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Il lato peggiore - Estratto dal libro "L'Arte di Realizzare l'Impossibile"

di Walter Rolfo 9 mesi fa


Il lato peggiore - Estratto dal libro "L'Arte di Realizzare l'Impossibile"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Walter Rolfo e scopri come migliorare la tua vita personale e lavorativa riuscendo a mettere in pratica le tue idee

Per qualche strana ragione, la maggior parte delle persone tende a complicarsi la vita e a cercare, tra tutte le possibilità, quelle depotenzianti. È come se non ci perdonassimo di essere felici e scegliessimo di puntare sempre il binocolo sulle cose che non vanno, anziché sui nostri punti di forza o sui momenti migliori della nostra vita.

Millenni fa gli uomini si dividevano già in due categorie: gli ottimisti e i pessimisti, cioè quelli che ricordavano dove trovare acqua e cibo e quelli che invece sapevano dove si nascondevano i pericoli (le tane delle belve feroci) e quindi come evitarli. I primi finivano sbranati, i secondi trovavano acqua e cibo altrove. Quindi l'evoluzione ha favorito la sopravvivenza di chi meglio si adattava alle difficoltà, di chi memorizzava i pericoli anziché i successi, cioè di chi era più attento alle cose negative anziché a quelle positive.

Oggi in gioco non c'è la vita, ma la nostra tranquillità: essere troppo felici, alla fine, è una scelta pericolosa che temiamo possa condurci, prima o poi, all'infelicità. Anche di fronte all'amore, a volte, ci spaventiamo e non osiamo rischiare. Lo stesso accade nel lavoro e nella vita privata: inseguire la felicità può apparirci come un pericolo troppo grande.

E questa paura connaturata nell'uomo è proprio il nostro limite: usciamo dalle caverne e prendiamo finalmente coscienza che essere felici comporta dei rischi, sì, ma ne vale assolutamente la pena.

Indice dei contenuti:

Datevi un pizzicotto

Vi propongo un esperimento: con la mano destra, pollice e indice, datevi un pizzicotto sul polso della mano sinistra, vicino a dove tenete l'orologio. Non mollate la presa e stringete forte, per circa un minuto. Nel frattempo continuate a leggere, analizzeremo insieme gli effetti del pizzicotto.

Appena avete stretto vi ha fatto male, ora però vi state abituando e sentite sempre meno la pressione.

Siamo a una trentina di secondi e non avete più la sensazione che la vostra pelle sia pizzicata. Adesso la parte più affascinante: lasciate la presa e godetevi il sollievo.

La nostra mente funziona così: nota le differenze, percepisce i picchi e le variazioni, ma non gli stimoli prolungati e costanti. In altre parole, è indifferente alla quotidianità.

Per questo il posto di lavoro che abbiamo anelato per anni, dopo qualche mese diventa routine e ci assale l'insoddisfazione, la smania per la prossima promozione che ancora non arriva. O la persona che abbiamo corteggiato per mesi, una volta conquistata, dopo un po' diventa abitudine.

Questo accade anche nei nostri confronti. Tendiamo a dare per scontati i nostri migliori pregi e ci accaniamo sui nostri piccoli difetti: alla fine siamo proprio noi i giudici più severi e inclementi verso noi stessi.

Ne dà una prova affascinante lo spot Dove nel quale un ritrattista ritrae alcune donne due volte senza nemmeno guardarle: la prima sulla base di quello che le donne dicono di sé, la seconda ascoltando ciò che altre persone appena incontrate dicono di loro. Le due versioni del ritratto sono completamente diverse: in quello che rispecchia la descrizione di sé le donne appaiono peggiori rispetto a quello basato su ciò che altre persone hanno detto di loro (vedi link a fine capitolo).

Piacciamo meno a noi stessi di quanto piacciamo agli altri. Uno dei mali del nostro tempo è infatti la dispercezione che ognuno ha di sé. Pochissime persone riescono a vedersi come sono esattamente, a dare un giudizio obiettivo di se stessi. Paola, per esempio, è una ragazza molto bella, di quelle che qualunque uomo si volterebbe ad ammirare. Quando la vedo non riesco a spiegarmi come mai soffra così tanto ogni volta che passa davanti a uno specchio: si vede grassa anche se nessuno al mondo mai userebbe quell'aggettivo per descriverla.

Nella vita ci sono situazioni che vanno ben al di là del mero aspetto estetico in cui siamo incapaci di riconoscere il nostro vero valore: sovente sbagliamo per difetto, cioè vediamo meno di quello che c'è. Abbiamo un'errata percezione di noi sul lavoro, nella vita privata, in amore. Di conseguenza inseguiamo obiettivi che non avrebbero bisogno di essere raggiunti perché li abbiamo già conquistati.

La teoria dello skilift

Gli inglesi usano la metafora cherry picking, cioè scegliere le ciliegie più belle dal cestino, per indicare chi considera solo i vantaggi di qualcosa scartando gli aspetti più sconvenienti.

Molti hanno però la tendenza a fare esattamente il contrario, cioè a puntare il riflettore sulle cose che non vanno anche quando non avrebbe senso farlo.

Per esempio: immaginate di essere in coda aspettando di prendere lo skilift. A un certo punto, di fianco a voi si insinua una persona che sembra voler tagliare la fila. Dico sembra, perché non ne avete ancora la certezza. Quindi non iniziate a discutere palesemente con lui, ma lo fate in silenzio, dentro di voi.

In questi casi vi sarà capitato di pensare: Se prova a infilarsi, glielo dico. Oppure: Se mi passa davanti, quando arriva il suo turno gli faccio presente che c'ero prima io. E così via.

Nella fase più acuta si inizia, sempre mentalmente, a cercare il consenso delle persone dietro di noi: Ha visto anche lei, vero, che si è infilato? E avanti così per tutta la durata della coda. A volte si arriva persino a trascinare questa sensazione di fastidio per ore, anche dopo avere preso lo skilift senza problemi.

Tutto questo tempo sprecato a litigare mentalmente con qualcuno che nemmeno saprà del nostro risentimento avremmo potuto impiegarlo meglio, magari godendoci il panorama intorno a noi, prendendo un po' di sole, baciando la persona che amiamo e che abbiamo accanto o inviando un messaggio a un amico. Per non farci rubare un minuto di coda, ne abbiamo buttati via dieci di vita.

La teoria dello skilift mette in luce un comportamento diffuso: rovinarsi i bei momenti per cose che non contano nulla. Capita spesso anche in auto: il distratto di turno ci taglia la strada, lo mandiamo a quel paese con fervore e poi continuiamo a guidare arrabbiati per chilometri, mentre lui magari è già a casa seduto comodo davanti al suo piatto caldo e nemmeno sa di noi.

La domanda è dunque questa: quanti distratti o presunti «tagliarne» ci sono nella nostra vita? Sforziamoci di riconoscerli, e non permettiamo alle cose di poco conto di compromettere i nostri meritati momenti di serenità.

La matrioska della nostra vita

I giovani, di solito, di un piatto mangiano prima le cose meno buone, poi, in seconda battuta, quelle che piacciono di più. Crescendo, invece, si gustano subito le cose preferite.

Ho sempre visto questo differente comportamento come un test per capire l'età dell'anima, che prescinde da quella anagrafica: chi è giovane ha sempre fame e sa che ne avrà fino alla fine del piatto; più avanti negli anni, invece, non sapendo se si riuscirà a mangiare tutto si preferisce iniziare dalle cose migliori.

Il passaggio tra il rimandare o godersi subito le cose sancisce un cambiamento di visione importante nella vita di un uomo, ed è indipendente dall'età anagrafica: è la soggettiva presa di coscienza che il proprio benessere è prioritario rispetto ai sensi di colpa.

Chi non ha ancora questa consapevolezza tende a procrastinare la propria felicità, perché «tanto c'è tempo», come se il tempo davanti a noi fosse illimitato, più ricco e prezioso del presente, del quale non percepiamo la reale bellezza.

Quando sei a scuola ti sembra di vivere la peggiore età possibile: i compiti, le interrogazioni, gli esami, tutto ti sembra un incubo. A trent'anni, quando sei nel mondo del lavoro, ti lamenti perché lavori tanto, perché ti senti sfruttato, perché ti alzi presto e perché iniziano le responsabilità.

Allora inizi a rimpiangere i tempi della scuola: Ah, come si stava bene a quindici anni! A quaranta le responsabilità aumentano e la corsa diventa più dura: la famiglia, i figli, le aspettative di tutti. Così rimpiangi i trent'anni: Mamma mia come era bello allora e non lo capivo. E poi a cinquanta si rimpiangono i quaranta che ci sembravano tanto faticosi.

E così, di rimpianto in rimpianto, prosegue la matrioska della nostra vita, Perché, allora, non imparare a goderci l'attimo che stiamo vivendo? Ogni minuto, ogni istante, per evitare di rimpiangerlo in seguito. C'è un unico momento che possiamo vivere davvero: ora.

Scegliete di essere felici in tutti gli «ora» della vostra vita.

Tratto dal libro:

L'Arte di Realizzare l'Impossibile

Come raddoppiare il tuo tempo, leggere i pensieri degli altri e avere idee geniali

Walter Rolfo

Quante volte abbiamo rinunciato a qualcosa convinti che fosse impossibile?

Un sogno, un amore, un progetto, un cambiamento nel lavoro o nella vita.

Walter Rolfo, coach ed esperto in processi percettivi, ci spiega che in realtà la maggior parte delle difficoltà sono superabili utilizzando le straordinarie risorse della nostra mente.

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Walter Rolfo

Walter Rolfo, prestigiatore, presentatore, autore e conduttore televisivo, formatore, showman. Unisce creatività e innovazione, legate alle sue radici nel pensiero filosofico illusionistico, alla razionalità del pensiero costruttivo, derivante dalla sua formazione ingegneristica. Autore,...
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