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Il corpo nello spazio, lo spazio nel corpo

di Jader Tolja, Francesca Speciani 9 mesi fa


Il corpo nello spazio, lo spazio nel corpo

Leggi un estratto da "Pensare col Corpo" di Jader Tolja e Francesca Speciani e scopri la relazione tra la mente, il corpo e la tua vita

Che cosa succede al corpo quando passa attraverso esperienze spaziali diverse?

Proviamo a entrare in un ristorante giapponese, con tavoli bassi, pareti di carta di riso, silenzio e luce diffusa. Uno spazio di questo tipo, con caratteristiche molto diverse da quelle a cui siamo abituati, induce certamente un modo di essere e uno stato psicofisico particolari, completamente dissimili da quelli che sarebbero evocati dalla trattoria di fronte, con i lungosenna appesi alle pareti, le tovagliette a scacchi rossi, i tavoli molto vicini, le luci al neon e il buffet degli antipasti in acciaio inox posto all'ingresso.

Immediatamente ci si può accorgere, magari prestando al corpo un'attenzione maggiore del solito, che nel ristorante giapponese il respiro si allarga e si approfondisce. Viceversa, cercando il nostro posto al tavolo della trattoria - dove per sederci dobbiamo chiedere alla persona al tavolo accanto di spostarsi un po' - il nostro corpo si adatta alla situazione mimando una restrizione, prima di tutto attraverso la riduzione del respiro.

Il corpo non passa indifferente attraverso le esperienze spaziali.

Se chiunque conosce bene la sensazione di benessere o di malessere che si prova in certi ambienti, la reazione è in realtà assai più articolata.

Una parete asimmetrica, un mobile troppo grosso, un asse da stiro al centro della stanza, l'orientamento o l'esposizione al sole di una sola parte della casa, il fatto di avere un panorama o no davanti alla finestra, di essere al piano terra o all'ultimo piano, in una mansardina da cui si vede solo il cielo o in uno scantinato scarsamente illuminato piuttosto che in uno spazio ordinato, pulito e curato, o la mancanza di confini per il fatto di non avere una stanza propria bastano a plasmare in maniera più o meno inconscia il modo di essere e a produrre un cambiamento a livello psichico e di personalità.

Questo non significa che il collegamento sia scontato, automatico o ineluttabile, ma semplicemente che un collegamento c'è.

Semplicisticamente si potrebbe pensare che sia sufficiente cambiare casa per risolvere i problemi. Ovviamente non è così, anche se certe volte può funzionare.

Molto dipende da quanto è forte l'identificazione con il proprio spazio e con il proprio corpo: chi si rispecchia molto intensamente nello spazio che lo circonda, difficilmente riesce a modificarlo se non cambia anche qualcosa dentro. E la difficoltà sta proprio nel fatto che ogni cambiamento è strettamente legato ad altri aspetti di sé.

Se l'identificazione è forte, anche solo cambiare macchina può essere un'impresa titanica. Ma quando l'impresa riesce, quasi sempre innesca altre trasformazioni a livello di corpo e di personalità.

Analogamente, un nuovo panorama alla finestra può contribuire a cambiare la propria prospettiva sulla vita.

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Pensare col Corpo

Lavoro, spazi, tempi, relazioni, abbigliamento, linguaggio, cibo, sessualità: ogni nostra scelta di vita ci cambia anche a livello fisico.

Jader Tolja, Francesca Speciani

(7)

È sempre più diffusa la convinzione che la forma e la salute del corpo e la mente siano legate le une all'altra in modo indissolubile, determinandosi a vicenda. Al proposito già Einstein sosteneva che «abbiamo bisogno di pensare con sensazioni...

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Indice dei contenuti:

Spazio personale e strategie di vita

La percezione del corpo e quella dello spazio esterno sono due processi che nel bambino si sviluppano simultaneamente, tanto che alla maturazione di questa percezione è strettamente collegato lo sviluppo della personalità.

Non può quindi sorprendere il fatto che l'organizzazione dello spazio si rifletta sul corpo e sull'organizzazione psichica, ma anche che, viceversa, cambiamenti a livello psichico e di personalità portino a modificare le caratteristiche dello spazio circostante.

Così, se la strategia personale di un individuo prevede una respirazione contenuta, è probabile che anche il suo bisogno di spazio sia scarso, e che la sua identità risulti ristretta rispetto alle sue potenzialità. Mentre se il torace si espande più del necessario, il bisogno di spazio potrebbe essere esagerato, al punto di trovarsi spesso a occupare anche quello degli altri. Così come è possibile che il fatto di crescere in uno spazio ristretto induca a ridurre il proprio bisogno di spazio (e la propria identità).

Per contro, visto che non esistono due persone uguali, può accadere anche l'opposto, come accade quando ci si sente enormi e ingombranti in uno spazio piccolo o piccoli e indifesi in uno spazio troppo ampio.

In ogni caso, l'attenzione al respiro rappresenta la migliore indicazione su ciò che sta succedendo.

La quantità di spazio

Se il respiro è uno dei modi più evidenti con cui ci si adatta all'ambiente circostante, ci sono altri meccanismi che più o meno inconsapevolmente vengono messi in atto per riempire lo spazio.

Uno di questi è il volume, ovvero la quantità di spazio che si occupa fisicamente. Se inspirare è il sistema più veloce e reversibile per modificare il volume (grazie all'estensione toracica), in modo più stabile si può occupare più spazio ingrassando, tanto che è abbastanza frequente - nei rapporti con persone molto grosse - osservare alterazioni degli equilibri spaziali reciproci (bene esemplificate da forme di invadenza e riservatezza pronunciate).

Un altro meccanismo è l'odore: esattamente come cani e gatti delimitano il loro territorio segnandolo chimicamente, l'odore di una persona incide sull'appropriazione dello spazio; che si tratti di odore di fumo, di cibo, di costosi profumi, di sudore o di altro, impregnando un ambiente con le proprie emanazioni lo si fa proprio.

Per alcuni è importante poter lasciare il proprio marchio olfattivo dappertutto, in modo non troppo dissimile da alcuni stilisti che mettono il loro marchio su qualunque tipo di oggetto.

Molto spesso, fra l'altro, un odore dilagante, che occupa un grosso spazio, si accompagna a una rinuncia a «prendersi i propri spazi» consapevolmente, per cui una persona da una parte rinuncia e dall'altra dilaga.

Appare evidente a questo punto che lo spazio di cui ci si circonda non è che un'altra metafora della strategia di base di un individuo e, in questo senso, non è affatto detto che più ce n'è meglio è, o viceversa. In qualche misura, anche il modo in cui lo si struttura non è diverso da come una persona struttura il proprio corpo.

Come si vedrà meglio più avanti, anche le forme delle case e delle città si riferiscono a organizzazioni peculiari del sistema nervoso.

La prima vera questione sta quindi nell'identificare quale sia la giusta quantità di spazio, quella fisiologica per se stessi.

E questo vale tanto per il volume del corpo e del respiro quanto per l'appartamento che si abita, per la città dove si sceglie di vivere e così via. Se in un appartamento troppo piccolo una persona si sente soffocare, in uno troppo grande potrebbe risultarle impossibile occuparlo tutto, tanto da lasciare disabitate certe stanze. In più costa fatica, soldi, va pulito e tenuto in ordine.

Ma la stessa metafora potrebbe applicarsi altrettanto bene al nostro corpo: riusciamo a occuparlo tutto, a tenerlo ben organizzato e funzionale? E respiriamo abbastanza profondamente da riuscire a occuparlo tutto o lo lasciamo disabitato?

In linea teorica, la quantità giusta di spazio - e di corpo - potrebbe essere quella che risulta più funzionale e più rassicurante dal punto di vista fisico, cioè quella che ci si sente meglio addosso.

D'altra parte, se una persona ha subito un trauma psicologico o ha rischiato di vedersi togliere il suo spazio da altri, è abbastanza frequente che sviluppi un bisogno di confini più ampi: le viene dato poco spazio, sente un'invasione del proprio spazio naturale e come reazione le viene voglia di averne di più.


Per ciascuno la quantità di spazio critica, cioè più idonea, efficace, efficiente, armoniosa per il proprio equilibrio, è definita anche dai traumi, dalla storia personale, dai bisogni di base e dalla propria strategia di vita.


È frequente ritrovare nel linguaggio di persone obese o asmatiche (il cui disturbo è caratterizzato da una difficoltà a lasciar andare l'aria) frasi del tipo: «Mi soffoca, non mi dà spazio, mi toglie il respiro, mi invade», sintomatiche di un'alterazione del rapporto naturale con l'ambiente causata dal fatto di essere state disturbate e provocate proprio nell'area dello spazio vitale.

Spesso, per sopravvivere a una situazione dove i genitori o una maestra, i fratelli o i compagni vogliono tantissimo spazio, l'unico modo per poter convivere è ridurre il proprio. E come abbiamo visto, la tendenza a occupare meno spazio di quello che sarebbe naturale favorisce l'instaurarsi di una strategia basata sul bisogno.

Peraltro, se la reazione alla stessa situazione è del tipo: «Non voglio essere schiacciato», il disturbo nella gestione dello spazio può manifestarsi in modo più simile a quello delineato per le strategie basate sul potere, anch'esse con un conflitto nella prima fase dell'evoluzione (appartenenza). In questo caso l'individuo cerca di prendere più spazio che può, non gli basta una villa ma ne deve avere una grandissima o più d'una, e così via.

Entrambe queste alterazioni del rapporto con lo spazio rappresentano una risposta automatica, cioè senza scelta perché inconsapevole e incontrollata, che ripete sempre lo stesso procedimento quale che sia la situazione e che quindi non può arrivare a una soddisfazione.

Vi è mai capitato di sedervi al cinema, sul tram o in aereo, e di trovarvi accanto una persona che vi invade col corpo o con le parole, chiedendo una quantità elevata di attenzione? Immediatamente potete verificare in che modo reagite voi, come vi sentite psicologicamente, che cosa succede al vostro respiro, ai vostri muscoli, al volume del vostro corpo. 

Un esercizio pratico

Un altro esperimento che se volete potete fare è osservare per un momento come vi sentite adesso, mentre leggete questo libro.

Guardatevi intorno e prendete nota di come vi sentite in relazione all'ambiente in cui siete.

Ora cominciate a respirare, portando l'aria nella parte alta dei polmoni e svuotandoli completamente, quindi portandola nella parte posteriore (in questo caso sentite se le ultime coste si allargano per farle spazio) e svuotandoli di nuovo, poi portandola verso il basso e ancora, ai lati, sotto le ascelle e così via.

Continuate per qualche minuto a riempire e svuotare completamente il petto, cercando di mandare l'aria in ogni angolino, come se faceste le pulizie di primavera nei polmoni. Magari addirittura immaginando che i polmoni, riempiti in questo modo, possano estendersi nelle braccia, nella pancia, nelle gambe. Poi tornate a respirare normalmente.

Come vi sentite ora? È cambiato qualcosa nella percezione del vostro corpo, di voi stessi e dell'ambiente circostante?

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Jader Tolja

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Jader Tolja, medico ricercatore, negli ultimi vent'anni si è dedicato soprattutto allo studio dei fattori fisici e psichici coinvolti nei processi di cambiamento, oltre che in campo medico e sportivo.
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Francesca Speciani Gestalt-bodywork counselor Francesca Speciani è una Gestalt-bodywork counselor con esperienza di lavoro individuale e di gruppo. Accompagna le persone nell'utilizzo creativo delle risorse individuali per la risoluzione di problemi specifici, nella riarmonizzazione...
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