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Il crollo del tempio - Estratto da "Soldi Sicuri"

di Leopoldo Gasbarro 4 mesi fa


Il crollo del tempio - Estratto da "Soldi Sicuri"

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Il tempio sta crollando sotto il peso del tempo, sotto il suo stesso peso e sotto la sua incapacità di guardare al futuro e di adattarsi per evitare il crollo.

Indice dei contenuti:

E' ora di aprire gli occhi

Il tempio, per chi non lo avesse capito, è il sistema bancario italiano. Ma anche nel resto d'Europa non se la passano molto meglio; provate a chiedere alla solidissima Germania, o a fare capolino in Olanda, Francia, Belgio e Spagna. Tutto il mondo è Paese, e ogni Paese ha i suoi scheletri.

Il fallimento di Lehman Brothers nel settembre 2008, allora la terza banca d'affari americana, è stato solo l'innesco di una bomba che covava già sotto le ceneri e che prima o poi avrebbe trovato altri detonatori che l'avrebbero fatta esplodere. Era solo una questione di tempo.

Per inquadrare il fenomeno sarebbe meglio ricorrere a qualche numero, visto che i numeri, a differenza delle interpretazioni, difficilmente mentono.

Deutsche Bank ha già messo in conto 1.000 licenziamenti; ING, in Olanda, addirittura 7.000. E siamo solo all'inizio.

Anche i piani industriali delle banche di casa nostra prevedono per i prossimi anni chiusure e licenziamenti a go-go.

Fino al 2021 sono stati messi a bilancio ben 28.000 esuberi, per i quali si è già trovato un accordo con i sindacati che in pratica ci fa capire che sono già «cosa fatta». A questi si è aggiunto a dicembre 2016 il piano industriale lanciato da UniCredit, che prevede oltre 3.900 esuberi e la chiusura di 833 filiali.

Ma siamo ancora lontani dalla verità, dalla realtà. Agli inizi del mese di ottobre 2016 il Fondo Monetario Internazionale ha dichiarato che di licenziamenti nel nostro Paese, nel settore bancario, ne servirebbero almeno 100.000: quasi quattro volte ciò che le banche hanno già messo in conto di fare, un terzo dell'intera forza lavoro.

Gli istituti finanziari ne sono consapevoli? Forse sì, ma non possono dichiararlo apertamente. Sarebbe troppo complicato, anche e soprattutto dal punto di vista dell'impatto sociale, comunicare cosa hanno davvero intenzione e soprattutto necessità di fare per via del fatto che in gioco c'è la loro stessa sopravvivenza.

Per questo hanno scelto di indorare la pillola e di dosarla in tempi e somministrazioni diverse. Ma il sapore non cambierà, e sarà un sapore estremamente amaro.

Bancari di tutta Italia, è arrivato il momento di aprire gli occhi. Chi non lo farà, anzi chi non lo ha già fatto, si ritroverà buttato fuori da un sistema ormai anacronistico. Le banche così come le conosciamo sono i dinosauri dell'era moderna, e il meteorite che li farà scomparire è già caduto. Lì dove ha colpito direttamente ha già fatto danni inimmaginabili, ma non tarderà a far sentire i suoi effetti in tutto il mondo.

Dalla devastazione che milioni di anni fa portò all'estinzione dei dinosauri si salvarono i mammiferi, piccoli e veloci, in grado di adattarsi ai cambiamenti e di trovare cibo là dove gli altri trovavano solo morte. Quel meteorite ha distrutto un tempio, permettendo che ne nascesse un altro dalle sue ceneri.

Oggi con le banche sta succedendo la stessa cosa. I templi e le colonne si stanno sgretolando. C'è bisogno di nuovi modelli che funzionino nel mondo di oggi e di istituti di credito che sappiano creare valore per loro stessi, per le imprese e soprattutto per il risparmio. Già, per il risparmio, che in questi ultimi tempi rischia di essere fortemente penalizzato da tutto quello che sta succedendo.

Oltre ai 100.000 licenziamenti assisteremo a un altro fenomeno che sarà difficile da arrestare: la chiusura delle filiali. È sempre il Fondo Monetario Internazionale a fornire qualche dato in tal senso: solo in Italia dovranno serrare i battenti almeno 10.000 sportelli. Del resto era già facile dedurre questi numeri dalla realtà di tutti i giorni. In Italia ci sono oggi circa 30.000 filiali appartenenti alle oltre 600 banche presenti sul territorio nazionale. In pratica nel nostro Paese abbiamo circa 50 sportelli ogni 100.000 abitanti.

Diamo un'occhiata a cosa accade fuori da casa nostra. La media europea è di circa 40 ogni 100.000 abitanti - e sta continuando a scendere -, ma se si fa riferimento al Nord Europa, e al mondo anglosassone in particolare, si arriva a 30 ogni 100.000 abitanti.

È chiaro ora perché i numeri forniti dall'FMI sono reali? È solo una questione di riallineamento. Bisognerà fare in modo che i numeri italiani coincidano con quelli degli altri Paesi di cui abbiamo evidenziato la situazione. L'FMI non ha dovuto fare alcuna previsione, ha solo fatto due più due analizzando i dati a disposizione.

Il vecchio modello distributivo delle banche risulta ormai obsoleto: o lo si cambia o si muore, non ci sono alternative.

Per evitare che la storia si ripeta è necessario abbracciare il cambiamento

Una collega mi ha mostrato una foto. Al centro c'era il papa, e attorno a lui un gruppo di fedeli che scattava dei selfie.

Francesco è un rivoluzionario. Un uomo di Chiesa, sì, ma un rivoluzionario. La Chiesa ha dimostrato nel tempo di essere una delle strutture più conservatrici del pianeta, eppure Francesco usa Twitter, e milioni di fedeli lo seguono.

Il nuovo mondo è anche questo. Per messaggi importanti possono bastare 140 caratteri. Con quelli condivide i suoi pensieri, i suoi suggerimenti, a volte le sue emozioni e le sue paure. Non ha bisogno di intermediari, di donne o uomini che raccontino ad altri quello che lui stesso può far arrivare ovunque nel mondo.

Con quei 140 caratteri raggiunge il cuore e le menti di milioni di persone, molte più di quante non riesca a raggiungere affacciandosi dalla sua finestra in Piazza San Pietro o viaggiando in ogni angolo del mondo.

Lui ha capito. E le banche? I bancari? I risparmiatori?

Il mondo è cambiato, e anzi continua a cambiare rapidamente. Non è facile adattarsi. Non è agevole modificare le proprie abitudini; anzi, è fastidioso. Ma il cambiamento è nelle nostre vite: può travolgerle o migliorarle, dipende solo da noi. La storia ci indica la strada.

La storia è costellata di esempi di civiltà implose, travolte dal cambiamento, da rivoluzioni inattese.

Recentemente, in occasione di un evento cui sono stato invitato per parlare proprio della situazione del sistema bancario, una signora mi ha detto che non avrei dovuto dipingere un quadro così fosco, che si dovrebbe intervenire in qualche modo per arrestare il fenomeno e salvare tutti quei posti di lavoro.

Le ho risposto con una domanda: «Da quanto tempo non va in banca?»

La signora non ha replicato. Mi ha guardato e io ho continuato: «Io non sto dipingendo il quadro, lo sto solo raccontando. Lei non va molto spesso in banca, immagino, e ci andrà sempre meno perché non ha bisogno di farlo, vero?»

Stavolta ha annuito.

«In realtà», ho aggiunto, «è lei che sta contribuendo a chiudere la filiale della banca presso cui non si reca più. È lei che sta costringendo al licenziamento le persone che lavorano lì. Perché non cambia di nuovo le sue abitudini? Perché non rinuncia alle sue attuali comodità e non passa in banca tutti i giorni e fa in modo che il suo sportellista di fiducia abbia qualcosa di cui occuparsi? Ma non lo fa, perché non può opporsi al cambiamento che caratterizza le nostre vite, e che le migliora permettendoci di vivere più comodamente.»

Il dado è tratto. Non si torna più indietro.

Chi si sognerebbe mai di ripristinare le cabine telefoniche o di cercare nuovamente i gettoni che tanti di noi hanno usato fino a qualche anno fa? Sono pezzi da museo.

Ricordate il marchio Kodak? Per quelli della mia generazione Kodak significava fotografia: il nesso era naturale, quasi inevitabile. Quell'azienda era leader nel settore, e il regime in cui operava era quasi monopolistico. Ma se oggi chiedessi di Kodak a mia figlia, che ha dieci anni, probabilmente non saprebbe dirmi nulla. Sono passati solo pochi anni, eppure quel monopolio è stato letteralmente spazzato via dalle novità digitali che hanno trasformato in realtà ciò che nessuno credeva possibile.

Quanti altri esempi potremmo citare? Accadrà, anzi sta già accadendo, la stessa cosa anche nel settore bancario.

L'avvento delle nuove tecnologie e in generale della digitalizzazione ha spazzato via le cabine telefoniche, così come le pellicole fotografiche, e spazzerà via anche le filiali bancarie così come le abbiamo conosciute fino a oggi. È un percorso inevitabile, che nessun sindacato dei lavoratori saprà o potrà combattere, e che nessuna banca sarà in grado di arginare.

Ma non c'è bisogno di andare troppo lontano nel tempo perché se ne vedano gli effetti. Mi affido anche in questo caso ai numeri, stavolta dell'ABI, l'Associazione Bancaria Italiana.

Cosa ci dicono? Che circa 15 milioni di persone, praticamente più della metà dei clienti delle banche del nostro Paese, stanno già usufruendo dei servizi di home banking. Non è abbastanza chiaro che indietro non si torna?

Tra l'altro l'home banking rischia a sua volta di essere fagocitato in poco tempo dal mobile banking. Sono già 5 milioni, infatti, le persone che usano lo smartphone per «entrare in banca», per consultare i propri conti correnti o fare operazioni. Gli smartphone stanno diventando i «telecomandi» della nostra quotidianità, della nostra vita. Il loro utilizzo cresce a dismisura e lo farà ancor di più con l'avvento delle nuove generazioni, i cosiddetti millennials, i nativi digitali.

Dio solo sa quali strumenti tecnologici avremo a disposizione tra qualche anno. Una cosa è certa: utilizzeremo sempre di più i nostri sportelli virtuali e sempre meno quelli tradizionali, i quali spariranno, come sparirà chi resterà al loro interno se non sarà in grado di guardare oltre la punta del proprio naso.

Ci sono 4.200 miliardi di risparmi nel nostro Paese, risparmi che hanno bisogno di consulenti, di professionisti preparati. È questa la nuova frontiera, l'alba del mondo ridisegnato dal meteorite caduto sulla Terra.

A cosa servirà qualcuno in grado di fare un bonifico se possiamo farlo da soli in totale comodità, scegliendo noi il come, il quando e il dove? E quanto dovrebbe costare quel bonifico? E staccare un assegno, riempire un modello F24 o pagare un bollettino postale?

Su quelle operazioni rischierebbe di gravare il costo degli stipendi del personale e del mantenimento delle strutture fisiche; costi che non sono più sostenibili perché quelle operazioni ormai le facciamo da soli, dal computer o dal telefono.

Eppure le banche sono costrette a vivere in una terra di nessuno: non possono liberarsi in un colpo solo delle filiali e dei dipendenti di cui non hanno più bisogno, quindi sono costrette a mantenere aperto il vecchio impianto, cercando di ridurlo gradualmente e provando a sviluppare, al tempo stesso, le nuove praterie della digitalizzazione.

Ma tutto questo ha un costo. Ha un costo mantenere il vecchio e ha un costo adottare il nuovo. Chi paga? L'assurdo è che alcune banche, pur di stare in piedi, si fanno pagare commissioni anche quando siamo noi stessi, da casa nostra, a fare materialmente le operazioni di cui abbiamo necessità.

Fateci caso: il cellulare o il computer da cui operate è il vostro, la connessione a internet per poter operare la pagate voi, vostre sono le dita che schiacciano i tasti sul pc o su uno schermo digitale, vostri sono i soldi che trasferite, vostro il tempo che dedicate all'operazione. Eppure, nonostante tutto, siete anche costretti a pagare una commissione. Non c'è logica. Almeno in apparenza.

Sì, perché in realtà una logica c'è, ed è quella della sopravvivenza. Senza quelle commissioni le banche non ce la farebbero a sostenere il peso di filiali sempre più improduttive e di dipendenti sempre più inutili nelle funzioni che svolgono oggi.

Da un'ultima ricerca effettuata dalla CGIA (l'Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre) è emerso che il 36% dei ricavi degli istituti di credito italiani deriva dall'applicazione di commissioni bancarie.

Inutile dire che si tratta della situazione di peggior sfavore per i risparmiatori all'interno dell'Unione Europea. Ed è qui da noi, in Italia. In pratica i correntisti italiani rischiano di trasformarsi in veri e propri bancomat: quando c'è bisogno di fare cassa gli istituti sanno presso quale «sportello» andare a ritirare i soldi di cui hanno bisogno.

In tal senso il Corriere Economia, inserto economico del Corriere della Sera, ha calcolato che i conti online delle banche italiane lo scorso anno hanno subito un aumento dei costi pari al 17%.

Per fortuna non tutte le banche sono uguali. Ci sono tanti dinosauri il cui futuro è segnato, ma ci sono anche tanti mammiferi agili, veloci, capaci di mettere i clienti al centro del proprio business senza trattarli come polli da spennare all'occorrenza. Sono quelle le banche a cui affidare i nostri risparmi, presso cui accendere o trasferire i nostri conti correnti.

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Leopoldo Gasbarro

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Leopoldo Gasbarro (Napoli, 1964) cresce a Castel di Sangro (AQ) e vive a Milano. Cura e conduce su TgCom24 Mercati che fare, trasmissione che tratta il difficile mondo della gestione dei risparmi, e che ogni venerdì trova spazio nelle colonne de il Giornale. Collabora con Il Sole 24 ORE...
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