800 089 433 / 0547 346 317
Assistenza — Lun/Ven 08:00-12:00/14:00-18:00

Il dottor Valentin Hampjes - Estratto da "Ayahuasca Medicina"

di Alan Shoemaker 9 mesi fa


Il dottor Valentin Hampjes - Estratto da "Ayahuasca Medicina"

Leggi in anteprima un capitolo tratto dal libro di Alan Shoemaker e scopri di più su queste piante sacre e sul loro utilizzo per la guarigione interiore

Non riuscivo a togliermi dalla testa le elaborate immagini sul biglietto del dottor Valentin Hampjes che mi aveva dato l’insegnante della Louisiana, cosi decisi di telefonargli. Il dottore invitò me e Roberto a Tumbaco, una piccola parrocchia civile a una trentina di chilometri da Quito.

Arrivammo a casa sua, un cottage annidato in fondo a un vialetto di ciottoli e terra battuta, un venerdì mattina. La casa, fatta di mattoni imbiancati a calce, era circondata da dozzine di cactus San Pedro simili a colonne, alcuni alti quasi due metri e con numerose ramificazioni.

Al centro del cortile anteriore c’era un cuore di due metri di diametro intagliato nell’erba, contornato da fiori, con un cactus enorme proprio nel mezzo. Bussammo alla porta e venne ad aprirci un uomo barbuto sui cinquantacinque anni, capelli argentei, occhi ridenti e maliziosi. Ci invitò a entrare.

Valentin parlava correntemente lo spagnolo, oltre alla sua madrelingua tedesca, e in inglese aveva un’intonazione che ricordava quella di un conte dell’Europa orientale. Gli occhi e la bocca erano perennemente atteggiati a un sorriso freudiano che sembrava dire: «A me non sfugge niente», soprattutto mentre tirava boccate di fumo dalla sua pipa, forse per via del dottorato in psichiatria e neurologia che aveva conseguito a Vienna. Sulla parete della casa esposta a sud c’era un altare coperto di fiori freschi e secchi, con statuette, fotografie e cartoline raffiguranti ogni divinità possibile e immaginabile.

Era presente anche un maestro illuminato ancora in vita, Sai Baba, racchiuso in una cornice. Sulla destra, sopra la porta che conduceva alla saletta privata per le cure mediche e i massaggi, campeggiava un’immagine della Vergine Maria in una posa di quiete idilliaca.

Guardando tutte quelle icone, si percepiva chiaramente che Valentin era il tipo di sciamano che non lasciava nulla al caso.

Passammo la mattinata a conversare sulle sue percezioni di guarigione attraverso il curanderismo. Valentin lavora principalmente con il San Pedro, un cactus colonnare psicotropo che contiene mescalina e cresce nelle Ande. Dal punto di vista curativo lo ritiene superiore rispetto all’ayahuasca, l’altrettanto psicotropa miscela bollita di liane e foglie che crescono nelle giungle dell’Amazzonia. Ma Valentin vive nelle Ande, dove l’ayahuasca non è facilmente accessibile. Nei miei ventanni di apprendistato sulle Sacre Piante di Potere, è stato interessante notare come ogni guaritore che incontravo attribuisse sempre il potere maggiore alla pianta che poteva procurarsi più facilmente.

Il dottor Valentin Hampjes era un uomo molto saggio e spirituale, anche se la sua religiosità era un tantino esagerata. Riconosceva le potenzialità di guarigione insite tanto nella medicina allopatica quanto nello sciamanesimo, e sceglieva l’una o l’altro per produrre i risultati desiderati a seconda della situazione. Sul tavolino che aveva davanti era poggiata una copia cartonata di un libro scritto da lui, intitolato Shamanismo. Extasis of Shamanic Consciousness (“Sciamanesimo. Estasi della coscienza sciamanica”). L’aveva scritto per giustificare il fatto che il governo ecuadoriano gli avesse concesso l’autorizzazione a somministrare enteogeni, le piante sacre dall’effetto psicotropo che aiutano a “generare il Divino interiormente”, e soprattutto per diffondere la conoscenza dell’uso di tali piante. Sfogliando il libro si capiva che le sue radici affondavano solidamente anche nella coscienza di Krishna, di cui era un devoto.

Mi parlò dell’attivazione del guaritore interiore attraverso le Sacre Piante di Potere. La saggezza racchiusa in quelle piante è in grado di individuare la specifica malattia di una persona, che sia spirituale, emozionale, fisica o una combinazione di più tipi.

Se la malattia è fisica, si attiva la risposta corporea o il sistema immunitario. Se il malessere è di natura psicologica o spirituale, le visioni e allucinazioni provocate dal San Pedro o da qualunque altra Sacra Pianta di Potere possono rivelare al paziente dove e quando sono stati commessi gli errori.

In molti casi, la manifestazione di una malattia è dovuta a traumi irrisolti dell’anima; essi possono generare squilibri psicologici, che alla fine si manifestano sotto forma di sintomi fisici. Nel momento in cui permettiamo allo spirito delle piante di mostrarci da dove provengono i disturbi o il motivo della loro esistenza, cominciamo a guarire noi stessi.

«Senti le medicine psicotrope che attraversano il corpo, si soffermano sulle aree che richiedono più attenzione e attivano il sistema immunitario per correggere il problema» spiegò. «La medicina occidentale cura i sintomi, e così il nostro sistema immunitario non si attiva, rimane addormentato».

Parlando con Valentin, imparai che per raggiungere la guarigione è di fondamentale importanza tenere fuori l'ego. Una maniera per riuscirci è quella di ingerire le Sacre Piante di Potere. A volte ci viene concessa una visione, che Valentin considera una grazia divina, da non confondersi con le numerose allucinazioni che si presentano durante il viaggio. Tuttavia la mente può anche creare proiezioni di eventi da cui non abbiamo tratto la giusta lezione, o a cui abbiamo attribuito poca importanza.

«Questa è un’allucinazione di grande valore» spiegò Valentin. «Può manifestarsi in forma metaforica, quindi è essenziale prestare attenzione. Le visioni, invece, trasmettono la conoscenza direttamente dal mondo degli spiriti e sono rarissime».

Al termine della nostra visita, Valentin ci invitò a tornare l’indomani a mezzogiorno per il suo rituale settimanale con il San Pedro. In preparazione alla cerimonia, ci consigliò di digiunate per l’intera mattinata del sabato. Inoltre ci consegnò una lunga lista di erbe che dovevamo acquistare al mercato di Quito, tra cui alcune che avrebbe lasciato macerare tutta la notte in un contenitore da quasi duecento litri. Ci chiese infine di portare fiori freschi per l’altare.

Il sabato a mezzogiorno Roberto e io ci ripresentammo, dopo aver digiunato secondo le istruzioni di Valentin. In seguito alle svariate conversazioni che avevo intrattenuto a Quito riguardo all’imminente cerimonia col San Pedro, avevano deciso di unirsi al gruppo altri sette curiosi, turisti in cerca di avventure provenienti da ogni parte del mondo.

Al nostro arrivo trovammo alcune candele accese sull’altare e la stanza inondata da un aroma di incenso. Era ancora presto, e Valentin dedicò un po’ di tempo agli esami della personalità, per determinare i vari profili che avrebbe dovuto tenere in considerazione quella sera durante l’assunzione del San Pedro.

A ciascuno di noi fu chiesto quali medicinali avevamo assunto in passato, quali erano le nostre credenze religiose, se eravamo sotto terapia farmacologica e da quanto tempo, cosa speravamo di ottenere partecipando al rituale, se avevamo qualche seria patologia fisica da tenere in considerazione, se qualcuno aveva mai sofferto di malattie mentali e di che tipo. In generale, era in cerca di indizi riguardo a eventuali comportamenti anomali di tipo emotivo, fisico o spirituale che potevano manifestarsi sotto l’influenza del San Pedro.

Gli interessava soprattutto sapere se qualcuno soffriva da lungo tempo di disturbi psichiatrici. Una persona già squilibrata nella realtà cosciente poteva senza dubbio avere problemi con un enteogeno. Quando venne il mio turno, raccontai delle energie e delle sincronicità che si erano manifestate nella mia vita. Gli dissi che avevo come l’impressione di essere guidato da uno spirito. Lui ascoltò con un sorriso, mormorando: «Hmm» mentre tirava boccate di fumo dalla pipa.

Ci accomodammo su alcune panche provviste di comodi cuscini che erano state sistemate a ridosso delle pareti e Valentin ci spiegò come avremmo dovuto comportarci durante la cerimonia.

«Quando iniziate a sentire l'effetto della medicina, non cercate di concentrarvi sulla mente razionale. Servirebbe solo a rendere le cose più difficili. Rilassatevi e permettete alla medicina di attraversare il vostro corpo. Qui non c’è posto per l'ego. Più provate a resistere, più la medicina lotterà contro di voi. Levatevi di mezzo prima che potete e lasciatela fare. Potreste vedere delle immagini, come su uno schermo televisivo. Evitate, per stasera, di pensarci su. Domani avrete tutto il tempo per le riflessioni. Se vedete qualche scena del passato o del presente, o anche del futuro, che vi rende felici o tristi, potete ridere o piangere quanto volete, ma non permettete a voi stessi di arroccarvi in quell’emozione. Non sguazzateci dentro. Consentitele di attraversarvi. Riconoscetela, ma non cercate di prolungarla. Se invece vi sentite impauriti e avete bisogno che vi tenga la mano per aiutarvi, non c’è problema. Ricordate, però: “Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei alcun male, perché tu sei con me”. Se riuscite ad attraversare da soli l’oscurità fino a ritrovarvi dall’altra parte, nella Luce, sarete diventati più forti. In ogni caso, se arrivano immagini che sentite di non poter assolutamente affrontare, vi basterà chiamare me o uno dei miei apprendisti, Mohita e Muridunga, e penseremo noi a scacciarle via».

«Vi prego di non fare conversazione in questa stanza» continuò «perché non solo disturberebbe gli altri, che potrebbero essere profondamente assorti nel proprio lavoro interiore, ma impedirebbe anche a voi stessi di ottenere le informazioni di cui avete bisogno. La conversazione appartiene alla realtà mondana e coinvolge una parte diversa del cervello, quindi vanifica uno degli scopi della medicina distogliendovi dai messaggi che potreste ricevere. Perciò, se provate un impulso irrefrenabile a parlare e non riuscite proprio a stare in silenzio, vi prego di uscire dalla stanza».

Qualcuno domandò: «Dobbiamo pensare o concentrarci su qualcosa di specifico mentre siamo sotto l’efFetto del San Pedro?»

«Bueno» rispose Valentin. «A volte è opportuno rivolgere il pensiero a qualcosa su cui vogliamo ricevere un’intuizione, perché svuotare la mente da tutti i pensieri è piuttosto difficile. Quindi, a prescindere da come preferite approcciarvi allo stato di estasi, ricordate le parole di quella canzone americana che fa: “You can’t always get what you want, but if you try, sometimes you may find, you get what you need”.

Detto ciò, rovesciò la testa all’indietro in quella grassa risata semi-isterica che in seguito avrei imparato a conoscere e ad amare.

Rimanemmo in curioso silenzio mentre Valentin spegneva le luci e accendeva candele sull’altare, lasciando spandere nella stanza il fumo di tabacco mapacho. I suoi apprendisti Mohita e Muridunga, anch’essi devoti di Krishna, accesero il palo santo, il cui aroma riempì fino all’ultima fessura della casa. Stavano purificando lo spazio cerimoniale, proprio come fanno con la salvia i nativi americani del Nord nelle loro cerimonie.

Valentin, che si era cambiato in abiti bianchi, si inginocchiò sul pavimento davanti all’altare e cominciò a pregare. Con la pipa soffiò boccate di fumo verso il pavimento e poi verso nord, sud, est e ovest, facendo il segno della croce prima di ogni esalazione. Le sue preghiere andarono avanti per cinque ore, mettendo a dura prova la nostra perseveranza.

«Quand’è che ci dà il San Pedro?» sussurrò uno degli ospiti.

«Quanto dura ancora?» chiese un’altra voce.

«Manca poco» dissi io, immaginando che fosse così.

Poi gli apprendisti si alzarono e, insieme a Valentin, soffiarono fumo di tabacco nella bottiglia del San Pedro, nel bicchiere in cui sarebbe stato versato e in un’altra bottiglia piena di un liquido scurissimo, quasi nero.

«Il fumo di tabacco garantisce l’assenza di energie negative nascoste» spiegò lui. «Se ce ne sono, il fumo le purifica».

Poi versò in un bicchierino un po’ di succo di tabacco e venne verso di me. «Anche noi, quindi, dobbiamo essere purificati».

Sentii qualcuno sussurrare: «Vuol dire che dobbiamo prima bere il succo di tabacco?»

«Bevi, Alan» mi esortò Valentin, porgendomi il bicchiere.

«Succo di tabacco? Non mi farà vomitare?» Ero confuso.

«Speriamo di sì» rispose lui con una risata. «Ti ripulirà lo stomaco e farà da catalizzatore per il San Pedro. Va’ fuori, per favore, sul davanti o sul retro della casa. E vedi di non vomitare sulle mie piante di cactus».

Prendendo in mano il bicchiere, gli feci cenno scherzosamente di aprirmi la porta anteriore e togliersi di mezzo. Era ovvio che, non appena l’avessi bevuta, la sostanza sarebbe uscita dal mio corpo immediatamente e con molta più violenza.

Ridemmo mentre Valentin apriva la porta. Feci una sorsata e il risultato previsto non si fece attendere. Ciascun partecipante bevve il suo veleno marrone scuro e uscì all’aperto seguendo l’impulso dello stomaco, per poi tornare pallido e sudaticcio dentro casa, dove lo aspettava una tazza di tè Ilex guayusa a temperatura ambiente.

Dopo mezz’ora, il tempo di rimettere a posto lo stomaco, ricevemmo una pari dose di San Pedro, circa 150 millilitri. Il sapore era altrettanto disgustoso. Aspettammo.

Valentin l’aveva lasciato cuocere tutto il giorno, senza aggiungere altri ingredienti: solo cactus San Pedro, puro e non adulterato. La dose per una persona era un pezzo di cactus equivalente alla distanza tra il gomito e le nocche del pugno chiuso, che veniva cotto, condensato e preparato in modo da poterlo inghiottire in una sorsata.

Lo spinoso e colonnare cactus San Pedro (Trichocereus pachanoi) è una delle Sacre Piante di Potere; perciò non è solo uno strumento per ricevere visioni, ma anche una potente medicina.

Contiene mescalina, un alcaloide psicotropo, nello strato più esterno a circa 3 mm dalla buccia, ma non si limita a questo. Molti sono riusciti a capire dove si trova l’alcaloide e hanno eliminato la parte interna del cactus, destinando al consumo solo la piccola percentuale contenente mescalina. Questo metodo annulla la sinergia della pianta, porta allo squilibrio la sua forza vitale e ne vanifica le intrinseche proprietà medicinali (vedi l’Appendice 1 per una spiegazione più dettagliata). Le visioni, così, si riducono a mere allucinazioni.

Questa sciocca trovata sottrae alla pianta parte della sua essenza, o anima, e muta la sua energia in qualcosa di completamente diverso e innaturale, in maniera molto simile a quanto accade manipolando le foglie di coca per produrre cocaina. -

Il sapore del San Pedro, non molto migliore rispetto al succo di tabacco, non ci indusse subito il vomito. Riprendemmo posto sulle panche posizionate intorno alla stanza e restammo in attesa che si manifestasse qualche effetto.

Ayahuasca Medicina

Sciamanesimo e guarigione: dal San Pedro all’Ayahuasca, il mistero delle Sacre Piante dell’Amazzonia

Alan Shoemaker

Alan Shoemaker racconta in questo libro il variegato percorso che l’ha portato a viaggiare dagli Stati Uniti in Ecuador e in Perù, dove vive attualmente, alla scoperta dei segreti del curanderismo e delle piante sacre...

€ 16,00 € 13,60 -15,00%

Disponibilità: Immediata

Vai alla scheda


Alan Shoemaker

Alan Shoemaker, Ayahuasquero, curandero e scrittore – vive a Iquitos (Perù) con la famiglia. Fondatore e direttore della chiesa dell’ayahuasca Soga Del Alma, nonché amministratore del Vine of the Soul Intensives, ogni anno organizza il Congresso Internazionale sullo...
Leggi di più...

Gli ultimi articoli


Non ci sono ancora commenti su Il dottor Valentin Hampjes - Estratto da "Ayahuasca Medicina"

Golden Books S.r.l.
Via Emilia Ponente 1705
47522 Cesena (FC)
P.iva e C.F. e C.C.I.A.A. 03271030409
Reg. Impr. di Forlì – Cesena n.293305
Capitale Sociale € 12.000 I.V.
Licenza SIAE 4207/I/3993
Macrolibrarsi è un marchio registrato
di Golden Books S.r.l. — Nimaia e Tecnichemiste