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Il pellegrino intaglia il suo bastone - Estratto dal libro "Il Nuovo Sentiero" di Swami Kriyananda

di Swami Kriyananda 2 anni fa


Il pellegrino intaglia il suo bastone - Estratto dal libro "Il Nuovo Sentiero" di Swami Kriyananda

Leggi in anteprima un estratto dal "Capitolo 1 - Il pellegrino intaglia il suo bastone" del libro "Il Nuovo Sentiero" di Swami Kriyananda

Paramhansa Yogananda parlava spesso del nobile destino spirituale dell’America.

Quando lo sentii fare per la prima volta questa affermazione, mi meravigliai. L’America?
Tutto ciò che conoscevo di questo Paese era il materialismo, la spinta competitiva, l’atteggiamento di compiaciuto pragmatismo nel liquidare come irrilevante qualunque cosa fosse troppo sottile per essere misurata con strumenti scientifici.
Con il tempo, tuttavia, quel grande insegnante mi rese consapevole di un altro aspetto, di una sotterranea corrente di anelito al Divino che forse non si avverte nei nostri intellettuali o nei nostri sedicenti rappresentanti culturali, e che tuttavia pulsa nel cuore della gente comune.

L’amore degli americani per la libertà, dopo tutto, ha avuto inizio con la ricerca, secoli fa, della libertà religiosa. L’importanza che hanno sempre avuto nella loro storia l’uguaglianza e la cooperazione volontaria, riflette principi insegnati nella Bibbia. Lo spirito pionieristico degli americani affonda le radici in questi principi.
E quando il nostro popolo non trovò più frontiere nel continente nordamericano e iniziò a esportare all’estero le proprie energie pionieristiche, portò nuovamente con sé quello spirito di libertà e di volontaria collaborazione, dando ovunque un nuovo modello all’umanità.

In questi principi gemelli, Paramhansa Yogananda vedeva la chiave che avrebbe consentito all’umanità di salire il prossimo gradino sulla scala dell’evoluzione.

La visione del futuro che egli ci presentava era una condizione di fratellanza mondiale in cui tutti gli uomini sarebbero vissuti insieme in armonia e libertà.
Come passo verso questa realizzazione universale, egli esortava tutti coloro che erano liberi di farlo a unirsi in quelle che soleva chiamare “colonie di fratellanza mondiale”: piccole comunità spirituali in cui le persone, vivendo e lavorando insieme in comunione di intenti, avrebbero sviluppato la consapevolezza della vera fratellanza di tutti gli uomini in quanto figli e figlie dello stesso, unico Dio.

Ho avuto il destino di fondare la prima di tali “colonie di fratellanza mondiale”, esempi delle migliaia di comunità simili che, secondo quanto ha predetto Yogananda, sono destinate a sorgere in tutto il mondo.

Poiché lo spirito pioneristico affonda le radici in principi che sono essenzialmente spirituali – e che implicano la perenne ricerca di un modo di vivere non solo migliore, ma anche più elevato – quello spirito non ha contribuito soltanto a espandere le frontiere dell’uomo verso l’esterno, ma, soprattutto negli ultimi decenni, ha iniziato a interiorizzarle, ad allargare verso l’interiorità le frontiere della coscienza umana e a risvegliare nelle persone il desiderio di armonizzare la propria vita con la verità e con Dio.

Fu in risposta alle divine aspirazioni di questi pionieri dello spirito che Paramhansa Yogananda venne in America.
Gli americani, disse, erano pronti a imparare la meditazione e la comunione con Dio attraverso la pratica dell’antica scienza dello yoga. Proprio come uno dei massimi esponenti dello yoga dell’India moderna egli fu inviato in Occidente dai suoi grandi maestri.

Lo spirito pionieristico, in tutti gli stadi della sua manifestazione, ha giocato un ruolo importante nella mia vita e nel mio retaggio.

Numerosi miei antenati sia da parte di padre che di madre furono pionieri nel senso tradizionale del termine: molti di loro furono ministri del Vangelo o medici di frontiera. I miei nonni paterni parteciparono alla grande corsa alla terra che portò all’acquisizione del territorio dell’Oklahoma nel 1889.
Altri miei antenati ebbero un ruolo attivo, benché non di esplorazione, nella grande avventura dello sviluppo americano. Mary Todd, moglie di Abramo Lincoln, era mia parente, come pure Robert E. Lee, avversario di Lincoln nella guerra civile. Mi fa piacere essere collegato a entrambi gli schieramenti di quel conflitto che divise l’America, poiché la mia tendenza nella vita è sempre stata quella di comporre le contraddizioni, cercando, per usare un’espressione della filosofia indiana, “l’unità nella diversità”.

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