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Il piano Underground - Estratto da "Le Stanze dell'Immaginazione Underground"

di Matteo Ficara 3 mesi fa


Il piano Underground - Estratto da "Le Stanze dell'Immaginazione Underground"

Leggi in anteprima un capitolo tratto dal libro di Matteo Ficara e scopri come risanare le tue ferite attraverso le Stanze dell'Immaginazione

Il motivo principale per cui è necessario e utile scrivere ancora su Le Stanze dell'Immaginazione è che esse non sono mai finite: sono un essere vivente di cui io sono il narratore e, in parte, il tutore.

Indice dei contenuti:

Come in alto, cosi in basso

Certo, le Stanze sono anche uno strumento di accesso ai mondi invisibili e quindi, come tale, tra i miei ruoli c'è anche il compito di insegnare le “regole della casa” a chi vuole compiere il suo viaggio nell’invisibile; tuttavia, chi ha fatto esperienza con Le Stanze dell’Immaginazione di Mezzo’ sa già che le regole insegnate in questa dimora sono fatte per essere prima apprese e poi disobbedite. D’altronde non c’è altro modo di crescere se non quello di conoscere innanzitutto i confini di se stessi, del mondo e delle cose, e poi valicarli.

Questo profondo viaggio che si sviluppa nei tre livelli di Le Stanze dell’Immaginazione è una rappresentazione di quelle informazioni strutturali che chiamiamo Anima.

Sono un’infinita catena di informazioni, di immagini che compongono il filamento di DNA spirituale che ci definisce, qui e ora, muovendo l’energia (e le informazioni) «dal futuro al passato», come direbbero le mie Guide Invisibili.

I tre piani di lavoro delle Stanze sono come un incrocio di possibili destini intessuti dai tempi, oltre il tempo: le informazioni archetipiche del passato si intersecano con futuribili (ossia l’insieme dei futuri possibili in ogni istante) e ambedue partecipano attivamente al presente, generandolo come fossero padre e madre.

Poiché è solo nella nostra concezione mentale che i tempi sono separati, essendo in realtà volti allo specchio dello stesso sguardo.

Le Stanze dell'Immaginazione e l'illusione dei tempi

Con Le Stanze dell’Immaginazione di Mezzo si affrontano le dinamiche dell'adesso, di quel momento di tempo che chiamiamo presente.

Le immagini che si manifestano in questo luogo sono sempre, in realtà, al di là del tempo e rappresentano le dinamiche attive nella nostra psyché nel momento stesso della discesa (il rilassamento guidato, la strada immaginativa, da compiere per accedere a questi luoghi).

Possono quindi essere - come spesso accade - dinamiche che coprono una vastità temporale indefinita. D’altronde, per Le Stanze dell’Immaginazione di Mezzo il tempo non ha senso: si occupano di quello che c’è, non delle sue origini né dei suoi scopi.

Queste direzioni di origine e scopo sono delegate agli altri piani: rispettivamente al piano Underground e al piano di Sopra.

Con Le Stanze Underground, quindi, andiamo a lavorare con la radice delle storie, alle origini di quel DNA spirituale e simbolico di cui abbiamo parlato.

Nelle radici, cosi come accade in natura, si possono nascondere le informazioni, le immagini, di quei “mali originari” da cui poi si predispongono interi mondi presenti e futuri possibili o limitazioni di essi. Esattamente come accade in un albero che ha le radici malate, così per un individuo e una società, in base alle immagini che sono alla sua base, si possono riconoscere le cause di dinamiche, comportamenti, malesseri.

Struttura di lavoro delle Stanze Underground

Il lavoro Underground, come già accennato, si sviluppa in modo non solo immaginale, anzi: le esperienze immaginali arriveranno solo alla fine (e solo se necessario), come momento di chiusura del lavoro.

Un lavoro che tende alla riconciliazione tra i due lembi di una ferita profonda che si sono generati tra il progetto dell’Anima e ciò che di questo progetto la coscienza individuale comprende, spesso modificandone la sostanza.

Una riappacificazione, quindi, non solo con se stessi, ma spesso anche con gli avi, quelle immagini che generano l’elica del DNA spirituale dalle fondamenta; una riappacificazione che può avvenire solo quando è già giunta a coscienza la domanda, la quest che porta l’individuo alla volontà di un perdono.

Tale lavoro deve iniziare, quindi, da un Problema e dalla sua definizione attraverso una narrazione, che permetta - nel suo sviscerarsi - l’identificazione di quei Personaggi che lo animano (più avanti verranno chiamati anche “capofila”).

Questi personaggi diverranno poi gli elementi di lavoro da riportare nelle Stanze e con i quali dialogare nelle conclusive esperienze immaginali, in cui accedere — appunto — all’ascolto e alla ricezione di quelle azioni da compiere per portare pace e riconciliazione nel nostro sistema interiore.

Racconti, Storie e Problemi

Ogni cultura ha delle storie, dei miti (racconti per immagini), su cui basa parte della sua esistenza: per la cultura cristiana, ad esempio, si può fare riferimento al mito del peccato originale e della conseguente caduta.

Tutta la cultura si fonda sul tramandare questi miti, poiché costituiscono il corpo della tradizione cui essa fa riferimento. La narrazione continua cui le dinamiche mitico-ancestrali sono sottoposte ha permesso a tali mali radicali, originali, di persistere al tempo storico, sopravvivendo a intere epoche di evoluzione, arrivando fino a noi e infilandosi nei cuscini dei bambini che siamo stati, sotto forma di fiabe, racconti, miti, imprese eroiche, che si sono cucite insieme all’Anima.

Ecco perché uno dei concetti fondamentali (e delle fasi) del lavoro Underground sarà proprio quello della storia e della sua narrazione: è il modo principale che l’Anima usa per nascondere (e allo stesso tempo disvelare) i propri segreti più antichi. Di fatto la narrazione sarà il primissimo step di lavoro con Le Stanze dell’Immaginazione Underground. Una narrazione che può avvenire in forma orale, oppure scritta.

Questo perché, a differenza del piano di Mezzo (dove bastava accedere agli spazi invisibili dell’Immaginazione, per conoscere su quali dinamiche l’Anima voleva lavorare), al piano di Sotto si accede solo portando con sé un problema.

Ora, è difficile dare una definizione del termine “problema”. La sua etimologia greca sembra ricondurlo allo stesso significato del termine latino progetto, col significato di “gettare avanti”.

Si tira qualcosa avanti a sé per molti motivi: per esorcizzarlo, ad esempio, evocandolo fuori di sé e quindi poterlo vedere con più chiarezza; ma anche per delineare un cammino, così come si faceva col sassolino nel gioco della campana.

Si dice che per dimenticarsi qualcosa sia necessario “lasciarselo alle spalle” ma qui la cosa è assolutamente all’opposto: c’è qualcosa che non si può non vedere e sulla quale si vuole operare un qualche tipo di trasformazione: non la si lascia alle spalle, quindi, ma la si pone innanzi agli occhi. Non solo per vederla, ma per rivederla con occhi (e un cuore) che la sappiano accogliere senza giudizio.

Ecco, forse un “problema” è proprio questo: qualcosa di impossibile da evitare, un frammento d’Anima che si agita innanzi agli occhi per essere riconosciuto e avere lo spazio che merita.

In definitiva un problema è un’idea. Come tale, va colto attraverso il processo di conoscenza dell’Immaginazione e non della logica: con le idee accade che ne vediamo prima un phantasma, un’idea di idea (intuizione), e spesso ci fermiamo lì, a quella illusione di superficie che invece richiederebbe un approfondimento, un processo di ascolto profondo e accoglienza che possano permettere a questa idea di maturare in noi mostrando la sua vera natura al di là degli schemi percettivi (il pregiudizio) che se ne possono avere.

Ecco perché il primo passaggio di lavoro con Le Stanze dell’Immaginazione Underground è la narrazione: spesso si conoscono i propri problemi solo nella loro superficie o in una forma contratta e riassuntiva che ne impedisce la reale conoscenza. Indichiamo come "problemi” ad esempio il denaro, la famiglia o il partner: ma queste clavicolae non significano nulla, sono solo delle astrazioni che comportano la sparizione della verità, dietro a un velo. Quello di un phantasma.

La narrazione permette di rompere lo schema astratto ed estrarne il contenuto. È una specie di “caccia all'Anima” (o al phantasma) che consente di portare i nostri problemi sullo stesso piano del mito e della fiaba: un racconto, una Storia che viene dal profondo.

La Storia meta-storica

La narrazione della Storia non ha carattere storico. Non è necessario sapere che quanto viene detto possa essere storicamente vero o falso, quanto piuttosto che si tratta della rappresentazione fiabesca del contenuto vitale del narratore: quando raccontiamo una storia, preferibilmente aiutati da alcune domande che possano restituirci un approccio di reale curiosità verso qualcosa che pensiamo di conoscere già, siamo costretti a dilungarci sui dettagli, sulle caratterizzazioni dei personaggi che costellano le vicende, sulle loro motivazioni e sul sentire dell’Eroe di cui stiamo narrando.

Parliamo di un Eroe perché, traslitterando tutto sul piano metastorico del racconto, l’io che narra non è più riconoscibile nel piano cartesiano di spazio/tempo, ma diviene un eterno Eroe letterario, un mito.

Un nostro alter ego immaginativo, insomma, capace di mostrarci qualcosa che l’io non è più in grado di vedere da solo.

Il racconto, quindi, permette un accesso privilegiato ai segreti del problema, che - come già detto - è un phantasma, un frammento d’Anima che vuole essere visto e che attraverso la narrazione viene sviluppato, allo stesso modo in cui un solido può essere descritto su un foglio, aprendolo sul piano bidimensionale.

In questo modo è possibile identificare i protagonisti della vicenda, gli atti salienti, gli alleati e i nemici, esattamente come ci è stato insegnato a fare con la letteratura scolastica: abbiamo imparato che ogni fiaba, mito o racconto, presenta dei personaggi specifici, e ora li possiamo individuare nel racconto del nostro problema, poiché esso è divenuto una Storia.

La Storia e la Psichegenealogia

Queste storie, le cui informazioni salienti, i personaggi e le vicende vengono catalogate come immagini, contengono i dolori e le ferite “psichegenealogiche” ovvero quelle ferite originatesi negli avi.

Per comprendere più approfonditamente la questione degli avi, possiamo porci delle domande. Ad esempio possiamo chiederci non tanto chi siano gli avi, ma che cosa essi siano o rappresentino.

Come già anticipato, la visione sulla Storia narrata deve essere astorica, mitica, mitologica: dunque non ha senso considerare gli avi come persone fisicamente esistite, quanto piuttosto come rappresentazioni di processi interiori esistenti in una dimensione non storica. Solo con questo procedere è possibile sprofondare negli intricati labirinti delle radici, raggiungendone il centro per vedere e guarire.

Si preferisce il termine "psichegenealogiche" al più comune‘‘psicogenealogico'’, per sottolineare il carattere estetico, animico e non psicologico del lavoro, che si fonda sul concetto di psyché intesa nella sua versione etimologica originaria di ‘ Anima ” e non sulla più comune accezione di “mente ”. Col termine guarigione, in senso etimologico legato alla radice germanica var-, che troviamo nel verbo vedere, si intende la capacità di comprensione attuata col “vedere”: il riconoscimento di aspetti profondi di sé, rimasti non considerati, quindi in ombra.

La questione degli avi è complessa, soprattutto se presa in senso generale, ma possiamo restringerne il campo, passando prima per la psichegenealogia, poi centrandoci nel dettaglio di Le Stanze dell'immaginazione Underground, in cui gli avi sono le immagini che rappresentano quelle forze da cui originano i processi.

Sono le immagini “portatrici” dei problemi: possono essere immagini di persone (ideali) o di eventi, possono essere rappresentazioni di come ci sentivamo o di come ci sentiamo a tutt'oggi in relazione a determinati fatti del racconto o al racconto in generale. Ogni elemento può essere un capofila ed essere quindi portatore di un’intera vicenda dell’Anima.

Questi avi nel piano Underground verranno individuati attraverso il racconto della Storia. Non devono necessariamente essere figure esistite, possono anche essere esistenti; dato che non conta la loro storicità, questi avi possono assumere qualsiasi aspetto, poiché ciò che resta invariato è la loro natura nel senso del lavoro che verrà compiuto: sono i rappresentanti delle cause originarie delle nostre dinamiche problematiche, sono immagini presenti nelle profondità di Anima.

La causalità

E importante dire che quando si parla di causalità in Le Stanze dell’Immaginazione, lo si fa con profondità di respiro, ovvero considerandone le tre principali direzioni possibili: la causa causale, quella finale e quella formale.

Quando si parla di causa causale si fa riferimento a quel piano energetico dove si originano le forme che generano la dimensione attuale. Probabilmente qualcosa di molto vicino all’iperuranio platonico: il luogo di tutte le idee prime sulla base delle quali, come fossero prototipi, prende forma la realtà qui e ora.

Questa frequenza sedimenta nell’Anima nella forma del corpo causale, ovvero la zona ove è possibile riscontrare le immagini causali di ciò che poi è in atto nella nostra realtà di ogni giorno.

Spesso la causalità viene considerata nella sola veste del nesso di causa-effetto, e quindi come un qualcosa di antecedente o fondante l’avvenire e lo sviluppo delle cose.

Personalmente ho invece avuto modo di vedere e sperimentare che questo luogo non è monodirezionale: come già in parte anticipato, è possibile considerare il luogo causale come un substrato comune tanto alle possibili cause prime quanto a quelle finali e formali.

Nei diversi piani di Le Stanze dell’Immaginazione troviamo che il piano di Mezzo si occupa di portare a manifestazione le cause formali, ovvero quelle immagini che danno la forma alle nostre dinamiche interiori, qui e ora; col piano di Sopra ci si occuperà delle cause finali, ovvero degli scopi sottili dell’Anima e del caleidoscopio dei futuribili.

Oggetto di conoscenza del piano Underground è invece il mondo infero, là dove nascono, si generano ed eternamente rinnovano e vivono le immagini causali: un intero pantheon di avi, quindi, con l’aspetto variabile: fantasmi, imbroglioni, imbonitori, ma anche dèi, alleati di potere ed eroi.

Dalle Stanze alle caselle di una scacchiera

Ultima delle differenze, in parte già anticipata, è che nelle Stanze Underground non ci sono delle vere e proprie stanze, intese come luoghi chiusi con un arredamento (che invece nel piano di Mezzo definisce le specifiche di un singolo luogo di potere), ma piuttosto come delle caselle di una scacchiera, che verranno definite dall’incrociarsi delle colonne con le linee e dalla presenza di “reggenti”, che ne riassumeranno le specifiche. Allo stesso modo del piano centrale, però, le caselle potranno essere chiamate “Stanze”, poiché — alla fin fine — i reggenti vi abitano,

A questo punto, non resta che conoscere le dinamiche di questo strumento così simile a un gioco (come ad esempio gli scacchi) e approfondire il significato di ogni singola casella, apprendendo la frequenza delle colonne, delle linee e dei reggenti.

Le Stanze dell'Immaginazione Underground

Prefazione di Daniel Lumera

Matteo Ficara

Un libro, arricchito da esempi e illustrazioni, che presenta il metodo e le istruzioni pratiche per accedere al piano immaginale e riscoprire il proprio autentico progetto di vita e ciò che ne ostacola la realizzazione, in...

€ 16,00 € 13,60 -15,00%

Disponibilità: Immediata

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Matteo Ficara

Matteo Ficara è filosofo, scrittore, ricercatore indipendente. Nel 2010, seguendo gli Spiriti Guida indicati da Igor Sibaldi, riceve le Stanze dell’Immaginazione, strumento di lavoro autonomo con le immagini interiori, e viene spinto a condividerle e a conoscere la natura dell’Immaginazione...
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