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Il libro di scrittura che mancava - Estratto da "Lo Scrittore Mago"

di Loretta Sebastianelli 11 mesi fa


Il libro di scrittura che mancava - Estratto da "Lo Scrittore Mago"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Loretta Sebastianelli e scopri come tirare fuori la tua creatività con i giusti strumenti di scrittura

In questo incipit voglio parlarti di come nasce e del perché nasce Lo scrittore mago: un libro diverso dagli altri, che rivoluziona il modo di scrivere attraverso l’apprendimento di un metodo efficace per padroneggiare la scrittura e per superare definitivamente il blocco dello scrittore.

 

Indice dei contenuti:

Il libro di scrittura che mancava

Dopo anni di lavoro con le persone più variegate, scrittori, artisti di ogni genere, counselor, insegnanti, formatori, pensionati, studenti, dirigenti, informatici, amministrativi, traduttori, adolescenti, bambini, donne e uomini di qualunque fascia di età, mi è saltata agli occhi un’importante verità: oggi tutti scrivono, tutti vogliono scrivere, molti sognano di diventare scrittori famosi e spesso, quei molti, sono mossi dalle stesse motivazioni.

In primis, il desiderio dell’uomo di lasciare la propria impronta - un desiderio insito nel bisogno di sopravvivenza — avvicina le persone al sogno dell’immortalità, se non fisica almeno intellettuale, e questo da solo è abbastanza per bramare il desiderio di china e foglio.

Inoltre, e in ogni caso, la maggior parte di quei “molti” se non di quei “tutti” non ha la minima idea di come fare e pensa che il solo atto di scrivere possa concretizzare quel sogno. Così, spesso si inizia seguendo una delle tantissime scuole di scrittura presenti sul territorio e nelle quali prevale un insegnamento di tipo deduttivo (basato in primo luogo sulla teoria). La teoria è fondamentale, sì: l’incipit, le tecniche narrative, il punto di vista, la voce, i dialoghi, i personaggi, la prospettiva, la descrizione, la revisione...

L’assunto vero per essere uno scrittore (che è diverso da fare lo scrittore) è il talento, punto. Ognuno di noi ha dei talenti innati, alcuni eclatanti, altri sottesi e spesso, occupati come si è a saper fare un po’ di tutto per cavarcela nella vita, non ci si sofferma a enfatizzare le nostre eccellenze, i nostri punti di forza, i nostri talenti - appunto.

Nel caso dello scrittore parliamo prima di tutto di quel talento che rende naturale il saper scrivere: saper mostrare invece di raccontare, saper creare-immaginare. Questo talento, a volte, viene soffocato o incasellato dentro a uno schema da seguire per fare lo scrittore, per scrivere un libro così come si “deve” fare: rispettando la formula giusta o la giusta tecnica di scrittura. Ora, la domanda è: che cosa differenzia uno scrittore dotato di talento da uno scrittore dotato di pura tecnica narrativa?

La risposta si trova nella differenza che passa tra lo “scrittore demone” ovvero “el Duende" che — come diceva Garcia Lorca - è uno strano e indefinibile demone risvegliato nell’inconscio dell’artista durante l’atto della creazione e lo “scrittore cuoco” che soltanto scrive seguendo il “come si fa”. Parliamo di colui che assembla gli ingredienti, ovvero le tecniche di scrittura.

A questo punto ti chiedo: tu, che tipo di scrittore pensi di essere?

La questione del talento e del modo di vedere le cose

Entriamo nel vivo, nel nocciolo della questione sollevando un’altra domanda: se il talento è innato e non si può insegnare, a chi non ne ha resta solo la possibilità di imparare a scrivere seguendo lo schema del “cuoco”? Carver diceva che tra il talento letterario e l’abilità di scrittura c’è uno spazio e un buon margine in cui si può lavorare. Inoltre, e questa è la cosa più importante, il talento, e in particolar modo la creatività, possono essere allenati, stimolati e coltivati.

In ogni caso, ciò che davvero contraddistingue uno scrittore è il suo modo originale di vedere le cose. Per questo, di tutti i libri fantasy che sono stati scritti, non è mai più esistito un altro Signore degli Anelli, di tutti i romanzi storici, non v’è traccia di un altro libro come Il nome della rosa, di tutti i libri sull’amore... di Romeo e Giulietta ce n’è stato uno solo. Eppure, gli argomenti di cui si narra in questi, e in altri libri, sono sempre gli stessi.

Ecco, qui, in questo punto esatto, c’è l’assunto dello Scrittore mago: non possiamo cambiare ciò di cui parlare (amore, realizzazione, eroi, guerre, morale, felicità, ecc.) ovvero degli argomenti madre che muovono i destini degli esseri umani, né possiamo cambiare ciò che appassiona scrittori e lettori e che verte sui principali valori dell’uomo; possiamo però cambiare il modo di farlo: trovando un modo originale per farlo! Il giro di parole è voluto e... questo giro farà davvero la differenza. Ovviamente poi questo modo, questo contenuto originale, va strutturato e anche un po’ assemblato seguendo uno schema narrativo ma l’ingrediente primo, a mio avviso, è avere per le mani un buon contenuto: qualcosa che nessun altro potrà mai avere e cioè il nostro personale modo di vedere quella storia.

La questione dellunicità e del contenuto prima della forma

Ognuno di noi ha una propria unicità. Questa verità è alla base dell’esistenza umana. Stimolando l’unicità possiamo trovare la nostra vera voce e avere così quella possibilità di distinguerci per non essere soltanto uno dei tanti scrittori con in mano solo un sogno.

Il metodo proposto in questo libro sconvolge il procedimento noto secondo il quale la struttura (la regola, la teoria) è alla base di tutto. Lo sconvolge al punto di poter affermare che il contenuto venga prima della forma perché se non si ha qualcosa di originale da dire, poco importa quale sia il modo migliore per farlo, per dirlo.

L’originalità del contenuto non viene in primis dal “come lo diciamo” ma viene, nasce, dal “come lo vediamo”. “Come lo vediamo”, nella quasi totalità delle volte, dipende da come siamo. Anàis Nin diceva, appunto, che non vediamo le cose come sono, vediamo le cose come siamo noi.

La questione della voce e dell’inversione di rotta

Per ampliare un po’ il discorso possiamo dire che, sì, è vero, ogni pittore ha prima padroneggiato l’intero panorama delle tecniche artistiche e dei suoi materiali: la natura morta, il ritratto, il paesaggio, il mosaico, l’acquarello, l’olio, la tempera... dopo, solo dopo, ha trovato la sua vera voce e il suo stile. Picasso ne è uno dei primi esempi con il suo cubismo che sconvolge la prospettiva. Lui ma anche Cézanne, Gauguin...

Eppure questo testo e il metodo che troverai illustrato, è incentrato esclusivamente su un approccio di tipo induttivo (basato sull’esperienza) e ha la presunzione di dimostrare che sconvolgendo il già noto, partendo cioè da un altro punto di vista, saremo in grado di puntare tutto su quell’unica possibilità di emergere davvero - usando la nostra vera e unica voce - senza prima passare dalle tecniche di scrittura, né dalla teoria. Come fare? Con la scrittura introspettiva!

La questione dell’introspezione e della felicità

Milan Kundera diceva che la saggezza deriva dall’avere per ogni cosa una domanda. Le domande, infatti, anche da sole sono un buon punto di partenza per l’esplorazione del nostro status interiore. In fondo, senza la domanda non ci sarebbe la risposta. A volte è la domanda stessa a essere importante perché già da sola muove la possibilità di avvicinarci alla nostra verità, quella che vogliamo e dobbiamo sapere - quella che cerchiamo.

Siamo tutti alla ricerca di verità, di risposte.

Anche questo libro, come ognuno dei libri o dei saggi presenti sul mercato, probabilmente è stato acquistato per il desiderio di colmare ciò che non è visibile alla nostra conoscenza (o coscienza). L’avventarsi forsennato verso le risposte, verso quella verità che meglio ci si modella addosso, si traduce alla fine in una fagocitante ricerca della felicità, perché questo è nella nostra natura. Ognuno di noi cerca ciò che gli manca secondo due principali metodologie, quella di avvicinamento al piacere o allontanamento dal dolore... tutta la nostra vita ruota intorno a questo: collezionare cose o mete che ci avvicinino il più possibile al piacere o che siano necessarie a eludere ciò che provoca dolore.

La verità oggettiva è che spesso confondiamo il piacere connesso agli stimoli esterni, sensoriali, con il piacere (che solo in questo caso possiamo chiamare “felicità”) profondamente connesso con gli stimoli interni, con la nostra realtà interna.

Ergo, la felicità è interna. Nel nostro essere in pace, felici internamente, nel profondo, non ci sono dubbi o incertezze. Questo stato di gratitudine e abbondanza ci guida e ci muove per tutta la vita. Nel nostro essere soddisfatti solo sensorialmente, invece, ci saranno sempre altalene cicliche che non ci renderanno mai contenti davvero. Da qui quel senso di insoddisfazione che staziona nella vita di molte persone, senza mai mollare la presa. Lo stesso concetto vale per lo sforzo di sintonizzare la nostra voce creativa.

Possiamo ricalcare le voci esterne - quelle già esistenti o esistite nel vasto panorama della letteratura, andando indietro nei secoli fino a oggi — oppure possiamo avere il coraggio di mettere le mani dentro di noi, molto in fondo, fino a trovare quell’antenna che “alzata” potrà sintonizzarsi con il nostro potere creativo.

Il metodo diverso per padroneggiare la scrittura

L’esplorazione del nostro status interiore, la ricerca di quelli che sono i nostri bisogni, i nostri desideri più profondi ma anche la ricerca di tutte quelle domande necessarie a far uscire la nostra voce, ci aiuterà a connetterci con ciò che siamo e con ciò che vorremmo essere ma anche... con ciò che facciamo e con ciò che vorremmo fare.

Perché questo è così importante?

Beh, senza scomodare l’assunto tale per cui tutti dovrebbero fare un percorso di autoconoscenza e quindi “migliorativo-evolutivo”, direi che questo è importante ai fini di qualunque storia si voglia raccontare. In questo modo i tuoi personaggi e le loro gesta saranno quanto di più emozionante e originale tu possa mai scrivere. L’Oracolo di Delfi, non a caso, recita: «Conosci te stesso e conoscerai gli dèi e l’universo». Nelle prossime pagine saranno evidenziati i problemi principali dello scrittore esordiente di oggi:

  • L’assenza di metodo.
  • Il blocco della propria creatività.
  • La mancanza di originalità.
  • La trappola della teoria.
  • L’avversione per l’approfondimento.

Ti farò vedere come tutti questi punti siano legati tra loro e come comprendere davvero la differenza tra fare scrittura ed essere uno scrittore. Tutto quello che negli anni ho condiviso nelle mie aule si può riassumere in un unico concetto: la creatività viene da una stimolazione, interna o esterna. In entrambe i casi è dalla profonda connessione con noi stessi, dal sentire, dalle emozioni, dal contatto con il proprio Duende che nasce l’urgenza della parola, nasce l’idea.

In questo testo verrà presentato il metodo esperienziale d’insegnamento che, corso dopo corso, è riuscito a connettere le persone al proprio Daemon e alla propria vera voce, attraverso la scoperta della scrittura introspettiva. Un metodo che permette di superare a priori il blocco dello scrittore, di tirare fuori la propria vera voce per poi, alla fine, generare contenuti di alta qualità. Tutto questo per non essere uno scrittore qualunque.

Quindi, se quello che vuoi è fare la differenza, essere una voce diversa dalle altre, scrivere un libro degno di essere chiamato tale, uno che possa portare il tuo personale messaggio nel mondo - attraverso la parola - ma anche ispirare le persone o essere annoverato tra le opere letterarie (ben diverse dagli e-book o dai manuali how to) e se, inoltre, vuoi trovare il tuo stile narrativo, la tua voce, e progettare quel libro che da molto tempo hai voglia di scrivere, allora questo testo è il testo che fa per te.

Il primo passo con la scrittura

«Il primo passo per andare da qualche parte è decidere di non rimanere dove sei». J. P. Morgan

A volte capita che le persone lascino andare la propria vita dove tira il vento, senza prendersi la responsabilità della direzione, del timone, della barca. Qualunque sia il tuo progetto di vita o artistico, c’è solo una cosa da fare per vederlo realizzato: farlo. Come? Comincia dal primo passo. Qualunque sia il primo passo è sicuramente la cosa più piccola e più facile che puoi fare adesso. Dopo di che... prosegui, un passo alla volta, fino a raggiungere i tuoi sogni.

I libri, le occasioni, le ispirazioni e un po’ anche l’arte, possono mimare qualche soffio di vento, sì, ma ciò che davvero muove la barca è la volontà. Se davvero vuoi scrivere, vuoi fare arte, vuoi sperimentare quell’essere scrittore che ti solletica l’autostima e ti fa sentire fibrillante e creativo, o creativa, allora... continua a leggermi! Fai tuoi i concetti che ti risuonano, pensa a un’idea, progettala, strutturala e un passo alla volta: realizzala, incarnala nella tua vita e poi goditi la fierezza di questo processo creativo che, nelle sue scintille, un po’ ci fa sentire divini.

Ti aspetto dentro al libro.

Lo Scrittore Mago

Guida pratica al processo alchemico per trovare la tua vera voce creativa

Loretta Sebastianelli

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Loretta Sebastianelli

Loretta Sebastianelli, art counselor, coach, formatrice Aif. Ha ideato e sperimentato decine di corsi di scrittura: creativa, motivazionale, introspettiva e evolutiva, per adulti, adolescenti e bambini. Aiuta le persone ad entrare in contatto con la propria creatività, con i sogni e con i...
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