+39 0547 346317
Assistenza — Lun/Ven 08:00-12:00/14:00-18:00

Il digiuno per rigenerare e detossificare - Estratto da "Superterapie"

di Paolo Giordo 5 mesi fa


Il digiuno per rigenerare e detossificare - Estratto da "Superterapie"

Leggi un estratto dal libro di Paolo Giordo e scopri come utilizzare alcune importanti terapie e il digiuno per mantenerti in salute

Il digiuno volontario è una pratica antichissima la cui origine si perde nella notte dei tempi e che probabilmente l’intero genere umano ha conosciuto e applicato.

Stai leggendo un estratto da questo libro:

Superterapie - Nuove Grandi Prospettive per la tua Salute

Curare e guarire con piante e funghi medicinali, vitamine e digiuno

Paolo Giordo

Un libro per conoscere terapie inusuali scientificamente provate ed efficaci, come: batteri intestinali vitamine A, C, D, E, K2 Digiuno intermittente Piante e funghi medicinali Scopri le Superterapie, metodi naturali per...

€ 13,90 € 11,82 -15%

Disponibilità: Immediata

Vai alla scheda

Indice dei contenuti:

Il digiuno nella storia

Tale pratica compare in tutte le religioni come mezzo rituale di purificazione e di maggiore avvicinamento al divino.

Il digiuno veniva praticato anche da mistici e iniziati, come i pitagorici, gli esseni, i sufi, i catari e molti altri ancora.

Ippocrate stesso lo prendeva in considerazione e per i casi in cui non era possibile consigliava la tisana di orzo (ptisané) sino a completa guarigione.

Secondo quanto si legge nella Bibbia, lo stesso Mosè, sul monte Oreb, digiunò quaranta giorni prima di ricevere le Tavole della Legge e ripete tale pratica prima di distruggere il vitello d’oro. E quattro secoli dopo, il profeta Elia, digiunò quaranta giorni prima di salire sulla montagna per essere illuminato, come Gesù Cristo nel deserto prima di cominciare la sua predicazione. Anche Pitagora si astenne dal cibo per lo stesso intervallo di tempo, per poi recarsi in Egitto dove ricevette nuovi e profondi insegnamenti; fu questa pure la scelta di San Francesco prima di redigere le regole del suo Ordine.

Altri personaggi celebri hanno utilizzato la pratica del digiuno, sia a scopo rituale sia propiziatorio per eventi importanti, pertanto come pratica purificatoria.

In Italia il primo studio scientifico sul digiuno umano fu eseguito dal professor Luigi Luciani, direttore della cattedra di Fisiologia umana dell’Università di Firenze, il quale tenne in osservazione un volontario durante un digiuno di trenta giorni; pubblicò in seguito, nel 1889, le sue considerazioni in un libro nel quale affermava che la persona non aveva mai presentato deviazioni verso la patologia, né aveva sviluppato uno stato di malattia o di privazione fisiologica.

Luciani concluse che, durante il digiuno, un soggetto in buona salute conserva il proprio equilibrio fisiologico e la propria integrità psicofisica'.

Molti altri medici e studiosi, tra l’Ottocento e il Novecento, si occuparono di studiare gli effetti del digiuno sull’organismo, ma una vera e propria riscoperta di questa metodica come terapia si deve alla meticolosa applicazione di Fierbert Shelton (1895-1985), il quale diffuse in tutto il mondo il cosiddetto “Movimento igienista”, fondato in America nel 1829; Shelton seguì nella sua clinica in Texas oltre ventimila digiuni nell’arco di circa sessant’anni di attività.

A chi gli chiedeva se il digiuno potesse guarire molte malattie, era solito rispondere che era da considerarsi un riposo fisiologico mediante il quale il corpo eliminava le proprie tossine; secondo questa concezione, dunque, è il corpo che si cura e si autoguarisce, non il digiuno che guarisce il corpo. Occorre comunque distinguere un digiuno “igienico”, fatto regolarmente da persone sane a scopo disintossicante e che non necessita di alcuna super-visione, da un digiuno “terapeutico”, intrapreso da persone già malate allo scopo di attivare tutti i processi di autoguarigione.

Quando si affronta questa terapia, è inoltre cruciale saper individuare il momento in cui si passa dalla fase dell’autolisi (autodigestione di materiale proteico) a quella, estrema, dell’inanizione che condurrebbe alla morte.

Cosa accade quando si digiuna

Il nostro organismo, a livello generale, si basa su due processi metabolici: l’anabolismo (costruzione) e il catabolismo (distruzione). Soprattutto quest’ultimo produce tossine che devono essere smaltite attraverso gli organi emuntori (fegato, reni, intestino, pelle e polmoni). Inoltre, il corpo impegna molte energie nei processi digestivi. Paradossalmente quindi, mangiare consuma energia ed è sempre l’energia che serve per eliminare le scorie.

Se non ingeriamo cibo, il corpo si servirà delle proprie riserve mediante il processo dell’autolisi e un digiuno protratto nel tempo innescherà il fenomeno della gluconeogenesi, ossia l’impiego delle proteine per ottenere il glucosio necessario a mantenere i livelli di glicemia nella norma.

Le scorte epatiche di glucosio, accumulato nella forma del glicogeno, si esauriscono dopo circa ventiquattrore dalla mancata assunzione di carboidrati. Una volta esaurito il glicogeno epatico, si ha un incremento dei corpi chetonici generati sia in sede epatica che attraverso gli acidi grassi. Pertanto, durante il digiuno, il corpo comincia a utilizzare i grassi come fonte energetica.

Dopo la prima settimana di digiuno, la concentrazione dei corpi chetonici nel sangue diviene elevata e il cervello comincia a utilizzarli come carburante al posto del glucosio.

La sovrapproduzione di chetoacidi (acido beta-idrossibutirrico e acido acetoacetico) sostituisce il glucosio come principale fonte di carburante per il cervello umano favorendo, in questo modo, un risparmio proteico.

Pertanto, la chetosi è il principale meccanismo utilizzato dall’essere umano per la sopravvivenza in condizioni di digiuno, in quanto i chetoni rappresentano una fonte energetica alternativa al glucosio e il loro impiego da parte del cervello protegge i muscoli dalla degradazione proteica che si verifica nella fase iniziale.

In tempi molto antichi, soprattutto nella stagione invernale, gli esseri umani erano preparati a periodi più o meno lunghi di digiuno in relazione alla scarsa disponibilità di cibo commestibile quando all'esterno imperversavano neve e ghiaccio. Il nostro corpo conserva tuttora questa modalità biologica di sopravvivenza, anche se oggi la situazione ambientale si è radicalmente modificata.

La disponibilità e, spesso, l’eccesso alimentare, soprattutto nei paesi occidentali e in quelli industrializzati, ha comportato un apporto calorico sproporzionato rispetto alle esigenze vitali e all’effettivo consumo energetico. Ciò ha condotto gradualmente all’obesità, al sovrappeso, all’aterosclerosi, al diabete e a moltissime malattie moderne come il cancro, le cardiopatie, le malattie autoimmuni e altro ancora.

Il problema dei lipidi in eccesso, che vanno a depositarsi in arterie e tessuti, è ulteriormente aggravato dagli squilibri metabolici e dai danni prodotti dall’inquinamento sul nostro corpo, sempre più esposto a sostanze estranee tossiche.

La raffinazione dei cereali e di molti altri alimenti ha acuito le problematiche intestinali e immunitarie e, infine, il carico farmacologico al quale, oggi, molte persone sono sottoposte, specie nella terza età, sferra il colpo di grazia a un sistema biologico programmato geneticamente per stimoli completamente diversi.

Il digiuno, pertanto, rappresenta il miglior modo per eliminare le sostanze tossiche accumulate negli anni. Un esempio calzante è dato dagli ex fumatori che, dopo qualche giorno di digiuno, ritrovano in bocca il sapore delle sigarette ormai abbandonate da anni; ciò accade perché, appunto, l’organismo espelle le tossine che aveva incamerato.

In qualche caso Io “smobilizzo” delle tossine risulta fastidioso, si possono presentare malessere, nausea, cefalea, ecc., ma è importante che il nostro corpo, in questo modo, sia messo in grado di ripristinare i suoi meccanismi fisiologici.

La fase depurativa, comunque, non è il solo aspetto terapeutico di questa metodica. Accanto a essa possiamo annoverare anche il potenziamento dei sistemi di protezione dallo stress ossidativo, causa di innumerevoli malattie, mediante l’attivazione dei meccanismi antiossidanti nelle cellule.

Probabilmente, tale effetto antiossidante è alla base della regressione che si osserva nelle malattie degenerative e autoimmunitarie.

Un altro aspetto di estrema importanza del digiuno è legato alla prevenzione e al rallentamento dell’invecchiamento.

E opinione comune che il processo di invecchiamento sia correlato a una componente geneticamente determinata legata ai telomeri, ma anche a una componente strettamente dipendente dagli stress ambientali di varia natura, non ultimi quelli psicologici.

Pertanto, l’essere umano ha inscritto nel DNA la sua massima aspettativa di vita, ma in questo vanno a inserirsi molti fattori esogeni ed endogeni che possono modificare o meno tale aspettativa.

Riprendiamo, dunque, il discorso introdotto in precedenza e torniamo ai meccanismi che si innescano con il digiuno per chiarirne la portata. Come detto, il nostro corpo sfrutta le riserve di glicogeno, cioè la forma in cui viene stivato il glucosio, sia nel fegato che nei muscoli. Dopo circa ventiquattrore, il glicogeno accumulato precedentemente si esaurisce e, a questo punto, il corpo deve trovare un’altra fonte energetica quale, ad esempio, grassi e aminoacidi. E sono proprio questi i combustibili di “resistenza” dell’organismo. I corpi chetonici che si formano e che si riversano nel sangue sono la fonte energetica alternativa soprattutto del sistema nervoso centrale.

In queste condizioni il peso corporeo, ovviamente, diminuisce ma spesso la forza muscolare non viene affatto intaccata, se non in modo molto limitato.

Durante il periodo di digiuno vengono disgregate e utilizzate le proteine presenti sia all’interno che all’esterno della cellula e questo permette a molti tessuti del corpo di autorigenerarsi e di rimuovere i tessuti danneggiati. Ciò ci porta a concludere che il digiuno conduce a un ringiovanimento dell’intero organismo.

Il calo ponderale sarà tanto maggiore quanto più il soggetto si trovi in condizioni di sovrappeso. Generalmente, nelle persone già magre in partenza, tale calo sarà molto limitato.

In ogni caso, durante il digiuno, non si riscontrano carenze proteiche e vengono mantenute tutte le funzioni essenziali, come il numero di globuli rossi nel sangue, la produzione di anticorpi, di ormoni, di proteine e di neurotrasmettitori.

"Antidoto" agli eccessi della modernità

Guardando alla storia dell’umanità si evince che le principali cause di morte sono state, nei secoli passati, principalmente dovute alle grandi epidemie, alle guerre e alla mancanza di cibo e di igiene. Anticamente l’individuo cacciatore/raccoglitore mangiava quando era in grado di trovare cibo e, talvolta, era costretto a sperimentare periodi di forzato digiuno.

Dopo la diffusione dell’agricoltura e dell’allevamento, l’uomo ha cominciato ad alimentarsi in modo più regolare anche se, talvolta, si trovava ad affrontare calamità naturali che impedivano l’approvvigionamento dei cibi (carestie, inondazioni, siccità, ecc.). Durante quelle prolungate crisi alimentari, secondo il ricercatore giapponese Yoshinori Nagumo, si sono formati i geni della “sopravvivenza”. Infatti, il nostro organismo possiede un’ampia gamma di geni che regolano le nostre funzioni e ci aiutano a sopravvivere nei periodi di penuria alimentare.

Il problema nasce dal fatto che tali geni si attivano solo in condizioni biologiche particolari: fame e freddo. Oggi viviamo in case riscaldate e sperimentiamo grande abbondanza di cibo, addirittura un eccesso, quindi questi geni non solo non si attivano, ma spesso esercitano l’effetto opposto, promuovendo i processi di invecchiamento oltre a provocare malattie e alterare il sistema immunitario, che dunque si rivolge contro le nostre stesse strutture biologiche. E per questo che semplicità e perseveranza devono essere le due qualità indispensabili nel guidare la nostra alimentazione. Come era solito dire Nagumo, il segreto di una salute di ferro è mangiare solo sino a riempire lo stomaco per otto decimi; bisognerebbe smettere di mangiare prima di sentire la pancia piena.

Nel mondo moderno, invece, non si pratica la sobrietà e l’abbondanza ha generato le cosiddette patologie del benessere, le cui principali concause sono senz’altro un’alimentazione eccessiva e sbagliata, ma anche l’esposizione del cibo ad agenti chimici tossici e l’inquinamento ambientale; siamo dunque di fronte a un boom di malattie degenerative, autoimmuni e metaboliche che vanno dal cancro al diabete, dalla sclerosi multipla all’Alzheimer, dall’infarto all’ictus e via dicendo.

Inoltre, all'adulterazione dei cibi, alla loro raffinazione estrema con impoverimento cronico dei micronutrienti e alla loro esposizione a sostanze cancerogene o a distruttori endocrini, si aggiunge un’altra fonte importante di intossicazione: quella iatrogena.

Il consumo di farmaci, spesso eccessivo, può risultare tossico, con pericoli talvolta maggiori di quelli rappresentati dalle malattie che si intendono curare. In molti casi gli effetti collaterali dei farmaci non si manifestano nell’immediatezza dell’assunzione, ma provocano danni a livello cellulare che si accumulano con il passare dei mesi e degli anni.

Dunque, è quanto mai importante poter contare su una pratica che inneschi un’azione di “pulizia” del nostro corpo inquinato, affinché esso possa ripristinare quei meccanismi biologici di riattivazione e rigenerazione dei sistemi enzimatici che sono alla base dei processi di autoguarigione; processi che sono inevitabilmente ostacolati dalle tossine.

L’accumulo delle scorie e la potenziale scarsa capacità di eliminarle conduce a uno stato di cronica intossicazione e al sovraffaticamento do alterazione di tutti i processi biologici.

Una temibile ma comune conseguenza è uno stato di infiammazione cronica (l’infiammazione è il processo attraverso il quale l’organismo tenta di bruciare le tossine in sovrannumero) con formazione di radicali liberi spesso in eccesso (stress ossidativo); la conseguenza è il danneggiamento dei tessuti più o meno nobili del corpo.

La dieta mima-digiuno

Ovviamente esistono molte forme di digiuno.

In questi ultimi anni si è molto affermata la cosiddetta dieta “mima-digiuno”, ideata e sostenuta da Valter Longo, professore di biogerontologia e direttore dell’Istituto sulla longevità all’Usc, University of Southern California, a Los Angeles, nonché direttore del programma di oncologia e longevità di Ifom, centro di ricerca italiano dedicato allo studio della formazione e dello sviluppo dei tumori a livello molecolare.

Gli studi di Longo sulla longevità sono iniziati dall’osservazione di soggetti affetti da sindrome di Laron, ovvero persone geneticamente prive di recettori dell’ormone somatotropo (Gh).

Questa sindrome è nota per colpire in particolar modo una popolazione dell’Ecuador di bassissima statura, che presenta un rischio di contrarre cancro e diabete di tipo 2 quasi inesistente, seppur in presenza di un’alimentazione non equilibrata e consumo frequente di tabacco e alcol. Questi soggetti muoiono per cause naturali a circa 80 anni (età molto elevata per il contesto geografico specifico). Nel loro caso, la longevità e l’assenza di malattie cronico-degenerative sarebbero imputabile alla mancata azione biologica della somatotropina, o Gh. Anche altri esperimenti condotti su cavie affette da sindrome di Laron hanno dato analoghi risultati.

In effetti, il rilascio di ormone della crescita è regolato dalla presenza di proteine alimentari, soprattutto quelle di origine animale. Pertanto, incrementando l’assunzione di proteine animali si assiste a un aumento del Gh nel sangue. Seguendo, invece, la dieta mima-digiuno si assisterebbe a una riduzione della somatotropina e a un ricambio delle popolazioni cellulari con eliminazione conseguente delle cellule danneggiate.

Seguire periodicamente questa dieta, secondo il dottor Pongo, aiuterebbe a “resettare” il corpo annullando gli effetti negativi dell’ormone della crescita presente in eccesso.

Sembra infatti che, con brevi e intermittenti periodi di assunzione calorica molto ridotta, il corpo riesca a fortificarsi mantenendo gli stessi effetti ottenibili da un digiuno a sola acqua. L’azione di ringiovanimento e protezione cellulare riguarderebbe tutti i tessuti e i sistemi immunitario, muscolare, nervoso, ecc.

Con questo tipo di dieta si riuscirebbero a colpire in modo significativo le cellule cancerose, che quindi andrebbero incontro ad apoptosi, cioè a morte programmata.

Una ricerca condotta sui topi ha rilevato anche una forte riduzione dei sintomi della sclerosi multipla nel 50% dei casi e una regressione completa nel 20% dei casi.

Le linee guida fornite da Longo prevedono un consumo prevalente di proteine di origine vegetale e l’eliminazione di quelle animali derivanti da carni e formaggi, le quali attiverebbero i geni promotori della crescita cellulare, dell’invecchiamento e talora anche della degenerazione cellulare (cancro). Le proteine del pesce, invece, non vengono ritenute altrettanto nocive, per cui ne è consentita l’assunzione sino a tre volte la settimana.

In ogni caso occorre, prima di tutto, verificare l’idoneità dei soggetti a praticare tale dieta. E infatti sconsigliata ai diabetici insulinodipendenti, ai soggetti anoressici, nelle gravi condizioni di sottopeso e nei bambini in accrescimento; la fascia più idonea va dai 20 ai 70 anni, monitorando i principali parametri fisiologici (pressione sanguigna, glicemia, ematocrito, sideremia, ecc.).

Un soggetto normopeso potrebbe seguire questa dieta ogni 3-4 mesi per una durata di 5 giorni ogni volta. Un soggetto obeso con varie patologie metaboliche potrebbe giovarsene anche una volta al mese. Lo schema calorico^ prevede che il primo giorno si assumano circa 1000 Kcal divise tra il 34% di carboidrati, 56% di grassi e 10% di proteine. Nei quattro giorni successivi si scende a 750 Kcal divise tra il 47% di carboidrati, 44% di grassi e 9% di proteine.

Un esempio molto semplificato da usare nei quattro giorni successivi al primo potrebbe essere: 400 g di zucchine, 300 g di cavolo cappuccio rosso, 300 g di carota, 250 g di cipolla, 20 g di olio di oliva e 20 g di noci.

Pare che questa dieta mima-digiuno eserciti un’azione positiva anche durante l’esposizione del paziente oncologico alla chemioterapia. Longo ha rilevato nei topi la riduzione della progressione del tumore sino all’arresto completo. Negli esseri umani, effetti positivi sono stati rilevati soprattutto nel tumore della mammella, nel melanoma e nel neuroblastoma.

Durante la chemioterapia si è potuta osservare una riduzione degli effetti collaterali e questo avverrebbe presumibilmente per il potenziamento delle cellule normali che sarebbero in grado di proteggersi meglio durante l’aggressione chimica dei chemioterapici.

Per quanto riguarda il peso corporeo, si ottengono sicuramente la riduzione del grasso viscerale, la preservazione della massa muscolare e un miglioramento delle capacità cognitive in generale.

A livello metabolico, oltre alla riduzione ponderale, si possono osservare un aumento dei corpi chetonici, una riduzione dei marcatori dell’infiammazione (come la proteina C reattiva) di circa il 50%, una diminuzione dell’Igf-1 (fattore di crescita insulinosimile di tipo 1, stimolato dal Gh).

Quanto detto sinora è stato sperimentato con successo sui topi ma ancora si trova in fase sperimentale, sebbene avanzata, sugli esseri umani.

La dieta mima-digiuno persegue lo scopo di mandare volutamente l’organismo in carenza di glucosio e proteine. Senza glucosio a sufficienza, il corpo è costretto a generare risorse energetiche alternative formate soprattutto, come detto, dai corpi chetonici prodotti a partire dalle nostre riserve di grasso. A ciò si somma un deficit proteico; in tal modo il corpo utilizza in modo più efficiente le poche risorse proteiche disponibili tutelando i tessuti più nuovi e nobili e lasciando “morire” quelli vecchi e inutili, per poi riutilizzarli.

Si attiva inoltre una massiccia produzione di cellule staminali che andranno a sostituire le vecchie cellule alterate.

Il digiuno intermittente

Una buona pratica salutare è anche il digiuno intermittente: si mangia regolarmente per alcuni giorni e poi ci si astiene dal cibo in altri, o per diverse ore nella stessa giornata.

Uno degli errori alimentari più frequenti in Occidente è quello di mangiare troppo e troppo spesso; questa abitudine rende il corpo pigro e meno efficiente nei processi di riparazione e di rinnovamento cellulare.

Il digiuno intermittente imita in modo efficace le abitudini alimentari dei nostri antenati, che invece non avevano, a differenza di oggi, accesso al cibo in ogni momento. Essi alternavano periodi di sazietà a periodi di digiuno e le ricerche moderne hanno dimostrato che questi cicli sono molto benefici e utili per migliorare tutte le attività metaboliche e immunitarie.

Tali ricerche hanno messo in evidenza come, nel digiuno intermittente prolungato, il corpo si liberi più facilmente delle cellule e dei tessuti danneggiati sostituendoli con tessuti nuovi, innescando l’attività di rigenerazione cellulare e reset immunitario.

Il digiuno favorisce l’espressione di un gene chiave che controlla l’enzima Pka. Quando ci si astiene dal cibo, il Pka è ridotto e si innesca il processo di rigenerazione che attiva le cellule staminali. Ciò ha implicazioni anche suH’invecchiamento biologico e sulla longevità. Infatti, il digiuno tende a normalizzare la produzione di insulina e la sensibilità alla leprina potenziando, allo stesso tempo, l’energia mitocondriale.

La resistenza all’insulina e alla leprina è una delle cause principali delle malattie cronico-degenerative come l’Alzheimer, il cancro, il diabete e molte altre ancora.

Il digiuno intermittente, unito a una dieta congrua nei periodi in cui ci si alimenta normalmente, aiuta il corpo a non utilizzare, se non in piccola parte, gli zuccheri come fonte primaria di energia; vengono invece usati i grassi e ciò diminuisce fortemente i rischi di malattia.

Si normalizzano anche i livelli di grelina, meglio conosciuta come l’ormone della fame, quindi si riduce il desiderio di zuccheri.

Inoltre, si ha una modulazione dell’increzione, cioè della secrezione interna, dell’ormone della crescita, il quale aiuta a riparare cellule e tessuti danneggiati riducendone il danno ossidativo.

Il digiuno stimola anche la produzione di una proteina chiamata BDNF (Brain derived neurotrophic factor), che induce la produzione di nuove cellule cerebrali e di fattori protettivi contro i meccanismi della neurodegenerazione.

Durante i giorni di digiuno si raccomanda di ridurre a un quarto l’apporto calorico quotidiano (600 Kcal per gli uomini e 500 per le donne).

Si può concentrare il consumo di cibo della giornata in una fascia di otto ore, digiunando le restanti sedici.

A parte i vantaggi metabolici per quel che riguarda la perdita del peso corporeo in eccesso, si possono enumerare molti altri benefici per la salute:

  • Diminuzione del grasso e del peso corporeo
  • Minore perdita di massa muscolare rispetto a una dieta ipocalorica
  • Diminuzione dei livelli di glucosio nel sangue
  • Diminuzione dei livelli di insulina e della sensibilità a essa
  • Aumento della lipolisi e ossidazione dei grassi
  • Incremento della proteina di disaccoppiamento mitocondriale (la proteina disaccoppiante, o termogenina, è situata nei mitocondri del tessuto adiposo bruno e viene utilizzata per generare calore nella termogenesi senza brivido. Questa proteina disaccoppia la catena respiratoria permettendo una veloce ossidazione del substrato con una esigua produzione di Atp)
  • Aumento dei livelli di noradrenalina
  • Aumento dei livelli di glucagone
  • Modulazione dei livelli di Gh
  • Diminuzione dello stress correlato al cibo
  • Diminuzione dell’infiammazione cronica sistemica
  • Autofagia mitocondriale, cioè allungamento dei mitocondri in risposta alla carenza di nutrienti (i mitocondri allungati hanno un maggior numero di creste e una maggiore attività della Atp sintasi; inoltre continuano a produrre Atp, cioè energia, nonostante la privazione calorica).

In conclusione, il digiuno rappresenta uno strumento terapeutico di grande valore per la prevenzione e la cura delle malattie e per ritardare i meccanismi legati all’invecchiamento; inoltre, ha una funzione depurativa e disintossicante dell’organismo in un mondo sempre più inquinato.

Superterapie - Nuove Grandi Prospettive per la tua Salute

Curare e guarire con piante e funghi medicinali, vitamine e digiuno

Paolo Giordo

Un libro per conoscere terapie inusuali scientificamente provate ed efficaci, come: batteri intestinali vitamine A, C, D, E, K2 Digiuno intermittente Piante e funghi medicinali Scopri le Superterapie, metodi naturali per...

€ 13,90 € 11,82 -15%

Disponibilità: Immediata

Vai alla scheda


Non ci sono ancora commenti su Il digiuno per rigenerare e detossificare - Estratto da "Superterapie"

Golden Books S.r.l.
Via Emilia Ponente 1705
47522 Cesena (FC)
P.IVA e C.F. e C.C.I.A.A. 03271030409
Reg. Impr. di Forlì – Cesena n.293305
Capitale Sociale € 12.000 I.V.
Licenza SIAE 4207/I/3993
SDI C3UCNRB
Macrolibrarsi è un marchio registrato
di Golden Books S.r.l.