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Il mio angelo custode - Estratto da "Gli Angeli ci Prendono per Mano"

di Lorna Byrne 4 mesi fa


Il mio angelo custode - Estratto da "Gli Angeli ci Prendono per Mano"

Leggi in anteprima un capitolo estratto dal libro di Lorna Byrne e scopri dalle sue parole la presenza degli Angeli nel nostro mondo e nelle nostre vite

In una calda giornata d'estate, quando avevo circa dodici anni, andai a pesca con mio padre e il suo miglior amico Arthur. Erano come fratelli. Credo che mio padre e Arthur siano stati a ogni singola gara di pesca del Paese.

Amavo andare a pescare con mio padre. Quel fine settimana mi chiese di disporre i sassi per il fuoco da campo in una parte dell'argine in cui ce n'erano molti. Mio padre mi aveva detto che lui e Arthur sarebbero andati per un po' a pescare in uno stagno più in su rispetto al fiume e che poi avremmo pranzato tutti insieme. Io gli dissi: «Va bene!» e mi avviai tutta contenta verso l'argine.

Quella zona era simile a un'insenatura e c'erano sassi di tutte le dimensioni. Alcuni erano talmente grandi che ci si poteva sedere sopra. Sapevo che quando il fiume era in piena i sassi sarebbero stati sommersi dall'acqua, diventando parte del fiume stesso.

C'erano molti angeli con me. Dissi loro: «Da dove comincio?».

Uno di loro mi chiamò e mi disse: «Penso che questo sia un buon punto per preparare il fuoco, Lorna». Mio padre mi aveva insegnato a preparare il fuoco da campo quando avevo circa quattro anni. Lo aiutavo a raccogliere i sassi.

Non ero molto brava perché di solito quelli che raccoglievo erano troppo piccoli.

Nonostante questo, mio padre li metteva sulla parte esterna del cerchio e mi diceva che avevo fatto un ottimo lavoro.

Da allora, cercai sempre di scegliere per mio padre sassi più grandi. A volte gli angeli mi dicevano: «No Lorna, quel sasso è troppo grosso». Io davo loro ascolto e ne raccoglievo uno più piccolo.

Quel giorno posai a terra lo zaino e iniziai a raccogliere i sassi per fare un cerchio. Poi raccolsi alcuni rametti e altri pezzettini di corteccia destinati a finire nel fiume durante la piena. Ebbi l'impressione di aver preparato tutto il necessario in un batter d'occhio. Aprii lo zaino con i panini, presi il pentolino da campeggio e mi avviai verso il fiume. Uno degli angeli disse: «Lorna, non entrare nel fiume con le scarpe ai piedi».

Mi voltai verso di lui e risposi: «Certamente no! Ora me le tolgo».

Poi entrai nel fiume finché l'acqua non mi arrivò quasi alle ginocchia. Gli angeli erano sempre intorno a me. Riempii il pentolino di acqua e uscii dal fiume. Non rimisi i calzini e le scarpe. I sassi erano caldi e quasi tutti lisci e tondi, quindi era piacevole camminarci sopra a piedi nudi.

Mi sedetti su una roccia e mi misi a scrutare il fiume: era bello sentire il calore del sole col sottofondo del canto degli uccelli e guardare gli angeli. Quel giorno c'era con me un angelo in particolare. In quel momento fingeva di pescare sulla sponda del fiume. Fu molto divertente quando fece finta di avere un pesce attaccato alla canna invisibile e lo portò verso riva. A quel punto arrivò un altro angelo con in mano un retino da pesca immaginario.

Mentre il secondo angelo posizionava il retino sotto il pesce, l'angelo con la canna inciampò all'indietro fin quasi a farla cadere, facendo scappare il pesce. La scenetta era molto buffa. Risi a crepapelle.

Mentre assistevo alla pantomima degli angeli pescatori, una bellissima mano dorata si posò sulla mia mano sinistra. Il mio angelo custode era seduto accanto a me.

«Ti stai divertendo, Lorna?» chiese.

«Sì, molto» risposi. «Spero che mio padre e Arthur prendano qualche pesce!»

«Sicuramente sì, Lorna» disse il mio angelo custode.

«A volte non prendono neanche un pesce e io ci rimango male.»

«Ti sembra che tuo padre sia deluso quando non prende neanche un pesce?»

Guardai il mio angelo custode, un po' sorpresa per quella domanda. «No. Mio padre non ha mai l'aria delusa quando non prende niente. Per lui l'importante è pescare e stare all'aria aperta. Penso che stiano per tornare.»

«Non ancora, Lorna. Hanno perso la cognizione del tempo e dimenticato il pranzo.»

«Inizio ad avere fame...» dissi. «Allora abbiamo un po' di tempo per parlare?»

Il mio angelo custode mi fece un gran sorriso. «Sì, Lorna.»

Dissi: «C'è una cosa che ho sempre voluto sapere. Puoi anche non rispondere alla mia domanda, ma io te la faccio comunque. Da quando ero piccola - sì, lo so che sono ancora piccola, ho solo dodici anni e vado per i tredici - ho sempre notato che gli angeli non toccano mai gli angeli custodi, né gli angeli custodi si toccano l'un l'altro».

«Voltati verso il fiume, Lorna.» Ubbidii e vidi i due angeli che mi avevano fatto ridere poco prima che si sfioravano leggermente. Si toccavano delicatamente le mani con la punta delle dita. Mentre stavo lì a guardarli, gli angeli all'improvviso mi mostrarono le ali. Mi sentii molto privilegiata, come tutte le volte che succede.

Rimasi davvero sorpresa quando quei due angeli spiegarono appena le ali e per un attimo, mentre il primo passava accanto al secondo, la punta della sua ala toccò l'ala dell'altro. Mi fu permesso di vedere tutto questo al rallentatore, non so come altro spiegarlo.

«Vedi, Lorna» disse il mio angelo custode, «gli angeli si toccano, ma solo quando Dio glielo permette

«Anche gli angeli custodi?» chiesi. Il mio angelo custode mi sorrise e disse che mio padre e Arthur stavano arrivando, quindi scesi dalla roccia su cui ero seduta e andai nella direzione da cui sapevo sarebbero tornati. Qualche secondo dopo li vidi e corsi verso di loro a salutarli.

Quando li raggiunsi, la prima cosa che dissi fu: «Avete preso qualche pesce?». Il mio papà, tutto sorridente, tirò fuori dallo zaino da pesca una bella trota.

«Fantastico!» dissi.

Arthur vide come avevo disposto i sassi per il fuoco e disse che avevo fatto un ottimo lavoro.

Accendemmo il fuoco in men che non si dica e dopo poco l'acqua nel pentolino era pronta per il tè. Era bellissimo stare seduta sulle rocce, bere tè caldo e mangiare un panino con mio padre, Arthur e tutti gli angeli intorno a noi. Pescammo tutto il giorno e tornammo a casa solo al calare del sole. Seduta sui sedili posteriori della macchina, parlai con il mio angelo custode senza usare le parole. Volevo sapere perché non avevo mai visto un angelo custode toccare un altro angelo custode.

Il mio angelo custode mi sussurrò all'orecchio: «Chiudi gli occhi e dormi mentre il tuo papà ti riporta a casa».

Mentre scrivevo queste parole, seduta davanti al computer nella vecchia casa di campagna, al mio fianco c'era l'Angelo Hosus. Nella stanza c'erano anche altri angeli. Era una mattina fredda, ma i raggi del sole penetravano attraverso la finestra.

L'Angelo Hosus chiese: «A che cosa stai pensando, Lorna? Perché ti sei fermata?».

«Hosus» dissi, «sto solo pensando a quando gli angeli si toccano. E una cosa che ho visto raramente. Ricordo di aver chiesto all'Arcangelo Michele di spiegarmi un po' più in dettaglio perché sembra che gli angeli non si tocchino come fanno gli esseri umani. Sai, Angelo Hosus, penso che mi prenderò una pausa e andrò di sotto a preparare una tazza di tè.»

Mi alzai e andai di sotto. Mentre risalivo le scale sorseggiando il tè, sentii una voce chiamare il mio nome. Guardai in alto e vidi l'Arcangelo Michele in cima alle scale.

«Buongiorno, Lorna!» disse.

«Buongiorno, Michele!» Quando arrivai sul pianerottolo aggiunsi: «Sono felice che tu sia venuto. C'è una cosa di cui vorrei parlarti».

LArcangelo Michele disse: «Ho sentito, è per questo che sono qui».

Entrai nella stanza in cui stavo lavorando e mi sedetti. Bevvi qualche altro sorso di tè. Gli angeli che prima erano nella stanza erano andati via. Era rimasto solo l'Angelo Hosus.

Dissi all'Arcangelo Michele: «Molti anni fa, quando ero una bambina, avevi in mano un libro.

Lo leggesti e mi parlasti del mio angelo custode. Il mio angelo custode non mi ha mai detto nient'altro sul motivo per cui gli angeli non si toccano. Quanto posso rivelare alle persone sugli angeli?».

L'Arcangelo Michele mi fece un gran sorriso e allungò la mano. In maniera automatica, visto che i miei nonni mi avevano insegnato le buone maniere, gli porsi la mia per stringergliela.

Quella stretta mi inondò d'amore e di felicità. La mano dell'Arcangelo Michele avvolse la mia. La mia si perse nella sua.

Disse: «Gli angeli non si stringono la mano, Lorna».

Risposi: «Lo so, ma perché no?».

«Perché siamo creature generate da Dio. Non abbiamo il desiderio o il bisogno di toccarci. Non siamo come gli esseri umani. Se un angelo tocca un altro angelo è solo perché Dio glielo concede. Avviene in occasioni speciali

«Sì, Arcangelo Michele. So che avviene raramente. Ci sto riflettendo. Ricordo che una volta, molto tempo fa, ho visto un angelo custode toccare un altro angelo custode. Posso parlarne?» chiesi.

LArcangelo Michele rispose: «Sì Lorna, ti aiuterò a ricordare».

Era il periodo in cui lavoravo per mio padre alla stazione di servizio The Grosvenor a Rathmines. Gli chiesi se potevo uscire dal lavoro alle due. Presi l'autobus per il centro di Dublino. Una cosa che amo sempre fare è starmene seduta sull'autobus ad ascoltare la gente chiacchierare con gli angeli intorno, ovviamente anche gli angeli custodi. Per me è una cosa normale vederli, proprio come vedo le persone.

Sono scesa dall'autobus a O'Connell Bridge e ho percorso O'Connell Street. Stavo andando verso il centro commerciale Penneys, su Mary Street. Avevo messo da parte qualche sterlina per comprare dei vestiti nuovi. Speravo di trovare una maglietta e una gonna.

Imboccai Henry Street e, mentre mi avvicinavo alla mia destinazione, vedevo sempre più persone intente a fare spese. Stavo percorrendo Moore Street dove c'è un mercato pieno di bancarelle che vendono frutta e verdura. Quando si passa di là si sentono sempre donne che offrono i loro prodotti: «Mele! Arance! Banane!».

Mi è sempre piaciuto guardare quello che succede in strada perché alcune volte gli angeli trasformano l'energia proveniente dalla frutta e dalla verdura in sfere di luce che rimbalzano dappertutto.

Quel giorno vidi in un angolo una ragazza che comprava della frutta. Mi fermai perché vidi il suo angelo custode avvicinare la mano a un angelo accanto. Sembrava stesse toccando la mano dell'altro angelo con la punta delle dita.

«Dico bene, Arcangelo Michele?» chiesi. «Quando l'angelo custode della ragazza toccò l'altro angelo, il contatto fu così lieve che quasi sembrò non esserci stato.»

«Sì, Lorna» rispose l'Arcangelo Michele. «Sembrava che non si fossero toccati, ma invece sì. Era un tocco impalpabile. Nessun angelo ha bisogno di toccare un altro angelo. Gli angeli non hanno bisogno di abbracciarsi.»

«Arcangelo Michele, gli arcangeli si toccano mai?»

«Solo e soltanto se Dio lo desidera. Io non ho bisogno di toccare un altro arcangelo o un angelo. Ma Dio ci permette di toccare gli esseri umani: uomini, donne e bambini. Come sai, non è un contatto vero e proprio, Lorna.»

«Sì» dissi. «Da bambina il mio angelo custode posava la sua mano sulla mia. A toccarmi era la luce irradiata dalla sua mano. Non la mano stessa.»

LArcangelo Michele disse: «Sì, hai ragione, Lorna».

Dissi: «Anche quando mi hai stretto la mano, anche se la mia si è persa nella tua, non c'è stato un vero e proprio contatto. Era solo la luce della tua mano che avvolgeva la mia. Quel calore, quell'amore che mi hai trasmesso mi hanno fatto percepire la forma della tua mano e delle tue dita, anche se in realtà non stavano toccando la mia mano».

L'Arcangelo Michele domandò: «Che cos'altro ricordi dell'angelo custode all'angolo di Moore Street quando con la punta delle dita toccò l'angelo accanto?».

Risposi: «Come faccio a spiegarlo? Quando l'angelo custode toccò con la punta delle dita l'altro angelo vidi una specie di esplosione di luce. Fu sprigionata dalla mano sinistra dell'angelo custode della ragazza. Quella mano mi sembrò più luminosa di qualsiasi altro angelo custode abbia mai visto, ma quella luce così abbagliante era solo nella mano.

Successe tutto in un attimo. Ricordo che l'angelo custode mi guardò mentre ero ferma per strada. Portava una tunica viola, verde e oro. Quando toccò l'altro angelo, quello sembrò essere travolto da un'ondata di felicità».

«Che cos'altro ricordi, Lorna?» chiese l'Arcangelo Michele.

Ci pensai per un attimo e gli dissi: «Ricordo di aver chiesto all'angelo custode perché toccava l'altro angelo, ma non mi rispose».

La ragazza pagò la frutta, si voltò e si allontanò dalla bancarella. In quel momento mi resi conto che l'altro angelo era sparito.

Dissi all'Arcangelo Michele: «Sicuramente voi angeli non avete bisogno di abbracciarvi, di avere quel contatto di amore e amicizia che gli uomini, le donne e i bambini ricercano ogni giorno della loro vita. A volte, Arcangelo Michele, non riesco a capirvi. Voi angeli donate così tanto amore a ogni uomo, donna e bambino. Gli angeli custodi ci amano incondizionatamente. Mi piacerebbe, Arcangelo Michele, se noi umani potessimo amarci come voi angeli amate noi».

L'Arcangelo Michele disse che doveva andare e sparì. Mi voltai verso l'Angelo Hosus: «Devi andare via anche tu?».

«No Lorna, posso rimanere.»

Non appena l'Angelo Hosus disse queste parole, arrivarono nella stanza altri tre angeli.

Sorrisi e dissi loro: «Spero che mi permetterete di fare una pausa per andare a pranzo». Gli angeli mi risposero all'unisono: «Alle tre puoi andare a fare una passeggiata».

Sorrisi e dissi: «Grazie».

Gli Angeli ci Prendono per Mano

L'atteso seguito di "Un Angelo tra i Capelli"

Lorna Byrne

Lorna Byrne è stata baciata dal dono di vedere gli angeli e parlare con loro sin da quando era bambina. Ed è proprio alla sua giovinezza e alla sua infanzia, alle sue radici, che Lorna sente desiderio di tornare. Con “Gli...

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Lorna Byrne

Lorna Byrne è nata e cresciuta nella campagna irlandese, dove vive tuttora con i quattro figli. Lorna vede gli angeli e comunica con loro da quando era bambina.
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