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Il mito

di Gabriella Vai Taboni 10 giorni fa


Il mito

Leggi un estratto dal libro "Le Streghe di Yahweh" di Gabriella Vai Taboni

La fenomenologia della religione si occupa di indagare le manifestazioni della sacralità nella storia umana, analizzando strutture e forme tipiche di tali manifestazioni: il mito, il sacrificio, il rito, la preghiera, il tabù, la rivelazione.

Se ogni esperienza religiosa ha una sua propria configurazione subordinata a vari fattori spaziotemporali (contesto socio-culturale e ambientale, tipologia di divinità o epoca) si possono però osservare delle analogie tra le diverse esperienze: gestualità (genuflessione, mani sul cuore, mani tese verso la divinità), rituali per ingraziarsi il “dio” di turno, offerta di doni o sacrifici per ottenere protezione.

Secondo alcuni studiosi, questa “comparazione fenomenologica” è la chiave d’accesso per comprendere il sacro ovvero la “essenza” della religione.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Le Streghe di Yahweh

Archeoastronomia, inquisizione, leggende e riferimenti biblici in Valcamonica, la valle dei segni

Gabriella Vai Taboni

Che cos’hanno in comune le incisioni rupestri, l’Inquisizione e gli alieni? Che cosa unisce il monte Sinai alla mitologia celtica, ai nazisti e alle... streghe? La Valcamonica, nota in tutto il mondo come la Valle dei Segni, può forse offrirci...

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Indice dei contenuti:

Che cos’è il mito?

Le basi per poter compiere questa comparazione si trovano negli archivi mitologici di ogni civiltà, in quelle narrazioni sacre di vicende relative alle origini del mondo e delle creature viventi in un certo contesto o popolo specifico, vicende di cui i protagonisti sono solitamente dèi ed eroi o “mostri” e che hanno luogo quasi sempre in un’epoca anteriore alla storia scritta.

Alla tradizione orale, principale e primitivo mezzo di trasmissione di queste testimonianze, si affiancano fin dalla preistoria (Età della Pietra) pitture e incisioni rupestri, tra cui quelle considerate nel presente testo.

A che esigenza risponde la costruzione di un mito? Secondo gli studiosi, a quella di dare un fondamento metastorico® alla realtà attraverso l’integrazione in un determinato sistema di valori dei diversi elementi che la compongono, con una valorizzazione culturale (soggettiva: diversa da una cultura all’altra) della realtà naturale (obiettiva).

I miti si distinguono, secondo la Treccani, in teogonici (origine degli dèi), cosmogonici (creazione e ordinamento del mondo), antropogonici o antropologici (origine dell’umanità), soteriologici o culturali (sulle attività di un salvatore o eroe civilizzatore), escatologici (che riguardano il futuro del mondo o l’oltretomba), eziologici (che cercano di spiegare le cause e l’origine di fatti e aspetti della realtà).

A seconda degli ambiti di studio considerati, al mito vengono attribuite diverse valenze e caratteristiche:

  • per i filosofi, è una forma non perfetta di verità, connessa con la fantasia e quindi è solo verosimiglianza; ma può essere anche un modo per approssimarsi alla verità, quando si siano raggiunti i limiti del pensiero razionale;
  • per i sociologi, è uno strumento di conservazione e trasmissione del patrimonio culturale collettivo, in un contesto che non distingue sacro e profano;
  • per gli storici, è una spiegazione inadeguata alla realtà, poiché è pre-scientifica e addirittura antitetica alla storia;
  • per i religiosi, è un racconto con un profondo valore simbolico o esplicativo, più metaforico che storico;
  • per gli psicologi, è considerato come rappresentazione di archetipi sia di personalità che di comportamento.

Sulla base del lavoro di Carl Gustav Jung, dallo studio di carattere psicologico della mitologia tramite gli archetipi, prende forma l’idea che gli archetipi mitici possano essere individuati al di là dei confini tra le culture — considerando il loro aspetto universale, inteso come umano, del concetto.

L’etnologo Alfred Radcliffe-Brown evidenzia il modo in cui fattori climatici, geografici, sociali - intesi come forze modellatrici delle idee, degli ideali delle fantasie e delle emozioni - siano considerati più importanti delle strutture innate e delle capacità della psiche.

Sinossi del mito

In una visione d’insieme delle proposte interpretative considerate circa la relazione mito-uomo, vediamo come nella storia di ogni popolo, di ogni tempo e latitudine, le cronache riportino le seguenti peculiarità per le figure mitiche o divine.

Gli “dèi”, o creatori dell’universo e/o dell’uomo:

  • provengono dal cielo, da cui vanno e vengono;
  • si muovono su carri di fuoco o navi volanti;
  • vivono in luoghi appartati ed elevati, che celano con nubi;
  • hanno poteri sovrannaturali;
  • si manifestano e vengono idolatrati come entità triplici;
  • presentano una configurazione ambivalente: hanno di solito sia un aspetto benefico che uno temibile;
  • dominano le forze della natura, a cui sono comparati;
  • sono impegnati a diversi livelli nella ricerca dell’oro;
  • sono mutaforma, possono assumere sembianze di animali o altro per perseguire i loro obiettivi, di soliti fraudolenti;
  • sono artefici di un evento catastrofico punitivo (diluvio);
  • combattono sanguinose guerre tra di loro per ottenere il potere e il dominio su determinati territori;
  • istigano gli uomini a combattere, offrendo in cambio protezione;
  • vivono molto a lungo ma non sono immortali né invulnerabili;
  • possono garantirsi l’immortalità bevendo o mangiando (fontana dell’eterna giovinezza, nettare, ambrosia, mela, manna);
  • hanno un carattere piuttosto irascibile, per placare il quale l’uomo offre doni, rituali, sacrifici - anche umani;
  • frequentano in modo palese luoghi e assemblee umani; hanno un corpo come gli umani, ma molto più grande; bevono, mangiano, dormono, hanno attività sessuale;
  • hanno vizi e atteggiamenti caratteriali molto umani;
  • hanno conoscenze scientifiche, artistiche e tecnologiche incompatibili con il tempo in cui vivono (ma non con il nostro attuale, ad esempio);
  • amano e promuovono l’arte, soprattutto suono e canto;
  • la loro scala gerarchica prevede solitamente: un dio supremo universale, un dio governatore degli uomini, generalmente paredro, una serie di divinità superiori insieme ad altre minori, che sono costituite di solito dalla prole generata dall’unione divina-umana;
  • si accoppiano tra di loro o con gli esseri umani (dando origine nel secondo caso agli eroi o semidèi, che spesso divengono intermediari tra le ire divine e le esigenze umane);
  • si accoppiano anche con animali, dando origine a mostri;
  • hanno comportamenti incestuosi, che suscitano vendette;
  • hanno spesso parti gemellati e plurigemellari;
  • in un momento indefinito della linea storica, scompaiono dal pianeta e dalla vita quotidiana dei terrestri.

A questo punto, appare naturale porsi qualche domanda.

A che cosa si debbono queste similitudini? È possibile che le diverse tradizioni facciano capo a un unico gruppo di divinità? E possibile che le divinità adorate e descritte nei vari Paesi siano della stessa specie, provenienti da origini comuni?

Un’ultima annotazione, che ci servirà più avanti nell’indagine: anche i personaggi che nella tradizione biblica assumono il ruolo di divinità (Elohìm) o di entità associate (Malakhìm, Nephilìm), presentano parecchie di queste caratteristiche; per lo meno da ciò che risulta dalla traduzione di Biglino dall’ebraico masorctico (in parte ebraico e in parte aramaico palestinese) del Codice di Leningrado. Un caso?

Telenovela leggendaria

Cercando di tratteggiare, per i parallelismi tra mitologie ed entità supreme, uno schema di base verosimile, operando tra le numerose fonti e modulazioni delle diverse narrazioni, ci si trova di fronte a un “caos primordiale” in cui è davvero difficile orientarsi senza una solida base di studi alle spalle: divinità dal nome molteplice (e diverse divinità con lo stesso nome) con qualità dualistiche, triadi che fanno capo a un’unica divinità e che si ripropongono in diverse tradizioni, versioni diverse di parentela, incesti che ne alterano i gradi e variazioni alle vicende a seconda delle fonti.

Un esempio fra tutti: la Dea Madre, che per i Sumeri è Inanna, menzionata nella Bibbia come Astoret, per i Fenici è Astarte e in Babilonia diventa Istar, dea sia dell'Amore che della Guerra, figlia di Sin, dio della Luna, o di Anu, dio del Cielo - ma anche di Bel o di Ea. Inanna condivide tratti con divinità canaanite (Anat, Asherah e Ashtart) ed è sposa o madre del dio Tammuz/Dumuzi/Adone, o di Marduk (e allora si chiama Zarpanit) o di Samas (diventa Ninib). Esportata in Europa, assume i connotati di Afrodite-Venere (amore sensuale), di Ecate (triforme) o di Artemide-Diana.

Le Streghe di Yahweh

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