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Il motore della felicità - Estratto da "La Dieta Adamski"

di Frank Laporte-Adamski 5 mesi fa


Il motore della felicità - Estratto da "La Dieta Adamski"

Leggi in anteprima le prime pagine del libro di Frank Laporte-Adamski e scopri come purificare il tuo intestino attraverso una dieta variegata e senza rinunce

Ogni ricerca, specie se appassionata, nasce da un bisogno. Molto spesso dall'urgenza di dare una risposta a questioni irrisolte; altre volte, dalla necessità di risolvere un problema che ci riguarda personalmente.

Questo vale in particolar modo nel campo della ricerca scientifica applicata alla salute.

Ed è stato proprio quello che è successo a me quando, più di trentanni fa, ho cominciato a indagare la stretta relazione tra il corretto funzionamento dell'apparato digerente e la salute generale dell'organismo. Ma cominciamo dall'inizio.

Indice dei contenuti:

Cadere...

Nei primi anni Settanta ero un sedicenne che sprizzava energia da tutti i pori e coltivava una grande passione: lo sport. Mi sembrava di essere nato per muovermi nello spazio, per allenare il mio corpo verso una forma perfetta: nuoto, equitazione, arti marziali, non esisteva disciplina che non avessi voglia di provare e in cui non mi rivelassi eccellente.

Facile capire quale fosse il mio sogno... diventare un atleta professionista!

Ma il talento e la determinazione, purtroppo, non possono fare molto contro gli impedimenti fisici. Di lì a poco cominciai ad avvertire dei dolorini alla schiena: di certo, pensai, dovuti allo sforzo eccessivo dell'allenamento. Ma quando il fastidio prese a diventare sempre più intenso decisi di farmi visitare da un medico. Ed eccola, l'amara verità: soffrivo della sindrome di Scheuermann, una cattiva mineralizzazione delle vertebre.

Si tratta di una malattia che non condiziona gli aspetti fondamentali della vita di una persona ma che portò comunque dei grossi cambiamenti nella mia! Mi venne detto, in sostanza, che non avrei mai più potuto applicarmi allo sport tanto da farne la mia professione. Continuare a sollecitare il mio fisico come avevo fatto fino ad allora era del tutto fuori discussione. Addio sogni di gloria!

Certo, non avrei mai potuto rinunciare all'attività fisica e, infatti, non vi ho mai rinunciato. Ma ho dovuto trovare un modo più «gentile» per allenarmi, che non stimolasse la mia schiena in un modo sbagliato e pericoloso.

... e rialzarsi!

Abbandonare la strada che da anni credevo l'unica possibile per il mio futuro mi lasciò deluso e amareggiato. Ma ogni esperienza negativa, se affrontata in modo costruttivo, può portare a risultati positivi: paradossalmente, il limite rappresentato dalla malattia m'incoraggiò a sondare nuove possibilità per la mia vita. Così imboccai un nuovo sentiero: quello che mi avrebbe portato a esplorare il territorio affascinante e sconosciuto della cura della persona.

Finite le scuole superiori mi sembrò infatti la cosa più naturale del mondo studiare kinesiterapia, una branca della medicina che indaga l'effetto benefico del movimento sulla salute. Naturalmente, data la condizione di cui soffrivo in prima persona, decisi di specializzarmi nella cura delle problematiche del dorso.

Quello, mi rendo conto ora, era il mio modo per andare oltre i diktat imposti dalla mia malattia: superare l'impossibilità di fare movimento facendo movimento! E, naturalmente, ampliare le mie conoscenze del corpo umano aiutando gli altri a fare la stessa cosa.

Oltre il sintomo

Grazie alla kinesiterapia imparai ad alleviare il grande numero di disagi che accomuna tutti coloro che soffrono abitualmente di dolori alla schiena o alle articolazioni. Ma ben presto mi resi conto che ciò che avevo imparato fino ad allora non soddisfaceva la mia sete di conoscenza.

Più studiavo i sintomi dei miei pazienti, più mi accorgevo di quanto possa essere profonda l'origine di molti problemi di salute apparentemente banali. Offrire soluzioni a breve termine, che tendono ad alleviare il sintomo senza risolvere il problema alla base, non mi bastava più.

Decisi allora di approfondire le mie conoscenze in ambito osteopatico, e presi a interessarmi al funzionamento dell'organismo nel suo complesso. Fu attraverso quei nuovi studi che giunsi a stabilire il pilastro fondante del mio metodo: la stragrande maggioranza dei disturbi funzionali - e quindi non solo i generici dolori di schiena, ma anche l'emicrania, la cattiva circolazione, l'obesità e l'insonnia, solo per citarne alcuni - dipendono tutti da un'unica, fondamentale variante: il transito intestinale.

L'origine del Metodo Adamski

Forte delle mie convinzioni, avviai una lunga fase di ricerca. Partii da una base completamente sperimentale: vent'anni fa, infatti, le nostre conoscenze sull'intestino erano poche e vaghe.

Mi furono utilissimi gli studi di Bernard Jensen, uno dei maggiori specialisti mondiali nel settore della gastroenterologia e strenuo sostenitore dell'idrocolonterapia, un lavaggio del colon mirato alla disintossicazione. Jensen fu tra i primi a «guardare da vicino» la parte finale del tubo digerente ricorrendo alle radiografie addominali.

È stato a partire dai suoi risultati che mi sono fatto un'idea più precisa di cosa accade a un alimento dopo che l'abbiamo ingerito: quale percorso segue, come si trasforma durante il suo «viaggio» e, soprattutto, a quale velocità si muove. E qui arriviamo al nocciolo della questione!

Perché è proprio nella velocità di caduta dei cibi ingeriti che consiste il principio fondante del Metodo Adamski: imparare a impostare la propria alimentazione sulla base di una razionale divisione tra cibi a caduta veloce (cioè i cibi «acidi») e cibi a caduta lenta (detti «cibi non acidi»), e nutrirsi così nel modo più adatto a non sovraccaricare e intasare l'intestino.

Nessuno prima di me aveva approfondito questo aspetto della digestione. Potevo contare solo sulle evidenze stabilite dalle radiografie di Jensen. Così, sulla base di quei pochi dati e delle mie deduzioni, arrivai ad attribuire una velocità di «caduta» di 4 o 5 ore a determinati cibi (che denominai «cibi lenti») e di 30 minuti ad altri (che denominai «cibi veloci»), e a valutare gli effetti delle associazioni tra alimenti appartenenti alle due categorie.

Dimmi quante volte vai...

È stato così che ho scoperto che abbinare alimenti lenti e veloci rallenta mostruosamente il transito digestivo (addirittura fino a 18 ore!), blocca l'intestino e impedisce un'evacuazione regolare, la condizione principale per una buona salute.

Ma che cosa s'intende per «evacuazione regolare»? Una volta al giorno? Una volta ogni due giorni? Dopo ogni pasto? Provate a chiederlo in giro: nessuno sa dirlo con certezza. L'unico dato sicuro in proposito pare riguardare la stitichezza: ci si può dire stitici se si va in bagno meno di tre volte alla settimana. Della norma, invece, per qualche misterioso motivo non si parla affatto.

Ebbene, è arrivato il momento di parlarne! A mio avviso, il vostro tubo digerente è in buone condizioni se fate la cacca una volta al giorno, tutti i giorni. Ma questa non è l'unica condizione necessaria per la sua (e la vostra) salute: è fondamentale che ciò che espellete una volta al giorno non sia quello che avete mangiato, per dire, quattro giorni fa.

I miei studi hanno infatti rivelato che ogni cattiva associazione alimentare comporta un aumento dei processi fermentativi e putrefattivi a livello intestinale, con una produzione di veleni addirittura decuplicata rispetto alla normalità! Quando un alimento compie un transito eccessivamente lento all'interno dell'intestino, ha tutto il tempo per fermentare, intossicarvi e attaccarsi alle pareti del tubo come uno strato di intonaco. Evitare questi danni non è solo possibile, è anche semplice. Non c'è davvero nessun motivo per non farlo.

Il Metodo Adamski è un concetto globale di salute incentrato proprio sul tubo digerente.

Seguirlo significa garantire il massimo assorbimento di tutti i principi nutritivi salutari apportati dagli alimenti e, ugualmente importante, ridurre a zero il deposito di tossine e scorie prodotte da un intestino «usurato» dalle cattive abitudini alimentari.

Un solo grande giudice

La maggior parte delle diete e dei suggerimenti dei nutrizionisti si concentra sulle qualità benefiche di questo o quell'altro alimento. Quante volte avete sentito dire che bisogna mangiare mirtilli per migliorare la vista? Quante persone conoscete che bevono un bicchiere di acqua calda con il limone ogni mattina per «disintossicare il fegato»? Ve lo dico io quante: tante. Tantissime!

Ma ciò che queste diete non dicono è che non basta assumere un alimento salutare perché questo abbia effetti benefici. Non siamo noi a decidere cosa curi il nostro organismo e cosa no. Esiste solo un grande giudice: il tubo digerente! Se il tubo è intasato e funziona male, nessuno dei rimedi più o meno comuni che affollano Internet o le riviste di salute e benessere può avere l'effetto sperato.

Faccio un esempio: il mirtillo può far bene alla vista perché contiene molti antiossidanti che migliorano i livelli di vitamina C nel sangue. Tutto perfetto. Ma se il tubo digerente è intasato, nessuno dei preziosi antiossidanti contenuti nel mirtillo potrà mai raggiungere il sangue e far del bene all'organismo! Anzi, il mirtillo non farà altro che sostare troppo a lungo nell'intestino, fermentare, andare in putrefazione e contribuire anch'esso a intasare ancora di più il tubo, in un circolo vizioso che con gli anni porta la salute a peggiorare sempre di più.

Un altro esempio, «al contrario»: è opinione comune che il cavolfiore «gonfi» la pancia di aria, e che quindi sia poco indicato per chi soffre di aerofagia. Niente di più sbagliato. Non è il cavolfiore che vi fa scoreggiare! O meglio, non è il cavolfiore di per sé; ancora una volta, dipende tutto dal tubo digerente. In un tubo digerente usurato e bloccato, il cavolfiore va in putrescenza e vi riempie la pancia di aria puzzolente.

In un tubo digerente libero e pulito, il povero, innocente cavolfiore scivolerà senza alcun problema dalla bocca all'intestino tenue e, nel percorso che lo trasforma in cacca, contribuirà alla vostra salute con la sua fantastica scorta di vitamine, fibre e sali minerali.

La Dieta Adamski

Obbiettivo pancia piatta: come purificare l'intestino mangiando di tutto

Frank Laporte-Adamski

L'arte di saper abbinare gli alimenti per aiutare il nostro intestino a lavorare al meglio! Il Metodo Adamski è un concetto globale di salute incentrato sul tubo digerente, basato su una dieta bilanciata che non demonizza...

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Naturopata, osteopata e heilpraktiker, ideatore del metodo Adamski per un corretto funzionamento del tubo dirigente, il nostro secondo cervello.
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