenda dei Tuatha Dè Dannan alla “Terra della Promessa”, richiama prepotentemente alla mente la “Terra Promessa” della narrazione biblica.

Nel racconto biblico le vicende del popolo ebraico si intrecciano a quelle dell’Egitto, a seguito di una volontaria migrazione in quella terra.

Giuseppe, figlio di Giacobbe, è invidiato dai numerosi fratelli a causa della predilezione che il padre gli riserva; tramano quindi contro di lui e, nel tentativo di ucciderlo, lo gettano in una cisterna vuota; nel frattempo giungono in quei paraggi mercanti madianiti ai quali vendono il fratello per venti sicli d’argento, preferendo non macchiarsi direttamente della morte del proprio congiunto. Giuseppe viene quindi condotto in Egitto come schiavo al seguito della carovana dei mercanti, mentre i fratelli raccontano al padre Giacobbe che il figlio prediletto è morto sbranato da una belva, portando come prova le vesti del fratello intrise del sangue di una capra.

I mercanti madianiti cedono Giuseppe a Potifar, capo delle guardie egiziane, che lo introduce a corte dove, grazie alla propria intelligenza e saggezza, conquista la fiducia del Faraone ricevendo la nomina di governatore della terra d’Egitto. Dopo sette anni, sopraggiunge una grave carestia che affligge i territori limitrofi, ma non l’Egitto, grazie alla lungimirante gestione di Giuseppe che non solo riesce a sfamare il proprio popolo, ma anche a vendere il grano a quelli vicini. Giacobbe, angustiato dalla carestia che ha colpito la terra di Canaan invia i propri figli in Egitto nella speranza di riuscire a ottenere del grano; giunti a corte, vengono portati al cospetto del governatore, non riconoscendo in lui il proprio fratello, che invece capisce di avere di fronte coloro i quali lo avevano venduto come schiavo.

Dopo varie vicissitudini, Giuseppe rivela ai fratelli la propria identità, perdonandoli; generosamente, esorta i propri congiunti a lasciare la terra di Canaan e a trasferirsi in Egitto con le famiglie al seguito, che si insedieranno nella miglior regione messa loro a disposizione dal Faraone stesso. La pacifica convivenza tra i discendenti di Israele (Giacobbe) e gli Egiziani durerà circa quattrocento anni, fino a quando un nuovo Faraone inasprirà le condizioni di vita del popolo ebraico che, diventato molto numeroso, costituisce un pericolo interno nell’ipotesi che possa stringere alleanza con i nemici dell’E-gitto e prendere il sopravvento. Quando gli ebrei, guidati da Mosè, lasciarono l’Egitto, eseguirono gli ordini di Yahweh:

«Non ve ne andrete a mani vuote. Ogni donna domanderà alla sua vicina e all’inquilina della sua casa oggetti d’argento e oggetti d’oro e vesti; li farete portare ai vostri figli e alle vostre figlie e spoglierete l’Egitto».

Comincia così l’esodo verso la “Terra Promessa”, cioè la terra di Canaan, che gli Israeliti avevano abbandonato secoli prima a causa della carestia.

Le modalità con cui Israele arriva in Egitto e il generoso atteggiamento del faraone contrastano con l’idea di un popolo ridotto in schiavitù; nemmeno dopo quattro secoli, al momento di lasciare i territori egiziani, traspare una miserevole condizione, tanto che si trovano nella condizione di poter chiedere oggetti preziosi non solo ai propri vicini, ma anche ai propri inquilini, egiziani.

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Mauro Biglino

Mauro Biglino cura le edizioni di carattere storico, culturale e didattico per diverse case editrici italiane. Studioso di storia delle religioni e traduttore di ebraico antico per conto delle Edizioni San Paolo, collabora con diverse testate giornalistiche. Da circa 30 anni si occupa dei...
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Cinzia Mele

Cinzia Mele, è nata a Premosello Chiovenda (VB) il 12 Ottobre 1967. Successivamente al conseguimento del Diploma di Maturità Scientifica nel 1988 si arruola nella Polizia di Stato, presso cui presta attualmente servizio in qualità di Sottufficiale. Ha partecipato a missione...
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