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Il corpo non dimentica

di Erica Francesca Poli 29 giorni fa


Il corpo non dimentica

Leggi un estratto da "Le Emozioni che Curano" di Erica Francesca Poli e scopri la Medicina delle Emozioni

Il corpo c'è sempre stato, prima di quel che possiamo ricordare. È stato con noi in ogni istante.

In prossimità della fine di questa vita terrena potrà forse dirci: "Io c'ero quando sei venuto alla luce, quando succhiavi le prime gocce di latte, quando correvi per strada per non arrivare in ritardo a scuola. C'ero mentre litigavi e divorziavi, mentre consumavi il tradimento con l'amante. C'ero nella routine quotidiana, quando non badavi a me, e nei giorni speciali di festa. C'ero mentre guardavi perplesso le mie e le tue forme, quando ingurgitavi vorace il cibo o ti lamentavi del peso. Sono stato con te mentre ti godevi l'ultima discesa sugli sci con il buio del tardo pomeriggio e nelle lunghe cene con gli amici. Io ci sono sempre stato, quando eri triste e quando ti sentivi al settimo cielo. Mentre facevi l'amore o insultavi qualcuno al volante. So di te anche quello che non sai. Io rappresento la tua storia, il tuo inconscio, le ferite e i desideri. Io ti conosco come nessun altro".

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Le Emozioni che Curano

Stare bene con la nuova medicina delle emozioni

Erica Francesca Poli

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Molti dei nostri disagi fisici e psicologici derivano dall’incapacità di relazionarci con le nostre emozioni profonde. Questo libro ci insegna ad affrontarle e ci guida verso un percorso di guarigione attraverso esercizi ed esperienze dirette. Un...

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Il corpo ha questa straordinaria e temibile caratteristica, di essere contemporaneamente messaggio e messaggero per noi. È lo strumento con cui l'io inconscio comunica con noi ed è esso stesso il contenuto della comunicazione. Forse è questo che ha fatto dire a James Landis che "il corpo è una mappa della mente".

Se è vero che il corpo non dimentica, e sono le scienze a mostrarcelo inequivocabilmente, è altrettanto vero che esso è stato a lungo dimenticato, in psicologia e persino in medicina, trascurato rispetto al fondamentale ruolo che riveste per la costruzione della nostra identità, per le nostre memorie, per l'apprendimento e il pensiero.

Ricordo che aprivo così le lezioni di psicosomatica alla Scuola Italiana di Medicina Estetica (SIME), e nessuno come i medici impegnati in quel settore sa quanto è complesso e contorto alle volte il nostro abitare il corpo. Eppure ci aiuta in ogni istante della nostra vita. È con il corpo che si sa, che si sente, che si comprende.

Oltre a essere scenario dell'inconscio, teatro delle relazioni, il corpo è in Jung la forma dello spirito, e nella tradizione sufi la spiaggia per l'oceano dell'essere. Invece il rapporto degli individui con il corpo è andato nei secoli via via deteriorandosi, sino a considerarlo come una macchina o come inferiore alla mente.

Quante volte vi siete imposti e di conseguenza avete imposto al vostro corpo regole del tipo "Da domani niente più caffè" oppure "Entro l'estate devo dimagrire di cinque chili", senza creare le condizioni adatte al cambiamento: il sapere ottenuto tramite il sentire, per esempio osservando su un monitor come cambia lo stato psicofisico dopo l'assunzione di caffè oppure un'immagine delle coronarie otturate da placche aterosclerotiche in un obeso.

Anche la medicina si è basata sul paradosso anatomico di una conoscenza studiata un pezzo alla volta su un cadavere. Ma i grandi medici del passato erano prima di tutto grandi clinici, che annusavano e assaggiavano le urine del paziente, sentivano l'odore del loro respiro, lo visitavano come si visita un luogo nuovo.

E anche per l'individuo ogni sensazione è un'indicazione importante, che è sempre presente al di là della consapevolezza.

Il corpo non dimentica, perché c'è sempre ed è costantemente coinvolto.

Potete ascoltarlo anche adesso, è facile: sentite come siete seduti, notate come stanno i vostri piedi e le vostre gambe. Provate a incrociarle e sentite la gamba su cui l'altra incrocia: è il vostro incrocio abituale: se ora le accavallate al contrario noterete un mutamento o magari un lieve disagio. È una piccola asimmetria del corpo quella che avete colto, e se volete potete alternare gli incroci un po' di volte finché non avrete più alcuna sensazione di disagio.

Avete appena utilizzato movimenti di integrazione interemisferica tramite i quali il sistema nervoso riorganizza lo schema corporeo; Paul E. Dennison, pedagogista e pioniere della kinesiologia applicata all'educazione, e sua moglie Gail hanno creato Brain Gym proprio su questa interdipendenza tra movimento, conoscenza e apprendimento, un metodo creato inizialmente per aiutare la loro figlia nella lettura.

Vivere sentendo il corpo espone alle sue esigenze, che potrebbero non rientrare nei programmi socioculturali finalizzati a farci sentire normali.

Il corpo, infatti, sarebbe una preziosa fonte di informazioni, alle quali si rinuncia in favore di schemi e protocolli. I suoi rumori e movimenti interni, la sua mobilità esterna, i cambiamenti di temperatura, gli stati di contrazione o rilassamento, l'agitazione o la calma, l'odore, il sapore, il tatto e così via sono messaggi costanti di come stiamo e che cosa ci accade.

Trovo singolare come le persone preferiscano seguire tabelle alimentari e persino mode nutrizionali piuttosto che sentire quale cibo gli fa bene, in quel dato momento della loro vita e in quella stagione.

Le variabili del metabolismo individuale sono così tante - dall'essere iper o ipo-ossidatori alla composizione della flora batterica intestinale, dalla zona climatica di riferimento allo svolgere o meno attività fisica - che è quasi impossibile scegliere sulla base di modelli ciò che farà bene al singolo. Ecco perché rilevare le informazioni corporee è l'unica strada e questo significa "pensare con il corpo".

La scissione corpo-cervello non esiste, perché se guardiamo la nostra storia evolutiva siamo ciò che siamo a partire da organismi unicellulari.

Jader Tolja, che è stato mio insegnante di anatomia esperienziale - appresa cioè attraverso il sentire gli organi in vivo in sé e negli altri e non su cadaveri smembrati -, è solito fare l'esempio del posizionamento di un impianto d'allarme in una casa. Se lo vuoi mettere a una sola finestra non ti servono collegamenti, per due o tre ti servono fili per collegarle, per un'intera casa ci vuole un circuito con una centralina.

Il sistema nervoso degli esseri viventi ha fatto questo: da nessun collegamento degli organismi unicellulari a un cordone nervoso, a molte reti, fino all'esigenza di una centralina. È il cervello lo strumento che rappresenta a livello centrale l'intero circuito, il mezzo per coordinare il corpo, insieme con altri cervelli viscerali, come abbiamo visto. Il cervello non è una forma alternativa al corpo.

Quando ci si limita alle informazioni corticali, cioè al pensiero razionale, di fatto si escludono molti altri collegamenti possibili. Infatti ci si stupisce quando l'osteopata per curare un dolore muscolare tratta, per esempio, l'occlusione mandibolare.

Quando non si è ancorati all'esperienza corporea si rischia persino di immaginare anche quel che non esiste, e lo sanno bene gli ipocondriaci che, spaventati dal corpo, temono di sentirlo e interpretano i segnali che invia attraverso le paure che hanno in testa, e più lo fanno e più quello va in tensione e invia altri segnali...

La follia si potrebbe anche intendere come un pensiero che si è staccato dal corpo. Un mio paziente, affetto da psicosi, giunse alla mia prima osservazione proprio dopo un ricovero coatto per uno scompenso: ciò che ricordava di più era la terribile sensazione di dolori laceranti, come se lo stessero strappando dal corpo. Oltre alle visite, per mesi lo aiutammo a ri-abitare il suo corpo grazie una tecnica di mindfulness corporea, il Body Scan.

In un certo senso, allora, i sintomi somatici si potrebbero intendere anche come guide che fanno rientrare in se stessi, che aiutano a superare la dissociazione mente-corpo, che permettono di prendere corpo: strumenti per l'incarnazione.

Quando invito i miei pazienti a superare la paura del sintomo e ad avvicinarsi a esso in questo modo, è stupefacente la quantità di informazioni che emergono, come se si fosse collegato un nuovo hard disk al computer o come se stesse avvenendo un download dati.

Il corpo è un microcosmo in cui sono rappresentati tutti gli archetipi e gli elementi.

Lo sapeva Ippocrate, e l'alchimia, la chimica di Dio, ne studia i misteri. Nel corpo, infatti, sono rappresentati in forma concreta ed esperienziale il fuoco, la terra, l'aria, l'acqua e anche le forze universali. In tutte le culture esistono una mitologia e un'astrologia che rappresentano simbolicamente queste forze. Non a caso, nel pantheon greco le divinità sono metafore di archetipi. Marte dell'aggressività, Venere dell'amore erotico, Atena della saggezza ecc.

Jung aveva ben compreso come l'uomo e i suoi simboli fossero una via di conoscenza del mondo.

Il pantheon corporeo annovera tutti questi archetipi: il cervello come intelletto, il cuore come amore, il fegato come forza, il sangue come vita, legame, passione... Tra tutte le cosmologie e le mitologie a cui possiamo fare riferimento quella del corpo è la più tangibile e vera.

Siamo in un'era, come dice Umberto Galimberti, in cui la tecne può surrogare il corpo e darci l'illusione che non esista, permetterci di vivere quasi senza una sua necessità pratica, soddisfatta dall'ascensore, dall'auto, dal telecomando, dal Web, messa a tacere dagli analgesici e dagli antidepressivi.

Rendere meno cruente le odissee interiori con l'aiuto di rimedi è cosa compassionevole, ma rinunciare a guardare le tre tragedie e una commedia che prescriveva Ippocrate, oltre al cibo e ai rimedi, a quanti giungessero a Kos per farsi curare dai propri disturbi, e che sono rappresentate dal e nel nostro corpo, significa tagliare fuori dai discorsi la nostra anima.

È tempo, dunque, per un ritorno a Itaca, alla casa del corpo.

Le Emozioni che Curano

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