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Il più grande ostacolo all'illuminazione - Estratto da "Il Potere di Adesso"

di Eckhart Tolle 9 mesi fa


Il più grande ostacolo all'illuminazione - Estratto da "Il Potere di Adesso"

Leggi in anteprima l'inizio del primo capitolo del libro capolavoro di Eckhart Tolle e scopri come intraprendere un viaggio alla ricerca dell'essenza della vita

Cosa si intende per illuminazione e perché nella maggior parte dei casi non riusciamo a raggiungerla?

Indice dei contenuti:

Che cos'è l'illuminazione?

Un mendicante se ne stava seduto sul ciglio di una strada da più di trent'anni. Un giorno un tale gli passò accanto.

"Hai qualche spicciolo?" mormorò il mendicante, tendendo meccanicamente il suo berretto da baseball.

"Non ho niente da darti" rispose lo sconosciuto. Poi chiese: "Su che cosa sei seduto?".

"Non è niente" rispose il mendicante, "solo una vecchia scatola. Ci sono seduto sopra da sempre."

"Non hai mai guardato dentro?" chiese lo sconosciuto.

"No" rispose il mendicante. "A che prò? Tanto non c'è niente dentro."

"Dacci un'occhiata" insistette lo sconosciuto.

Il mendicante riuscì a sollevare il coperchio e con meraviglia, incredulità e gioia vide che la scatola era piena d'oro.

Ecco, io sono quello sconosciuto che non ha niente da darti e che ti sprona a guardare dentro. Non in una scatola, come in questa parabola, ma in un posto molto più vicino: dentro di te.

"Ma io non sono un mendicante" ti sento ribattere.

Coloro che non hanno ancora trovato la vera ricchezza, che è la gioia radiosa dell'Essere e la profonda pace incrollabile che ne deriva, sono mendicanti, anche se possiedono una grande ricchezza materiale. Cercano all'esterno brandelli di piacere o appagamento, conferme, sicurezza o amore, quando dentro di loro possiedono un tesoro che non solo comprende tutte queste cose, ma è infinitamente più grande di qualsiasi opportunità possa offrire il mondo.

La parola "illuminazione" evoca un'impresa sovrumana e all'ego piace pensare che sia così, ma essa rappresenta semplicemente lo stato naturale dell'unione percepita con l'Essere. E una condizione di connessione con qualcosa di incommensurabile e indistruttibile, che quasi paradossalmente coincide con la tua essenza ma è anche molto più grande di te. Significa scoprire la tua vera natura al di là del nome e della forma.

L'incapacità di avvertire questa comunione dà origine all'illusione della separazione da te stesso e dal mondo circostante. A livello consapevole o inconsapevole, ti percepisci come un frammento isolato dal resto. Nasce la paura, e i conflitti dentro e fuori di te diventano la normalità.

Mi piace molto la semplice definizione di illuminazione che dà il Budda: "La fine della sofferenza." Non c'è niente di sovrumano in questo, vero? Naturalmente come definizione è incompleta perché ti dice solo che cosa non è l'illuminazione. Ma che cosa resta quando non c'è più sofferenza?

Il Budda tace in proposito, e ciò significa che devi trovare da solo la risposta a questa domanda. Egli usa una definizione negativa affinché la mente non possa trasformarla in un credo o in una impresa sovrumana, un obiettivo impossibile da raggiungere. Ciononostante la maggior parte dei buddisti ritiene che l'illuminazione attenga solo al Budda e non a loro, almeno in questa vita.

Hai usato il termine Essere. Puoi spiegarmi cosa intendi?

L'Essere è la Vita eterna e onnipresente al di là delle numerose forme di vita soggette a nascita e morte. Tuttavia l'Essere non solo è al di là ma è anche profondamente intrinseco a ogni forma di vita in quanto sua intima essenza invisibile e indistruttibile. Ciò significa che è sempre accessibile, perché si tratta del profondo sé di ognuno, della tua vera natura.

Ma non cercare di coglierlo con la mente. Non cercare di capirlo razionalmente. Puoi conoscerlo solo quando la mente è tranquilla. Quando sei presente, quando la tua attenzione è completamente e intensamente focalizzata sull'Adesso, l'Essere può venire percepito, ma mai compreso razionalmente. L'illuminazione consiste nella riconquista della consapevolezza dell'Essere e nel dimorare in quello stato di "comprensione intuitiva".

Quando parli di Essere, ti riferisci a Dio? Se è così, allora perché non lo dici chiaramente?

La parola "Dio" si è svuotata di ogni significato a causa di secoli di uso improprio. A volte la utilizzo, ma con estrema parsimonia. Per uso improprio intendo l'impiego che ne fanno quelle persone che non hanno mai nemmeno intravisto il regno sacro, l'infinita vastità che sta dietro a questa parola, eppure la usano con grande convinzione, come se sapessero quello che dicono. Oppure parlano a sfavore di Dio, come se sapessero quello che stanno negando.

Questo cattivo utilizzo della parola "Dio" ha fatto sorgere credenze e affermazioni assurde, oltre all'illusione dell'ego, il tutto espresso da frasi come: "Il mio o il nostro Dio è il solo e vero Dio, il tuo è falso" oppure la famosa affermazione di Nietzsche: "Dio è morto."

La parola "Dio" è diventata un concetto limitato. Quando la pronunciamo, attingiamo a una immagine mentale, non più forse a quella di un vecchio con la barba bianca, ma pur sempre a una rappresentazione di qualcuno o qualcosa al di fuori di noi, inevitabilmente di genere maschile.

Né "Dio" né "Essere" né qualsiasi altra parola può definire o cogliere la realtà ineffabile che sta dietro al termine, perciò non resta che chiedersi se tale parola sia un aiuto o un ostacolo nel consentirci di fare esperienza di ciò che indica. Si spinge oltre se stessa fino a designare quella realtà trascendente, oppure si presta fin troppo facilmente a diventare niente più che un'idea nella tua testa nella quale credi, un idolo della mente?

La parola "Essere" non spiega niente, ma nemmeno la parola "Dio". Essere, tuttavia, ha il vantaggio di esprimere un concetto aperto. Non riduce l'invisibile infinito a una entità finita e limitata. E impossibile formarsene una immagine mentale. Nessuno può rivendicare un possesso esclusivo dell'Essere. È la tua stessa essenza ed è immediatamente accessibile in quanto sensazione della propria presenza, comprensione di quelT'Io sono" anteriore alla definizione "io sono questo" o "io sono quello". Quindi c'è solo una brevissima distanza tra la parola Essere e l'esperienza dell'Essere.

Qual è il più grande ostacolo all'esperienza di questa realtà?

L'identificazione con la mente, che rende compulsivo il pensiero. Non essere in grado di smettere di pensare è un male terribile, ma non ce ne rendiamo conto perché quasi tutti ne soffriamo, quindi è considerato normale. Questo incessante brusio mentale ci impedisce di trovare quella dimensione di quiete interiore inseparabile dall'Essere. Esso crea anche una falsa identità mentale che getta un'ombra di paura e sofferenza. Approfondirò l'argomento più avanti.

Il filosofo Cartesio ritenne di aver scoperto la verità fondamentale quando pronunciò la sua famosa affermazione: "Penso dunque sono." In realtà, diede voce all'errore più elementare, ovvero alla coincidenza del pensiero con l'Essere e dell'identità con il pensiero, il che significa, praticamente, che ciascuno di noi vive in uno stato di separazione, in un mondo assurdamente complesso, pieno di problemi e conflitti continui, un mondo che riflette la sempre crescente frammentazione della mente.

L'illuminazione è uno stato di totalità, di unità e quindi di pace. Il mondo è tutt'uno con la vita nel suo aspetto manifestato ed è tutt'uno anche con il tuo sé più profondo e Non Manifestato: è tutt'uno con l'Essere. L'illuminazione non solo è la fine della sofferenza e del conflitto continuo dentro e fuori, ma è anche la conclusione della terribile schiavitù del pensiero che non dà requie. Quale incredibile liberazione!

L'identificazione con la mente crea uno schermo opaco fatto di concetti, etichette, immagini, giudizi e definizioni che blocca ogni vero rapporto interpersonale. Si frappone tra te e la tua interiorità, tra te e il prossimo, tra te e la natura, tra te e Dio. È questo schermo di pensieri che genera l'illusione della separazione tra te e un "altro" completamente disgiunto da te.

Allora dimentichi il fatto essenziale che sotto l'apparenza fisica e le forme separate, sei tutt'uno con ciò che esiste. Per "dimenticare" intendo che non percepisci più questa unità come realtà evidente. Puoi credere che sia vera, ma non ne sei pienamente consapevole. Credere nell'unità può darti conforto, ma solo sperimentandola essa diventa liberatoria.

Pensare è diventato una malattia. La malattia si sviluppa quando c'è uno squilibrio. Per esempio, non c'è niente di male nel fatto che le cellule si dividano e si moltiplichino nel corpo, ma quando questo processo avviene a prescindere dall'organismo nel suo insieme, allora questa proliferazione dà origine alla malattia.

Nota: la mente è uno strumento eccezionale se usata nel modo giusto. Ma se viene utilizzata impropriamente, diventa pericolosa e distruttiva. Per essere più precisi, non si tratta tanto di usare la mente in modo sbagliato, ma di non usarla affatto. E lei a usare te. Questa è la malattia. Tu credi di essere la tua mente, ma invece è lo strumento a prendere il sopravvento sul suo utilizzatore.

Non sono del tutto d'accordo. È vero che faccio tanti pensieri inutili, come la maggior parte delle persone, ma posso ancora scegliere di usare la mente per ottenere qualcosa o per portarlo a termine, e lo faccio in continuazione.

Solo perché riesci a completare un cruciverba o a costruire una bomba atomica non significa che tu stia usando la mente. Proprio come i cani amano rosicchiare gli ossi, la mente adora affondare i denti nei problemi.

Ecco perché fa i cruciverba e costruisce le bombe atomiche. Non hai voce in capitolo in nessuna delle tue cose. Permettimi di farti una domanda: sai liberarti della tua mente quando vuoi? Hai scoperto il pulsante per spegnerla?

Intendi smettere di pensare del tutto? No, non riesco. Tranne forse per un minuto o due.

Allora è la mente che ti sta usando. Inconsapevolmente ti identifichi con essa, perciò non sai nemmeno di essere suo schiavo. E come se fossi posseduto senza saperlo, perciò scambi l'entità che ti possiede con te stesso. Nel momento in cui inizi a osservare la parte di te che pensa, si attiva un livello superiore di consapevolezza.

Allora comprendi che esiste un vasto regno di intelligenza oltre il pensiero e che quest'ultimo ne è solo un aspetto minore. Comprendi anche che le cose che contano davvero (la bellezza, l'amore, la creatività, la gioia, la pace interiore) sorgono al di là della mente. E inizi a risvegliarti.

 

Tratto dal libro:

Il Potere di Adesso

La scoperta, "Qui" e "Ora", del proprio vero Essere. Un viaggio spirituale alla ricerca dell'essenza della vita e del benessere dentro di noi

Eckhart Tolle

Per intraprendere il viaggio nel potere di Adesso abbiamo bisogno di lasciare da parte la nostra mente ed il falso sé che questa ha creato: l'ego. Sebbene il viaggio sia pieno di sfide, Eckhart Tolle ci guida con un linguaggio semplice. Per molti di noi, lungo la via, vi sono nuove scoperte da fare: noi non siamo la nostra mente. Possiamo trovare l'uscita dal dolore psicologico.

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Eckhart Tolle

ECKHART TOLLE nasce in Germania nel 1948, dove trascorre i primi tredici anni della sua vita. Dopo essersi laureato all'Università di Londra, ha svolto un lavoro di ricerca e di supervisione presso l'Università di Cambridge. All'età di ventinove anni una...
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