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Il giardino come ecosistema

di Toby Hemenway 3 mesi fa


Il giardino come ecosistema

Leggi un estratto dal libro "Gaia's Garden - L'Orto di Gaia" di Toby Hemenway

Il movimento a favore del paesaggio ecosostenibile sta acquistando forza. Un numero crescente di persone che praticano il giardinaggio seppellisce il proprio prato con valore di habitat pari a zero e ad alto consumo di risorse per sostituirlo con giardini di piante autoctone, boschetti che attraggono la vita animale e vegetale, e zone boscose chiazzate dal sole. È un trend incoraggiante, questo movimento a favore di giardini ecologicamente più sani ed ecocompatibili.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Gaia's Garden - L'Orto di Gaia

Creare paesaggi ed ecosistemi con la permacultura

Toby Hemenway

Il manuale più famoso al mondo di permacultura casalinga, finalmente disponibile in Italiano! La prima edizione di "Gaia's Garden" ha scatenato la fantasia dei giardinieri domestici, presentando il messaggio fondamentale...

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Indice dei contenuti:

Il giardino ecologico: un’introduzione

Non tutti, però, sono saliti a bordo. Alcuni giardinieri esitano a scegliere la via naturale perché ad esempio non riescono a capire come i filari ordinati di un orto possano essere adattati a questo stile più selvaggio. Che cosa succederà a quei succosi pomodori cuore di bue. O per le piante ornamentali: giardinaggio sostenibile significa estirpare un’aiuola di fiori da taglio che si è finora custodita gelosamente, oppure sradicare le rose antiche della nonna per creare spazio a un paesaggio che abbia un aspetto più naturale?

Favorire la vita naturale e preservare le specie indigene sono obiettivi encomiabili, ma come si inseriscono le persone in questi paesaggi naturali? Nessuno desidera sentirsi un estraneo nel suo stesso giardino. Chi rifiuta di essere escluso dal cortile di casa, ma ama la natura, è stato costretto a creare giardini frammentati: un orto ordinato qui, qualche aiuola là, e un angolo per la natura spontanea o per un paesaggio naturale. E ognuno di questi frammenti ha le sue debolezze. Un orto non offre un habitat agli insetti, agli uccelli e ad altre specie del territorio: al contrario, gli uccelli e gli insetti che smangiucchiano i prodotti dell’orto sono visitatori indesiderati. Il giardino ornamentale, per quanto i fiori siano piacevoli alla vista, non dà da mangiare a chi lo coltiva. E spesso un giardino naturale ha un aspetto incolto e offre poco alle persone, al di là della consapevolezza di fare qualcosa di buono per le creature della natura.

Questo libro mostra come integrare tutti i pezzi isolati e incompleti fino a formare nel proprio giardino di casa un ecosistema vigoroso e lussureggiante che dia beneficio alle persone e alla natura. Questi giardini sono progettati utilizzando gli stessi principi che la natura applica per creare sane comunità di piante, in modo tale che le differenti colture e altri elementi crescano interconnessi e si nutrano gli uni con gli altri.

I giardini ecologici uniscono le caratteristiche migliori dei giardini naturali, dei paesaggi commestibili, dei giardini e degli orti convenzionali, ma fanno ben più che mettere insieme tutti questi stili: sono più della somma delle loro parti. Un giardino ecologico trasmette la sensazione di un essere vivente, con un carattere e un’essenza unica rispetto a qualunque altro. Questi giardini si basano su concetti relativamente nuovi come la permacultura e la progettazione ecologica, ma utilizzano tecniche che hanno retto alla prova del tempo e che sono state perfezionate dalle popolazioni indigene, da ecologi restaurativi, da coltivatori biologici e da progettisti del paesaggio all’avanguardia. Combinano basso impatto ambientale, ridotto livello di manutenzione (una volta impiantati) e un alto rendimento in termini di estetica. L'orto-giardino di Gaia fornisce gli strumenti per comprendere, progettare e costruire questi ecosistemi nel proprio giardino, in modo che ne traggano beneficio le persone, così come il resto della natura.

I giardini ecologici sono pieni di piante bellissime che hanno molteplici usi, poiché forniscono frutta e ortaggi, erbe officinali e aromatiche, appariscenti distese di fiori colorati, pacciame che rigenera il suolo, protezione dai parassiti e un habitat per la flora e la fauna locale. Con migliaia di specie vegetali fra cui scegliere, potremo trovarne un gran numero in grado di svolgere diversi fra questi compiti allo stesso tempo. Le piante multifunzionali sono ciò che distingue i giardini basati su principi ecologici: è così che lavora la natura. Possiamo scegliere piante commestibili che sostengono gli insetti e altre specie, erbe che rompono la suola di lavorazione, coperture vegetali commestibili o alberi che rilasciano nel suolo sostanze nutritive.

Questi paesaggi possono anche dare reddito con la vendita di piante commestibili e officinali, semi e piante da vivaio o fiori secchi, e fornire materiali da costruzione o per l’artigianato come legname, canne di bambù, salice da vimini e tinture vegetali. Eppure, in un giardino progettato in base a principi ecologici, gli uccelli e gli altri animali si sentono benvenuti quanto il giardiniere stesso. Grazie a una buona progettazione, questi giardini devono essere innaffiati solo sporadicamente, e il suolo si rinnova da sé, invece di richiedere una pesante fertilizzazione. Si tratta di ecosistemi viventi, progettati applicando le regole della natura, che dispiegano tutta la rigogliosità e la resilienza dell’ambiente naturale.

Spesso nel testo faccio riferimento alla permacultura e alla progettazione ecologica, due temi strettamente collegati su cui si basano molte idee di questo libro. Dato che per qualche lettore permacultura potrebbe essere un termine poco familiare, è bene dare qui qualche spiegazione.

La permacultura utilizza una serie di principi e di pratiche per progettare insediamenti umani sostenibili. La parola, una contrazione delle due espressioni “cultura permanente” e “agricoltura permanente” è stata coniata da due australiani. Il primo era Bill Mollison, ex guardia forestale, insegnante, cacciatore di pelli e naturalista sul campo dalla personalità carismatica e iconoclasta, autore della ricca ed enciclopedica bibbia su questo tema, Permaculture: a designer’s manual.

Giardini che lavorano davvero insieme alla natura

Come ci dice il dizionario, l’ecologia è «lo studio delle interrelazioni fra gli organismi e il loro ambiente». Definisco ecologici questi giardini, perché mettono un organismo, in questo caso l’uomo, in relazione menti che li compongono e perché possono avere un ruolo nella conservazione di ecosistemi sani.

I giardini ecologici mescolano fra loro anche molti stili di giardinaggio, dando al giardiniere la libertà di porre l’accento sulle qualità che preferisce, che si tratti di cibo, fiori, erbe, attività artigianali o altro ancora. Un certo tipo di giardinaggio ecologico ha le proprie radici nella progettazione di paesaggi commestibili che, in una fusione creativa, fa sì che le piante alimentari non siano più necessariamente confinate in un orto, permettendo loro di mescolarsi con le rispettabili piante ornamentali situate nella parte anteriore del giardino. I paesaggi ecologici hanno anche alcuni tratti in comune con i giardini spontanei, giacché forniscono un habitat al “mondo più che umano”. E dato che in questi giardini la flora locale ha una posizione preminente, ci sono numerosi elementi in comune con quelli costituiti da piante autoctone.

Questi paesaggi, tuttavia, non sono una semplice accozzaglia di vari stili di giardino, ma prendono spunto dal modo di lavorare della natura. Alcuni giardini hanno l’aspetto di paesaggi naturali, ma la somiglianza si ferma lì. Ho visto giardini di piante autoctone che richiedono montagne di fertilizzanti a causa del suolo inadatto e grandi quantità di diserbanti per soffocare le erbe e le erbacce rigogliose che imperversano allegramente fra le piante autoctone dalla crescita lenta. Questo non è affatto naturale. Un giardino ecologico non solo sembra naturale, ma funziona anche nello stesso modo in cui opera la natura. Lo fa creando intime connessioni fra le piante, la vita del suolo, gli insetti benefici e altri animali, e anche con il giardiniere, dando origine a una rete naturale resiliente. Ogni organismo è collegato a molti altri, ed è l’interconnessione a dare forza alla natura. Pensate a una rete o a una ragnatela: se tagliate un filo, la rete continua a funzionare perché tutte le altre connessioni la tengono insieme.

In natura non c’è niente che svolga un unico compito. Questa multifunzionalità, in cui ogni elemento interconnesso ricopre svariati moli, è un’ulteriore qualità che contraddistingue dagli altri un giardino progettato ecologicamente. Nel giardino standard, la maggior parte degli elementi ricopre un’unica funzione. Un albero viene scelto per fare ombra, un arbusto per le sue bacche, un pergolato per contenere la crescita indisciplinata di una vite. Ma progettando un giardino in cui ogni elemento possa ricoprire tutti i moli di cui è capace, non solo il giardiniere può lasciare che sia la natura a svolgere la maggior parte del lavoro, ma il giardino sarà anche soggetto a meno problemi e diventerà un luogo più opulento e rigoglioso. Quell’albero da ombra, per esempio, non potrebbe anche offrire noci o altri frutti sia per l’uomo che per le specie selvatiche, e magari attirare degli impollinatori che in seguito aiuteranno gli alberi da frutto a produrre di più? E inoltre, una volta cadute, le foglie dell’albero fertilizzeranno il terreno, mentre quelle sui rami immagazzineranno l’acqua piovana e purificheranno l’aria dalla polvere. Ecco che quell’albero sta già svolgendo una quindicina di lavori diversi. A noi resta soltanto da collegare questi “prodotti” ad altre parti del giardino che ne hanno bisogno. Il tutto significherà meno lavoro per noi e più salute per il paesaggio.

La pianta di vite potrebbe fare ombra a un terrazzo troppo soleggiato sul caldo lato sud della casa. Questo significa che rinfrescherebbe sia il terrazzo che l’edificio, e offrirebbe i suoi frutti ai fortunati che stanno sdraiati sotto i suoi rami. Gli elementi sono tutti qui, pronti e in attesa; noi dobbiamo solo collegarli fra loro, ispirandoci alla meravigliosa interconnessione della natura.

Inoltre, questa connessione segue due strade. In natura, non solo ogni elemento svolge diversi ruoli, ma ognuno di questi è supportato da molti giocatori. Per esempio, in un paesaggio naturale ad ogni insetto nocivo viene data la caccia da parte di un esercito affamato di predatori naturali. Se un insetto predatore, o anche un’intera specie, fallisce nel suo compito di divorare gli insetti nocivi, ce ne saranno altri pronti a finire il lavoro. Questa ridondanza riduce il rischio di fallimento. Se quindi torniamo a prendere in considerazione da questa prospettiva quell’unico albero da ombra, la conclusione è di non piantarne uno solo, ma di piantare un gruppo di varietà diverse. Se uno cresce lentamente o non sviluppa una folta chioma, ci penseranno gli altri a fare da riempitivo. La combinazione di alberi garantirà inoltre l’ombra per un periodo più lungo.

Visto la sinergia? Per continuare su questa falsariga, alla pianta di vite potremmo aggiungere una clematide per dare un tocco di colore, un gelsomino per garantire il profumo o un po’ di piselli rampicanti precoci per prolungare la stagione del raccolto e incrementare la produttività.

Qui di seguito un altro esempio di come la connessione possa rendere più naturali i giardini e anche risparmiare un bel po’ di lavoro. Quando vivevamo in campagna nell’Oregon del sud, i daini erano un grosso problema, dato che divoravano quasi tutte le piante prive di protezione. Percorrevano un sentiero molto battuto che da sudovest portava nel mio terreno. Su quel lato avevo quindi arbusti autoctoni già presenti in loco: mirtillo rosso americano, rose selvatiche e un unico cespuglio di manzanita, ma avevo deciso di affidare diversi lavori alle altre specie da siepe. Avevo piantato ciliegi di Nanchino, albicocchi della Manciuria, ribes e altri arbusti per nutrire le specie selvatiche, pruni spinosi selvatici, maclura pomifera e uva spina per tener lontani i daini. Invece sul lato della siepe rivolto verso la nostra casa avevo innestato varietà di frutti domestici su alcune di quelle piante selvatiche. Dai ciliegi selvatici crescevano cultivar dolci sul lato che dava sulla nostra abitazione, e ben presto dagli arbusti di albicocchi e dai pruni selvatici era germogliata una selezione di deliziose prugne asiatiche. Quella siepe commestibile procurava cibo sia a me che ai daini.

Avevo collegato la siepe ad altri cicli naturali. Era abbastanza distante dalla nostra casa e ben presto mi ero stufato di trascinare fin lì il fertilizzante e il tubo flessibile per irrigare, così in mezzo alla siepe avevo piantato del trifoglio e due arbusti, uno di piselli siberiani e l’altro di SHEPHERDIA, per aggiungere azoto al terreno. E avevo seminato varietà vegetali con radici profonde, fra cui la cicoria, l’achillea millefoglie e il ravanello, che estraggono le sostanze nutritive dal sottosuolo e le depositano sulla superficie al momento della caduta delle foglie. Queste sostanze ripristinano la fertilità del terreno in modo naturale. Volevo conservare acqua, e per questo avevo aggiunto alcune specie utilizzabili per la pacciamatura, come la consolida di quelle piante e le lasciavo sul terreno, così da formare uno strato di pacciame che mantenesse l’umidità del suolo. La siepe aveva ancora bisogno di essere irrigata nei novanta giorni della stagione secca deirOregon, ma le piante da pacciamatura trattenevano molta acqua.

Man mano che la siepe cresceva, i daini smettevano di essere un problema per noi. Una volta arrivati in fondo alla siepe brucandone i frutti, gli animali si trovavano quasi al limitare del nostro terreno e non erano più molto interessati a ritornare verso la casa. Ma tutto cambia, e la situazione si era ribaltata con l’arrivo di un nuovo vicino, che si era stabilito appena sopra la nostra strada ghiaiosa. Provenendo dalla città, pensava che i daini fossero carini e aveva cominciato a lasciare in giro cassette con mele marce per loro. Questo aveva alterato in modo radicale il modello di approccio dei daini, che in branchi sempre più consistenti avevano iniziato ad accalcarsi intorno alle sue cassette di frutta passando per la strada sopra casa nostra invece che dai boschi in cui era situata la siepe. Andando avanti e indietro per la strada dove trovavano abbondanza di cibo nei pressi della casa del nostro vicino, molti daini entravano nel nostro terreno dalla parte in cui non era protetto dalla siepe. Lì la loro brucatura era troppo implacabile perché potessi creare una nuova siepe. Con riluttanza, avevo innalzato una staccionata sul lato superiore del giardino, ma la siepe alimentare continuava a proteggere il pendio e a rifornirci di frutta.

La natura ha le spalle larghe e, con un po’ di ingegno e modificando il proprio punto di vista, un giardiniere può scaricare un bel po’ di lavoro su questo partner disponibile alla collaborazione. La natura può essere un’alleata del giardiniere. Ancora oggi risentiamo di una mentalità atavica che considerava la natura come un nemico o qualcosa da conquistare e dominare. Provate a dire la parola “insetto” a un giardiniere, e nove volte su dieci gli verrà in mente l’immagine di un parassita che tutto divora lasciando le foglie bucherellate e i frutti bacati. Eppure la maggior parte degli insetti, il 90% o anche di più, è benefica o innocua. Un insieme diversificato ed equilibrato di insetti nell’ambiente equivale a una buona impollinazione e a una buona allegagione, come pure a un contenimento rapido e non tossico delle infestazioni di parassiti, tenuti a freno dagli insetti predatori. In giardino abbiamo bisogno degli insetti, senza di loro, il nostro carico di lavoro sarebbe insostenibile: ci toccherebbe impollinare a mano ogni singolo fiore e triturare manualmente le foglie cadute per ottenere il compost.

Lo stesso discorso vale per tutte le altre creature viventi. Insetti, uccelli, mammiferi e microbi non solo sono partner indispensabili in ogni tipo di giardino od orto, ma con una progettazione intelligente possono anche cooperare con noi per ridurre al minimo la nostra fatica e ottimizzare la bellezza, la salute e la produttività dei nostri paesaggi. Perfino gli animali domestici possono esserci di aiuto nel giardinaggio, come spiegherò in uno dei prossimi capitoli.

Gaia's Garden - L'Orto di Gaia

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Toby Hemenway

Toby Hemenway, laureato in biologia, a inzio carriera ha lavorato come ricercatore nell’ambito genetico e immunologico. Deluso dall’indirizzo che le biotecnologie stavano prendendo, si avvicinò alla permacultura e la sua carrierà cambiò totalmente. Da allora Toby e la moglie si occupano di...
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