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Il dottor Brainbridge

di Jane Roberts 15 giorni fa


Il dottor Brainbridge

Leggi un estratto dal libro "Superanima Sette - Il Museo del Tempo" di Jane Roberts

«Non mi piacciono i dottori» disse Superanima Sette a Cyprus, la sua insegnante. Erano due puntini di luce sulla finestra al primo piano del piccolo Centro Medico. «Questo dottore è una delle tue personalità, e ha bisogno del tuo aiuto» sospirò Cyprus. «Le anime non dovrebbero avere pregiudizi.»

Subito dopo, la finestra si spalancò. Un uomo in camice bianco sporse la testa e iniziò a gridare ai piccioni che stavano sulla piccola tettoia lì sotto: «Sciò, sciò!» Poi richiuse la finestra sbattendola.

«Ha bisogno d’aiuto, va bene!» disse Sette imbronciato. «È un esame?»

«Esatto» disse Cyprus. «E tu sarai il suo nuovo collaboratore. Tanto per cambiare, assumerai un corpo fisico tutto tuo e...»

«Mai!» gridò Superanima Sette.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Superanima Sette - Il Museo del Tempo

Jane Roberts

Superanima Sette – Il Museo del tempo è una trasposizione narrativa degli insegnamenti di Seth, un maestro spirituale disincarnato di cui Jane Roberts è stata per molti anni la portavoce sul piano fisico, tramite un’intensa attività di...

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«È una parte necessaria della tua formazione» disse Cyprus con gentilezza. «Ora devi avvicinarti di più alla realtà terrena per comprendere davvero le esperienze delle tue personalità. Sapevi che prima o poi doveva accadere.» Per consolarlo, Cyprus si trasformò nell’immagine di una bella e giovane donna con un’aura di antica saggezza, o di una donna antica dall’aspetto giovanile. Sconsolato, Sette si trasformò in un ragazzo di quattordici anni. «Cyprus, questo è davvero troppo» disse Superanima Sette.

«Le tue personalità sono sempre fisiche» gli ricordò Cyprus, cercando di non ridere.

«Ma per quanto tempo dovrò avere un corpo?» chiese Sette.

«Diamine, finché non avrai aiutato il dottor Brainbridge a risolvere i suoi problemi.»

«Quanto ci vorrà?» chiese Sette. La sua immagine si sfocò ai bordi, e Cyprus rispose: «Chi lo sa? Dipende da te.»

«Qual è il suo problema?» chiese Sette, a disagio.

«Anche questo spetta a te scoprirlo» rispose Cyprus, «ma ti sarà subito evidente.»

«Preferirei aiutare Ma-ha nella Terra degli Interlocutori» ribattè Sette. «La sua vita è così esotica; oppure c’è Titty, che sta crescendo nel diciassettesimo secolo. Anche loro hanno bisogno del mio aiuto. Sembra che io abbia più personalità di quante riesca a gestirne e, per di più, tu continui a presentarmene di nuove. Non sapevo neppure di avere la personalità di un dottore.»

«Lo sapevi» disse Cyprus in tono eloquente, e Superanima Sette arrossì. «Sì, va bene. Lo sapevo, ma me ne ero dimenticato; cioè, pensavo che se la stesse cavando abbastanza bene.»

«Sei stato tu a dargli la vita e l’energia che ha» rispose Cyprus, «e so che a un certo livello lo sostieni, ma in realtà è a te che serve un esame ulteriore.»

«Hai ragione» disse Sette in tono sconsolato. Poi, pieno di speranza: «Ma non posso semplicemente aiutarlo da qui?»

Silenzio.

«Devo proprio assumere un corpo per un po’? Non basta un’immagine?»

Silenzio.

«Con la digestione, la respirazione e tutto il resto?» domandò, quasi disperato.

«Tutto quanto» disse Cyprus.

«Beh, va bene, ma, tanto per cambiare, finché avrò un corpo sarò una donna di giorno e un uomo di notte. Oppure sarò un indiano di giovedì e un greco di lunedì...»

«Un solo corpo» disse Cyprus con tono enfatico. «Uomo o donna, scegli. Almeno per questa parte dell’esame dovrai avere un solo corpo, proprio come gli esseri umani. Inoltre, per questo particolare compito dovrai avere più di ventun anni... diciamo venticinque.»

Superanima Sette si sentì improvvisamente sopraffare dalle implicazioni della situazione. «Allora dovrò... vivere da qualche parte, cioè, trovarmi un domicilio o una casa, come si dice qui; indossare vestiti, andare nei negozi a comprarli. Dovrò... rapportarmi con le persone; cioè, con gli esseri umani, come se fossi uno di loro.» Chiuse gli occhi. Era così agitato da trasformarsi in diverse immagini contemporaneamente.

«Ora smettila, Sette» si affrettò a richiamarlo Cyprus. «E calmati. Non sarà poi così male.»

«Non sarà così male?» Ormai Sette era sbalordito, sempre più fuori di sé. «Un conto è aiutare le mie personalità nello stato onirico, ispirarle, sostenere le loro vite! Ma... unirsi a loro è tutta un altra cosa!» In quel momento appariva come un uomo anziano, vecchio e traballante, con un turbante intorno alla testa.

«Che immagine patetica» disse Cyprus sorridendo.

«Devo anche nascere!» chiese Sette. «Ormai non mi sorprenderebbe più nulla.»

«No, non c’è tempo per quello» rispose Cyprus. «Devi semplicemente apparire.»

«Beh, è già qualcosa» replicò Sette, un po’ addolcito. «Nascere implica assumersi un tale impegno...» Poi, ripensandoci, chiese: «Ma che tipo di dottore è Brainbridge? Un chirurgo? Un medico generico? Un neurologo? Un...»

«Un dentista» disse Cyprus.

«Un dentista! Ma io odio i dentisti» urlò Sette. «Sono dei macellai. In quasi tutti i paesi del mondo, nel dodicesimo secolo andare dal dentista è praticamente una condanna a morte. E se è per questo, lo stesso vale per il diciassettesimo secolo. Una volta la mia personalità Josef ha rischiato di morire sulla sedia di un dentista, anche se, a dire il vero, si trovava in una sudicia stalla e...»

«Il dottor Brainbridge vive alla fine del ventesimo secolo» disse Cyprus. «Ho controllato la storia della medicina in relazione alle varie epoche per assicurarmi che avresti avuto le informazioni di cui avrai bisogno. In questa epoca, i dentisti sono molto, molto rispettabili. E non sono considerati dei macellai.»

«Ma continuano a estrarre i denti» disse Superanima Sette, tremando leggermente. «Non usano ancora il suono per toglierli, o per guarire i tessuti o...»

Cyprus non poté fare a meno di sorridere. «Vedi, sull’odontoiatria ne sai molto più di quanto tu creda» disse. «Adesso vieni. Diamo un’occhiata al dottor Brainbridge... È lì dentro che cura un paziente. Questo è l'ambulatorio del Centro Psichiatrico di Riverton, New York. George lavora lì tre mattine alla settimana.»

«Centro Psichiatrico? Che cos’è?» chiese Sette.

«Lo scoprirai. Guarda...» rispose Cyprus.

A prima vista, George non aveva un aspetto molto attraente. Era tarchiato, con i capelli castani, il viso rosso, grandi labbra e, come Sette notò, un mucchio di denti bianchissimi.

«Non ho mai lavorato sui suoi denti, vero? Bene, oggi ce ne occuperemo» disse George Brainbridge al suo paziente sorridendo. «Salga su quella poltrona, lì.»

«In verità» disse il paziente.

«In verità?» replicò George, occupato a riordinare i suoi strumenti di tortura (così pensò Sette che, con Cyprus, se ne stava lì in disparte, invisibile).

La signora Much, la sua assistente nel Centro, appoggiandosi alla porta, disse: «Crede di essere Cristo» e scrollò le spalle. Era una donna dai capelli neri, robusta, materna.

George le sorrise e disse; «Ehm... L’agenda degli appuntamenti dice John Window, ma non importa.»

«Cominciamo» disse poi rivolgendosi al paziente, che si era ormai sistemato sulla poltrona; il suo volto anonimo era circondato come da un’aura proveniente dalla luce della lampada orientabile che quasi lo accecava. «E il molare» disse George. «Giusto un po’ di protossido d’azoto qui» aggiunse, rivolgendosi più a se stesso che al paziente. «Questo è gas esilarante» proseguì, «non sentirà nulla.» Estrasse dalla borsa una bomboletta rotonda e gliela mise in mano dicendo: «Basta che schiacci qui. Può regolarlo come meglio crede. Se comincia a farle male, schiacci. Capito?» Scrutò il volto del paziente: alcuni riuscivano a regolare la dose, altri no. «Penso che lei si comporterà bene» disse.

Gli occhi scuri curiosamente caldi e profondi del paziente fissarono quelli di George. «Io sono Cristo» disse il paziente. «Riesco a sopportare un po’ di dolore. O forse non ne sentirò affatto. Non sono mai del tutto sicuro delle mie reazioni. Ma il gas non sarà necessario.»

L'assistente si sporse leggermente in avanti. Superanima Sette gemette, mentalmente; ma dopo un istante di silenzio, George continuò a parlare come se per lui fosse una cosa del tutto normale avere Cristo seduto sulla sua poltrona. «Non mi è permesso estrarre i denti senza anestetico» disse. «E la novocaina, in una situazione come questa, ci impiegherebbe troppo. Dunque, perché non mi fa contento e prende il gas? Renderà tutto molto più facile.»

Ci fu una pausa. Poi Cristo scosse la testa. «In verità. Allora, farò come vuole.»

«Super, super...» replicò George, sfregandosi le mani. «Dunque, ecco come funziona.» George glielo mostrò, e il paziente, dopo qualche esitazione, prese un paio di boccate.

«Celestiale» disse Cristo. Superanima Sette si sentiva a disagio a guardare l’uomo sulla poltrona, il volto intensamente illuminato dalla lampada e la bocca spalancata mentre George ci guardava dentro.

«Faccia un’altra tirata» disse George. Cristo obbedì. Poi sorrise e si mise a canticchiare “Il Signore è il mio pastore...” intanto che il gas faceva effetto, così George dovette dirgli di nuovo di aprire la bocca. «Apra di più!»

Sette, che osservava la procedura, quando le tenaglie di George scesero sul premolare della mandibola di Cristo, trasalì. George strinse ed estrasse il dente. «Ecco qua! Lei è stato grande. Super! Eccolo il bastardo» disse mostrando il dente a Cristo.

Cristo era ancora sotto effetto e sorrideva, e per un attimo George Brainbridge sobbalzò per la sorpresa. Non aveva mai visto in vita sua un sorriso così luminoso, distaccato, innocente. Il paziente era sulla quarantina, eppure in quell’istante i suoi occhi sembravano quelli di un ragazzino di dieci anni. No, pensò George: lui aveva un figlio di dieci anni e non gli era mai sembrato così innocente.

«Ti benedico» disse Cristo, il paziente, con una voce così dolce e accattivante che George non riuscì a far altro che fissarlo con il dente in mano, le radici insanguinate e tutto il resto. Quando il paziente aveva parlato, George Brainbridge aveva sentito tutto il suo corpo diventare improvvisamente e inspiegabilmente caldo e formicolante; lo aveva sentito raggiante, flessibile, pieno di forza come se lui stesso fosse diventato di colpo più giovane. Spinse meccanicamente un pezzo di garza nel buco lasciato dal dente e ne tamponò il sangue. Tutto ciò che riuscì a borbottare, ancora una volta meccanicamente, fu: «Super. Lei è stato super...»

Superanima Sette continuava a fissare Cristo con sospetto.

«Benedice sempre tutti» disse la signora Much scuotendo la testa. «Ma non crea problemi.»

George annuì, cercando di comportarsi normalmente. Decise che era stato il gas a dare al paziente quell’espressione così... sublime; era euforico, per l’amor di Dio, nulla di misterioso. Solo che anche George si sentiva euforico, e lui non aveva preso niente, neppure una boccata. E questo come si spiegava? «Adesso può scendere» disse dopo aver controllato il buco nella gengiva di Cristo. «In qualche modo, riempiremo quel buco» disse. «Non si preoccupi.»

Cristo sputò ancora un po’ di sangue e saltò giù dalla poltrona agile come un ragazzo. Poi si fermò, si voltò verso di lui e gli disse: «Ti benedico di nuovo, figlio mio», e fece il segno della croce. Questa volta George restò paralizzato. Sentì come se tutto il corpo fosse stato letteralmente accordato, come se fossero stati fatti degli aggiustamenti qua e là, come se la circolazione fosse stata accelerata e purificata; come se avesse respirato ossigeno puro per anni. Suo malgrado, gli uscirono di bocca queste parole: «Ma come fa?» riuscì a farfugliare.

«Sono Cristo» disse l’uomo in tono gentile, e anche se George si ricordava bene che questo tizio era un pazzo del Centro Psichiatrico, quelle parole avevano un senso. Non un senso logico, pensò, ma un qualche senso.

La signora Much ridacchiò: «Ha fatto il suo sortilegio anche a lei, eh?» Aveva un’espressione divertita anche se gentile. «Suggestione» disse. «Incredibile, non è vero?»

«Prima o poi me ne sparerò una dose» disse George guardando con insolita reverenza Cristo, che stava uscendo dalla porta.

George si prese cura di diversi altri pazienti, ma senza più scherzare e dimenticandosi di dire “super!” per incoraggiarli e rassicurarli. Tutti volevano essere dei “buoni” pazienti, dopo tutto.

Era turbato per il paziente Cristo e non sapeva perché. Ed era proprio questo a preoccuparlo. Era normale essere depressi perché si doveva togliere un dente, per esempio. O perché il livello degli zuccheri nel sangue era sceso. O perché qualcuno aveva detto o fatto qualcosa che ci aveva fatto arrabbiare. Oppure perché qualcuno ci sta infastidendo, come sta facendo questo tizio, pensò George accigliato. Perché il paziente, un giovanotto di nome Gregory Diggs, lo stava fissando con uno sguardo bellicoso.

«Apra di più, per favore» disse George fissando con attenzione il volto dell’uomo prima di dirottare lo sguardo dentro la bocca spalancata. «Lo sente questo?» chiese, dando un colpetto mentre esaminava il tessuto della gengiva. «Le hanno tolto un dente del giudizio al riformatorio» disse raddrizzandosi. «Sono le gengive, non i denti, temo. A volte fanno male, vero?»

«Sì» disse il giovane con voce strascicata e piena di rabbia. Si accigliò, risentito: «Come fa a saperlo?»

«Le gengive dicono tutto» disse George, mentre si lavava le mani. «Non mentono mai. Stanno andando a pezzi. Sono...»

«Stronzate! Lei vuole solo che io prenda altri appuntamenti. Probabilmente mi toglierà tutti i denti solo per fare qualche dollaro in più!»

George aveva quasi dimenticato cosa lo stava tormentando, ma l'occhiataccia provocatoria e sprezzante del giovane glielo fece tornare in mente, perché confrontò istantaneamente quello sguardo carico d’odio con la chiarezza benigna e infantile negli occhi dell’altro paziente. L’euforia che aveva sentito prima, quando il matto lo aveva benedetto, era svanita. È ovvio, pensò George, ironicamente. Ma la sua condizione normale - che pure era sempre stata buona - adesso, in confronto, sembrava scialba e grigia, come se tutto il suo corpo fosse pieno di novocaina.

«Beh?» chiese il giovane con arroganza.

«Cioè, io non tolgo i denti perché mi diverto» disse George. «Come mai lei è qui?»

«Quegli stupidi bastardi vogliono scoprire se sono pazzo o no.»

«Lo è?» gli chiese George. «Io penso che siamo tutti pazzi. Ma non può dire che le sto suggerendo un intervento alle gengive. Non credo servirebbe a nulla.»

«Vuole dire che, se io avessi i soldi, lo farebbe?» disse il giovanotto.

George ne ebbe abbastanza. Fece un passo indietro, con le mani piantate sui fianchi.

«Posso toglierle tutti i denti dalla bocca in questo stesso momento, se vuole» disse George, con un sorriso forzato. Si chiese che diavolo cera che non andava in ragazzi come quello. «La condizione delle sue gengive è così deteriorata che non credo, comunque, che lei possa salvare i suoi denti. Sto cercando di risparmiarle un po’ di sofferenza. Un intervento chirurgico alle gengive non è una passeggiata, e dubito che possa servire a qualcosa nel suo caso. I denti si stanno allentando. Nel giro di tre mesi, possiamo cominciare a toglierli, e temporaneamente le metterò un ponte...»

«Merda, non ho intenzione di venire qui tra tre maledetti mesi!» gridò Gregory Diggs. «Lei è pazzo! Fra tre mesi sarò ormai lontano, in un modo o nell’altro.» E si preparò a scendere dalla poltrona.

«Faccia come crede» disse George, stringendosi nelle spalle. Non riusciva proprio a comunicare con quel ragazzo, e si disse che avrebbe dovuto sapere che era meglio non sforzarsi di farlo.

«Certamente! Ha finito con me? Ho un appuntamento con il mio banchiere» disse con un sorriso, scese dalla poltrona, e si diresse verso la porta.

«Super. Si diverta!» ribattè George cupamente, cominciando a pulire l’attrezzatura e a riporre gli strumenti nella borsa.

Osservando la scena. Superanima Sette disse: «Anche se è un ricoverato, quel Gregory mi preoccupa. Non intendo dargli troppa importanza, ma... beh, potrebbe fare del male a George, no?»

«Ricordati l’esistenza delle probabilità, questo è tutto» disse Cyprus. Poi aggiunse: «Volevo che dessi un’occhiata alla vita e al lavoro della tua personalità prima di introdurti nel suo ambiente.»

«E il personaggio Cristo» disse Sette, «anche le persone che pensano di essere Cristo mi preoccupano. Non sai mai realmente che cosa possono combinare. Non riesco ancora a capire perché George fosse così turbato quando si è sentito meglio.»

«Lo capirai» disse Cyprus. «Ma se proprio devi, preoccupatene dopo. Adesso voglio che tu dia un’occhiata alla casa di George. Trascorrerà il pomeriggio e la prima serata con sua moglie al cottage.» E non appena Cyprus finì di parlare, lei e Sette si ritrovarono nello studio al pianterreno della casa di George, a parecchi isolati di distanza. «Presta particolare attenzione alla disposizione della casa» disse Cyprus. «Le stanze della famiglia si trovano al piano di sopra, per esempio. La prima volta che incontrerai George sarà per cena, alle otto.»

«Perché dovrei prestare particolare attenzione?» chiese Sette. «Sento alcune implicazioni... o complicazioni...» Ma Cyprus era sparita.

Superanima Sette si guardò attorno con un senso di disagio. Anche se tutto sembrava normale, le stanze avevano qualcosa di instabile — un senso di mutevolezza o di transitorietà - come se avessero assunto la loro forma attuale appena prima che lui arrivasse. Sospirò. Nonostante i suoi strani presentimenti sulla casa, il suo primo dovere era quello di ispezionarla, e poi di vedersi con Cyprus per risolvere la questione su che tipo di corpo assumere.

Sette passò il tempo a provare varie immagini per vedere se gli andavano bene, anche se non le aveva addensate in corpi - soprattutto perché non sapeva come farlo.

Il tempo passò così in fretta che arrivò sera senza che se ne rendesse conto e George avrebbe potuto rincasare da un momento all’altro. Decise allora di ispezionare la casa come aveva suggerito Cyprus. Entrò nella stanza accanto; non appena dentro, assunse la forma immateriale di un giovane sui trent'anni - l’età approssimativa in cui sarebbe apparso nel suo corpo fisico, quando ne avesse avuto uno. Fu allora che si rese conto che qualcosa non andava; tutto si stava sfocando, come se il tempo o lo spazio venisse spremuto fuori dalla forma.

Superanima Sette - Il Museo del Tempo

Jane Roberts

Superanima Sette – Il Museo del tempo è una trasposizione narrativa degli insegnamenti di Seth, un maestro spirituale disincarnato di cui Jane Roberts è stata per molti anni la portavoce sul piano fisico, tramite un’intensa attività di...

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Jane Roberts

Jane Roberts

Jane Roberts, scrittrice americana scomparsa nel 1984, all'età di 55 anni, è autrice di circa 20 opere, di cui alcune sono da attribuire completamente alla personalità "Seth", mentre altre sono opere di commento alla sua vicenda medianica, o di carattere filosofico-psicologico, o dedicate alla...
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